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LA TORRE D’AVORIO DELLA PESCA A MOSCA
Pesca da Terra - Pesca con la mosca
Scritto da Aldo Porto (FLY )   
mercoledì 26 settembre 2007
LA TORRE D’AVORIO DELLA PESCA A MOSCA   autore articolo fly
Pesca a mosca in calabria pescare a mosca in calabria
(Per quale ragione questa specialità è poco diffusa nella nostra terra?)
Pesca a mosca in calabria pescare a mosca in calabria
Pesca a mosca in calabria pescare a mosca in calabria


Ho cercato di analizzare i motivi dell’assenteismo dei pescatori calabresi verso una tecnica che a giudizio unanime è considerata la più elevata espressione dell’arte della pesca e che trova nella scuola italiana i più grandi maestri come Pragliola; Torrini; Lumini; Riccardi; per fare alcuni nomi tra i più conosciuti.

Penso che molti non si decidono a pescare a mosca per paura di non ottenere  i risultati che vorrebbero. Questa diffidenza si è venuta a creare nel corso del tempo attraverso scritti frettolosi e superficiali che presentano questa pesca come una cosa riservata a pochi eletti (chiusa in una torre d’ avorio). Si è insomma creato il “mito” della pesca a mosca, e questo ha finito per tenere lontani
da questa tecnica centinaia di pescatori in adorazione di questa “divinità” che non esiste.

Quindi il maggior freno verso la diffusione della pesca a mosca è costituito dalla paura di non riuscire in una specialità considerata da molti troppo difficile.

Altri sostengono che da noi non esistono acque adatte per praticarla. Anche questa è una impostazione errata che dovrebbe essere corretta. I nostri torrenti, nonostante tutto, sono ancora le acque meno inquinate del paese, ricche di solmonidi e di ciprinidi, quindi la pesca a mosca dovrebbe svilupparsi perché è proprio su questi torrenti che si pratica con maggiore possibilità di risultati.

Ancora, un grosso errore è quello di sostenere che si catturano più trote con il verme ed il cucchiaino che con la mosca. Conosco dei torrenti dove le trote sono inavvicinabili con qualunque esca  perché troppo smaliziate. Se l’acqua è limpida il verme non lo prendono e del cucchiaino diffidano perchè punte più volte.

L’unica pastura di cui non hanno timore sono gli insetti, proprio perché nessuno li pesca con la mosca, e di conseguenza sanno che quando si avventano su un insetto galleggiante, in genere non vanno incontro a pericoli. Aggiungiamo il fatto che la difficoltà maggiore nella pesca alla trota è l’avvicinamento alla preda, sempre pronta a spaventarsi per un nonnulla, e si arriva alla conclusione che la pesca a mosca può essere la più redditizia in quanto le offriamo un’esca di cui essa non diffida e soprattutto con la possibilità di offrirla da una distanza di sicurezza.

Mi è capitato più di una volta di prendere, in un paio d’ore al tramonto, più trote di quante ne avessero prese altri pescatori presenti sul posto dal mattino e che utilizzavano altre esche. 

                                                                        




Ultimo aggiornamento ( sabato 02 febbraio 2008 )
 
Pesca in apnea
Pesca subacquea - Pesca in Apnea
Scritto da Administrator   
domenica 04 febbraio 2007
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera rilasciato con licenza:GNU Free Documentation License.


La caratteristica principale della pesca in apnea, che la differenzia dalle altre forme di pesca sportiva, consiste nell'impegno atletico, indispensabile per praticarla.


Caratteristiche

La pesca in apnea è una disciplina antichissima, probabilmente praticata da sempre dall'uomo in forme rudimentali per procurarsi il cibo immergendosi sott'acqua. L'evoluzione nella sua forma moderna è avvenuta però soprattutto nell'ultimo secolo, grazie alle innovazioni nelle tecniche e nelle attrezzature subacquee. Storicamente denominata "pesca subacquea", oggi si preferisce chiamarla "pesca in apnea" per sottolinearne il valore sportivo e la radicale differenza rispetto alle pratiche illegali di bracconaggio effettuate con l'ausilio di autorespiratori (la pesca con le bombole, vietata in Italia ed in molti altri paesi).

La sportività e il fascino di tale disciplina è determinato dal fatto che l'immersione si svolge in apnea, cioè trattenendo il fiato per pochi minuti (massimo 2-3 per i migliori atleti), cercando la preda libera nel suo habitat naturale. Il successo di un'azione di pesca è determinato soprattutto dall'adattamento del pescatore all'ambiente marino, nel quale cerca di muoversi come se fosse anch'egli un pesce predatore.

Tale adattamento, definito "acquaticità", si acquisisce con anni di esperienza ed allenamento e conduce il pescapneista a muoversi in modo fluido e silenzioso sott'acqua. Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale unire il rilassamento, che consente di diminuire il consumo di ossigeno, alla concentrazione necessaria perché l'azione di pesca giunga a buon fine.

La soddisfazione in questa disciplina sportiva non è determinata solo dalla cattura in sè, ma in generale dal piacere dell'immersione in apnea e della ricerca della preda. Tale ricerca richiede una conoscenza approfondita dell'ambiente marino acquisita con l'esperienza, e tale conoscenza si accompagna ad un profondo rispetto da parte del pescasub del mare e dei suoi abitanti. La cattura costituisce infine il traguardo della prestazione atletica.

Una caratteristica fondamentale della pesca in apnea consiste nell'essere altamente selettiva, oltre che difficile ed impegnativa, e ciò la rende pienamente compatibile con la salvaguardia dell'ambiente marino. Il pescapneista infatti vede la preda prima di scoccare il tiro e può valutarne in anticipo le dimensioni e la specie.

Ciò permette di catturare solo esemplari adulti che hanno già compiuto vari cicli di riproduzione, garantendo in tal modo la sopravvivenza della fauna marina. Il pescasub può inoltre evitare per scelta di catturare o di intensificare il prelievo nei confronti di specie sensibili o di salvaguardarle durante il periodo riproduttivo. Ciò riguarda in particolar modo le specie bentoniche stanziali come la corvina e la cernia, verso le quali il pescasub può e deve esercitare un prelievo selettivo che tenga conto della loro vulnerabilità.

Comunque l'impatto di questa attività sull'ecosistema marino, se condotta nel rispetto delle regole e dell'etica della pescasub, è minimo. Studi della F.A.O. hanno considerato il prelievo effettuato dalla pesca sportiva in generale pari allo 0,6 % della quantità di pesce pescato nel mondo. Una quantità irrilevante se rapportata all'impatto delle tecniche di pesca intensive e non selettive come ad esempio lo strascico, capace di arare i fondali marini trascinando con sè qualsiasi essere vivente.

Mentre il pescapneista deve cercare di adattarsi ad un ambiente ostile, la preda ricercata è libera nel suo habitat naturale e dispone della capacità di avvertire ogni minimo movimento del pescasub anche a grandi distanze attraverso la linea laterale oltre che con la vista. Ogni rumore o movimento brusco indice di ostilità determina la fuga repentina del pesce oppure il suo stazionare a "distanza di sicurezza", oltre la distanza utile di tiro del fucile subacqueo di circa 4-5 metri.

Il pescatore sportivo in apnea non trae profitto economico dalla pesca e non cattura prede di cui poi non si ciba, integrandosi quindi nella catena alimentare che lega tutti gli esseri viventi.

Fucile subacqueo

L'attrezzo da pesca utilizzato per catturare la preda viene comunemente definito "fucile subacqueo", ma in realtà non ha molto a che vedere con le armi da fuoco se non nella forma, somigliando nella funzione piuttosto ad una balestra o ad un arco.

Ne esistono due tipologie: l'arbalete (fucile ad elastici) e l'oleopneumautico (fucile ad aria compressa). Entrambi hanno la funzione di lanciare una freccia d'acciaio per catturare il pesce utilizzando come mezzo di propulsione l'aria compressa o degli elastici in gomma. La gittata massima è di 5-6 metri nei modelli più lunghi, ma a quella distanza il tiro è già molto difficile e si preferisce tentare il tiro a distanza più ravvicinata.

Ogni fucile dispone di un' asta collegata tramite una sagola. Quindi il pescatore apneista dispone di un' unica possibilità di tiro per ogni immersione ed un eventuale errore determina quasi sempre la fuga del pesce e l'impossibilità di ritentare immediatamente il tiro.

Tecniche

Nella pesca in apnea esistono diverse tecniche, ciascuna adatta a diverse situazioni di pesca e per catturare diversi tipi di prede. Un bravo pescatore apneista è in grado di decidere quale tecnica attuare in funzione delle condizioni ambientali e dei propri obiettivi. Le tecniche di base sono tre:

    * Pesca all'agguato
    * Pesca all'aspetto
    * Pesca in tana

Fisiologia

La pesca in apnea è un'attività sportiva molto complessa e difficile. Per questo il pescatore deve conoscere la fisiologia dell' immersione in apnea finalizzata alla pesca per evitare di incorrere in incidenti.

In particolare bisogna evitare assolutamente l'iperventilazione e la protrazione dell'apnea nonostante il sopraggiungere delle contrazioni diaframmatiche, campanello d'allarme che indica che la riserva d'ossigeno sta per esaurirsi. Bisogna inoltre osservare degli adeguati tempi di recupero tra i tuffi e non immergersi mai in condizioni di stanchezza.

Ogni sforzo sul fondo và ad intaccare le energie e la riserva d'ossigeno del pescatore e bisogna avere la consapevolezza che con l'aumentare della profondità aumenta anche l'apparente senso di benessere dovuto alla elevata pressione parziale dell'ossigeno.

Tale stato è però illusorio e puo indurre a prolungare pericolosamente l'apnea; la pressione parziale dell'ossigeno infatti diminuisce durante la risalita e ciò puo condurre il pescasub alla sincope. Per questo l'immersione a profondità elevate è riservata a pescatori esperti ed allenati, accompagnati da un compagno sulla verticale pronto a prestare soccorso in caso di difficoltà.

La capacità di pescare in profondità in sicurezza viene conquistata con molti anni di esperienza e con molta prudenza, fondamentale in questa disciplina. Comunque non è assolutamente necessario spingersi in profondità per catturare prede di valore.
Ultimo aggiornamento ( domenica 04 febbraio 2007 )
 
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