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INSIDIANDO L'IMPLACABILE ORATA
Pesca da Terra - Beachlegering
Scritto da NANDONE   
martedì 01 aprile 2008

INSIDIANDO L'IMPLACABILE ORATA

 ORATA

Solo un pesce ha la fama di potente sbriciolatore, in grado di mettere a dura prova lenze resistenti e robusti ami a becco d'aquila: è l'orata. Vediamo con quali esche si può pescare in autunno.
Non sempre, per pescare pesci come l'Orata, a palato duro, che hanno mascelle ossee forti come schiaccianoci, in grado di sbriciolare in un sol colpo il guscio di un grosso granchio o di un mitilo, occorre innescare l'esca più robusta disponibile. È vero, l'orata schiaccianoci non ha problemi di potenza, ma è anche vero che la selettività dell'esca si utilizza per tagliar fuori i pesci che non ci interessano come la famelica minutaglia. Se la minutaglia però si è dileguata con l'arrivo dei primi abbassamenti di temperatura, si possono finalmente tirar fuori dal cilindro vecchie esche da specialisti come il murice, il bibi, il cannolicchio, il verme di Rimini e il paguretto intero. Insomma esche meno blindate da una corazza, ma certamente più attiranti, sia per gusto che per capacità di emettere una scia odorosa di richiamo. Anche i puristi non sanno rinunciare all'innesco della gritta intera e del mitilo, perché effettivamente se si avvista una tocca sulla canna, si può star certi che si tratta della nostra amica, oppure di un sarago da infarto o di un bel polpetto attratto dal brachiuro in difficoltà, il detto duro al duro non sempre funziona. La gritta è un'esca micidiale, molto valida nella stagione più calda, quando si possono incontrare orate di tutte le taglie. Un'esca indigesta ai pesci piccoli e difficile da utilizzare per i non specialisti. Il mitilo intero, rende solamente con un'azione di intensa pasturazione, e viene impiegato unicamente nella pesca dalle banchine portuali sfruttando la naturale presenza di migliaia di molluschi sulla parete dell'opera muraria. Questi bocconi fortemente blindati, richiedono un'esperienza notevole, dato che non è facile capire dalle tocche quando è arrivato il momento di ferrare.

Esche autunnali

Terminata la fase strategica, che ha dato priorità all'innesco del duro, con il progressivo raffreddarsi delle acque, possiamo dar via libera al molle. Morbido sì, ma con gusto! Ecco che nel beach ledgering ci vengono offerte molte esche, meno selettive, ma altrettanto efficaci per catturare l'orata. E ottobre è proprio il mese di questo ambito sparide.
Il beach ledgering rende moltissimo all'alba, ma soprattutto nelle ore calde con mare calmo e acque trasparenti. Dopo una libecciata si possono utilizzare esche molli autopasturanti e il colorato cardium, con il suo cappuccio rosso vivo. Ecco allora una piccola carrellata di questi ottimi bocconi da orata, impiegando la tecnica del beach ledgering dalla spiaggia o da postazioni che ci consentono di esplorare fondali misti. Diventano assai utili in questo caso canne molto leggere con vettini sensibili, non solamente per la scelta della grammatura scorrevole da utilizzare, ma soprattutto per avere un nervino che marchi ogni minima tocca, per ridurre la sospettosità del furbo sparide.
Oltre ad un cimino segnalante è però fondamentale pescare con la frizione del mulinello libera bloccando la lenza in leggera tensione usando preferibilmente un long arm da 1,20 1,50 mt.
Quando il pesce sospettoso afferrerà il boccone con il suo poderoso apparato boccale, il cimino segnalerà una leggera tocca, poi se il pesce, come spesso avviene, si muoverà insospettito con l'esca in bocca, libererà il nylon della lenza madre e non potrà più avvertire alcuna resistenza. A questo punto il pescatore, senza perdere la calma, dovrà lasciar ingoiare il boccone all'orata, dando un po' di bando e concentrare la sua attenzione sui movimenti della pancia della lenza. Quando il nylon tenderà a stendersi nuovamente, si procederà a ferrare, senza però tentare un recupero frettoloso. Infatti, l'orata, sfruttando la sua forma ovale, si metterà di traverso cercando di mantenere il fondo. Un recupero forzato ha come risultato che il pesce prenda a muoversi lateralmente, con il rischio che il terminale, il piombo o la lenza vadano a intercettare uno scoglio e restino incocciati.
Il pesce quindi, deve essere prima stimato in base alla forza che sprigiona, lavorato distante da riva, soprattutto se avvicinandosi si incontrano barriere di scogli, poi con un balletto di canna e braccio si inizia a guadagnare terreno stancando il più possibile il pesce e, facendolo salire verso la superficie.
Chi recupera con continuità con una taratura media di frizione, determinerà una pessima torsione del nylon, immagazzinando moltissima memoria. Perciò si pompa verso l'alto, si indietreggia con la canna, poi si avanza e si recupera. Si deve sempre tenere il pesce lontano dal fondo, confidando sulla resistenza del nylon, sottoposto all'azione dei denti dell'orata, e sulla elasticità dell'amo a becco d'aquila. Se il pesce invece è agganciato nel labbro carnoso esterno, un recupero troppo forzato potrebbe lacerarlo.
Quando si ferra un'orata è sempre un evento molto emozionante. Sembra di aver agganciato il fondo, poi dopo la prima potente testata il cuore inizia ad andare a mille e non è facile contenere l'emozione.
Per salpare i pesci grossi, quelli da infarto, che possono arrivare anche a sei chili di peso, non si deve mai perdere la calma, neanche quando la preda sembra già spiaggiata.
Avete mai guardato nella bocca di un'orata, fateci caso la prossima volta! L'orata, se mastica lateralmente il boccone, è in grado si spezzare in un sol colpo un resistente amo forgiato, quindi non lesinate sulla qualità dei prodotti quando l'attenzione è rivolta ad uno sparide così maestoso, potente e pregiato!

NANDO

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 19 aprile 2008 )
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PESCA IN CALABRIA IL FIUME CRATI
PASSIONE PESCA - ITINERARI HOT SPOT PESCA IN CALABRIA
Scritto da Aldo Porto (FLY )   
lunedì 17 marzo 2008

PESCA IN CALABRIA IL FIUME CRATI

pesca in calabria il fiume crati cosenzaNasce a quota 1742 metri dal livello del mare, nel cuore dell’altipiano silano a valle del monte Corbello, qui è poco più di un rigagnolo d’acqua tanto da essere chiamato “Craticello” dove però delle splendide trote trovano un ideale habitat naturale. Man mano che prosegue il suo cammino( per un totale di circa 87 Km), grazie ai suoi affluenti, acquista una certa corposità. Per i suoi primi dieci chilometri la poca acqua ma cristallina scorre all’interno di una vegetazione tipica d’altura formando qualche cascatella naturale . Questo tratto del Crati, che fortunatamente non conosce la parola inquinamento, è incontrastato regno della fario silana: selezionatissima specie autoctona. Attraversato questo primo tratto il nostro fiume raggiunge i primi centri abitati ; Pianecrati, Appigliano, da qui fino alle porte di Cosenza dove si incontra con il Busento, le acque sono ancora accettabili ma le trote scarseggiano. Da qui in poi inizia la “via crucis” per il Crati che in alcuni tratti è una vera e propria fogna a cielo aperto tanto che nel tratto cittadino non si parla di pesca. Scendendo lungo il percorso, una miriade di affluenti ridanno vita al fiume, tra questi si distingue il Mucone che, dopo aver alimentato il lago Cecita in Sila ne diviene unico emissario.
Quanto sia importante per il Crati questo splendido affluente di provenienza silana, lo conferma la riacquistata vitalità che troviamo a valle della sua confluenza infatti da qui, dopo un coma profondo, si verifica il risveglio. A valle del Mucone , anche se limitato nelle speci, il Crati è molto ricco di pesce e per i pescatori di carpe e cavedani è un vero paradiso.
Questi diciassette - diciotto chilometri di fiume, cioè dalla confluenza del Mucone fino all’invaso artificiale di Tarsia ( un tempo meta preferita per i pescatori ora area umida protetta),sono quelli che offrono il più alto coefficiente di pescosità. I fondali si aggirano mediamente dai 50 agli 80 cm, la conformazione fisica del suo alveo è composta prevalentemente di ciottoli e sabbia molto fine il che provoca di repentini cambiamenti di percorso e di fondale, anche senza il verificarsi di piene.
Qui si possono utilizzare tutte le tecniche di pesca: dalla passata con esche naturali allo spinning con piccoli rotanti e minnow (per insidiare prevalentemente cavedani di buona taglia), alla pesca a mosca sia secca che sommersa. Ciò che assicura invece la cattura di grosse carpe, è la patata bollita e presentata ai nostri ciprinidi in piccoli cubetti di circa un centimetro (ottima esca se preceduta da pasturazione).
pescare in calabria fiume crati cosenza calabria
 
Anche il granoturco si rivela un’ottima esca per cavedani e carpe. Per quanto concerne le altre esche, il bigattino e il lombrico rosso sono considerate le esche “acchiappa tutto” e in qualsiasi stagione fanno strage di carassi, un po’ meno di cavedani e qualche carpa e tinga . Negli ultimi 25 Km ,praticamente dalla diga di Tarsia alla foce nel mar Ionio, nei pressi di Sibari,la conformazione fisica ambientale del Crati non cambia, stessa acqua stessa fauna ittica ma con ospiti stagionali, qui si possono trovare i cefali, qualche spigola e nel periodo di risalita le cheppie o alose specialmente alla confluenza con il Coscile, uno dei suoi maggiori affluenti.
Attenzione però in quanto, come per l’invaso di Tarsia anche la foce del Crati è oasi protetta per cui vige il divieto di pesca.

Aldo Porto (FLY )

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 marzo 2008 )
 
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