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SURFCASTING - I PIOMBI DA SURFCASTING
Pesca da Terra - SurfCasting
Scritto da SURFMAN   
sabato 09 febbraio 2008

I PIOMBI DA SURFCASTINGpesca surfcasting piombi surfcasting pesca in pescare calabria

CARATTERISTICHE E MODALIA' DIMPIEGO


 

Il surfcasting è una tecnica dove niente puo' essere lasciato al caso, e dove ogni valutazione diviene determinante per il corretto svolgimento dell' azione di pesca.

In una disciplina dove il lancio risulta essere fondamentale, l'utilizzo del piombo più idoneo diviene conseguentemente una scelta importantissima, anche se spesso non è facile individuare tra i tanti modelli disponibili quello più indicato per le condizioni del momento

Scegliere con cura il tipo di piombo, consente in ogni situazione lanci potenti e una perfetta azione di pesca.

Utilizzare i piombi correttamente, significa mantenere un certo equilibrio tra la struttura della canna e la lenza ma anche avere una marcia in più nella tenuta e nella distanza. Piombare una lenza è facile, per molti basta attaccare un piombo... e via così. La realtà tecnica consiste anche nel saper valutare una serie di circostanze le quali possono determinare il successo della pesca. Cominciando da un'attenta osservazione del mare, in particolar modo del profilo del fondo, della direzione e della forza della corrente e dagli impedimenti dovuti alle alghe in sospensione, sceglieremo il piombo che più si addice alla situazione attuale, magari effettuando qualche lancio di ricognizione per testare l'ambiente. Vediamo in sintesi di chiarire il concetto tecnico dei piombi per il surfcasting e per quale motivo ne esistono di varie forme.

Prima di tutto il peso del piombo deve rientrare nel "range" di potenza della canna, poi, secondo le valutazioni fatte al momento, sceglieremo la forma che riteniamo di poter sfruttare meglio. I modelli in commercio sono tanti e per questo sarà utile conoscerli a fondo per poter scegliere il migliore e completare una battuta di pesca senza problemi, se non altro ci consentiranno di leggere meglio il mare e vedere meglio le abboccate.

I MODELLI

Il piombo con il profilo affusolato e due alette poste sui fianchi, è nato per essere utilizzato con il mare calmo o poco mosso e la sua caratteristica consente di aumentarne il planaggio durante il volo e sollevarsi dal fondo durante il recupero. Tali caratteristiche lo rendono particolarmente adatto sul fondo misto a roccia o dove tappeti di alghe o qualsiasi ostacolo ne impediscano il recupero con un altro modello. La forma affusolata simile ad un proiettile consente di fendere meglio l'aria, ed è per questo che necessita di una buona preparazione tecnica di lancio per sfruttare maggiormente la gittata. Altri piombi, quelli che presentano un "dente o scalino" sono considerati a " media tenuta" forse i più versatili. La caratteristica di questi modelli e quella di poterli utilizzare in diverse situazioni, specialmente per tenere in tensione la cima della canna e attendere la mitica spiombata, ovvero la mangiata del pesce. Sono utili per la diversità del fondo e per la ricerca delle buche. Questi modelli sono preferiti per la facilità di lancio, per cui non richiedono particolari tecniche per viaggiare lineari nella traiettoria.

PIOMBI AERODINAMICI

I piombi filanti sono nati per ottenere la massima distanza e sono utilizzati nelle gare di long casting per ottenere nuovi record. Sono studiati per bucare meglio l'aria e compiere una traiettoria più allungata. Sono considerati piombi tecnici per la loro difficoltà di lancio, anche perché assumono una migliore portanza durante il volo. Questi riscuotono un buon consenso nel surfcasting, soprattutto dai pescatori più evoluti, ovvero coloro che usano canne a ripartizione per insidiare i pesci più lontani con il lancio pendolare.

A TUTTA TENUTA

Quando le condizioni del mare sono tali da compromettere l'azione di pesca si ricorre spesso al cono. Il cono è un piombo che si presta alla forte tenuta e richiede un'attrezzatura calibrata a causa della resistenza che esercita durante il recupero. E' senz'altro quello che più di altri si offre al surf, quando di vero surf si tratta. Si può dire che il cono ha fatto la storia di questa tecnica; esso viene utilizzato esclusivamente con il mare molto mosso dove la sabbia risulta morbida. Un altro piombo a forte tenuta è la piramide che, rispetto al cono, rimane più statica anche nei fondi duri.

Lanciare lontano, pasturare, arare il fondale, ancorarsi, fendere l'aria come un missile; queste ed altre le forme e le caratteristiche dei piombi da surfcasting.

LO SPIKE

Questo ritrovato si utilizza solo con il mare molto mosso, quando nessuna forma di piombo riesce a stare ferma nel luogo in cui è caduta.

Questo si aggrappa sulla sabbia e vi rimane ancorato per tutto il tempo e sarà scalzato dal piano del fondo solo con la trazione del filo. La forza antagonista degli aculei normalmente è fissata intorno al chilogrammo, quindi, la forza di trazione dovrà superare quella antagonista degli aculei. Fino al ribaltamento. La differenza delle forme e dagli accorgimenti eseguiti su vari modelli, implica un comportamento differente tra un modello e l'altro. E' chiaro che ogni sagoma ubbidisce ad una precisa legge fisica.

La tenuta, la velocità e la distanza, possono andare anche d'accordo se una forma cede ad un'altra una parte di se stessa.

I PIOMBI DEL SURFCASTING

Sono tre virtù dei piombi da pesca,le caratteristiche peculiari, utili per diverse condizioni di pesca; piombi per il mare calmo e mare mosso, per la pesca nel sotto riva e per la pesca nella lunga distanza. Un tema molto interessante scaturito a seguito di uno studio approfondito della materia e messo a punto da Matteo Rocco già negli anni 80, oggi, questi piombi hanno fatto la storia del surfcasting . Ebbene, noi parleremo dei piombi nati per tale esigenza, piombi continuamente migliorati e talvolta mal copiati. La storia inizia alla fine degli anni 80, precisamente nel 1988 quando le prime competizioni di lancio a Follonica diedero spunto alla lunga distanza. Atleti provenienti da varie regioni si confrontavano con attrezzi ormai obsoleti ma pur validi per raggiungere i 180 metri ed oltre. Erano gli anni di Paul Kerry "il principe inglese della lunga distanza" che diede una "spinta" a questo sport tanto amato ma anche "snobbato" da alcuni regolamenti ottusi, il primo piombo aerodinamico italiano fu presentato al campionato italiano di surfcasting, a Marina di Bibbona, il Roccobomb. Subito dopo per il Long Casting, nacque l'A. B.UNO" dedicato al maestro Alberto Belfiori. Con questo piombo furono abbattuti tutti i record esistenti in Italia. L'accorgimento sensazionale fu apportato sulla culatta del piombo con un "tubetto copri nodo" che riduceva ancor più l'attrito durante il volo. Questo ritrovato fece scalpore, tanto che qualcuno ne copiò l'idea.

CARATTERISTICHE PIOMBI DA COMPETIZIONE

La forma affusolata certamente è la migliore, è quella che deve fendere l'aria con II minor attrito possibile e, sostanzialmente, avere una buona portanza. Non sempre per, un piombo affusolato può essere meglio di un altro, per il fatto che nessun lancio è parad un altro; quindi, ci si affida alla foma migliore, quella aerodinamica determinata dalla forma ad uovo con un allungamento verso la coda.

POTENZA RESISTENZA AERODINAMICA

La portanza è determinata dalla diversa velocità di scorrimento dell'aria su un corpo che presenti le superfici inferiore e superiore di curvatura differente: è la forza che sostiene gli aeromobili a sostentazione dinamica (per esempio, gli aeroplani, gli alianti e gli elicotteri). La resistenza (o attrito aerodinamico) è dovuta al fatto che un oggetto, spostandosi, deve occupare uno spazio che è già pieno d'aria. Questa viene quindi spinta in avanti e, scivolando lungo l'oggetto, occupa lo spazio da esso lasciato libero. Per esempio: un piombo lungo, a differenza di uno corto, è più tecnico e deve essere lanciato in aria con uno stacco preciso altrimenti sfarfalla. Nelle gare di lancio si preferisce il piombo altamente aerodinamico per due fattori: per la migliore penetrazione in aria e per la maggiore portanza. Da una prova concreta effettuata sul prato (dieci lanci effettuati con piombo corto e dieci con piombo più lungo) abbiamo constatato che il piombo più lungo ha guadagnato da 50 centimetri a due metri, sono risultati che non danno una prova concreta ma sull'aprossimità ne siamo certi.

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 17 febbraio 2008 )
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PESCA A SPINNING - LA SPIGOLA A SPINNIG DI PEPPINO T.
Pesca da Terra - Spinning
Scritto da PEPPINO   
martedì 09 ottobre 2007

PESCA A SPINNING :: LA SPIGOLA A SPINNIG  di Peppino

IL SOGNO DI OGNI SPINNER ovvero... Sua Maestà “LA REGINA”   


                                                     ALTRE INFO QUI SUL  FORUM

Appartiene alla famiglia dei serranidi, il suo nome scientifico è “dicentrarchus labrax”, stiamo parlando della spigola.

La si può trovare sia nel Mediterraneo che nell’Atlantico. Nel Mediterraneo può raggiungere i 12 kg. di peso, mentre nell’Atlantico può arrivare anche a 20 (beati loro), questo per via della temperatura dell’acqua che essendo più fredda (rispetto al Mediterraneo) le fa raggiungere la maturità sessuale più tardi e quindi una crescita maggiore.

La spigola da giovane, è sia un predatore che grufolatore ma poi, con l’aumentare dell’età tralascia pian piano le abitudini di grufolatore per dedicarsi, quasi a tempo pieno, alla predazione. A noi spinner, interessa proprio questa fase.

E’ un predatore eccezionale, ho avuto la fortuna di vederla cacciare facendo snorkeling e vi garantisco che è uno spettacolo affascinate! Ha una bocca molto ampia ma non azzanna le sue prede (non avendo denti adatti per farlo) ma le ingoia letteralmente. Insegue la sua preda, la raggiunge, la affianca e girandosi di scatto la afferra per la testa, tenendola stretta tra le labbra, poi scende giù sul fondo e la ingoia.

La si può incontrare lungo le scogliere, all’imbocco e dentro i porti, presso le foci dei fiumi che a volte risale per lunghi tratti e lungo le spiagge in modo particolare dove queste formano dei canaloni di sabbia, riconoscibili quando c’è una mareggiata perché si formano delle lunghe “schiumate”. Ecco, questi sono i luoghi di caccia che più frequentemente batte la “regina”.

Si nutre praticamente di tutti i pesci del sottocosta, nello stomaco delle spigole ho trovato di tutto, non c’è pesce che disdegni, ingoia tutto quello che gli capita a tiro di mandibola con una spiccata predilezione per i muginetti e le anguilline.

A spinning, gli esemplari più grossi, si possono insidiare dal tardo autunno fino all’inizio della primavera con una maggiore concentrazione nei mesi più freddi (gennaio e febbraio). In questo periodo accostano in gran numero per la riproduzione, mentre, negli altri mesi (fine marzo-ottobre) si allontanano dalla costa fino a raggiungere batimetriche di -50 -55 metri. Quindi nel suddetto periodo è molto improbabile catturare un esemplare di mole.

I momenti più “propizi” per tentare la “regina” sono:


  • Le tre ore precedenti e successive all’acme di alta marea.
  • Le ore precedono l’arrivo di una perturbazione.
  • Le fasi del “cambio di luce” (alba e tramonto).
  • La scaduta di una mareggiata.
  • Le fasi lunari che vanno da mezza luna calante a mezza luna crescente.

Certo, far coincidere tutti questi momenti è praticamente impossibile ma organizzare la nostra battuta in concomitanza di almeno una, o ancora meglio, più condizioni di quelle su citate, sicuramente aumenta le probabilità di successo.


Gli artificiali per insidiare la spigola sono veramente tanti, (da premettere che l’artificiale più catturante è quello che usiamo di più).
Minnow, minnow snodati, ondulanti, anguilline siliconiche, popper, wtd, jigs. Mentre per le colorazioni preferisco quelle naturali.

In condizioni di mare poco mosso o calmo e spiagge poco profonde, sono da preferire i wtd e popper, mentre con mare formato e vento di fronte sicuramente gli ondulanti fanno la differenza.

Concedetemi di spendere qualche parola in più per tre “creaturine” che ritengo “veramente speciali”, io li uso assiduamente e devo dire che mi hanno regalato tante, tante soddisfazioni, mi riferisco alla “sibilla” al “mephisto” e al “geppetto”. Sono degli artificiali snodati, costruiti interamente a mano da colui che io ritengo un “Grande Maestro”: Moreno Bartoli.

C’è da dire che la nostra preda, caccia quasi esclusivamente, nel gradino di risacca ed è proprio li che avremo la stragrande maggioranza delle abboccate (circa l’80%).
Quindi, se riusciamo a far “stazionare”, sfruttando l’onda di ritorno, la nostra esca qualche attimo in più nel gradino di risacca (rallentando sensibilmente, o addirittura arrestando il recupero), sicuramente aumenteremo le possibilità di un attacco.

La prima cosa da fare, quando la regina abbocca al nostro artificiale, è ferrare prontamente e con forza, ferrare una seconda volta se pensiamo che la prina ferrata non sia stata abbastanza decisa.
Non bisogna aver timore di “ferrare” perchè quando si perde una spigola alla ferrata, sicuramente l’avremmo comunque perduta subito dopo nella fase del combattimento. Viceversa, quando la ferrata va a buon fine, nel 99% dei casi vinceremo la battaglia!

Sull’attrezzatura ci sarebbe da “disquisire” a lungo, perché ognuno di noi, ha le proprie preferenze (marche, lunghezza della canna, misura del mulinello, ecc.).
Mi permetto solo di dare solo due consigli: che sia “leggera e resistente”.

Leggera, perché “spinnare” per 3-4 ore di seguito, o addirittura per un’intera giornata, stanca parecchio!

Resistente, perché “spinnare” è logorante anche per l’attrezzatura (oltre 100 lanci e recuperi all’ora). Quindi, (per esperienza personale), consiglio, di acquistare (magari spendendo qualche euro in più) dei materiali “buoni e quindi duraturi”.

Acquistare un’attrezzatura “scadente” vuol dire che dopo qualche mese, o addirittura prima, dobbiamo riacquistarla. E alla fine dei conti dov’è il risparmio?
Con questo, voglio solo dire che chi vuole fare dello spinning “serio” non può pensare di “risparmiare sull’attrezzatura”, questa sarebbe veramente un’utopia!
Mai come in questo caso vale il detto: “chi più spende, meno spende”. 
Una buona attrezzatura dura tanti, tanti anni.

Autore articolo: Peppino Tropea
Ultimo aggiornamento ( sabato 09 febbraio 2008 )
 
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