COME PESCARE LA CARPA

LA CARPA COME PESCARE LA CARPA Cyprinus carpio Carpa Ordine Cipriniformi Famiglia Ciprinidi Lunghezza massima un metro Ambiente acque ferme o a corso lento Tecniche di pesca a fondo, carpfishing, […]

LA CARPA COME PESCARE LA CARPA

Cyprinus carpio Carpa

Ordine Cipriniformi Famiglia Ciprinidi Lunghezza massima un metro Ambiente acque ferme o a corso lento Tecniche di pesca a fondo, carpfishing, legering, passata

È il ciprinide di maggiori dimensioni, largamente diffuso nelle nostre acque. Ha corpo robusto e massiccio, un po’ compresso ai lati, con capo di forma conica e muso corto. La bocca è protrattile, con labbra carnose e molto robuste, dai cui angoli superiori pendono quattro barbigli tattili, due per parte, uno lungo e l’altro breve. Mancano i denti, sostituiti da placche faringee ossee che servono per triturare il cibo. La pinna dorsale, sorretta da circa 20 raggi molli, è molto allungata e arriva in prossimità della caudale che è marcatamente biloba. La pinna anale è di dimensioni modeste, pettorali e ventrali di media grandezza. Il corpo è rivestito di grosse squame. Il dorso è di colore variabile, dal bruno olivastro al verde scuro; i fianchi possono essere argentei o bronzo-dorati e il ventre biancastro o giallognolo, con riflessi rossastri. Le pinne sono verdastre: le pettorali, le ventrali e l’anale presentano spesso un colore rossiccio.

Riproduzione e dimensioni

La stagione della riproduzione per le carpe va da maggio a giugno, allorché le acque possono raggiungere la temperatura di 20 °C. Ogni femmina, a seconda della taglia, riesce a deporre da 60 000 a 500 000 uova fra la vegetazione che si schiudono già dopo 3-4 giorni, con gli avannotti che iniziano ad alimentarsi dopo un paio di giorni. L’accrescimento della carpa, che può toccare il metro di lunghezza e i 30 chilogrammi di peso, è molto rapido con incrementi progressivamente minori anno per anno. Sembra che possa raggiungere i 20 anni d’età.

Habitat e alimentazione

La carpa vive in acque ferme o a corso lento, con temperature elevate, in luoghi ricchi di vegetazione sommersa e di superficie. Dimora preferibilmente tutto il giorno sui fondali fangosi dove, frugando incessantemente, va alla ricerca del cibo, soprattutto nelle ore notturne. Di abitudini gregarie in età giovanile, tende a isolarsi quando raggiunge dimensioni considerevoli. Pesce onnivoro, si nutre di tutto: crostacei, molluschi, larve d’insetti, vermi e lumachine che ricerca grufolando sotto i sassi del fondo. Predilige anche le sostanze vegetali e non disdegna i residui organici.

COME SI PESCA – LA PESCA A FONDO

È il sistema di pesca più efficace per catturare, con una certa regolarità, la carpa, perché consente di presentare l’esca nel modo più gradito a questo ciprinide, cioè sul fondo. Si usano canne molto robuste, di lunghezza intorno ai 5 metri alle quali si accoppiano mulinelli capaci di contenere monofili di diametro variabile dallo 0,25 allo 0,40, a seconda degli esemplari presenti nel luogo di pesca, con terminali di misura mai inferiore allo 0,20, considerata la forza di questa preda. Gli ami devono essere forgiati, dal n. 3 al n. 10, e la montatura della lenza è la classica da fondo, con piombo scorrevole fermato da un pallino sferico e finale di lenza lungo almeno 50 centimetri. Dopo aver depositato l’insidia sul fondo, si recupera la lenza senza metterla completamente in tensione, ma cercando di tenerla ben allentata in modo che la carpa non incontri nessuna resistenza in fase d’abbocco. Operando in questo modo si consente alla carpa di assaggiare tranquillamente l’esca: la caratteristica maniera di alimentarsi della carpa si avverte istantaneamente, osservando le leggere e ripetute scosse del cimino, seguite da un rapido inarcamento dello stesso, a testimonianza dell’attacco deciso del pesce, al quale occorrerà rispondere prontamente anche se, il più delle volte, il pesce si ferrerà da solo.

L’esca classica per la pesca a fondo della carpa è la polenta, alla quale si possono aggiungere vari ingredienti di richiamo, come lo zucchero, la vaniglia e il miele, che costituisce peraltro un ottimo legante per ottenere una giusta consistenza. Assolutamente indispensabile in questa tecnica è la pasturazione preventiva che ha la funzione di richiamare il pesce, cercando di abituarlo a mangiare sostanze della medesima natura e della stessa dimensione dell’esca che gli verrà in seguito proposta.

CARPFISHING

In questi ultimi anni à stato introdotto In Italia un sistema di pesca innovativo che permette di catturare grosse carpe, il cui livello di diffidenza è molto sviluppato data l’età adulta. Questo sistema è frutto di numerose osservazioni condotte in Inghilterra, patria del carpfishing, volte a risolvere il problema di come riuscire ad allamare un pesce che non tocca assolutamente l’esca quando al suo interno è nascosto l’amo. Nasce così una nuova montatura denominata hair-rig (“inganno del capello”). In pratica si tratta di lasciare l’amo completamente nudo e libero, legando con un filo sottilissimo l’esca a una distanza di 2-3 centimetri dal gambo. In questo modo l’esca viene presentata nelle stesse condizioni in cui si trova in pastura, senza la presenza dell’amo e la resistenza del filo su cui l’amo è montato. Il filo che collega il boccone all’amo deve essere talmente sottile da risultare inavvertibile: massimo diametro lo 0,06. Accade così che il pesce, secondo la sua abitudine, protenda le labbra verso l’esca limitandosi a tratte-nervela per saggiarne la consistenza e scoprire l’eventuale presenza di un elemento estraneo, come potrebbe essere l’amo. Non avvertendo nulla di insolito, e neppure la resistenza del monofilo, aspira il boccone e, insieme a questo, anche l’amo. Utilizzando l’hair-rig la ferrata deve essere pronta, appena il pesce, dopo aver assaggiato l’esca, l’aspira insieme all’amo. Se il pescatore non ferra velocemente, l’amo verrà risputato immediatamente.

TERMINALE PESCA CARPA CALABRIA

L’introduzione del carpfishing ha portato alla creazione di nuove esche denominate boilies, piccole palle piuttosto consistenti composte da farina di pesce, farina di pane, caseina, glutine di grano e albume. Le boilies, reperibili in commercio già confezionate, presentano il vantaggio, rispetto alle altre esche, di essere molto selettive, attirando solo l’attenzione delle carpe senza richiamare la minutaglia. Da non sottovalutare, anche nel carpfishing, il ricorso alla pasturazione con le boilies, che potrà essere più o meno abbondante e prolungata a seconda delle diverse circostanze di pesca. Per quanto riguarda il kit di base per praticare questa tecnica, ci si può orientare su una canna da 3,65 metri ad azione di punta e con potenza da 2 libbre, corredata da un mulinello dotato di dispositivo che lascia la lenza libera in fase di abbocco; servono anche i poggiacanne di tipo regolabile, i segnalatori d’abboccata, sia visivi che acustici, e l’indispensabile guadino a bocca larga e maglie fini.

PESCA A LEGERING

Pescando in acque ferme si dimostra particolarmente efficace la tecnica del legering attuata con una canna di 3 metri, con il vettino di tipo swing tip; a tale attrezzo occorre accoppiare un mulinello dotato di buona frizione e guarnito di un monofilo del diametro dello 0,20. Il terminale di diametro variabile dallo 0,12 allo 0,16 porta in derivazione, quando si pesca con la larva di mosca carnaria, un pasturatore o swimfeeder riempito di bigattini che, oltre a fungere da zavorra, ha il compito di realizzare la pasturazione di richiamo. Alla segnalazione dello swing tip, che si alza oppure si sposta lateralmente all’attacco della carpa, occorre rispondere con una ferrata molto dolce, senza strappi violenti per evitare possibili rotture del finale.

PESCA ALLA PASSATA

Pur essendo un pesce prevalentemente di fondo, in acque a corso molto lento la carpa può essere affrontata con la tecnica della passata. Una canna bolognese molto robusta di 4-5 metri e un mulinello di tipo mediopesante con bobina capace di contenere almeno 100 metri di nylon dello 0,25-0,30, con la parte terminale nelle misure dello 0,18-0,20, costituisce l’attrezzatura basilare per interpretare al meglio questo tipo di tecnica. Di grande utilità si rivelano quelle montature che prevedono l’uso di una piombatura con pallini raggruppati di peso variabile da un grammo e mezzo in su e di galleggianti più o meno affusolati a seconda della velocità della corrente. Si pesca a razzolare sul fondo, adoperando come esche il bigattino o il chicco di granturco e adottando l’accorgimento di regolare il galleggiante in modo che l’esca rimanga adagiata sul fondo insieme a un tratto di finale.