PESCA A MOSCA TRE CONSIGLI PER CHI INIZIA

E ora dove vado a pescare? Questo interrogativo se lo pongono sia l’autodidatta sia il neo-pescatore che ha appena imparato a lanciare seguendo i consigli di qualche amico più esperto. […]

E ora dove vado a pescare?

Questo interrogativo se lo pongono sia l’autodidatta sia il neo-pescatore che ha appena imparato a lanciare seguendo i consigli di qualche amico più esperto.

Vorrei consigliare il “neo-moscaiolo” di usare il metodo di auto-eliminazione delle difficoltà.
La prima cosa da fare, se si è già dei pescatori tradizionali, è quella di ritornare negli stessi posti di pesca che si è soliti frequentare; non ha importanza se si possono insidiare solo cavedani o altri pesci “meno nobili”; l’importante è eliminare il fattore “posto nuovo”.
Pescando in acque che si conoscono ci si orienterà più o meno a colpo sicuro; è più facile individuare dove si trova il pesce, si dovrà però scartare per questioni tecniche certe zone che magari con altri metodi di pesca sono redditizie ma con la pesca a mosca no; per esempio: non si pescherà nei buconi molto profondi o sulle grandi correnti veloci, si cercherà invece di sfruttare quelle zone con acqua bassa dove, oltre tutto, di solito il pescatore tradizionale non pesca e dove invece ci sono delle sorprese inaspettate e produttive. Questo è il primo consiglio, che elimina una difficoltà.
La seconda difficoltà è quella di imparare a seguire visivamente la propria mosca artificiale posata sull’acqua. Nei primissimi tempi si può anche far fatica nell’individuare subito, appena eseguito il lancio, dove si è posata la mosca e ne consegue che se per caso, mentre l’occhio sta ancora cercando dov’è andata a finire questa benedetta mosca , il pesce cerchi di afferrarla con una bollata, si è presi alla sprovvista e si manca la ferrata. Perciò nelle prime uscite di pesca si usi una mosca che galleggi bene e che si veda bene; per esempio, tutte le cosiddette “palmer” .

Consiglio per i primissimi tempi la tecnica della mosca secca perché ritengo che sia la più utile a far capire l’insieme delle azioni della pesca a mosca in generale. Quando si capirà e si vedrà bene quello che succede nel lancio, nel tragitto dell’esca, nella presa di questa da parte del pesce, nella ferrata e nel recupero, solo allora si potranno mettere in atto le altre varianti della pesca a mosca (sommersa ninfa o streamer) che non sono certamente più facili della mosca secca ma, per il fatto che parte dell’azione si svolge sott’acqua, impediscono di notare nei primi tempi tutte le sfumature che rivelano il comportamento del pesce. A meno di accettare  di pescare con un’esca che lavori sott’acqua e sperare che il pesce attacchi da solo, ma questa no è la pesca a mosca.

La terza difficoltà che si può eliminare è un po’ dura da digerire, ma è necessaria: quando si decide di andare a pescare a mosca si porti la sola attrezzatura da mosca e basta, si lasciano a casa tutti gli attrezzi per le altre tecniche di pesca altrimenti si farà uno degli errori più grossolani; mi spiego meglio: di solito, presi dal sacro fuoco e dalla novità, si arriva, magari di primo mattino, sul luogo di pesca, si monta la canna da mosca e si comincia fiduciosi a pescare.

Dopo un’oretta di “sbacchettamento” tutto tace, neanche un pesce, niente, zero assoluto: di solito si smonta la canna , si prende la “bolognese” o quella da cucchiaino e via; facendo così non si imparerà mai a pescare a mosca e se durante la giornata, dopo quella prima ora di tentativi, i pesci insettivori “entrano in attività”, in quel momento si è impreparati, non si ha l’attrezzatura da mosca pronta e si perde un’occasione che potrebbe far prendere confidenza col nuovo sistema di pescare. Ripeto, quindi, se si decide di andare a pescare a mosca, si porti solo l’attrezzatura da mosca.

Queste sono tre soluzioni che facilitano il primo contatto con la pesca a mosca.
Si tenga presente che nei primi tempi è il pescatore che sbaglia, e quasi per assurdo, fa di tutto per non catturare il pesce; si pensi solo ai movimenti maldestri che si faranno le prime volte durante i lanci, gli aggrovigliamenti, la perdita di mosche agganciate sulle piante, lo sbatacchiamento della coda di topo sull’acqua che farà scappare anche quella trotella ingenua  e volenterosa che era rimasta lì fiduciosa quasi per farsi prendere. Questo è lo scotto che si deve pagare in principio e che abbiamo pagato tutti per diventare pescatori a mosca. Poi arriveranno le soddisfazioni.
Aldo Porto (FLY )