PESCA CON LA MOSCA: LA FISICA APPLICATA AL LANCIO

PESCA CON LA MOSCA: LA FISICA APPLICATA AL LANCIO Prima parte Già sento le critiche di molti pescatori che,giustamente , vedono la pesca come uno sport distensivo che viene praticato […]

PESCA CON LA MOSCA: LA FISICA APPLICATA AL LANCIO

  1. Prima parte

Già sento le critiche di molti pescatori che,giustamente , vedono la pesca come uno sport distensivo che viene praticato anche per svuotare le testa da tanti pensieri e preoccupazioni almeno per qualche ora. “Adesso arriva questo è pretende che per andare a pescare bisogna studiare addirittura la fisica, Ma siamo diventati matti?” Loro certamente no, ma io, devo confessarlo forse un po’ lo sono.
Ma visto che tutto quello che ci circonda è governato da leggi fisiche, anche la pesca , e specialmente il lancio della coda di topo nella pesca a mosca ubbidisce a queste leggi, senza molte pretese, tento di spiegare.

Il primo a scrivere sull’argomento è stato Roberto Pragliola, ideatore della tecnica TLT che ha rivoluzionato i canoni del lancio.
Non pretendo assolutamente di paragonarmi al grande maestro,rimango sempre un suo fan e mi considero un suo umile discepolo.

Richiami di fisica elementare

F = ma (F = forza ;m = massa; a = accelerazione)
Lavoro = energia necessaria per accelerare un corpo di massa  m  lungo uno spazio  s  ed è pari a :
L = F.s
Energia cinetica = energia associata ad un corpo di massa  m  in moto con velocità  v  :
Ec  =  ½ m v²

Energia potenziale = parte dell’energia totale che è accumulata da un sistema conservativo e che può essere riconvertita  in energia cinetica  pari a: Epot. = Fs (es. forza di gravità; forza elastica)
Conservazione della quantità di moto : mv = costante se F=0 (F= forze esterne)
Conservazione dell’energia : Etot. = Ec + Epot.+ attrito

L’ obiettivo è quello di utilizzare il minimo sforzo muscolare necessario per distendere tutta la coda compreso il finale. Dalla formula  L=Fs  vediamo che l’energia che noi forniamo tramite i muscoli del nostro braccio si ripartisce in più componenti, alcuni utili altri deleteri.

L’energia cinetica  ½ m v² è il termine che noi dobbiamo cercare di massimizzare poiché è quello che ci rende conto del fatto che la coda , il finale, e la mosca per effetto della velocità si dirigono verso il bersaglio.

L’energia potenziale sarà quella legata  alla forza gravitazionale, ovvero sarà quella dovuta al fatto che la coda , per forza di cose , deve viaggiare sollevata dall’acqua; a seconda dei casi può essere sfruttata (lancio angolato) oppure no (lancio parallelo) e inoltre sarà dovuta anche alla forza elastica della canna e, a seconda del movimento e della velocità che imprimiamo alla canna, potremo convertirla in energia cinetica con maggiore o minore efficacia.

Per ultimo in ordine, ma non per importanza rimane il termine inerente l’attrito che necessariamente noi dobbiamo cercare di minimizzare poiché l’ energia che si trova in questo termine viene dispersa senza possibilità di recuperarla. Dovremo, quindi, analizzare in pratica le fonti di questi attriti e, dove è possibile, cercare di eliminarle.

L’attrito

L’attrito si compone di più componenti, ma quella che è di gran lunga la più importante e che non si può assolutamente trascurare come le altre, è la componente dovuta alla resistenza che oppone l’aria alla penetrazione del loop e della canna.

Il loop

Il loop si può definire come quella parte di coda  in movimento che si presenta in posizione più avanzata.

Il loop si presenta in una forma , in linea di massima, simile ad una “C” ed è compreso tra due zone di coda aventi caratteristiche totalmente diverse: quella superiore è la parte avente velocità massima (velocità di coda), mentre quella inferiore , essendo vincolata alla canna , è pressoché ferma. Proprio questa parte di coda che si muove con una velocità avente una componete ortogonale è quella che deve vincere  l’attrito, per cui tanto minore sarà  tanto inferiore risulterà l’attrito dovuto alla resistenza  che l’aria oppone alla penetrazione della coda.

Quindi, tanto più stretto sarà il loop tanto minore sarà l’attrito dovuto al fronte di coda in movimento. Ma non è tutto: il loop è quella parte di coda in cui avvengono delle trasformazioni energetiche tali da annullare la velocità della coda sottostante ad opera di rotazioni  ed è in questa zona che l’ energia cinetica della parte sovrastante si trasforma in forza di tensione sulla parte sottostante.

E’ quindi evidente che se la velocità di coda è bassa nel loop non vi sarà sufficiente energia per mantenere in tensione la parte sottostante.

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Mi rendo perfettamente conto che l’argomento trattato non è piacevole da seguire per cui mi riservo di postare la seconda parte,riguardante le tecniche del lancio,solo in caso di interesse da parte dei lettori