Pesca dalla spiaggia

PESCA DALLA SPIAGGIA Tipologie di spiaggie Senza ricorrere alla genesi della pesca dalla spiaggia, senza pretendere di scomodare paralleli con le tecniche oceaniche dobbiamo, per dovere di cronaca, affermare che […]

PESCA DALLA SPIAGGIA

Tipologie di spiaggie

Senza ricorrere alla genesi della pesca dalla spiaggia, senza pretendere di scomodare paralleli con le tecniche oceaniche dobbiamo, per dovere di cronaca, affermare che essa sulle nostre coste sabbiose, solo negli ultimi quindici anni, ha trovato modi, attrezzi, stimoli, tecniche e specificità. Non che prima la spiaggia non fosse luogo di pesca; da racconti raccolti è risultata essere frequentata da pescatori in molte parti d’Italia.

Se la roccia e sinonimo di tane, di vegetazione marina, e quindi di pesci, cerchiamo di capire come mai le spiagge ed i fondali ad esse antistanti, tanto simili a deserti terrestri, possono essere teatro di battute di pesca.
Già basterebbe scavare o osservare la zona del mesalitorale (ovvero il tratto interessato alle due escursioni di marea) per trovare piccoli bivalvi, qualche verme, granchietti ed altro, che rappresentano il cibo per le nostre agognate prede.

Inoltre basta osservare il prodotto spiaggiato da una mareggiata per accorgersi che il presunto deserto tale non è. Subito dopo la battigia la spiaggia inizia a scendere con pendenze più o meno accentuate conservando al di sotto del moto sabbioso gli organismi utili ad un pascolo.
A una certa distanza incontreremo delle formazioni detritiche a prevalenza sabbiosa, dalla conformazione più o meno marcata dette scanno.
Quest’ultimo potrebbe essere considerato una sorta di moletto sottomarino che la stessa spiaggia tende a formare a fine estate quasi per costruirsi una protezione alle forti mareggiate invernali. Allo scanno può essere riservata la sorte di essere ben presto travolto oppure di avere il tempo di consolidarsi dando origine con l’apporto di ciottolo, pietrisco ed altri materiali solidi ad un banco più o meno stabile ma per lo più sterile.

La dilatazione del fenomeno per molti anni può dar luogo a lagune costiere. La sabbia al largo lascia il posto al fango e in quelle zone in cui l’inquinamento ha consentito la bioconservazione troviamo praterie più o meno estese di posidonia con conseguente colonizzazione di pesci ed altri organismi marini.

Le praterie di questa pianta marina potremo trovarle già a pochi metri dalla linea di battigia, ciò per lo più in spiagge profonde, o più al largo, ma mai a profondità superiori ai 30 o 40 metri, dove la fotosintesi clorofilliana non ha più modo di verificarsi.

Come seguire la spiaggia

Le spiagge possono distinguersi empiricamente in base all’energia della mareggiata che sono in grado di tollerare consentendo comunque l’azione di pesca.
Quelle ad alta energia saranno caratterizzate da accentuata profondità ed ospiteranno le prime accostate stagionali.
Le spiagge a bassa energia saranno per lo più meta delle accostate a stagione inoltrata, con cospicua presenza di novellame.
Osservando la sabbia potremo già intuire la profondità della spiaggia. Infatti quelle con sabbia a grana grossa, al limite ciottolose, saranno spiagge profonde. Quelle a grana fine saranno a bassa profondità.
Ai fini della pesca sono entrambe fruttuose a patto di selezionarle di volta in volta a seconda della stagione e del moto ondoso. Inoltre le spiagge potranno essere uniformemente sabbiose (buona presenza di mormore) o miste con più o meno sporadiche formazioni rocciose o fango (buona presenza di saraghi e gronghi notturni).

Potremo anche trovare fondali a letto di lastroni rocciosi coperti da poca sabbia.

Differenze tecniche

Le tecniche praticabili dalla spiaggia sono essenzialmente due: surf casting con mare mosso e pesca a fondo con mare calmo.
Sono poi apparse via via diverse sottoclassi che si differenziano dalle due principali solo per qualche sfumatura.
Veniamo ora alle differenze fra le due tecniche di base, che consistono innanzi tutto nelle prede catturabili.
La pesca a fondo mira alla cattura di pesce stagionalmente stanziale, il surf basa la propria potenzialità sulla cattura di pesci in avvicinamento per esigenze alimentari, che da altri posti (secche, tane) si avvicinano a quella determinata spiaggia il cui fondo rivoltato dal moto ondoso offre organismi utili all’alimentazione. La differenza sarà anche di tipo stagionale in quanto caldo e mare calmo sono il connubio ideale per la pesca a fondo, mentre stagione fredda (ma non troppo) e mare mosso sono le condizioni più proficue per la battuta di surf casting.
Resta sinteticamente da considerare che ogni spiaggia elargisce i suoi migliori frutti in determinate condizioni.
Ovvero una spiaggia che con moderato vento e mareggiata da scirocco può rappresentare la meta ideale, con aumento del fenomeno ventoso può diventare impraticabile, oppure, anche se apparentemente praticabile con venti provenienti da altri quadranti può risultare sterile.

La Spiaggia

Le migliori opportunità di pesca dalla spiaggia si hanno col mare mosso. Col mare calmo invece è necessaria una tecnica di pesca adatta (beach ledgering). Surfcasting (praticabile tutto l’anno escluso il periodo estivo, preferibilmente la notte).
Le prede del surfcasting sono: sarago, orata, mormora, spigola, leccia, grongo, razza, ombrina. Esche: anellidi, crostacei, molluschi, pesci morti e vivi. Attrezzatura: canna da lancio con potenza (casting power) 50 – 200 grammi e mulinello.

Beach ledgering (praticabile soprattutto nel periodo estivo). Le prede del beach ledgering sono: mormora, orata, ombrina. Esche: anellidi. Attrezzatura: canna da lancio con potenza 5 – 50 grammi e mulinello.

La Scogliera

Per aumentare le possibilità di pesca dalla scogliera è indispensabile la “pasturazione”.

Essa consiste nel lancio, in acqua, di sostanze attiranti, generalmente molto profumate, che richiamano i pesci. Canna da riva (praticabile tutto l’anno in particolare nel periodo estivo).

Le prede della canna da riva sono (pesci da buca, di fondo): bavosa, ghiozzo, scorfano, mustella, grongo, anguilla, sarago, tordo, aguglia, latterino; (pesci di mezzo fondo): muggine, boga, occhiata, salpa, spigola. Esche: anellidi, molluschi, crostacei, pesci morti, larve. Attrezzatura: canna da lancio con mulinello; canna fissa.

Rockfishing (praticabile tutto l’anno in particolare nel periodo estivo).

Le prede del rockfishing sono: dentice, grongo, leccia, murena, serra. Esche: pesciolini vivi (muggini – sparlotti – menole). Attrezzatura: potente canna da lancio e mulinello.

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