Pesca in trattenuta

PESCA IN TRATTENUTA Il modo più semplice di usarla prevede l’impiego di galleggianti fissi, cioè fissati lungo la lenza madre all’altezza voluta . I galleggianti impiegati sono generalmente a goccia […]

PESCA IN TRATTENUTA

Il modo più semplice di usarla prevede l’impiego di galleggianti fissi, cioè fissati lungo la lenza madre all’altezza voluta . I galleggianti impiegati sono generalmente a goccia rovesciata più o meno affusolati. Consiglio di usare quelli che hanno l’antenna realizzata come corpo unico con il galleggiante vero e proprio. L’antenna, in tal caso, sarà essa stessa portante e consentirà di fare una più efficace “trattenuta”.

Cos’è la trattenuta?

Si immagini di stare pescando, il mare, per fermo che sia, ha comunque una corrente che fa spostare più o meno velocemente la lenza. Questo non dispiace, anzi spesso consente di esplorare un tratto di mare altrimenti a noi escluso. Però la corsa del galleggiante, che sarà assecondata facendo fuoriuscire filo dal mulinello, non deve essere né troppo veloce, né incontrollata. Si dovrà fare in modo che l’esca segua i pezzetti di pastura nella corrente, e la pastura dovrà essere confezionata in modo da non disperdersi, svolgendo la sua azione in un tratto accessibile. La lenza dovrà essere sempre sotto controllo e il filo tra la vetta della canna e il galleggiante non dovrà fare anse accentuate, altrimenti la ferrata sarà troppo ritardata e inefficace. Se durante questo cammino fatto dalla lenza si ferma lo spostamento del galleggiante, trattenendo la fuoriuscita del filo, accade che l’esca si alza verso la superficie mostrandosi ai pesci davanti alla lenza. Questa è la trattenuta, e per farla bene nei diversi modi possibili occorre esperienza. Allenarsi è quindi necessario. Se il finale è ben fatto, questa presentazione dell’esca indurrà i pesci ad abboccare, molto più che non facendo penzolare l’esca alla lenza senza operare alcuna trattenuta.

In mancanza di corrente

In mancanza di corrente, si potrà fare l’invito, facendo spostare la cima della canna a destra o a sinistra. L’effetto sull’ esca è lo stesso della trattenuta.

I finali

Per quanto riguarda i finali, sono gli stessi che si usano per la canna fissa, con la sola variante che la piombatura sarà maggiore per consentire il lancio. Salvo casi particolari, qual’è ad esempio la presenza di vento forte o corrente sostenuta, nel qual caso si dovrà usare giocoforza una piombatura raccolta a poca distanza dall’ amo (a circa 70-100 cm.), la piombatura sarà aperta, fatta con soli pallini o al massimo mista, con una torpilla per 1/3 della portata del galleggiante e su un tratto di lenza non inferiore a mt.2, distanziando il pallino più in basso, posto sull’asola, di circa 70-100 cm. dall’ amo. Con tale tipo di finali, si pesca a mezz’ acqua, vicino al fondo e anche con l’esca appoggiata a fondo.I pesci insidiati sono: (saraghi, salpe, cefali, spigole, orate, donzelle, sugarelli, ecc.).