TELEFERICA AL PESCE SERRA ”TELEMOZIONI”

LA PESCA AL PESCE SERRA, REGALA AGLI AMANTI DELLA PESCA SPORTIVA DA TERRA UNA SERIE Dl EMOZIONI, ANZI A PENSARCI BENE Dl “TELEMOZIONI”.

Parliamo di una Tecnica, studiata per la cattura di predatori che di norma si prendono in alto mare. Invece, con un po’ di ingegno e di conoscenza dei luoghi, ecco come il nostro amato mare, saprà ripagarci con emozioni difficilmente descrivibili con le sole parole. Fra  le tecniche che si possono praticare  , ne spicca una molto divertente e comoda da praticare; comoda perchè I’azione viene svolta dai lunghi moli, dalle scogliere, nei pressi delle foci dei fiumi, e in tutti i tratti di costa con alta concetrazione di cefali, aguglie, mormore, ecc ecc, divertente perchè potrà regalarci dei combattimenti che avevamo visto fare solo da una barca in alto mare.
Questa tecnica mirata alla cattura di lampughe e pesci serra, lecce, nasce dal fatto che da qualche anno abbiamo assistito ad un notevole incremento di pesci, anche insoliti e fuori luogo, che accostano e si dimostrano ben disposti ad attaccare le esce vive presentate in maniera naturale. La cattura da terra di questi bestioni che scorazzano indisturbati a caccia di piccole prede, è legata all’applicazione di tecniche specifiche dove niente può essere lasciato al caso e dove i particolari fanno la differenza.

LE ATTREZZATURE

• Mulinelli : di grandi dimensioni.
• Lenze : dello 0,40 sul mulinello con terminali in monocavo d’acciaio da 15 a 30 libbre
• Canne : da surfcasting di 4,50 m.

LA TELEFERICA

Una delle tecniche migliori per proporre guizzanti esche vive a “lunga durata”, senza che queste subiscano lo stress derivato dal lancio e dall’impatto con la superficie dell’acqua, è la tecnica della “teleferica”. Sicuramente molto nota ma poco praticata, racchiude nella sua semplicità una grande efficacia. L’attrezzatura di base è composta da canne da surfcasting, telescopiche o ad innesti, con potenza massima di lancio, intorno ai 150 grammi, abbinate a mulinelli fissi o rotanti a seconda i gusti, con un’ottima frizione e con una bobina in grado di contenere almeno 250 metri dello 0,40. I terminali, rigorosamente metallici, saranno realizzati da uno spezzone di una quarantina di centimetri di treccia o di monacavo d’acciaio di misura compresa tra le 15 e le 40 Lbs, terminanti con due ami, di cui uno fisso e uno scorrevole del n° 2/0 o 3/0. II tutto così composto sarà collegato ad uno spezzone di lenza lungo circa due metri, recante un moschettone con chiusura di sicurezza e di affidabilita assicurata . Sulla lenza madre della canna andrà legato un altro moschettone di generose dimensioni con un salvanodo e una sfera in plastica forata che fara da battuta.

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Prerogativa assoluta per tale tecnica è l’esca viva ; reperirla direttamente sul luogo di pesca spesso può essere più arduo del previsto. Comunque, proprio pescando , si possono escludere i casi in cui bisogna fare scorta di aguglie o cefali in altri lidi. Sarà sufficiente una canna all’inglese, munita di galleggiante o bombarda , un finale dello 0,08/0,10 lungo circa tre metri e armato con un amo del 14 innescato da bigattini o da un verme. Le nostre principali mire saranno appunto le aguglie, ma anche i cefali e le occhiate sono altrettanto valide. Una volta catturate andranno slamate con cautela e riposte in un capiente secchio, possibilmente con ossigenatore. Durante la pesca delle aguglie, anche se un po’ spartano come sistema, si deve cercare di ferrare la preda a vista, appena attacca l’esca, questo per   evitare  che   ingoi    l’amo, pregiudicandone notevolmente la vitalità. Ricordarsi sempre e comunque di effettuare una copiosa pasturazione che fungerà da duplice richiamo: sia per le nostre esche, sia per l’oggetto dei nostri desideri il pesce Serra.

APPENA FATTO IL VIVO

La tecnica di pesca vera e propria prevede di lanciare le canne con cui pescheremo le prede importanti, con il solo piombo e metterle in attesa. appena pescata l’aguglia, la innescheremo sul dorso sottopelle, testa e coda e attaccheremo il moschettone del terminale sulla lenza madre della canna. Sfilata quest’ultima dal suo alloggio, la terremo alta, facendo scivolare l’esca verso il mare proprio come se fosse una teleferica. Una volta in acqua, non sempre si dirigera verso il largo, anzi spesso tenterà di ritornare indietro, ma non bisogna preoccuparsi:    quei    movimenti scomposti in superficie eccitano terribilmente i predatori che non esitano a sferrare i loro attacchi anche sotto i nostri piedi. Per agevolare la discesa comunque si potrebbe inserire vicino al moschettone del terminale un piombo da una ventina di grammi, ma il piu delle volte non è necessario.
Quando i piccoli pesci “tacciono” e il preambolo che qualcosa sta per accadere. Nel silenzio totale si sente un fruscio e una cascata di piccoli pesci cerca la salvezza tra cielo e acqua. Solitamente, mentre siamo intenti a goderci lo spettacolo, il sussulto di una delle nostre canne o addirittura di entrambe, ci farà sobbalzare. Le “piegate”, in questa particolare tecnica, sono un po’ anomale, in quanto la canna non andrà mai giù decisa, ma dondolerà in modo lieve fin quando il moschettone del terminale non finirà la sua corsa sulla sfera di battuta. Non potendo ferrare subito, in queste circostanze bisogna afferrare la canna al minimo movimento e iniziare a recuperare velocemente. Non appena la canna si fletterà in maniera decisa, segno dell’arrivo sul moschettone della lenza madre, ferreremo in modo progressivo   ma   deciso,   e   non recupereremo filo per qualche secondo. Manterremo così la canna alta e piegata e guardandola ne valuteremo il ritorno; questa azione e l’esperienza ci permetterà di capire con buona approssimazione la taglia della preda e quindi di adeguare a tal proposito il recupero.

Se trattasi di serra o di lampughe , lo show è assicurato. Questi pesci durante il recupero alterneranno spettacolari evoluzioni aeree a veloci picchiate verso il fondo, situazioni comunque a rischio slamatura. Limitare sempre l’uso della frizione all’indispensabile, cercando di non concedere lenza perchè più si allungano i tempi di recupero, piu è probabile perdere la preda. La conoscenza dell’attrezzatura è in questi
contesti fondamentale. Se tutto sara andato per il meglio, un capiente guadino o un raffio risulteranno indispensabili per condudere positivamente il combattimento.

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