[CURIOSITA'] Forse non tutti sanno che.....

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Risposta #60 il: Dicembre 05, 2014, 13:51:30
Le megattere del Mar Arabico sono isolate da 70.000 anni.

Le megattere sono note per i loro canti, per le acrobazie fuori dall’acqua e anche per essere il mammifero marino che detiene il record per la più lunga migrazione del mondo: alcuni esemplari hanno percorrono oltre 9.000 chilometri per spostarsi dalle aree di alimentazione polari alle zone di riproduzione tropicali. Ma lo studio “The World’s Most Isolated and Distinct Whale Population? Humpback Whales of the Arabian Sea”, pubblicato su PlosOne da un team internazionale di ricercatori rivela una scoperta affascinante fatta nell’Oceano Indiano settentrionale che mette in dubbio le convinzioni sulle megattere migratrici: la popolazione di questi giganteschi cetacei misticeti che vive nel Mar Arabico non solo è la più geneticamente distinta al mondo, ma potrebbe essere la popolazione di balene più isolata del pianeta. «I risultati . dicono gli scienziati – suggeriscono che sono rimaste separate dalle altre popolazioni di megattere per forse 70 mila anni, il che è  estremamente insolito in una specie famosa per le migrazioni sulla lunga distanza»

Gli autori dello studio sono Cristina Pomilla (Sackler Institute for Comparative Genomics dell’American Museum of Natural History); Ana R. Amaral (Universidade de Lisboa); Tim Collins (Wildlife Conservation Society- Wcs); Gianna Minton (Wwf Gabon); Ken Findlay (University of Pretoria); Matthew Leslie (Amnh e Wcs); Louisa Ponnampalam (University of Malaysia); Robert Baldwin (Environment Society of Oman); Howard Rosenbaum (Ocean Giants Program Wcs).

Collins sottolinea che «Le epiche migrazioni stagionali delle megattere altrove sono ben note, così questa piccola popolazione non migratoria rappresenta un meraviglioso ed intrigante enigma. Pongono anche molte domande: da dove e perché proviene, come si mantengono e come i loro comportamenti differiscono dalle  altre megattere?»

Precedenti studi sulle megattere avevano rivelato diversità tra le megattere dell’emisfero settentrionale e quelle di molte aree dell’emisfero Sud, in particolare per motivi di riproduzione. Guardando a livello di bacino oceanico, gli scienziati stanno ottenendo una comprensione migliore del flusso genetico delle megattere, comprese quelle dell’Oceano Indiano meridionale. Ma la dinamica e movimenti di questi cetacei  nel Mar Arabico sono poco conosciuti.

Rosenbaum spiega: «Abbiamo investito un sacco di energia lavorando a chiarire la struttura della popolazione di alcuni grandi specie di balene in tutto il mondo. I livelli di differenze genetiche per le megattere del Mar Arabico sono particolarmente suggestivi: sono la popolazione di megattere più distinta del mondo e potrebbe anche far luce sui fattori ambientali che determinano le popolazioni di cetacei».

Per capire quale siano  le origini della popolazione megattera del Mar Arabico, il team di ricerca internazionale ha esaminato il DNA nucleare e mitocondriale estratto da campioni di tessuto che sono stati raccolti da biopsie provenienti da 47  balene. I dati sono stati poi confrontati con quelli di megattere sia dell’emisfero sud che del nord del Pacifico. Tutto il campionamento delle megattere del Mar Arabico è stato condotto al largo dell’Oman, un noto hotspot di questi cetacei e Collins sottolinea: «Non avremmo potuto condurre  questo studio senza il magnifico sostegno del Sultanato dell’Oman, e in particolare senza la nostra partnership con l’ Environment Society of Oman».

Gli autori dello studio pubblicato su PlosOne ipotizzano la separazione avvenuta 70.000 anni fa potrebbe essere collegata a vari episodi glaciali nel tardo Pleistocene ed associati allo spostamento del monsone indiano. La separazione delle megattere del Mar Arabico si è poi probabilmente rafforzata  a causa dei cicli di allevamento che sono asincroni: le megattere del Mar Arabico si riproducono nello stesso eriodi di quelle dell’emisfero settentrionale, mentre le popolazioni più vicine di megattere dell’Oceano Indiano occidentale (al di sotto dell’equatore) lo fanno in una stagione diversa.  L’areale noto della popolazione di megattere del Mar Arabico comprende Yemen, Oman, Emirati Arabi Uniti, Iran, Pakistan ed India, e forse le Maldive e Sri Lanka.

Altre evidenze supportano i dati genetici, compresa l’assenza di esemplari foto-identificati del Mar Arabico tra le megattere fotografate nell’Oceano Indiano Occidentale (e viceversa). Le megattere arabe hanno anche molti meno cicatrici delle balene dell’emisfero Sud ed una totale assenza di segni di morsi di squalo che invece sono comuni nelle megattere che vivono a sud dell’equatore. Comunque ci vorranno altri studi per capire quali meccanismi abbiano causato l’isolamento delle megattere del Mar Arabico.

Lo studio genetico ha rivelato anche altri problemi: il livello di diversità genetica è relativamente basso rispetto ad altre popolazioni megattere; i segni di colli di bottiglia genetici, sia lontani che recenti, eventi causati da una diminuzione della popolazione. Il più recente collo di bottiglia potrebbe essere  dovuto alla caccia illegale: tra il 1965 e il 1966 le baleniere sovietiche uccisero 242 megattere nel Mare Arabico, tra le quali 39 femmine gravide, una perdita potenzialmente devastante per una popolazione così piccola.  Oggi, i pericoli principali per questa popolazione sono l’impigliamento nelle reti da pesca e le collisioni con e navi, comprese le numerose petroliere che frequentano il Mar Arabico.

Secondo la principessa Sayyida Tania Al Said dell’Environment Society of Oman «Questo ultimo studio rafforza l’evidenza che abbiamo da sbrigare una priorità di conservazione urgente, non solo nell’Oman, ma con partner degli Stati di tutto l’areale. Stiamo lavorando con gli stakeholders in Oman per sostenere per l’importanza della conservazione di questa specie e tenerla in considerazione nei piani di sviluppo. Stiamo anche cercando di lavorare con i partner internazionali per migliorare la più ampia salvaguardia dei mammiferi marini nel Mar Arabico, compresa la partecipazione ad un’iniziativa regionale di di conservazione della megattera».

Rosenbaum conclude: «Le megattere del Mar Arabico sono la popolazione più isolata al mondo di questa specie e sicuramente la più in pericolo.  Il noto e crescente rischio per questa popolazione unica comprende le collisioni con le  navi e l’impigliamento nelle reti da pesca,  minacce che potrebbe essere devastanti per questa popolazione diminuita; è necessario un maggiore impegno regionale per fornire una migliore protezione a queste balene. La migliore stima corrente della dimensione della popolazione delle megattere Mar Arabico è di meno di 100 individui, anche se questo si basa esclusivamente sul lavoro svolto in Oman». Lo stato della popolazione di megattere del Mar Arabico viene rivisto annualmente dal Comitato Scientifico dell’International Whaling Commission e gli autori dello studio raccomandano che la popolazione sia passata dalla categoria di “pericolo” a quella  “in pericolo critico” nella Lista Rossa Iucn delle specie minacciate.

fonte: greenreport.it
Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell'onda.
L'alta marea cancellerà l'impronta e il vento svanirà la schiuma.
Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.
Kahlil Gibran


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Risposta #61 il: Gennaio 12, 2015, 14:54:07
Nell’agosto 2014 ai biologi dello Stranding Response Team del Virginia Aquarium and Marine Science Center è stato segnalato uno strano avvistamento nell’Elizabeth River, un affluente molto trafficato della baia di Chesapeake. Si trattava di una giovane femmina di balenottera boreale lunga più di 13 metri, che nuotava lungo il fiume ben lontana dalle profonde acque dell’Atlantico dove questa specie, minacciata secondo la Lista Rossa IUCN, si trova normalmente.

“Si trovava al posto sbagliato nel momento sbagliato”, commenta la coordinatrice delle attività di ricerca dell’acquario, Susan Barco. La balenottera appariva disorientata. Barco e i suoi colleghi l’hanno seguita per diversi giorni, cercando di proteggerla dallo scontrarsi con un’imbarcazione, un’eventualità che le sarebbe stata fatale. Nonostante tutti questi sforzi la balenottera è stata trovata morta pochi giorni più tardi.


Fotografia per concessione del Virginia Aquarium & Marine Science Center

La necropsia ha rivelato che l’animale aveva ingoiato un pezzo di plastica nera rigida, che aveva lacerato il suo stomaco impedendole di nutrirsi. La balenottera indebolita era anche stata colpita
da un’imbarcazione, scontro che le aveva fratturato una vertebra. “È stata una morte dolorosa e decisamente molto lunga”, commenta Barco.

Il frammento che ha causato la morte è stato identificato come un pezzo della custodia di un DVD. Molto probabilmente il mammifero lo ha ingoiato mentre cercava cibo in superficie. “Mi intristisce molto che un pezzo di plastica che non è stato buttato via nel modo corretto abbia finito per uccidere una balenottera”, continua. “Una morte che si poteva evitare”.

L’ingestione di plastica è un problema molto grave per gli animali marini, in particolare gli uccelli e le tartarughe che spesso confondono quei rifiuti per cibo. Il materiale non è digeribile perciò può ostruire lo stomaco o l’intestino portando l’animale a morire di fame. Mentre aumenta la quantità di rifiuti presente in mare, aumenta anche il rischio che corrono tutti i suoi abitanti.

Le balene muoiono di fame con la pancia piena di spazzatura

Ad aggravare il problema c’è il fatto che gli scienziati stanno ancora cercando di capire quale sia il vero impatto sui cetacei dei detriti presenti in mare. Uno studio del 2014 ha riportato che l’ingestione di rifiuti è stata confermata in oltre il 56% delle specie di cetacei, arrivando a una percentuale del 31% degli animali in alcune popolazioni particolarmente colpite.

“Le balene che finiscono spiaggiate sono solamente una piccola percentuale di quelle che muoiono”, spiega Frances Gulland, ricercatrice capo al Marine Mammal Center di Susalito, in California. I capodogli sono particolarmente suscettibili all’ingestione di frammenti di plastica; li scambiano per calamari, la loro preda principale. “Ogni capodoglio al quale mi sia capitato di fare la necropsia aveva dentro lo stomaco un sacco di reti e di pezzi di plastica”, racconta.

Il caso più estremo che Gulland ha incontrato nella sua carriera risale al 2008, con due capodogli spiaggiati lungo la costa settentrionale della California con gli stomaci pieni di reti da pesca, corde e spazzatura di plastica. Uno dei due aveva lo stomaco aperto e l’altro era emaciato, segno che non aveva potuto nutrirsi per un certo tempo. In entrambi i casi i rifiuti ingeriti sono stati fatali.

La varietà e l’età di alcuni pezzi di plastica hanno suggerito che fossero stati accumulati nel corso di svariati anni. Secondo Gulland, che ha condotto la necropsia, una delle balene aveva almeno 180 chilogrammi di plastica dentro lo stomaco. “Sono lentamente morte di stenti”, commenta la ricercatrice, “era la prima volta che mi capitava di vedere una balena morta perché aveva mangiato rifiuti”.

Blair Mase, coordinatrice del programma della NOAA Fisheries Southeast che si occupa dello spiaggiamento dei mammiferi, racconta che il numero di balene e delfini che vengono seriamente danneggiati dai rifiuti marini sta aumentando. Nonostante le statistiche possano ingannare, Mase ricorda almeno 35 spiaggiamenti di tursiopi tra il 2002 e il 2013 dovuti proprio all’ingestione di spazzatura.

Ma i detriti in superficie non sono gli unici colpevoli. Le balene grigie si nutrono sul fondale oceanico e inavvertitamente ingeriscono anche i rifiuti insieme a piccoli organismi come gli anfipodi. Nel 2010 John Calambokidis, biologo della Cascadia Research di Olympia, Washington, ha assistito agli esami condotti su una balena grigia morta che si era spiaggiata vicino a Seattle. I detriti trovati in questo maschio di oltre 11 metri comprendevano più di 20 sacchetti di plastica, piccoli asciugamani, guanti chirurgici, un paio di pantaloni di tuta, nastro adesivo e una pallina da golf. “Era la rappresentazione drammatica del livello del nostro impatto sull’ambiente marino”, conclude Calambokidis.

di Isabelle Groc
per nationalgeographic.it
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Risposta #62 il: Luglio 15, 2019, 02:45:59
Il significato delle bandiere al mare

In Italia, secondo le disposizioni delle Ordinanze di Sicurezza Balneare emanate dall’Autorità Marittima, le bandiere presenti degli stabilimenti balneari devono essere tre.

BANDIERA BIANCA: segnala che il servizio di salvataggio è attivo e le condizioni meteo marine permettono il noleggio di natanti e la balneazione, senza pericolo

BANDIERA GIALLA: segnala l’obbligo di chiusura degli ombrelloni  a causa di forti raffiche di vento.

BANDIERA ROSSA: segnala che la balneazione è pericolosa per cattivo tempo o che il servizio di salvataggio non è attivo. In questo secondo caso oltre alla bandiera rossa vanno esposti uno o più cartelli, redatti in più lingue, ben visibili con la dicitura: ATTENZIONE – BALNEAZIONE NON SICURA PER MANCANZA DEL SERVIZIO DI SALVATAGGIO.

BANDIERA VERDE: è un riconoscimento dei Pediatri Italiani alle migliori spiagge adatte ai bambini
Per l’assegnazione di questo riconoscimento vengono presi in considerazione diversi aspetti.
In primis l’arenile della località che deve essere molto ampio, dotato di ombrelloni distanziati l’uno dall’altro. La sabbia deve essere fine e deve degradare dolcemente verso il mare. Quest’ultimo dovrà avere fondali bassi e acque chiare e pulite. La spiaggia deve essere dotata di soccorritori e bagnini in caso di emergenza.
In secundis vengono presi in considerazione i locali di ristorazione,le gelaterie e le aree attrezzate per i bambini.

La bandiera verde, per l’anno 2019, è presente sulle spiagge dei Comuni di:
Bianco (RC), Bova Marina (RC), Bovalino (RC), Capo Vaticano-Ricadi (VV), Cariati (CS), Cirò Marina-Punta Alice (KR), Isola di capo Rizzuto (KR), Locri (RC), Melissa-Torre Melissa (KR), Mirto Crosia-Pietrapaola (CS), Nicotera (VV), Palmi (RC), Praia a Mare (CS), Roccella Jonica (RC), Santa Caterina dello Jonio Marina (CZ), Siderno (RC), Soverato (CZ), Squillace (CZ).

BANDIERA BLU: è un riconoscimento assegnato dalla ONG danese Fee, Foundation for Environmental Education, in materia di educazione ambientale, ai comuni rivieraschi e agli approdi turistici con le acque più belle e pulite.

Per l’anno 2019 in Calabria sono state premiate, con la bandiera blu, 11 spiagge

Tortora, Praia a Mare, Roseto Capo Spulico, Trebisacce, San Nicola Arcella e Villapiana in provincia di Cosenza. Cirò Marina e Melissa per la provincia di Crotone; Sellia Marina e Soverato per la provincia di Catanzaro e Roccella Jonica per la provincia di Reggio Calabria.
Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell'onda.
L'alta marea cancellerà l'impronta e il vento svanirà la schiuma.
Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.
Kahlil Gibran


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