Specie aliene marine: ecco cosa succede a livello globale

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La globalizzazione, con la sua sempre crescente domanda di trasporto di merci, ha inavvertitamente aperto le porte ad una nuova invasione silenziosa. Una nuova ricerca ha creato un modello previsionale di come si muoveranno le specie aliene, mappando la diffusione di specie marine invasive potenzialmente dannose trasportate delle navi cargo in tutto il mondo.

Gli scienziati delle Università di Bristol, Regno Unito, e di Oldenburg, in Germania, hanno esaminato i dati di traffico delle navi e le registrazioni biologiche per valutare il rischio di invasioni future. La loro ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero di Ecology Letters.

Gli animali e le piante possono viaggiare attraverso le navi cargo, nascondendosi come clandestini nelle cisterne di zavorra o aggrappati allo scafo della nave. Al loro arrivo in un nuovo porto, le specie aliene possono causare gravi danni in acque precedentemente incontaminate. Queste specie cosiddette invasive possono portare le specie autoctone all’estinzione, modificare interi ecosistemi e l’impatto dell’economia umana.

Alcune regioni, come la baia di San Francisco o la Chesapeake Bay, hanno ad esempio registrato recentemente la presenza diverse nuove specie esotiche ogni anno, ,ma anche l nostro Mar Mediterraneo non è da meno. Gli effetti a catena per i pescatori, gli agricoltori, il turismo e l’industria sono miliardi di euro di danni ogni anno.

Gli scienziati ambientali e gli ingegneri navali vogliono ora mettere un freno a questa sciagura silenziosa. Ma senza sapere quando e dove si può verificare una contaminazione, le possibilità restano limitate.

Come parte del progetto di ricerca, finanziato dalla Fondazione Volkswagen, il team di ricercatori ha ottenuto i registri dettagliati di quasi tre milioni di viaggi di navi nel 2007 e nel 2008. A seconda della particolare rotta percorsa da ogni nave, i ricercatori hanno stimato la probabilità che una specie sopravviva al viaggio e stabilisca una popolazione nei successivi porti di scalo. Anche se questa probabilità è molto piccola per ogni singolo viaggio, i numeri raggiungono rapidamente una probabilità alta a causa dell’enorme aumento dei volumi di traffico merci degli ultimi decenni.

Il professor Bernd Blasius, dell’Università di Oldenburg e uno dei ricercatori coinvolti nello studio, ha dichiarato: “Il nostro modello combina informazioni quali percorsi di navigazione, dimensioni delle navi, temperature e biogeografia per stabilire la probabilità di una invasione.”

Il conteggio finale rivela i punti caldi della bioinvasione. I grandi porti asiatici come Singapore e Hong Kong, ma anche i porti degli Stati Uniti come New York e Long Beach sono tra i siti con maggiore probabilità di invasione. Queste zone d’acqua sono notoriamente trafficate, ma il traffico non è l’unico fattore importante.

Il Mare del Nord, per esempio, non si colloca tra le regioni più a rischio nonostante il traffico intenso di navi merci. Le temperature qui sono più basse, rendendo più difficile alle specie aliene la sopravvivenza. Tuttavia, gli arrivi dall’altra parte dell’Atlantico costituiscono una seria minaccia per il Mare del Nord. La maggior parte dei invasori provengono dalla costa orientale del Nord America.

Se il rischio di invasioni future è in drammatica crescita, lo studio contiene anche un messaggio di speranza. Se gli ingegneri navali riuscissero a prevenire almeno ad alcuni potenziali invasori di salire a bordo delle navi, il rischio totale potrebbe essere attenuato notevolmente.

Rimuovendo con successo una specie dal 25 per cento delle cisterne di zavorra che arrivano in ogni porto (ad esempio con filtri, prodotti chimici o radiazioni), la probabilità complessiva invasione diminuirebbe del 56 per cento.

Gaianews.it - 06.05.2013
Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell'onda.
L'alta marea cancellerà l'impronta e il vento svanirà la schiuma.
Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.
Kahlil Gibran


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pieruzzu

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Risposta #1 il: Ottobre 27, 2015, 11:59:40
Segnalo che l'anno scorso, ad ottobre, mentre facevo il bagno con mio moglie ho avvistato un CARANGO ARCOBALENO, noto pesce tropicale.
La mia paura è che vicino a lui ci fosse uno squalo, per cui siamo usciti subito dall'acqua.
Il carango ci ha seguiti fino a riva (eravamo a 30/50 metri dalla spiaggia quando lo incontrammo), forse per la sua indole di pesce pilota, per cui ho potuto osservarlo benissimo mentre nuotava in 50 cm di acqua; mentre cercavo il telefono per scattare qualche però si è dileguato.
Ero a Belmonte.
 


Danyele

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Risposta #2 il: Ottobre 27, 2015, 18:51:52
Buonasera Pieruzzu , ho fatto qualche ricerca su internet ed ho trovato che è diffuso in tutti gli oceani nella fascia tropicale e subtropicale. Nel mar Mediterraneo è molto rara , mah è stata segnalata a Genova nel 1846, in diversi esemplari. Quindi probabilmente se è così presto si farà sempre più presente a mio avviso .
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