ESTATE IN DUE PEZZI (ovvero...ripartite "estive")

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Autore Topic: ESTATE IN DUE PEZZI (ovvero...ripartite "estive")  (Letto 4816 volte)

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Ci scommetto che pensavate di trovare belle ragazze in succinti costumi da bagno, beh non è così. calabria
Il due pezzi è semplicemente riferito alla pezzature delle canne di cui si parla, ovvero le canne a  ripartizione. Anche il collocamento temporale, l’estate, non è esaustivo perche il periodo di utilizzo di questi attrezzi è più ampio. In sostanza coincide con il periodo del beachlegering e della paf ovvero 12 mesi l’anno.
Dovendo affrontare delle classiche battute a PAF personalmente cerco di alternare le canne di cui dispongo per questo tipo di pesca. Per cui a volte mi porto dietro una coppia di canne da beach, altre volte utilizzo una coppia di canne standard da fondo, altre volte opto per due canne di media potenza. Faccio così non per un motivo o un’esigenza particolare ma per il semplice fatto che mi spiace far impolverare le canne nella rastrelliera. Le ho acquistate nel tempo per passione e convinzione per cui sono tutte “piezz’ e core”. Al momento di prendere le canne e infilarle nella sacca c’è, però, sempre un attimo di tentennamento. Le mani, guidate da un inconscio comando, si dirigono verso ciò che non era in programma e facciamo parecchia fatica a mantenere l’imparzialità che ci eravamo prefissati nell’attuare il turn over. Ma questi dubbi sono davvero una questione inconscia o, sotto sotto, c’è un meccanismo di scelta razionale? Chiariamo subito che il tipo di canne che ci fa titubare sono le canne a ripartizione e qui qualcuno magari storcerà il naso. Nell’immaginario di tante persone infatti il concetto di canna a ripartizione coincide spesso con criteri di estrema rigidità, pesantezza, mare grosso e difficoltà d’utilizzo. Occorre premettere che anche per le ripartite, così come avviene per altre tipologie di canne, c’è una suddivisione per categorie o classi a seconda dell’utilizzo cui sono destinate che ci può fornire una prima indicazione di scelta. Infatti a noi non interessano tutte le ripartite ma solo quelle che potremmo definire, con un termine magari non esaustivo, “leggere”. Trattando di canne a ripartizione dobbiamo fare un po’ l’abitudine all’uso di termini anglofoni atteso che questo tipo di canne hanno avuto origine nella terra d’Albione. Nulla di trascendentale, termini senz’altro già sentiti come cast weight, ossia la potenza, il peso lanciabile. Questa caratteristica di solito è espresso in misure inglesi, precisamente in once (oz) così come la lunghezza che è espressa in piedi (feet) e pollici (inch). Altri termini che incontreremo individuano la tipologia e la versione della canna. Sentiremo pertanto parlare di versione multiplier o fixed per distinguere la canna anellata per mulinello rotante da quella da mulinello fisso. Avremo poi le cime, rough e match per distinguere cimini ad azione più rigida da quelli più flessibili ecc.ecc.  Tornando a noi, la potenza che ci interessa ha un range limitato e di solito spazia da 1 oz (oncia) a 5 oz. Essendo l’oncia pari a circa 28,35 grammi, le corrispondenze metriche decimali varieranno pertanto da questo peso sino a poco più di 140 grammi. All’interno di questo ventaglio c’è poi una certa gamma di scelta che annovera range diversi come 1/3 - 1/4- 2/4- 2/5- 3/5 ecc. Giusto per tornare alla terminologia anglosassone, in questo gruppo rientrano quelle canne che gli inglesi definiscono “flattie rod”, “bass rod” ed “estuary rod”, canne di potenza limitata ma con ottime doti balistiche e di reattività.
Includendo il range più basso, l’1/4, sconfineremmo in quelli che, tradizionalmente, rappresentano i canoni del beachlegering e qualche puritano potrebbe inalberarsi ritenendo disdicevole pescare a beach con canne ripartite (per quanto leggere). Ebbene faccio presente che alcuni produttori inglesi consigliano le loro canne più leggere, come le 1/3, proprio per la pratica del beachlegering. Personalmente queste grammature non mi allettano molto; delle canne che ho provato trovo che non abbiano molto in evidenza quel nerbo e quella reattività tipica delle rip, peferisco range di potenza poco più alti come le 2/4 o le 3/5 ed è proprio su questo segmento che cercherò di focalizzare le mie indicazioni. A parte questa mia considerazione personale, oggettivamente e obiettivamente, una 1/3 ha tutte le carte in regola per cimentarsi nel beachlegering e chi afferma il contrario non conosce minimamente le ripartite leggere, ma di questo magari ne parliamo un’altra volta.
 Evito di addentrarmi nei meandri delle caratteristiche tecniche e costruttive di queste canne perché esiste un’abbondate letteratura e cerco di tenere in maggior considerazione l’aspetto e l’impiego pratico. Quello che infatti ci interessa in questo contesto è di fornire consigli utili che possano guidarci nella scelta e nell’acquisto di queste canne “estive” ma anche di fornire motivazioni valide a chi ha delle perplessità. Partiamo con l’esaminare gli aspetti negativi, pochi peraltro, cui potremmo andare incontro acquistando una canna a ripartizione. Il primo, universalmente riconosciuto, è una certa difficoltà nel trasporto essendo la misura minima d’ingombro prossima ai due metri. Nulla a che vedere con la duttilità delle telescopiche, è vero, ma proviamo per un attimo a vedere il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto.
Proviamo ad immaginare per un momento di essere appena arrivati sulla spiaggia, al crepuscolo o addirittura in condizione di buio avanzato e valutiamo, sempre mentalmente, quanto tempo e con quali difficoltà riusciamo ad armare una telescopica, una tre pezzi e una due pezzi. Penso che non ci sia alcun dubbio che la contesa volga a favore della rip. Con la telescopica, anche se abbiamo piombo e terminale già montati, come qualcuno usa, occorre estrarre 5/6 sezioni,  allineare gli anelli e poi incastrare bene le sezioni. Con la ripartita basta inserire la cima nel pedone, spingere ed il gioco è fatto. Anche con la tre pezzi il gioco è facile ma gli elementi da allineare e innestare sono tre ovvero uno in più. Ovviamente quello del montaggio (e anche dello smontaggio) è un aspetto secondario in quanto se andiamo a divertirci non badiamo al tempo impiegato per queste operazioni ma per qualcuno può essere una questione rilevante.
Posto il concetto indiscutibile che il formato di canna prossimo alla perfezione sia il monopezzo e che la canna in due pezzi è quella che più si avvicina a questo stereotipo di perfezione del quale raggruppa e conserva le migliori doti tecniche quali reattività, potenza e sensibilità, vediamo quali sono gli aspetti veramente rilevanti. Partiamo dalla gestibilità includendo in questo concetto peso, dimensioni e versatilità. Le canne di questo range sono dei veri e propri fuscelli, dei fioretti che potremmo tenere in mano per un’intera battuta di pesca senza accusare la minima fatica e non parlo solo dei modelli di ultima generazione ma anche delle nonnette prodotte vent’anni fa. Non ho riferimenti precisi in fatto di pesi ma penso di non sbagliare dicendo che una rip leggera da 12 piedi equivalga ad una canna da beachlegering o ad una da paf leggera di livello qualitativo elevato.  Per quanto concerne la scelta del mulinello da abbinare, valgono gli stessi criteri delle altre canne: non devono sbilanciare e appesantire la canna. Un 4500 direi che rappresenta la scelta migliore  anche se si può arrivare fino ad un 6000 in caso di modelli superleggeri. L’optimum naturalmente è rappresentato da un mulinellino rotante classe 8/10 lb come gli Abu 5000/5500. In questo caso non ci sarebbe più storia in fatto di leggerezza e godibilità. Naturalmente è sul campo che saltano fuori le differenze, quelle comportamentali e caratteriali. Per quanto io possa sforzarmi di spiegare, le parole non sarebbero sufficienti, occorrerebbe provare per rendersi conto. Utilizzando una ripartita ci si rende conto che si ha la possibilità di pescare a dieci metri dalla battigia come se usassimo la più leggera delle canne da beach ma al momento di andare più in là non si fa certo dei problemi: montato un piombo da 3 o 4 once, a seconda del range, la schiena e la grinta vengono in evidenza e le distanze arrivano con naturalezza. Due parole sulla sensibilità che rimane immutata tanto sulla brevissima che sulla lunghissima distanza. L’architettura costruttiva delle canne a ripartizione permette di raggruppare tutte queste qualità senza la necessità di ostentare effetti speciali e qualità mirabolanti: il tutto è insito nel suo dna, già da parecchio tempo. In parole molto povere è come avere una canna polivalente: docile e sensibile ma che allo stesso tempo sa tirare fuori i muscoli quando vogliamo qualcosa di più. E tutto ciò a tempo pieno: lanci tecnici senza limitare il piombo e senza limitazioni di tempo e di numero di lanci, la scelta di una canna ripartita ci affranca dall’ansia di dover tenere sempre a mente la franchigia sul piombo. Altro aspetto saliente è che nelle ripartite non c’è, di solito, un margine di sicurezza per la zavorra massima utilizzabile come avviene per le tre pezzi e le telescopiche. Spesse volte addirittura la portata reale si rivela addirittura superiore a quella dichiarata ovviamente senza mettere in crisi e a rischio la canna.  Ovviamente anche in questo campo c’è il concetto del peso ottimale da tenere distinto dal peso massimo. In sostanza le ripartite possono agevolmente “lanciare” la zavorra indicata sulla serigrafia ma, ai fini della massima distanza raggiungibile, questa zavorra si riduce. Qualcuno obietterà che, in quanto ripartite, devono essere usate con lanci tecnici come ground e pendolare, che sottintende la necessità di acquisire praticamente la loro esecuzione. Ovviamente, se si vuole ottenere il massimo, un discreto lancio aiuta ma posso assicurarvi che con questo cast di potenza un discreto side o un buon above restituiscono degli ottimi risultati. E’ comunque sempre saggio ricordare che la distanza la fa il pescatore non la canna, qualunque essa sia. Mettiamo poi anche in conto che di fronte ad un’improvvisa variazione delle condizioni marine, con la crescita del moto ondoso, la nostra rip manterrà comunque le capacità di affrontarle.
Quale modello scegliere? Ritengo doveroso fare una premessa: dopo un periodo glorioso di qualche lustro fa in cui vennero sfornati dei prodotti diventati nel frattempo dei cult come le Tecnofish All Bass o le varie Mitchell in due pezzi o le Veret Vrt, queste canne sono un po’ cadute nel dimenticatoio. Una certa produzione esiste, sia italiana che estera ma l’interesse del pubblico è rivolto verso modelli di potenza superiore. Sfogliando i cataloghi on line, di modelli papabili ve ne sarebbero parecchi ma qui occorre tener presente un aspetto di cui parlo sempre, ovvero l’individualità di queste canne. Ossia ciascuna canna ha una propria “personalità”  spesso molto diversa dalle altre canne di pari range. Per cui, se in questo topic abbiamo creato, per questioni di comodo, un range di attrezzi idonei per la PAF, non vuol dire che tutte le canne che sulla carta vi rientrano possano andar bene. Vi sono delle canne da 5 once che hanno buone attitudini con condizioni di mare già abbastanza formato e risulterebbero piuttosto sorde per i nostri usi mentre, viceversa, vi sono modelli di range superiore che si prestano ottimamente ai nostri scopi. Oltre ai vecchi modelli di cui si parlava prima e che, per me, rimangono insuperabili, mi permetto di indicare qualche modello attuale in produzione. Purtroppo i prezzi non sono sempre popolari ma guardando bene sul web vi accorgerete che esistono parecchi modelli abbordabili. Rimane poi il mercato dell’usato che offre quasi sempre attrezzi di buone qualità e condizioni e a volte si ha la fortuna sfacciata di incappare in qualche possessore delirante ha deciso di mettere in vendita uno dei cimeli sopra citati.
Per le considerazioni di cui sopra, nelle mie indicazioni non troverete modelli molto noti come la Greys GRX (vecchio modello) nonostante sia una 5 once o la Century TTUL o le Italcanna Fireball S1 e S2 o altri modelli che non sto ad elencare. Ciò non toglie che questi attrezzi abbiano un loro validissimo utilizzo nella pesca a mare calmo magari sulla lunghissima distanza ma nel nostro caso non garantiscono quelle doti di sensibilità indispensabili.
Vi propino ora una breve carrellata di alcuni modelli.
Partendo dalla produzione italiana è doveroso annoverare la

Ultramarine 2/4


e la Exploit 2/4


e mi sentirei di aggiungere l'arcinota Unica 3/6, di range superiore a quello che ci interessa, ma dalla sensibilità eccezionale.

Fra le Italcanna inserirei la Fireball L2


e la Millennium 120.


Non dimentichiamo la produzione Bad Bass con le Cardinal,


le International light


e le Mareggiata light ecc.


e la Veret con le  Tenax sp 2010


e le  Domino2.


Da oltremanica arrivano sempre ottimi prodotti dei quali citiamo alcuni modelli che frequentano anche le nostre spiagge come: Conoflex Flattie Fanatic MK2,


ZZiplex Powertex Bass,


Anyfish Anywhere con la Four & bait


e la Estuary,


la Sonik SK3.


Naturalmente, come è facile in questi casi, avrò tralasciato qualche modello, sono solo delle mie sviste, perdonatemi.
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Risposta #1 il: Giugno 13, 2014, 16:24:46
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Ci scommetto che pensavate di trovare belle ragazze in succinti costumi da bagno, beh non è così.

 ;D ;D


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Risposta #2 il: Giugno 18, 2014, 18:02:15
Beh! se gli Admin mi autorizzano, vedo di fare anche una carrellata di bikini e monokini  ;D
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Risposta #3 il: Gennaio 29, 2016, 13:01:57
Oltremare questo Topic mi ha sempre incuriosito e avendo trovato in occasione una daiwa supercast x 2-4 non ho resistito a prenderla. .possiedo già un Penn 515 Mag2 (consigliatomi da te assieme alla grx 6oz) come lo vedi abbinato alla daiwa? Meglio se cerco un Abu 5500?


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Risposta #4 il: Gennaio 29, 2016, 22:48:52
E hai fatto benissimo. La Supercast è un altro must. Puoi montarci sopra il  515 ma se ti capita un piccolo Abu usato (5000/5500) è il non plus ultra.
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