La canna bolognese: limiti e potenzialità.

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Autore Topic: La canna bolognese: limiti e potenzialità.  (Letto 4191 volte)

^NONNOROBY^

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il: Luglio 23, 2014, 15:25:55
Come noto, la canna bolognese ha avuto origine nelle acque interne e la sua ideazione è dovuta all’esigenza di poter pescare qualche decina di metri più avanti di quanto non consentisse la canna fissa. Ben presto, però, ci si è resi conto di altre potenzialità di cui era dotata la bolognese, quale per esempio quella del mulinello che, cedendo filo durante il combattimento, consentiva l’utilizzo di fili più sottili, con la conseguenza di un maggior numero di catture; non solo, ma il mulinello consentiva finalmente di poter avvicinare a portata di guadino anche quelle prede di taglia che con la fissa andavano inesorabilmente perse. Dati questi vantaggi, ben presto la bolognese prese il sopravvento sulla canna fissa, oggi utilizzata solo da pochi irriducibili appassionati.

Non so se i primi pescatori ad utilizzare la bolognese in mare furono gli stessi  pescatori di acque interne, oppure se i pescatori di mare presero in prestito da loro questa tecnica di pesca, fatto sta che nel giro di pochissimi anni la pesca con la bolognese in mare crebbe in modo esponenziale ed attualmente è tra le tecniche di pesca più praticate, per le grandi emozioni che riesce a regalare: spigole, orate, saraghi, mormore sono solo alcune delle numerosissime specie insidiabili con questa canna, e con taglie di tutto rispetto.

Non è però sufficiente prendere una bolognese in mano per assicurarsi queste grandi emozioni, in quanto è necessario trovare l’occasione più opportuna e, ove questa non esista, è necessario crearsela. Di queste occasioni, le più fondamentali di tutte sono le condizioni meteo marine e di conseguenza gli spot adatti alla bolognese: in mare aperto, un mare mosso o molto mosso, con onde frontali o latero-frontali, mentre può rivelarsi come mare ideale per la pesca a fondo, al contrario si mani come il peggior mare affrontabile con la bolognese, anzi, diciamolo pure, come un mare assolutamente non affrontabile con la bolognese: la bordata delle onde trascinano inesorabilmente avanti e indietro il terminale che, non essendo ancorato al fondo, finisce inesorabilmente spiaggiato o arroccato  in un lasso di tempo brevissimo.

Non c’è alcuna soluzione a questo problema, ne un galleggiante più pesante, ne un galleggiante di forma speciale, ne una zavorra particolare, ne una canna più lunga, ne un filo caratteristico: il nostro terminale viene trascinato via inesorabilmente. Insistere nel pescare in queste condizioni significa solo una perdita di tempo ed una più che probabile incavolatura.

La giornata di pesca è dunque persa? Si, se il nostro spot è una spiaggia lineare priva di anse, insenature, scogliere o comunque ripari su cui eventualmente spostarci, per tentare almeno di pescare in trattenuta. E’ comunque un tentativo di non perdere la giornata, perché resta sempre il problema dell’effettiva efficacia di un altro elemento fondamentale della pesca con la bolognese: la pasturazione. Se infatti riusciamo comunque a trattenere il terminale per evitare il suo spiaggiamento o arroccamento, la stessa cosa non possiamo fare con la pastura, che se ne va a ramengo e formerà una zona di pascolo al di fuori della portata del nostro amo. Possiamo sempre evitare di pasturare, sperando che sotto la nostra postazione arrivi qualche pesce, ma per lo più una cattura in queste condizioni è solo occasionale e fortuita.

La pesca con la bolognese in mare aperto è quindi fortemente vincolata alle condizioni meteo marine e alla conformazione dello spot. Ho classificato la pesca dalla spiaggia all’ultimo posto proprio per questi vincoli, ed ancora peggio è la pesca da una scogliera lineare perché oltre allo spiaggiamento c’è il sicuro arroccamento. Per pescare da questi spot è fondamentale un mare calmo o poco mosso, o comunque un mare che non si presenti con onde frontali: fatta in queste condizioni, la pesca con la bolognese dalla spiaggia o dalla scogliera può regalare quelle forti emozioni di cui ho accennato all’inizio.

Ci sono però delle postazioni dalle quali la pesca con la bolognese è sempre fattibile a prescindere dalle condizioni meteo marine e, per certi versi, molto più appagante della pesca in mare aperto, in quanto è molto, ma molto più gestibile l’azione di richiamo della pastura, con la quale possiamo creare una zona di pascolo ‘artificiale’ proprio sotto il nostro galleggiante. I porti, i porticcioli, i canali di acqua salmastra, le lagune, i massi frangiflutto al riparo delle bordate delle onde, le scogliere che formano un’ansa riparata ed i pontili dotati di bracci che consentono di pescare con le spalle alle onde rappresentano il ‘regno’ della bolognese. Se la nostra postazione è poi sopraelevata di 1-2 mt sul livello dell’acqua, i vantaggi sono anche maggiori, in quanto ci consente una migliore manovrabilità della canna ed una miglior gestione della pastura.
 
Perché questi spot sono da preferire a quelli sulla spiaggia?

La risposta è semplice se esaminiamo da vicino la struttura di questa canna. La bolognese è fondamentalmente una canna fissa dotata di anelli passafilo e mulinello, che anche se ne estendono la potenzialità, tuttavia non ne modificano la concezione di base. Pertanto la bolognese, come la canna fissa, ha un ristretto raggio d’azione, anche se molto meno limitato della fissa (il cui il raggio d’azione è forzatamente legato alla lunghezza della canna).
La bolognese quindi non è una canna da ‘lancio’, quanto piuttosto una canna da ‘calata’, esattamente come la fissa, e come tale deve essere considerata, se vogliamo trarne il maggior profitto: se nel nostro spot è necessario raggiungere distanze superiori ai 15-20 mt, passiamo decisamente ad una canna inglese, studiata appositamente per il ‘lancio’ del galleggiante e quindi più adatta a queste distanze.

In parole povere, non deve essere la bolognese ad andare a cercarsi il pesce, quanto piuttosto il contrario, e cioè è il pesce che deve andare a cercarsi la bolognese. E’ pretendere troppo? Può darsi, ma è uno dei principi fondamentali su cui si basa la pesca con la bolognese e ne fa la sua fortuna. Ma come convincere il pesce a cercarsi la bolognese? Semplice, applicando lo stesso criterio utilizzato per la canna fissa, ovvero usando la pasturazione.

Nella pesca con la canna fissa, e di conseguenza con la bolognese, è talmente fondamentale la pastura che, se per caso la dimentichiamo a casa, la nostra giornata di pesca rischia di trasformarsi in un solenne cappotto, in catture occasionali, in un molto probabile mal di fegato e sicuramente in una noia mortale. La pastura non va lanciata a caso, ma vanno studiati attentamente il percorso della corrente e la sua entità. Il percorso ideale è quello che porta dalla nostra postazione al largo, in linea retta od obliqua; più problematica è una direzione laterale (a destra o a sinistra della nostra postazione), in modo particolare se siamo affiancati da altri pescatori. L’entità ideale è una corrente debole ma costante, la quale consente il depositarsi della pastura a breve distanza dalla postazione e quindi la formazione della zona di pascolo sotto il nostro galleggiante.

Queste due condizioni (corrente debole e percorso rettilineo) sono quelle che nel 90% dei casi sono in grado di regalarci quelle forti emozioni che andiamo ricercando. Ho detto prima che la bolognese è una canna da ‘calata’ e non da ‘lancio’, per cui la calata dell’esca è meglio farla tenendo con una mano la canna parallela all’acqua e con l’altra mano l’esca, che facciamo cadere sotto i nostri piedi: sarà poi compito della corrente trascinarsi l’esca in zona di pascolo. Poco prima, o subito dopo, facciamo cadere nello stesso punto anche la pastura che, a sua volta trascinata lentamente dalla corrente, andrà a formare poco più in là la zona di pascolo. Finché direzione ed intensità della corrente restano costanti, è più proficuo pasturare sempre in questo modo.

Se dobbiamo superare un ostacolo nelle vicinanze, è molto meglio farlo (anziché frustare la canna) impostando come punto di partenza quello appena visto: tenendo con una mano la canna parallela all’acqua e con l’altra mano l’esca, solleviamo con decisione la punta della canna verso l’alto mollando contemporaneamente l’esca; il terminale acquista un abbrivio che gli consente di superare agevolmente l’ostacolo. In questo modo il rischio di aggrovigliare il lungo bracciolo sul tratto di lenza retrostante è molto meno frequente che frustando la canna.

Se siamo fortunati, queste condizioni costanti possono perdurare anche per svariate ore, in modo particolare se il nostro spot non si trova in mare aperto.
In mare aperto le condizioni possono mutare anche repentinamente, per cui bisogna adattarsi ad esse, tenendo presente che la pasturazione deve avvenire sempre a monte della corrente: più la corrente è forte, più bisogna risalire a monte. Il lanciare la pastura direttamente sul galleggiante è sempre un errore anche in caso di corrente debole, perché prima di raggiungere la profondità ideale la pastura avrà già percorso un tratto superficiale, col rischio di formare un’altra zona di pascolo non più a portata del galleggiante.

Altra tecnica vincente della bolognese è quella di utilizzare terminali i più leggeri possibile, come quelli che si usano con la canna fissa, appunto: 1 o 2 gr sono la portata ideale dei galleggianti, categoricamente da bolognese e non inglesi, per non far perdere ai terminali quella fluidità con cui si riesce a superare la diffidenza anche dei pesci più smaliziati. Un lungo bracciolo di 150-200 cm, completamente nudo e quindi privo anche della pur minima zavorra, svolazza in acqua in modo naturale alla stessa stregua della pastura, per cui la stessa esca viene scambiata come un bocconcino naturale in balia della corrente,  e perciò aggredito senza sospetti.

In definitiva, raramente resteremo delusi dalla bolognese se la utilizziamo in modo corretto, in condizioni meteo marine idonee e negli spot ad essa adatti. Se analizziamo attentamente un cappotto con la bolognese, sicuramente scopriremo di non aver rispettato uno o più di questi tre parametri.
 
Se vogliamo praticare una pesca col galleggiante che non rientra nei precisi canoni della bolognese, c’è sempre un’alternativa, ovvero la pesca all’inglese. Ma questo è un altro discorso…
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Pietro.on

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Risposta #1 il: Luglio 23, 2014, 22:56:01
Bell'articolo. Pratico esclusivamente (almeno per il momento) la tecnica della bolognese in mare. Trovo utile la tecnica per calare l'esca in acqua, procedimento che fino ad ora non ho mai provato; piuttosto eseguo un movimento laterale. Ho visto dei metodi in cui dopo il "lancio", si effettuava un movimento brusco all'indietro, con la canna parallela alla superficie, con lo scopo di far distendere la lenza in acqua.

Spesso pesco in mare aperto, e la zona mi permette di cambiare lato (spostandomi per 30 metri circa) qualora si verificasse un cambiamento delle condizione marine. Delle volte, per mancanza di esperienza, mi sono trovato a pescare con vento ed onde frontali; demoralizzante per un pescatore alle prime armi come me, in procinto di voler abbandonare questa disciplina. Che dire, oltre le condizioni meteo, qualche danno di mio l'ho pure fatto spezzando, dopo due battute di pesca, la vetta della mia attuale canna. Dopo quell'esperienza, grazie alla cattura dei miei primi saraghi ed occhiate, anche se di piccola taglia, ho cominciato ad amare sempre di più la pesca.

Come galleggiante, delle volte utilizzo la penna zavorrata 5+1, per il resto uso solo quelli fissi da bolognese. Ho appena effettuato l'acquisto di un 1,5 g e non vedo l'ora di provarlo.

Scusate se mi sono dilungato parecchio ma è stato un piacere descrivere la mia esperienza; grazie a ^NONNOROBY^ mi sono venuti in mente tutti gli errori che commettevo e che fino ad oggi ho commesso. Cercherò di perfezionare la tecnica con il passare del tempo.  ;D


^NONNOROBY^

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Risposta #2 il: Luglio 24, 2014, 12:51:45
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Delle volte, per mancanza di esperienza, mi sono trovato a pescare con vento ed onde frontali; demoralizzante per un pescatore alle prime armi come me, in procinto di voler abbandonare questa disciplina

Ciao Pietro,
la demoralizzazione dei pescatori neofiti, con il conseguente abbandono della pesca, è più frequente di quanto non immagini. Essa è dovuta principalmente alla mancanza di risultati positivi già dalle prime battute, che sicuramente non contribuiscono a far appassionare il neo pescatore alla pesca, anzi la fanno ritenere come qualcosa di noioso e del tutto priva di attrazione, facendogli preferire altri tipi di passatempi in cui non deve svolgere un'azione passiva di (inutile) attesa quanto piuttosto di attiva partecipazione all'azione.
Tra i vari motivi di questa demoralizzazione c'è sicuramente il fatto di iniziare l'attività della pesca in spot non idonei, in cui la presenza del pesce è scarsa o comunque insignificante. Un altro dei motivi è quello di approcciarsi alla pesca con attrezzatura non idonea a quel tipo di spot. Ma pure trovandosi nel giusto spot e con l'attrezzatura ad esso idonea, un terzo motivo è quello di utilizzare quell'attrezzatura nel modo non corretto.
Nel terzo motivo rientra sicuramente la pesca col galleggiante, praticabile con la canna fissa, con la canna bolognese e con la canna inglese. Avendo in comune lo stesso tipo di tecnica (ovvero l'esca trattenuta in sospensione dal galleggiante), un pescatore alle prime armi potrebbe pensare che sia indifferente fare la pesca col galleggiante con un tipo di canna piuttosto che con l'altro. Questo è vero sinché le condizioni meteo marine e la conformazione dello spot sono idonei a tutti e tre i tipi di canne.
Le situazioni cominciano a differenziarsi nettamente quando le condizioni meteo marine o la conformazione dello spot presentano caratteristiche del tutto diverse.

La canna fissa è adatta a mare calmo o poco mosso e a fondali che non superano una certa profondità (diciamo max. 4 mt per una canna lunga 8 mt), con presenza di pesci di piccola o media taglia. E' soprattutto indicata per pesci che stazionano prevalentemente sotto la superficie dell'acqua o a mezz'acqua (occhiate, aguglie, boghe, sugarelli, leccie stella, ecc.) e per questo tipo di pesca è spesso preferita alla bolognese per la velocità dell'azione.

La canna inglese è adatta per la pesca a lunga distanza dalla nostra postazione e regge in modo sufficiente un mare 'allegro' grazie alla conformazione dei galleggianti specifici per questo tipo di canna. Si può utilizzare sia per pesci di superficie che di fondo (magari usando il galleggiante in modalità scorrevole) ed ha una tenuta accettabile in caso di correnti sostenute. Ovviamente sia il moto ondoso che la velocità della corrente devono rientrare entro certi limiti, oltre i quali l'unico tipo di pesca fattibile è quella a fondo.

Ma veniamo alla canna bolognese, che è l'oggetto del topic. Tra i tre tipi di canna per la pesca col galleggiante è la più diffusa perché racchiude in se, sotto certi versi, sia le caratteristiche della canna fissa che di quella inglese, anche se entro parametri ben delimitati. Ma delle due si avvicina in modo più spiccato alla canna fissa: come per la fissa, le condizioni ideali di utilizzo sono un mare calmo o poco mosso e velocità delle correnti assolutamente non elevate.
Per contro, presenta dei vantaggi di rilievo rispetto alla fissa: la possibilità di pescare ad una maggior distanza e su fondali più alti e sicuramente una maggiore probabilità di spiaggiare prede di una certa mole.
Nulla ci vieta naturalmente di usare la bolognese anche in condizioni che più si avvicinano a quelle adatte all'inglese, ma il massimo di se la bolognese lo mani se impiegata entro limiti ben delineati per questo tipo di canna. Se dai uno sguardo Non sei autorizzato a visualizzare i link. Registati o effettua Login, puoi trovare suggerimenti utili sul miglior utilizzo di questa canna.
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Pietro.on

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Risposta #3 il: Luglio 24, 2014, 13:13:40
Ho letto il topic della bolognese in mare non appena mi sono registrato in questo forum. Descrive bene la tecnica. Non sapevo nemmeno da dove iniziare e dopo quasi un paio di anni, vado a pesca (quando posso) con molta più tranquillità e sicurezza. Non ho avuto mai nessuno che mi spiegasse come praticare questa tecnica, anzi, mi accorgo degli errori che attualmente compiono delle persone che praticano bolognese. Utilizzano fili molto grossi e tecniche fai da te con conseguenti risultati. Quando mi è capitato di tirare in discussione i diametri dei fili ed il peso del galleggiante, sono stato quasi preso di mira, sentendomi dire "quel filo si rompe facilmente" Pesco con 0.16 in bobina (trabucco t force tournament) ed uno 0.12 fc come finale (gorilla). Ho notato che entrambi sono molto resistenti e non si rompono facilmente. Per finire, ami piccolissimi fanno credere di catturare esclusivamente pesci piccoli. Non è così. La sezione "catture" di questo forum ne è la dimostrazione.


Rob67

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Risposta #4 il: Luglio 27, 2014, 19:34:00
Complimenti per il topic NonnoRoby. Da un anno a questa parte mi sto dedicando anche alla pesca alla bologne, purtroppo con scarsi risultati. Io credo che il mio problema sia quello di non azzeccare mai la giusta strategia di pesca a seconda delle condizioni meteomarine del post in cui pesco, es: quanto fondo dare, come capire la corrente e di conseguenza come pasturare, spallinata o bulk. Nonostante ciò non ho mai pensato di mollare, e ogni volta torno a casa e mi rimetto a trovare indicazioni utili a migliorarmi, solo voi di calabriapesca mi potete aiutare   ;D


^NONNOROBY^

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Risposta #5 il: Luglio 27, 2014, 20:32:55
Prova a seguire i suggerimenti che trovi Non sei autorizzato a visualizzare i link. Registati o effettua Login
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