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FLY FISHING => PESCA CON LA MOSCA => Topic aperto da: ^FLY^ - Marzo 26, 2013, 09:46:40

Titolo: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Marzo 26, 2013, 09:46:40
                             
Il no kill in Italia
Verso la fine degli anni ’70 la pesca in Italia stava attraversando un periodo difficile. Il boom economico iniziato venti anni addietro, si era da tempo arrestato e aveva lasciato il posto alla crisi. Di contro però gli effetti negativi di quel periodo di grande sviluppo e trasformazione, erano vivi più che mai e continuavano a mani(https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/Smileys/piombo/36_16_26_001.gif)rsi sotto forma di inquinamento, deturpazione del territorio, depauperamento delle risorse idriche e forestali e sfruttamento intensivo di aree fino a poco tempo prima ancora integre. I pescatori di acqua dolce erano stimati in circa 1 milione di unità, e anche loro erano afflitti dalle problematiche sopracitate. Le norme che regolamentavano la pesca sportiva consentivano di poter trattenere anche 15 trote di 18 cm di lunghezza ad ogni uscita. Fu in quel periodo, che tra coloro che si dedicavano alla pesca utilizzando esclusivamente le esche artificiali (mosca e spinning), iniziò a diffondersi l’idea di andare oltre i regolamenti, allora troppo permissivi e per nulla capaci di esercitare il mantenimento e lo sviluppo del patrimonio ittico, attraverso la pratica e la diffusione di comportamenti miranti a tutelare e salvaguardare la vita e la riproduzione dei pesci più pregiati (trote e temoli in primis). Furono promosse diverse iniziative in tal senso, per lo più di carattere locale e su base volontaria, con lo scopo di sensibilizzare quanti più pescatori possibile ad assumere atteggiamenti più responsabili e meno predatori nei confronti dei pesci. In molte zone del paese infatti, i cestini pieni di barbi e cavedani e le catture numerose di trote, lucci, persici, ecc, assai comuni soltanto pochi anni addietro, erano divenuti ormai un ricordo e la tendenza era verso un peggioramento. Si andava per fiumi e torrenti allo scopo di trascorrere ore di svago e divertimento, ma anche per portare a casa qualche buon pesce da consumarsi la domenica con tutta la famiglia riunita. Era divenuto chiaro a tutti che  il prelievo eccessivo di esemplari di ogni taglia, aveva contribuito all’inesorabile impoverimento anche dei corsi d’acqua più ricchi di pesce; bisognava fare al più presto qualcosa per invertire questa china ed era fondamentale coinvolgere tutti.


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rilascio di un temolo


L’idea era semplice, ignorare le norme in vigore e limitarsi a trattenere non più di 4/5 capi per uscita e di una misura di molto al di sopra rispetto a quella legale. In questo modo si pensava di soccorrere i nostri ambienti fluviali ed i pesci, e risollevare la situazione nazionale dal declino in cui era precipitata. I più ottimisti auspicavano che nel giro di pochi anni la taglia media dei pesci sarebbe risalita in maniera considerevole, riportando una buona parte dei fiumi ai fasti di un tempo. Negli ambienti della Mosca invece, si iniziò a pensare di istituire zone sperimentali, sulla falsa riga di quanto era avvenuto negli USA 20 anni prima, ove consentire la pesca solo con esche artificiali e vietando qualsiasi forma di prelievo. L’obiettivo sarebbe dovuto consistere nel recupero dei fiumi in tempi brevi e nel dimostrare ai pescatori a”boccone”che il futuro della pesca nel nostro paese non avrebbe potuto prescindere da tali pratiche definite “altamente sportive”. Il problema principale consisteva nel convincere la maggior parte dei pescatori italiani, e le numerose organizzazioni che li rappresentavano, ad adottare tali provvedimenti restrittivi. Il pescatore medio italiano infatti era abituato a considerare la sua attività di pesca, per quanto dilettantistica, quasi esclusivamente orientata alla cattura del pesce destinato poi ad essere trattenuto. Sempre meno spesso i pesci portati a casa venivano poi consumati dai pescatori e dalle loro famiglie, ma ciò non era sufficiente a dissuaderli dal trattenere comunque il pescato. Preferivano tentare di regalarli ad amici e conoscenti piuttosto che rimetterli in libertà vivi e vegeti, con la speranza di poterli catturare nuovamente magari un po’ cresciuti. La mentalità allora diffusa li portava a considerare che, se non li avessero trattenuti loro, l’avrebbero fatto altri ed il risultato sarebbe stato il medesimo. Inoltre la diffidenza verso chi praticava la pesca in maniera diversa e palesava talvolta atteggiamenti un po’ snob, rendeva difficile intavolare una comunicazione veramente efficace.
Per questi motivi le istituzioni di tratti “no kill” o “catch & release”, sono state da sempre lunghe da realizzare e problematiche da mantenere, perchè avversate dalla maggioranza dei pescatori che ravvisano il tentativo da parte di pochi di impossessarsi di una parte del patrimonio di tutti. La cosa poi che non è mai stata digerita è il fine; avere a disposizione tratti di fiume ben ripopolati per pescarci in compagnia di pochi “colleghi” con tecniche esclusive.


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tratto no kill sul fiume Piave a Belluno

 
In circa 35 anni, di questi tratti ne sono stati realizzati molti, specialmente al nord e centro Italia, ma solo pochi sono riusciti a durare nel tempo e pochissimi esistono ancora.  Attualmente tra i più conosciuti e frequentati ci sono quelli sui fiumi Brenta e Piave, I no kill sul Nera di Borgo Cerreto e  Ferentillo, la Tail Water del Tevere, i no kill su Sangro e Volturno e quello sul Sele-Tanagro . Questi tratti hanno una lunghezza sufficiente a giustificarne l’esistenza, e alle volte raggiungono un’estensione considerevole, mentre in altri casi esistono zone con regolamentazione molto simile ridotte a poche centinaia di metri. Nessuno di questi no kill può considerarsi al sicuro dalle brame di coloro che li vorrebbero aperti a tutte le tecniche di pesca con l’adozione dei regolamenti tradizionali delle varie regioni e/o provincie, e ultimamente le cose stanno peggiorando. Il no kill sul Piave di Belluno, già di per se piuttosto corto, è stato suddiviso in vari tratti e aperto anche ad altre esche, sul Brenta e nel Tevere, a causa di eventi diversi riconducibili alla gestione e manutenzione delle dighe che li regimano, si sono verificati grossi danni alle popolazioni di pesci ed insetti a causa di piene rovinose e asciutte prolungate. Il no kill sul Nera di Borgo Cerreto, fino a 4/5 anni fa era il fiore all’occhiello del centro Italia e riuscire a prenotare un’uscita nel week ed era spesso difficoltoso. Oggi non è più così, le presenze si sono drasticamente ridotte come pure la sorveglianza e anche gli Agriturismo della zona risentono pesantemente di questa situazione. Sul Sangro e Volturno, i problemi relativi al pesante inquinamento e al dilagare del bracconaggio non sembrano poter essere arginati in maniera sufficiente e il recente progetto ARS Sele, ha dovuto fronteggiare dall’inizio diversi problemi di convivenza con i pescatori locali. Qualcuno potrebbe obiettare che, contemporaneamente a questi fatti, altre zone no kill sono sorte altrove e che in considerazione di ciò si possa considerare la situazione stabile. Me se ci si sforza di restare nei fatti, bisogna avere il coraggio di rilevare che il “Progetto no kill”in Italia è naufragato.


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rilascio di una trota marmorata


Naufragato non significa che non sia accaduto nulla, anzi. Intanto i problemi  di inquinamento, bracconaggio, distruzione di interi ambienti a causa del cosiddetto progresso, non siamo riusciti a risolverli. La maggior parte dei pescatori italiani, nonostante il ricambio generazionale, non sono molto diversi dai loro predecessori e continuano a considerare la pesca come uno sfoggio di abilità personale da esternare a tutti. Secondo questa mentalità, il pesce catturato rappresenta la cartina tornasole con cui valutare una giornata di pesca; per tanto i fiumi DEVONO essere costantemente ripopolati nel corso della stagione per consentire a chi paga licenze, tessere e permessi vari, di assicurarsi quantitativi elevati di prede, tali da soddisfare le loro esigenze. La pesca con la mosca nel frattempo si è diffusa maggiormente, grazie anche ad associazioni quali Club e Scuole, ma la divisione che regna all’interno di questo micro mondo è notevole e continua a determinare l’isolamento da quello ben più vasto che ospita tutti gli altri pescatori. L’iniziale proposito per cui tanti anni fa si pensò di ricorrere al no kill, ovvero dar modo ai fiumi di ripopolarsi da soli e dimostrare a tutti che si potevano trattenere (senza obbligo) meno pesci, più grossi, e divertirsi tutti di più, è stato così disatteso. Il no kill doveva essere solamente una cura da somministrare in casi estremi, ed invece è stato fatto divenire un modello, discutibile, con cui gestire alcuni tratti di fiumi in maniera esclusiva. Ancora oggi nel nostro paese, tratti del genere vedono la luce non per una esigenza collettiva da parte dei pescatori, ma grazie a concessioni elargite da parte delle amministrazioni locali in favore di piccoli gruppi di persone che ne fanno espressa richiesta. Solitamente queste poche persone possono vantare qualche referente all’interno delle istituzioni locali che, a fronte della realizzazione di una sorta di microeconomia locale alimentata dall’indotto dell’attività di pesca, avallano i progetti presentati. Tutto ciò nella migliore delle ipotesi. I pescatori locali però, vivono queste situazioni con grande risentimento ed il circolo vizioso ha inizio. Con l’istituzione dei tratti, vengono ratificate poi le regole di accesso alla pesca, regole che esasperano ulteriormente gli animi già sufficientemente surriscaldati. Nella maggior parte dei casi, si può pescare solo munendosi di permessi aggiuntivi a pagamento (oltre alla licenza nazionale, tesserino regionale e/o provinciale e in certi casi pure della tessera fips o fipsas), si può utilizzare solo la tecnica della pesca a mosca con coda di topo e non si può trattenere alcun pesce. Sono graditi, e talvolta imposti, l’uso del guadino con rete speciale, di nylon non troppo sottili per non stressare il pesce durante il combattimento e una cura  particolare nel maneggiare i pesci durante lo scatto delle fotografie o la slamatura.


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rilascio di una trota fario


Si dirà che sono tutte condizioni necessarie per salvaguardare al massimo i pesci che, come recitava qualcuno, sarebbero troppo preziosi per essere pescati una sola volta. Peccato però che questi regolamenti che si prefiggono intenti così nobili, consentano di pescare quotidianamente tutti, o quasi, i pesci presenti nel tratto, grazie all’utilizzo di più esche contemporaneamente, che quasi sempre sono ninfe esageratamente piombate con palle di tungsteno per farle affondare facilmente e poterle altrettanto facilmente presentare davanti alla bocca del pesce. Peccato anche che la salvaguardia dei pesci garantita dal regolamento, non impedisca ai frequentatori del tratto di poter catturare decine e decine di pesci ad ogni uscita senza limitazioni di sorta e di poter pescare talvolta anche in periodo di divieto (tanto si pratica il no kill…). E come può legittimarsi il divieto di pescare al tocco con un verme o in passata con la camola, quando è possibile fare lo stesso con un’attrezzatura “da mosca”e con più esche artificiali legate insieme? Di fronte a tali insinuazioni, si levano immediate le ire dei promotori e avventori, pronti a pontificare sui benefici che il tratto in questione produce. Peccato che ai pesci produce soltanto maltrattamenti e sofferenze quotidiane, che potrebbero essere risparmiate adottando semplici atteggiamenti dettati da un briciolo di sensibilità. Tra questi ci sarebbe quello di evitare di trasformare una giornata di pesca in un safari o una guerra e limitarsi a pescare poco e catturare non più di una decina di pesci, scegliendo magari le zone più impegnative e gli avversari più difficili, per poi chiudere la canna e trascorrere il resto della giornata ad ammirare, osservare e cercare di imparare qualche cosa in più. Sarebbe molto più efficace della prenotazione telefonica che oltretutto fa somigliare la pesca ad una sorta di partita di calcetto con il campo riservato….!!!! Peccato poi che il trattenimento, anche di un solo esemplare, venga raramente preso in considerazione. Eppure stiamo parlando di pesca: o no?

E’ stupefacente come certi egoismi arrivino a determinare posizioni tanto intransigenti. La pesca è un’attività nata con l’uomo e anche se da decenni non si va più sul fiume per sopravvivere, la cattura del pesce rimane l’evento significativo che racchiude in se tutto ciò che è stato concepito a monte. L’emozione di ferrare una preda più grande del solito, il recupero incerto accompagnato dal timore che si possa sganciare da un momento all’altro e contemporaneamente l’immaginazione di mostrarla orgogliosi in famiglia o agli amici, come se la si fosse già catturata, l’abbiamo provata tutti nessuno escluso. Ed è in quegli attimi di incertezza che si materializzano le sensazioni più profonde che la pesca dona ad ogni suo praticante, che in una manciata di secondi si trova a decidere se trattenere il pesce della vita, o lasciarlo andare. Io penso che si tratti di scelte difficili entrambe e che ognuno deve poter esprimere liberamente dopo aver portato a termine la cattura. Dentro di noi, l’anima predatrice e quella indulgente convivono da sempre in equilibrio e dovrebbe essere la nostra sensibilità e non un’ideologia a suggerirci ogni volta cosa fare. Molti pescatori lasciano libere le trote catturate, indipendentemente dalla loro taglia. Alcuni obbediscono al proprio animo, altri sono vegetariani o allergici al pesce, altri ancora amano mangiare il pesce di mare nei confronti del quale non mani(https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/Smileys/piombo/36_16_26_001.gif)no nessuno dei riguardi che nutrono invece per le trote, e così via. Mi chiedo tuttavia che senso abbia continuare ad andare a pescare quando si ritiene che ogni pesce catturato debba comunque obbligatoriamente essere rilasciato? E che senso abbia cercare forsennatamente di catturarne a decine, visto che non se ne tratterrà alcuno? In queste pratiche non riesco proprio a scorgere quel rispetto e quell’amore verso l’ambiente e le sue creature che tanto decantiamo. I pescatori autentici, così come i veri cacciatori, sono quelli che una volta catturate poche prede giuste riescono a smettere, serenamente. Costoro sanno godere non soltanto del pesce allamato, ma anche di molte altre gioie che i nostri fiumi e torrenti custodiscono e sanno regalarci con generosità. Quando incontrano lungo il fiume altri pescatori, che usano diversi metodi e magari portano ancora a tracolla un vecchio cestino di vimini, si fermano a scambiare sensazioni e prospettive, non li chiamano “padellari”o “vermaioli”in senso dispregiativo.

Durante i miei personali approfondimenti sul tema no-kill, ho avuto occasione di leggere in Internet tra le tante considerazioni, anche quelle di Massimo Zaratin, pescatore ed attuale Presidente Nazionale dell’Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlus. La riporto perché credo sia riuscito a sintetizzare meglio di altri i concetti fondamentali che trasformano un uomo in un pescatore.

Affermazioni attuali e “moderne”, pesanti però, che entrano taglienti nella storia dell’uomo, incidono nelle sue attività secolari di sostentamento e fanno ben intendere come il progressivo distacco dell’uomo dalla natura abbia ormai inquinato anche chi dovrebbe farne parte in prima persona. E’ la lenta trasformazione dell’uomo predatore per bisogno in una figura ibrida che, tolto il bisogno, non sa riconoscere neppure più se stesso, si rinnega, crea surrogati anomali di quel che faceva per continuare a svolgere qualcosa che non è più quel qualcosa di un tempo in quanto mancante dell’ossatura principale che lo sosteneva. L’analisi riguarda le dichiarazioni sulla pesca dei giorni scorsi e la diatriba scatenata dai soliti animalisti. La frase è più o meno questa: “noi pescatori rispettiamo la natura, perchè le nostre prede non le uccidiamo ma, dopo averle pesate e fotografate, le liberiamo immediatamente”. Sui siti dedicati a questa forma di pesca, il “catch and release” o “no kill” per gli addetti ai lavori, si leggono argomentazioni etiche, morali ed ambientali a sostegno della stessa. Si legge, tra gli appassionati del “no kill”, che alla gioia della cattura, si aggiunge la gioia del rilascio. Queste dichiarazioni, oltre ad aver scatenato le ire degli animalisti che ne leggono solo uno sfruttamento animale per mero divertimento, hanno sollevato parecchie lamentele anche tra i pescatori tradizionali (la maggioranza). Non voglio pertanto ripetere le mille argomentazioni dette da questi ultimi, già sufficienti a demolire in un sol colpo le pretese di maggior eticità dei sostenitori di questa forma di pesca ma voglio soffermarmi unicamente sul soggetto della frase virgolettata riportata più su: “Noi pescatori”. Pescatore è colui che esercita la pratica della pesca, attività come la caccia nata con l’uomo per motivi di sostentamento alimentare. La pesca, così come la caccia, prevede dei rituali ben precisi il cui scopo finale è la cattura di una preda, non per mero divertimento, ma per cibarsi di quella cosa che si è riusciti, con abilità, a prendere tra le mani. Non ha alcuna importanza se oggi quella stessa cosa la si può comperare al supermercato; il rituale assume il suo pieno significato se viene compiuto in ogni sua parte e la mancanza di una di queste componenti lo degrada e lo svilisce fino a renderlo un surrogato di un’attività incompleta il cui uomo che la pratica non sa più neppure comprenderne i motivi per i quali la svolge. La pesca ovviamente non è solo cibo, non è neppure solo appagamento personale per aver dimostrato a se stessi le capacità di misurarsi con la natura, come non è neanche solo spassionato contatto con il territorio. La pesca è molto di più, è la risultanza di tutte queste componenti la cui alchimia, più è simile all’attrazione ancestrale che l’uomo aveva per essa, più il rituale diventerà appagante. Una canna di bambù, in un luogo solitario, una preda furba, la cattura, la soddisfazione di portarlo via da quel fiume che si sente un po’ nostro ed orgogliosi mostrare la preda catturata fino all’epilogo, cioè cibarsene ricordandosi i momenti e le fatiche spese, sono la Pesca. Una somma di risultanze che giustificano la nostra incapacità di esprimere in due parole il perché svolgiamo la pesca o la caccia. Chi, molto banalmente, spiega che pesca per il divertimento di catturare il pesce non sta esercitando quella nobile pratica che invece, nel vero pescatore, sa sviluppare dei sentimenti molto più profondi in quanto affondano le loro radici direttamente nella storia dell’uomo e del suo stesso essere. L’appagamento nello svolgere queste due importanti attività per l’uomo, la caccia e la pesca, è quindi a mio avviso direttamente proporzionale alla nostra capacità di saperle svolgere nella maniera più simile possibile alle loro origini ed ai loro perché. Più ci allontaniamo da queste origini e più difficile sarà saper riconoscere intimamente, con il cuore, non a parole, i motivi sul perchè lo facciamo. Guardate signori, che perse queste semplici cose (a me piace definirlo il lato “spirituale” della caccia e della pesca), per sostituirle con qualcosa che le richiama solo lontanamente con l’immagine, attraverso l’appagamento di uno solo degli atti più su descritti, ci siamo persi; ci siamo giocati il cacciatore ed il pescatore, lasciando spazio allo sportivo che tiene di più alla sua bacheca di fotografie o a quella delle medaglie vinte nelle gare. La vera competizione dev’essere invece con se stessi, quella che deve servire a farci riscoprire cosa significa sentirsi parte della natura. E’ l’”Io” pescatore che va ritrovato, non il “noi”! Metaforicamente, una canna di bambù, od un vecchio fucile subacqueo, e ritornare un po’ bambini, compiendo appieno quel rituale che si tramanda dalla notte dei tempi risultano essere gli ingredienti sufficienti ed essenziali per far rivivere la pesca, quella vera di sempre! Un gesto che dev’essere d’esempio per la nostra “strana” società quasi ad assumere il significato di un gesto di protesta utile a far comprendere ai nostri comuni detrattori che il mondo storto è il loro, non il nostro!
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Marzo 26, 2013, 11:54:25
"Peccato però che questi regolamenti che si prefiggono intenti così nobili, consentano di pescare quotidianamente tutti, o quasi, i pesci presenti nel tratto, grazie all’utilizzo di più esche contemporaneamente, che quasi sempre sono ninfe esageratamente piombate con palle di tungsteno per farle affondare facilmente e poterle altrettanto facilmente presentare davanti alla bocca del pesce. Peccato anche che la salvaguardia dei pesci garantita dal regolamento, non impedisca ai frequentatori del tratto di poter catturare decine e decine di pesci ad ogni uscita senza limitazioni di sorta e di poter pescare talvolta anche in periodo di divieto (tanto si pratica il no kill…). E come può legittimarsi il divieto di pescare al tocco con un verme o in passata con la camola, quando è possibile fare lo stesso con un’attrezzatura “da mosca”e con più esche artificiali legate insieme?"

Scusa se mi permetto...
Ma paragonare la pesca a ninfa alla pesca con esche naturali, credo sia un paragone eccessivo, fuorvinate ed ingiusto....mi chiedo se tu abbia mai provato a pescare assiduamente con entrambe le tecniche, e ne abbia appurato la diversa efficacia e i diversi danni apportati al pesce; non mi dilungherò in dettagli, quali l'allamatura profonda e le altre varie ed eventuali, perchè mi auguro che facciano parte del patrimonio culturale di tutti...
E cmq, ti porto un esempio: Tail Water Sieve.. un ambiente dove ,per cause "naturali" (afflussi regolati da diga e acqua  quasi sempre fredda e fortemente velata, o troppo bassa e calda), si pesca rarissimamente a secca, ed il 99% del tempo con la ninfa.. a parte il fatto che non è banale come tu pensi (o come traspare dal tuo scritto) catturare i pesci, dovresti VEDERE che pesci ci sono, specie considerando che NON VENGONO EFFETTUATE IMMISSIONI DI MATERIALE ADULTO (sono state fatte all'inizio, e ultimamente solo nel nuovo tratto aperto di recente, che era stato aperto a tutte le tecniche di pesca senza limitazioni fino a lo scorso anno), ed in quale stato di salute.
Sarebbe bello pescare in acque sempre libere; ma al di là del fatto che se si vuole le acque libere ci sono già, è indubbio e comprovato il vantaggio che i tratti no-kill possono portare a tutto l'ecosistema, e credo che ciò sia la cosa più importante.
Concordo che sia da attuare una politica corretta, ma la "nuova moda" di bistrattare i no-kill, in favore di utopiche autogestioni (già fallite in passato), mi trova in disaccordo.
Purtroppo, è facile scrivere di pescatori eticamente corretti che catturano solo un pesce per portaselo a casa godendo della sfida e poi se ne vanno; la realtà dell'uomo, del suo spirito, è ben diversa (nella media) e si è visto come ci sia bisogno di una stretta regolamentazione e salvaguardia, e controlli rigidi e punizioni severe, perchè per sua (infima) natura, l'essere umano gode anche dell'essere "furbo" ed ingordo. In fondo, i tratti no-kill hanno dimostrato, se ben gestiti (e a volte anche se gestiti più "commercialmente") di essere un polmone che consente al fiume di popolarsi anche al di fouri della zona stessa, e di far riavvicinare la gente alla pesca e dare una misura di come potrebbe essere popolato un fiume se non depredato.
In quest'ottica, secondo me le zone no-kill sono un'arma formidable; proprio per la loro validità, sono appunto nelle mire di chi vorrebbe riaverli "aperti" per poter depredare e riempirsi il cestino!!
In quest'ottica vanno difesi e potenziati, sempre secondo me; e sempre a mio parere, visto l'irrisorio costo di una licenza di pesca, lamentarsi di dover spendere 30 euro per una tessera fipsas (che cmq fornisce anche un'assicurazione contro gli infortuni) o 10 euro per un permesso giornaliero, mi sembra un po' eccessivo. In fondo, anche negli altri sport ed attività umane si paga...il campo di calcetto, il campo di tennis... mi si dirà che si può giocare a tennis sulla spiaggia senza pagare...ok...ma si può andare a pesca anche in un tratto libero, senza pagare! ..continuo a non capire perchè la pesca in tratti regolamentati e gestiti dovrebbe essere gratuita a fronte del pagamento di 35 euro di tasse regionali annuali... Lamentarsi di pagare un permesso in un tratto no-kill, secondo me è come lamentarsi per dover pagare l'uso di un campo di calcetto in un club sportivo, solo perchè magari si sa che una parte delle nostre tasse finisce nelle casse del C.O.N.I. .... tutto qui ..
Ed a volte...coloro che si lamentano poi vanno in Slovenia a pagare centinaia di euro per pescare in tratti gestiti alla stregua di un lago a pagamento!!! Vabeh...lasciamo stare, non vorrei andare fuori tema.


Poi, un'altra riflessione....da ex-negoziante... ho sentito tantissssime persone schifare i no kill italiani e sognare di Patagonia o Nuova Zelanda (o anche dei no-kill sloveni...ma qui stenderei un pietoso velo...)...signori ex-clienti, svegliatevi!! In Patagonia per legge NAZIONALE non possono essere catturate (cioè trattenute) le trote in acqua corrente!!!!! Cioè...è tutto un immenso no-kill!!!!
E provate a dire alla vostra guida di pesca in Nuova Zelanda che volete uccidere i pesci che catturate....

Comunque:io rispetto le idee di tutti, questo vuole essere solo un contributo ad una discussione.

Riassumendo: a tutti piace l'utopia della autoregolamentazione, ma sappiamo tutti (o almeno se si apre gli occhi lo si dovrebbe vedere, sempre secondo me...) dove si andrebbe a finire.

Grazie

Riccardo
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Marzo 26, 2013, 12:11:25
Caro Mauro, hai fatto un bell'articolo!  (https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/Smileys/piombo/36_1_11.gif) Però sono in disaccordo sui No-Kill, si perde la qualità del pescatore... perché dagli insegnamenti ricevuti da giovane, per pescare una trota te la devi sudare!! Questo é il gusto della pesca e non nei posti attrezzati. ;D
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Marzo 26, 2013, 19:38:06
Ciao Riccardo
ti ringrazio per l'intervento che, mi auguro, possa alimentare una sana e interessante discussione su un tema sempre di attualità e a tale scopo auspico una larga partecipazione dei fruitori del forum.
Dal tuo intervento ti immagino un appassionato che, per motivi personali rispettabili, ama pescare prevalentemente con la tecnica della ninfa e, dalla determinazione con cui evidenzi di essere in disaccordo con i punti del mio scritto che hai riportato, immagino favorevole all'uso di esche anche molto appesantite e attrezzature e accessori conseguenti.

Cerco di rispondere per punti agli interessanti aspetti che hai voluto toccare.

Non ho paragonato la ninfa alle tecniche con esche naturali, ho espresso la mia convinzione che utilizzare attrezzature concepite per la Mosca e adattarle per pescare al "tocco" e/o in passata, rappresenta un imbroglio, e lo sottolineo. La canna da mosca e la coda, sono state inventate perchè non era possibile lanciare esche senza peso con attrezzature tradizionali già esistenti. Le esche appesantite o piombate, a cui mi sembra tu faccia riferimento, si lanciano invece molto meglio con tali attrezzi. A questo punto la canna e il mulinello da mosca, appaiono come un travestimento. Il fatto poi che nel fiume che hai citato, il 99% dei pesci non dovesse salire sulle mosche, niente ci obbliga ad incaponirci, a meno che non si voglia catturare a tutti i costi, e non a Mosca.

Ho pescato a ninfa utilizzando varie attrezzature e so di cosa parlo, anche perchè avendo la passione di girare per il mondo con la canna da mosca al seguito, ho avuto occasione di conoscere tantissimi pescatori con ogni tecnica, tra cui anche dei garisti, formidabili nell'estrarre trote dal fiume, con strategie e strumenti micidiali che, purtroppo, da molti anni sono stati "adottati" dai pescatori, e non certo per rendere più complicata la cattura....!!!! Sostenere che usare una o più ninfe appesantite col tungsteno, zavorrare il finale e usare un galleggiante per vedere le abboccate dei pesci, non sia un modo per catturare di più e più spesso, offende l'intelligenza umana.

Vorrei però evitare di divagare rispetto alla parte dell'articolo da cui hai voluto prendere spunto, e chiederti, visto che sei a favore dei no-kill e li frequenti, se saresti favorevole anche ad un regolamento che ridimensioni notevolmente il numero dei pesci che possano essere catturati giornalmente, con ogni tecnica? Ovviamente per tutelare i pesci, che seppur rilasciati non sono esenti da traumi nè conseguenze anche letali, dovute alla slamatura, allo stress accumulato durante il combattimento, al fatto di essere costretti a "respirare aria" per il tempo necessario alle fotografie, allo shock termico dovuto al contatto con la nostra pelle eccessivamente calda per loro, ecc.
Ho avuto occasione di parlare a lungo con guardapesca e volontari, di molte riserve no-kill e catch & release che mi hanno erudito sulla percentuale di pesci che ogni anno muoiono per i motivi sopracitati e che vanno rimpiazzati con ripopolamenti adeguati. Pensa che nei fine settimana, la percentuale di queste vittime del no-kill sale in modo esponenziale.

In buona sostanza saresti disposto a pescare meno e catturare meno pur di tutelare i nostri amati pesci?
Io mi chiedo da anni come mai la legge preveda un limite nelle misure e nel numero dei pesci che possono essere catturati e trattenuti, ma non fa accenno alcuno al limite delle catture, di ogni misura: tu Riccardo, ti sei mai posto domande analoghe? E che risposte ti sei dato?

Vedi Riccardo, io penso che le persone si debbano sempre poter confrontare per una maggiore conoscenza e per acquisire occasioni di riflessione. Alcune cose possono essere opinabili, come ad esempio avviene per la Religione; chi ha fede se ne giova praticando, e chi non ne ha vive bene comunque, con il rispetto di entrambe le posizioni. Alcune cose però, non sono opinabili, come il continuare ad andare a pescare di fronte ad un'opinione pubblica che si dimostra sempre più intransigente nei riguardi della nostra comune passione. Se la pesca fosse ridotta a voler soddisfare la nostra esigenza di catturare pesci per provare piacere, partendo dal presupposto che nessun animale debba essere mai trattenuto per mangiare, se venisse a mancare completamente l'unico scopo ragionevolmente condivisibile dal popolo dei "non pescatori", la pesca stessa non avrebbe futuro e, francamente, sarei favorevole alla sua abrogazione.


Prima di concludere, mi permetto un piccolo suggerimento; i pescatori, si sa, a volte le sparano grosse, specialmente circondati da altri colleghi, magari anche in un negozio di pesca. Non so se tu sia mai stato a pescare in Nuova Zelanda o Patagonia. Io ci sono stato più volte e posso dimostrarti il contario di ciò che hai scritto. Pensa che in Nuova Zelanda oltre il 90% delle acque sono libere e aperte anche ad altre tecniche, sia nell'isola del nord che del sud.

Un saluto

Mauro




 
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Marzo 27, 2013, 15:14:52
Pratico da sempre il C&R prestando molta attenzione al rilascio della preda, scatto pochissime foto tenendo la preda in acqua evitando di manipolarla, per gli artificiali utilizzo ami senza ardiglione che mi danno la possibilità di liberarla senza toccarla.

Non ho esperienze dirette dei tratti “no kill”, da noi le acque sono tutte libere. Da quel che leggo in giro molti di questi tratti sono riservati esclusivamente alla pesca a mosca, se è così allora mi trovo in totale accordo con Mauro quando dice che pescare in questi tratti con ninfe e finali piombati è un “imbroglio”. Giandomenico Bocchi (il professore dello spinning) ha ideato una specie di catenella metallica “spinning tape” da inserire nel finale, che da la possibilità di lanciare ninfe e mosche sommerse senza peso. Davide Zavattoni pescava temoli e trote con la camolera mettendo un galleggiante piombato in punta di lenza e usando normalissime canne e mulinelli. Personalmente considero queste tecnica alla stessa stregua della ninfa piombata. Allora perché non dare la possibilità anche a chi pratica tali tecniche di pescare nei “no kill”?

<<I”no kill” svolgono una funzione di ripopolamento…>> Siamo sicuri che non esistano altri metodi migliori e più ecologici? Voglio fare un esempio: In Calabria, molti fiume e torrenti, per tratti relativamente lunghi, ricadono all’interno dei parchi nazionali dove l’attività piscatoria è interdetta a tutti, ebbene, questi corsi d’acqua sono sempre popolati di trote autoctone in modo naturale. Gli enti preposti non potrebbero pensare a politiche del genere senza dover dare in concessione tratti che verranno ripopolati con fauna di dubbia provenienza? Per non parlare poi di costi di tesserine e di licenze… argomento su cui ci sarebbe tanto da dire!

Ritengo l’argomento proposto da Mauro molto interessante,  piacerebbe anche a me conoscere il parere di altri utenti (in soli due giorni è stato visitato da 240 persone). Invito tutti ad intervenire per un confronto democratico in proposito.
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Marzo 27, 2013, 18:04:04
Ciao Aldo, il tuo intervento ha dato il giusto contributo allo sviluppo della discussione, proponendo una soluzione alternativa che trovo assolutamente condivisibile. Mi riferisco alla possibilità di interdire la pesca in tratti di fiume estesi (anche nelle zone non soggette al vincolo dei Parchi, le meno tutelate), per dare modo alla fauna ittica di "riposare" davvero per 3/4 anni e ricostituirsi alla grande attraverso la riproduzione naturale, evento ormai piuttosto raro ovunque.

Questi tratti, dopo alcuni anni, possono essere spostati in altre zone, garantendo un popolamento progressivamente sempre più eterogeneo su tutta l'asta fluviale. Ci vuole tempo per ottenere risultati in codesta maniera, ma saranno risultati duraturi di cui si potranno giovare i fiumi in primis e, di conseguenza, i pescatori tutti. Purtroppo la stragrande maggioranza di pescatori che appoggiano incondizionatamente i tratti no-kill, lo fanno perchè non sono assolutamente disposti ad accettare di rallentare la loro attività, pescare meno e catturare meno ancora, facendo un investimento in prospettiva futura. Vogliono continuare a pescare e catturare senza limiti, pretendendo di essere autorizzati a farlo in regime di no-kill.

Un altro aspetto fortemente negativo, alimentato indirettamente dai tratti no-kill riservati alle tecniche con coda di topo, consiste nel fatto che i pescatori che li frequentano, si allontanano dalle acque libere perdendo man mano i contatti con gli altri pescatori "tradizionali" e, di conseguenza con la realtà. Basta navigare sul più visitato sito di pesca a mosca italiano, per rendersi conto di come alcuni "personaggi" (eufemismo) in vista, si rivolgono con disprezzo a coloro i quali non usano la coda di topo, e non disdegnano di trattenere un pesce ogni tanto.

Mi piacerebbe leggere il punto di vista di Donato, che saluto, e di altri frequentatori del forum su questi aspetti.
Grazie

Mauro

Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Marzo 27, 2013, 20:07:52
Mauro, ti racconto un episodio accadutomi: all'epoca i miei figli erano poco più che bambini, una domenica mattina mi reco su un torrente non tanto lontano da casa per fare qualche lancio, fortuna volle che su una 699 devaux sale una splendida fario di circa mezzo metro, con non poca fatica fatica riesco a portarla ai miei piedi, uccido subito il pesce seguendo l'insegnamento di mio padre, smonto tutto e via verso casa. Sapevo che i miei figli mangiavano volentieri il pesce e speravo di far loro una sorpresa. Giunto a casa mi affretto a mostrare loro il bel pesce, non l'avessi mai fatto, si misero a piangere accusandomi di essere stato cattivo nell'ammazzare quel bel pesce. Non solo non lo vollero mangiare, ma non mi rivolsero la parola per almeno una settimana.

E' per questo motivo che da allora non ho più cestinato una preda. Però non ho mai giudicato male coloro che ogni tanto portano il pesce a casa per consumarlo. La cosa che non mi piace, e quando posso lo faccio notare, è la cattura ad ogni costo.

Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Marzo 27, 2013, 21:30:39
Eccomi Mauro, per poter esprimere il mio parere che ho scritto prima ... non sì cambia parere sul No Kill.

Il No Kill e il C&R, per me e la stessa cosa, anzi preferisco il caccia e rilascia della cattura perché questo si può fare dappertutto.

Ho visto molte zone adottate ai No Kill e, per quello che mi riguarda, non mi è mai piaciuto perché ci sono stato personalmente a pesca, quando erano libere. Sono sempre state zone di pesca per tutti anche per chi cattura un po’ di più.

Sono passato alla pesca a mosca perché avevo visto il lato migliore per preservare i luoghi di pesca e, avere un mondo migliore intorno. Come sempre cercato nella mia zona, di coinvolgere più pescatori alla pesca a mosca in modo di poter fare un discorso salva fiume.
Il No Kill, com’è fatto oggi, ha un solo sapore, quello della pesca alla mosca ... allontanando molte altre tecniche alla pesca e, anche tanti pescatori che potrebbero benissimo passare da una tecnica all’altra. A parte il modo di come viene presentato il No-Kill, chiude accessi e con tanto di regole impresentabili a chi prima praticava la pesca e libero di spostarsi dove voleva … ovviamente con le carte in regole.

Io penso, prima di tutto di non chiamarli tutti NO-KILL … fa sembrare di andare a pesca nei mattato e macelli, ma di dividere zone di pesca con prelievo e senza prelevamento, con un regolamento che dice quanto e dove si può prelevare, sorvegliando sempre di più le zone dove non sì può prelevare con un regolamento severissimo coinvolgente la provincia a emettere multe severissime.
Il pagare nei NO-KILL, mi sembra stupido farlo anche perché c’è l’obbligo del rilascio, anzi farei pagare, dove c’è il prelievo, con i libretti segna catture e poi lì che alla fine bisogna intervenire con ripopolamenti.

Comunque, anche nel Sele il No Kill come e stato fatto non mi è mai piaciuto, diciamo un fosso a pagamento per far pescare la trota … e non un risanamento del fiume con tutti i pesci in via di estinzione ...come si era pensato di fare.  Difatti è in forte calo di frequenza di pescatori che si dividono tra ARS e FIPSAS, dove spero che torni tutto in mano alla Fips che è una vera società di pesca dove si è sempre interessata alla vita del fiume SELE e TANAGRO e altre acque importanti Calore, Picentino, Tusciano e ora anche il fiume Irno.  Nel periodo che frequentavo la Fipsas sono stati messi milioni di avannotti ... trote di tutte le misure, partendo dalle scatolette di uova fino alle trote adulte. Oggi mi sembra che a qualcuno non piace e vogliono cambiare con qualcosa ... di dubbio progresso e, visto poi che gi e stato assegnato illecitamente.

Meno male oggi, con il nuovo presidente della FIPSAS di Salerno, si sta attuando il nuovo regolamento provinciale della pesca in acque interne è una regola più importante in assoluta e stata la taglia di prelievo, da cm 22 e passati a 28 cm e mi sa che sarà sicuramente a 30 cm …  QUESTO !! e stata voluta direttamente dai pescatori... un passo avanti no!!

Comunque, il mio pensiero e questo! Niente No-Kill a pagamento.

Donato
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: Master Of Puppets - Marzo 27, 2013, 21:40:27
Vivo in Veneto da qualche anno dove preatico lo spinning in FW. Per prendere confidenza con i regolamenti delle ancque interne Venete ci ho messo un pò. Vivendo il no-kill sulla mia pelle posso dire che sono oltremodo faverevole a questi tratti, semmai le criticità sono ben altre.

Innanzi tutto bisogna dire cos'è il no kill. E' un di fiume, lago, cava, roggia, ecc.. o una parte di essi dove non è possibile trattenere il pescato o in alcuni casi solo alcune specie di pesci. In queste zone di solito è possibile pescare solo con esche artificiali ma i regolamenti spesso variano da regione a regione, provincia a provincia, tra le diverse concessioni di una stessa provincia  o addirittura all'interno di una stessa concessione. Per esempio una concessione dell'Adige a Verona dove vado spesso a pescare che ha 3 tratti tutti e 3 no kill dove in 2 si può utilizzare qualsiesi tecnica e in una si può pescare solo mosca o spinning quindi solo esche artificiali.
L'unica certezza è che si possono armare le proprie esche con un solo amo senza ardiglione (NB: un solo amo è diverso da mono-amo).

L'ho specificato perché leggendo alcuni commenti mi è sembrato che qualcuno per zone no kill intendesse i laghi a pago pieni di trote pollo da portare in padella. I tratti no kill quindi sono tratti del tutto naturali.

Detto questo per esperienza personale posso dire che i tratti no kill in Veneto sono i posti dove si trovano i "Mostri", i pesci da record/sogno e sono anche tra i più battuti dai pescasprotivi ma sono anche tra i più affollati di pesci. E non sto parlando di pesci immessi (o non soltanto per lo meno), ma di lucci da metro, marmorate dai 60cm in su e bass over 2Kg.

Le zone no kill sono tra le poche cose buone che sono state fatte in Italia per preservare la nostra ittofauna, semmai si può parlare di come preservarle.
Per esempio il rilascio del pesce che molti pensano sia "facile" ed intuitivo è in verità molto complicato e segue delle precise leggi se si vuole che il pesce sopravviava (e questo vale anche per il mare). Toccare il pesce sempre con le mani bagnate, tenerlo con con 2 mani in modo che il suo peso non gravi sulla sua spina (o bocca se lo si tiene per la bocca), non appoggiarlo MAI per terra o sulle rocce al massimo su un prato né toccarlo mai con uno straccio. Poi c'è tutta la precedira di ri-ossigenazione.
Detto questo ho constatato che molti pescatori che pescavano in FW da molti più anni di me e che praticavano il No-kill non erano a conoscenza di queste modalità.
Allora mi chiedo, visto che paghiamo una licenza governativa, che i ripopolamenti li fanno solo le concessioni private e che i guardia pesca non se ne vedono perché l'ente compentente con rende obbligatorio una specie di Patentino per i tratti no-kill che puoi conseguire solo seguendo dei corsi dove impari tutta questa roba? In modo che almeno se vuoi rilasciare sai come farlo.

Detto questo comunque nonostante ci siano pescatori che non hanno idea di come fare un corretto rilascio i tratti no kill in Italia sono sicuramente i migliori dove andare a pescare se si cerca la preda dei sogni e che i pesci che muoiono per un non corretto rilascio sono un'inezia rispetto a quelli che muoiono per altri fattori.

E' da sottolienare che stiamo parlando comunque dei nostri fiumi che tra tutti i problemi minori ed al momento anche sorvolabili che hanno come gli alloctoni (vedi siluro e carassio) e bracconaggio sono di per se dei malati cronici. Abbiamo i fiumi tra i più inquinati in Europa e ci sorprendiamo se ci sono tanti siluri mentre lucci, trote e tinche scompaiono? Mi sembra normale visto che lucci, trote e tinche hanno bisogno di acque pure mentre il siluro è abbituano a Danubbio che per inquinamente è quasi ai livelli del Gange.
Al grave problema dell'inquinamente si aggiunge l'altro grave problema delle centraline elettriche che spuntano come funghi impendendo ai pesci la possibilità di ridpodursi e che spesso hanno soltanto la funzione di far mangiare quello che le costruisce. Da qualche anno addirittura come se non bastasse sono arrivati anche i cormorani a fare manbassa di quel poco posce che si cerca di proteggere tant'è che persino l'UE ha chiesto un censimento di questa specie a tutte le nazioni perché sono diventanti uno dei pericoli principali dell'ittofauna Europea.


In conclusione la zona no-kill è la sola zona a mio parere per la quale vale la pena pagare il bollettino governativo per poter pescare in acque interne. Che abbia delle criticità non c'è dubbio ma queste al momento sono dei mali ben minori rispetto ai ben più importanti problemi che affliggono le nostre acque e rischiamo di guardare il dito che ci indica la luna invece di guardare la luna.


Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Marzo 28, 2013, 19:10:26
Per Aldo, Donato e Master....
Buonasera a tutti
avete, ognuno a modo proprio, espresso la vostre personali considerazioni sul tema in oggetto e vi ringrazio perchè questo alimenta e arricchisce chiunque voglia fare una riflessione.

Aldo deve, indirettamente, ai propri figli la decisione di praticare il rilascio di ogni pesce catturato indipendentemente dalla taglia. Apprezzo questa sua prospettiva perchè scevra da fanatismi di sorta; lui ha la fortuna di pescare in corsi d'acqua completamente liberi, e abbastanza ricchi di trote anche di buona taglia e questo certifica che non c'è bisogno della gestione no-kill per ottenere certi risultati. Inoltre, nelle sue zone di pesca il popolamento e la taglia dei pesci risultano omogenei anche cambiando tratto o fiume. Non si può dire la stessa cosa per i no-kill, che propongono tratti pieni di pesci e di pescatori, mentre appena a monte e a valle di dette zone, regna il vuoto. Nell'articolo c'è la foto del tratto del Piave di Belluno, dove esiste ancora un buon popolamento di trote anche di taglia, ma uscendo dai confini la situazione è desolante, e questo fatto la dice lunga sull'inconsistenza di questo modello di gestione, che soddisfa solo certi pescatori, ma non la grande maggioranza e per nulla il fiume.

Donato racconta di fiumi dal passato glorioso, oggi in grave declino, e di gestioni che non riescono a mettere d'accordo tutti. Inoltre mi sembra anch'esso orientato verso una prospettiva di pesca diversa rispetto al modello proposto.

Il nostro collega del Veneto (mi spiace non poterti chiamare per nome, al prossimo intervento avrei piacere che tu voglia inserire almeno soltanto il tuo nome, per sentirci tutti un poco più a proprio agio in queste nostre appassionate discussioni) ha fatto un apprezzabile intervento, corposo e particolareggiato, in cui sottolinea che se ci si vuole divertire con numerose catture di pesci sopra la media, bisogna frequentare certe acque e auspicare certe gestioni. Condivido la parte in cui attribuisce grande importanza al rilascio del pesce, e a tal proposito mi sentirei di ricordare che esiste un metodo che forse è il più sicuro, e si può applicare quando la preda arriva a trovarsi a 2 metri da noi. Si usa la parte finale della vetta della canna, come fosse uno slamatore e allungando il braccio si porta l'apicale in prossimita della mosca, e lo si utilizza spingendo delicatamente in maniera da favorire la fuoriuscita dell'amo privo di ardiglione. In questa maniera si può slamare a distanza, senza estrarre il pesce dall'acqua e immergendo la canna si può effettuare l'operazione ad una certa profondità, per stressare ancora meno il pesce.
E' un sistema ottimo, ma sono pochi ad adottarlo perchè libera la preda prima che questa possa essere misurata e fotografata...!!!

Continuate ad intervenire, senza timore di dire la vostra, al massimo rischierete di dare un gradito contributo e ulteriori spunti di riflessione per tutti noi.

Un saluto

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Marzo 28, 2013, 20:40:23
Mauro, forse non mi sono spiegato bene, i fiumi, le acque e la pesca, sono già di per sé gestiti dalle provincie e per questo ci sono le licenze di pesca. Solo che non sono gestiti ha secondo come vuole ogni pescatore, anche perché la pesca non e considerata come tanti sport blasonati.

Da qualche tempo a oggi, giacché molti tratti di fiumi in Italia, sono richiesti in gestione per farne campo di gioco catturando il pesce più grosso “ il trofeo della vita”. Se tutto questo e gioco per me vanno bene, non trovo nulla da obbiettare, ma non sì deve parlare di salvare un fiume in uno stato di abbandono … non e bello nascondersi dietro una facciata falsa. Sono i No-Kill, servono proprio a questo! Da molto tempo ho osservato il modo di come ci pescano dentro … è chiamata pesca con la mosca artificiale, seminascosta da tanti sotterfugi di esche artificiali.

La pesca con la mosca artificiale è un’altra cosa, da come c’e stata presentata dai vecchi pionieri … mentre oggi, così diffusa la tecnica e diciamola pure tanta modificata che non si sa più cosa si vuole catturare, tutto e di più.

Quello che voglio farti notare, sono favorevole a gestione dei fiumi a patto che sono salvaguardati e suddivisi nella pesca, tra quelli con prelievo e senza … ma non di chiamarli NO KILL già la definizione sembra che non si va a pesca, ma addirittura a distruggere.

Da anni sono stato dietro la FIPSAS della mia provincia e sono sicuro che dentro questa struttura ci sia gente qualificate per tenere un fiume in buono stato e ben ripopolato … con la possibilità di far pescare tutti e con i sistemi di pesca consentiti.

Che si tenga presente: I fiumi sono di tutti quelli che vogliono farci la pesca. E’ non di società che mette il biglietto a pagamento personalizzato.

Si deve smettere di farsi luoghi personali di pesca, perché se si vuole veramente fare qualcosa per i propri fiumi e vogliamo che ritornino ripopolati, ogni tanto dobbiamo pure dimenticarci di andare a pesca.

Donato
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Marzo 29, 2013, 13:50:16
Ciao Donato
credo che ti sia spiegato bene riguardo alle gestioni in esercizio dalle tue parti e a come invece auspicheresti. Mi sembra di capire che tu sia favorevole a una gestione liberalizzata e non esclusiva a pagamento. Ti chiedo allora se, per restare in tema, non credi anche tu che interdire lunghi tratti di fiume per alcuni anni, per poi riaprirli con regolamenti severi e controllati e costituire altre zone analoghe con cui, nel tempo, portare il fiume all'auto sostentamento, sia una soluzione migliore rispetto all'attuale? L'attuale in cui troviamo lunghi tratti di corso desolatamente vuoti e rare e limitate zone piene di pesce, spesso non di elevata qualità e sottoposti a forte antropizzazione, tale da alterare ogni residuo di rusticità?

Mi piace constatare che saresti favorevole a regolamenti che prevedano la limitazione delle catture di ogni taglia, per evitare di trasformare ogni giornata di pesca in una gara in cui cercare di allamare più prede possibile, salvo poi rilasciarle tutte. Aggiungo che questa pratica, diffusissima tra i frequentatori dei no-kill, è a mio avviso diseducativa e ricalca per molti versi l'avidità verso la cattura di coloro che frequentano i laghetti a pagamento e sono orientati a prelevare più pesce possibile, fino a "rientrare" del prezzo pagato all'ingresso. Non ha molta rilevanza il fatto che poi i pesci verranno liberati, è necessario riappropriarsi di quei principi fondamentali che insegnino a tutti i pescatori il valore della parsimonia: pescare meno e camminare e scoprire di più lungo le rive dei fiumi; osservare, incuriosirsi per ciò che ci accade intorno e che spesso nemmeno vediamo, abituarsi a porsi delle domande specifiche e sforzarsi di trovare risposte. Poi, in ultimo, qualche cattura, impegnativa, sudata e per questo gratificante. Non conta il numero, e talvolta neanche la misura; ci sono tante altre cose da conquistare e metabolizzare, sono racchiusi nell'ambiente fluviale e sta a noi scoprirli, amarli e acquisirli.

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Marzo 29, 2013, 20:22:11
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 pescare meno e camminare e scoprire di più lungo le rive dei fiumi; osservare, incuriosirsi per ciò che ci accade intorno e che spesso nemmeno vediamo, abituarsi a porsi delle domande specifiche e sforzarsi di trovare risposte. Poi, in ultimo, qualche cattura, impegnativa, sudata e per questo gratificante. Non conta il numero, e talvolta neanche la misura; ci sono tante altre cose da conquistare e metabolizzare, sono racchiusi nell'ambiente fluviale e sta a noi scoprirli, amarli e acquisirli.


Mauro, più ti leggo e più mi rendo conto quanto siamo in sintonia di vedute (parlo anche a nome di tutto il gruppo PAM&PAM). Ogni uscita che facciamo è l'occasione per cogliere le molteplici emozioni che ci offre la natura, la pesca è solo una di queste.
Spesso e volentieri abbandoniamo l'azione di pesca per qualcosa che ruba la nostra attenzione, cose altrettanto emozionanti per noi.

Inserisco alcuni scatti che rendono l'idea:

(https://www.calabriapescaonline.it/uploadss/1364628873.jpg)

(https://www.calabriapescaonline.it/uploadss/1364608017.jpg)

(https://www.calabriapescaonline.it/uploadss/1364634484.jpg)

(https://www.calabriapescaonline.it/uploadss/1364656099.jpg)

(https://www.calabriapescaonline.it/uploadss/1364594847.jpg)

Alcune soste invece sono obbligate perché lungo il cammino troviamo qualcuno che ci ferma:

(https://www.calabriapescaonline.it/uploadss/1364680372.jpg)


Guarda questo ponticello, li sotto le trote bollano sempre. Io mi ritengo un mediocre lanciatore ma un lancio su cinque riesco a infilarci la mosca e puntualmente becco la trota, grande o piccola che sia provo una grande emozione perché sono riuscito in una impresa difficile per me.

(https://www.calabriapescaonline.it/uploadss/1364608887.jpg)

Non so se GIOVANNI ha voglia di intervenire per confermare!
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Marzo 29, 2013, 20:52:43
Mauro, Donato non è uno che vuole mettere il bastone fra le ruote a nessuno e, questo per intenderci.

Io parlo per mia esperienza di pesca nella mia zona, l'evoluzione che sono stati sottoposti i fiumi. Oggi se il Sele e Tanagro sembrano intristiti come dicono e, non l’é ... per me va benissimo come sono, alla ricerca della buona cattura ... quello che serve per un pescatore di trote che si rispetta.

Sai meglio di me, lunghi tratti di fiumi e per quando vogliono essere pieni di pesci ... loro (le trote) le zone se le dividono a secondo il fabbisogno alimentare giornaliero e, si possono trovare anche zone spopolate, questo dipende dai pesci e la loro natura.

Per quando riguarda la specie di trote; gli allevatori delle nostre zone, sono anni che la qualità che alleva e uguale dappertutto e quindi c'è solo la questiona del prezzo e tutto materiale autoctono. Oggi hanno creato un incubatoio sul Sele, dove prendono le stesse trote del posto e, secondo me non cambia proprio niente ... stiamo lì.

Quello che e successo al Sele e Tanagro, dopo cinquanta anni di gestione, creando una realtà di pesca x tutti, sono stati i controlli, quelli che avrebbero dovuto controllare (le guardie provinciali) sono stati assenti, ci sono solo stato quelli dei volontari (troppo poco). La cosa più importante e stato quello della provincia che tiene in sospeso da cinque anni, la concessione alla FIPSAS favorendo l'ARS (tutta una questione di politica).

Allora se dietro tutte queste cose, a che serve fare una nuova riserva di pesca, mentre già esisteva una e piena di pesci dovunque ti trovava a pesca.  
Per me i NO KILL commerciali non servono, se sì vuole i No Kill o zone riservate, devono essere solo a scopi per essere polmoni dei fiumi. Dove puoi pescare e rilasciare il pesce.

un abbraccio ... Donato
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Marzo 29, 2013, 20:54:50
Che meraviglia Aldo, immagini che rendono superfluo ogni ulteriore commento da parte mia.
Anche io condivido il vostro modo di pescare e soprattutto i momenti di "ricreazione"; per il ponte poi ho una predilezione particolare, in quanto il mio lancio preferito è il sovrapposto DOC.

Vittorio, Giovanni, battete un colpo, o vi prometto che quando scenderò a trovarvi metterò a rischio l'incolumità delle vostre provviste, vino, grappa e caffè compresi.
Siete il Club di Pesca a Mosca n°1 d'Italia, a mio modesto avviso, per il modo assolutamente genuino e leggero con cui vivete la vostra passione, e un vostro intervento a corollario delle discussioni aperte nel forum sarebbe assai gradito. Pertanto, rompete ogni indugio e dateci dentro, come nelle foto in cui vi riunite a fare....."merenda"......!!!!!

Un salutone
Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 04, 2013, 18:35:16
No-kill, o no no-kill?

Ultimamente sono molti coloro che praticano e cercano di diffondere il no-kill assoluto, anche sui forum. Ritengono che la pesca dovrebbe essere praticata solo con esche artificiali, ami senza ardiglione e che non debba essere neanche presa in considerazione la possibilità di trattenere un pesce, di qualsiasi taglia. Alcuni insistono sul fatto che si debba usare il guadino, ma con rete senza nodi, finali non troppo sottili (per non stressare i pesci), e riossigenare a lungo le prede prima del rilascio; per le foto, non ritengono siano lesive, basta non esagerare con le prospettive e poi oggi ci sono le digitali impermeabili a poche centinaia di €. E che non te la compri, per il bene del fiume ovviamente.
Per quanto riguarda le accortezze da adottare come pescatori, sono assolutamente refrattari a qualsiasi limitazione delle catture (come numero dei capi catturabili di ogni taglia, oltre ai capi trattenibili per uscita.), piuttosto auspicherebbero la proliferazione di riserve no-kill a numero chiuso e con prezzo del permesso elevato (oltre i 50€ al dì), in maniera da non sovraccaricare il fiume di pescatori che, si sa, devono autolimitarsi da soli......

Poi ci sono anche coloro che, oltre alle attenzioni verso i ferri del mestiere, non concepiscono la pesca alla stregua di un mero divertimento per catturatori incalliti che considerano i pesci i loro "giocattoli". Non vanno a pescare solo per portare a casa le trote, ma sono convinti che trattenere una preda di tanto in tanto e della giusta taglia, sia sostenibile per l'ambiente e soprattutto consenta di considerare ancora legittimo andare a pesca.

Io mi riconosco in questi ultimi, e voi?

Un saluto

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 04, 2013, 20:27:25
No-kill, o no no-kill?

Per me, sono sempre più convinto di un tratto di fiume, zeppo di pesci e uguale a tanti pescatori, dove la frequenza sia l'unico posto per fare battaglia sia con i pesci e sia per dimostrare quanto si è bravo verso l'amico che sta a fianco, dimostrando quello che sì ha preso.

I No-Kill, li vogliono molto di più i giovani alle prime armi, dove gli é più facili catturare. E' giusto che sia così, anche perché per molti di loro ... le scuole gli fanno il corso di due tre giorni e per molti di loro, che non sono più seguiti, i No-Kill sono i posti, dove si può catturare con facilità... anzi direi che i pesci catturano i pescatori.

Oggi, i No-Kill sono diventati numerosi e anche tanto costosi, per esempio un fiume di mezza Italia, Il Biferno a Campobasso, ci sono tre o quattro No-Kill uno dietro l'altro! Ecco un’eccezione che presto sarà per i fiumi d'Italia. Tratti di fiumi che una volta ci sì passava una settimana a percorrere il tratto, oggi, ti devono fermare per ogni tratto a fare il permesso di pesca ... la pesca singhiozzo! E' poi non ne parliamo del nuovo materiale posto dentro: Marmorate, Temoli, Iridee e tanto altro che cattura l'attenzione dei pescatori ... altro che realtà a sostegno dei fiumi.

Comunque, i No-Kill sono luoghi creati per fare cassa e non per proteggere la fauna ittica e tutto scontato, che poi ci mette anche le regole di come usare il guadino ultimo tipo per non stressare il pesce, i waders aggiornati con tutti i confort ecc... beh! Che dire ... però, non fateci scompisciare dal ridere...

L'unica cosa che posso dire, trenta anni fa con fiumi pieni di trote, senza allontanarmi troppo da casa e senza pagare niente oltre il costo del rinnovo della licenza... ragazzi … mi sono divertito TANTO!
Un saluto a tutti.
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Aprile 05, 2013, 12:52:59
Ribadisco il mio parere: per me l'ideale sarebbe creare lungo i fiumi dei tratti con divieto di pesca assoluti che possano fungere da zone naturali di ripopolamento. Tutto il resto libero a tutte le tecniche sportive con possibilità di prelievo di uno o due capi non inferiori a 35 cm (per la trota, in Calabria non è presente il temolo).

Sono cosciente che quello che sto per dire è utopia ma sarebbe bello se i club di pescatori, le associazioni naturalistiche ecc. insieme agli enti locali (assessorati caccia e pesca) promuovessero degli incontri con i ragazzi delle scuole al fine di formare le coscienze per il rispetto della natura e per la salvaguardia delle specie autoctone. Forse i no-kill non avrebbero ragione di esistere.

Ma con i politici e gli amministratori che ci ritroviamo!!!!!!!!  ;D

Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 05, 2013, 13:53:27
Siamo in sintonia Aldo  (https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/Smileys/piombo/36_1_11.gif)
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 05, 2013, 14:38:40
Mah... scusate se mi permetto di intervenire ancora:
X Mauro:
1) mi chiedevo non se avessi pescato a secca ed a ninfa, ma se avessi pescato anche con le esche naturali ; questo perchè dire che a ninfa di cattura come con le esche naturali, facendo gli stessi danni, è un po' inesatto.O quantomeno io ho intrepretato così quando hai scritto "fare lo stesso"...mi scuso se ho sbagliato. Io personalmente pesco (o cerco di pescare) con tutte le tecniche "moschistiche" a seconda delle consizioni; e credo di poter essere creduto da tutti se, come penso tutti i moschisti, affermo di predilire la pesca a mosca secca. Credo che tu abbia scambiato la mia diversa opinione con il campanilismo; mi spiace. Se poi per te la solo pesca a mosca è solo la pesca con la mosca secca, rispetto la tua opinione, ma non la condivido. Ma non divaghiamo...Tendo solo a precisare che non ho scritto che a ninfa non si catturi più che a secca, e quindi non credo di avere offeso "l'intelligenza umana".
2) che tu abbia visto in Patagonia trattenere pesci in acqua corrente è molto probabile...io in Toscana ho visto pescare in Sieve con reti e candeggina...allora vuol dire che è legale?!?! Non è una panzana da pescatori, basta leggere i regolamenti...
3) sei stato in NZ (ti invidio) ed hai visto tratti liberi...bene...hai provato a dire alla tua guida di pesca a mosca (o ad un negozio) che vuoi uccidere ciò che catturi?!? Io ho chiesto se hai chiesto (scusate la ripetizione) questo... ;D ...molti clienti mi hanno riportato storie interessanti... (benchè la pressione di pesca per kmq in NZ non sia neanche paragonabile all nostra...), e la conoscenza di clienti residenti in NZ ha confermato certe cose. Tutto qui; cmq magari mi sbaglio. E cmq, le regole sono su internet..

Mi spiace che tu abbia preso il mio intervento "sul personale", non era certo mia intenzione screditarti in alcun modo. Io ho il mio parere, tu il tuo. Rimane per me il fatto che i no-kill (e non intendo le riserve imballate di pesci, come credo si evinca bene dal mio intervento e dall'esempio portato ..) sia una buona via di gestione. Cmq si, sarei favorevole ad un sacco di cose; se comprovate e non frutto di elucubrazioni mentali, e solo se le modalità più "libere" dimostrano di fallire. E per me, i tratti no-kill gestiti in maniera "naturale" (per intenderci; no pesci pollo enormi, immissioni di novellame, sorveglianza) funzionano; e vita la quantità di nemici politici che questi tratti si trovano ad avere, farli ancora più restrittivi per me è tirarsi la zappa sui piedi. Figurati...io sarei favorevole ad imporre che in tali tratti sia consentita SEMPRE anche la pesca a spinning (1 solo amo, no ardiglione, no silicone).
Spero che questo risponda alle domande che mi poni, o che mi chiedi di pormi.
Quanto all'opinione pubblica sulla pesca; beh, almeno qui da noi va un po' dove gira il vento. A me premerebbe solo far vedere a TUTTI come certi pescatori siano guardiani del fiume, per scongiurare reati contro la collettività (scarichi abusivi, discariche, inquinamenti vari); dove ciò succede, insieme a molti vespai, si vede anche il consenso, almeno mi pare. Per quanto riguarda la sua (della pesca) abolizione; la penso molto diversamente da te, io sono ASSOLUTAMENTE CONTRARIO,  e anche per motivi esterni alla pesca e riconducibili alla "sorveglianza" di cui sopra; inorridisco all'idea dei fiumi lasciati alla mercè dei non pescatori!!

Cordiali Saluti


Tutti vorremmo fiumi liberi, ma io penso che l'essere umano in media faccia schifo... e sperare che si regoli da solo è utopia. Personalmente ho sperato molto nella "nuova generazione"..ma ahimè.. ho visto cose che mi hanno fatto ricredere (insieme ad altre cose belle, intendiamoci!)

Quanto a chiudere tratti alla pesca, la cosa è già in uso (almeno in Toscana), con l'unico effetto che (vista la mancanza di sorveglianza) sono diventate "zone a bracconaggio specifico"...tutto qui....
Il no-kill ha il vantaggio che, richiamando un po' di pescatori, si "autosorveglia" un po' meglio, e credo che il danno dovuto ai pescatori che rispettano le regole sia molto minore quello che si evita contrastando il bracconaggio; RIBADISCO CHE QUESTA è UNA MIA OPINIONE.
Rimane il fatto che, personalmente, penso che nei tratti "liberi" ci possa essere abbastanza pesce.

Quanto al catturare ad ogni costo e più possibile; se avevamo questa mentalità, saremmo rimasti a pescare con bigattini, pasture e pesciolini vivi (almeno parlo per me..).
Per me riuscire a catturare in tutte le situazioni con la mosca (sommersa, ninfa, o secca che sia; e vi garantisco che pesco a mosca secca più di quanto Mauro non creda... calabria )  è per me stesso indice della mia comprensione della situazione, e dello "stato" del fiume. Per questo cerco di tenere la mente aperta e non incaponirmi con una solo tecnica (la secca) che cmq rimane la mia preferita!

Quanto all'affermazione

"Comunque, i No-Kill sono luoghi creati per fare cassa e non per proteggere la fauna ittica e tutto scontato, che poi ci mette anche le regole di come usare il guadino ultimo tipo per non stressare il pesce, i waders aggiornati con tutti i confort ecc... beh! Che dire ... però, non fateci scompisciare dal ridere..."

di donatot, mi sento in DOVERE di pensarla in maniera molto diversa, vista personalmente la situazione economica in cui versano molti tratti no-kill; alcuni è vero nonn hanno problemi di soldi, ma altri propio no: E cmq almeno nella mia zona, sono tratti gestiti da volontari, in cui il costo del permesso copre a stento costi quali l'immissione del novellame, le varie pulizie straordinarie di rifiuti, alberi caduti ecc.
Si reggono in piedi, benchè bellissimi e difficili tratti (o forse proprio per quello, scoraggiando i grandi afflussi vista la difficoltà tecnica), solo grazie al contributo dei volontari.
Che credo potrebbero ritenersi offesi da una affermazione così dura e generica.


Spero che il mio intervento sia prso per quello che è, e cioè una opinione.



Saluti a tutti



Riccardo
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 05, 2013, 20:15:51
Buonasera Riccardo
apprezzo molto il fatto che tu sia intervenuto ancora su questo argomento, e dopo aver letto il tuo post voglio dirti che lo ritengo uno dei più interessanti e con numerosi spunti di riflessione.
E' importante il confronto tra diverse prospettive ed esperienze, perchè offre a tutti la possibilità di elevarsi ulteriormente. Voglio anche dirti che discutere attraverso una tastiera, senza potersi guardare negli occhi e interagire attivamente, determina inevitabilmente alcune incomprensioni, o zone d'ombra, che verrebbero ridimensionate "dal vivo".

Questa premessa per rassicurarti che non ho mai considerato la tua precedente lettera (consentimi il termine vetusto, visto che ormai lo abbiamo un pò tutti smarrito) come qualcosa di personale o con l'intento di screditare il mio pensiero. E sono convinto che non l'abbia pensato nessuno.
Trovo molto normale che io e te possiamo avere delle opinioni diverse su certi aspetti, tipo l'approccio verso il pesce, l'importanza della cattura rispetto ad altri elementi contenuti nella Mosca, il modello di gestione ritenuto più confacente, e l'etica personale che ci guida nelle nostre azioni e nella scelta degli attrezzi e delle tecniche. A me piace confrontarmi con altri pescatori, specialmente con coloro che pescano in modo diverso e usano diverse tecniche. Quando incontro chi pesca come me e come me interpreta le cose, posso essere compiaciuto per certi aspetti, ma non lo ritengo un confronto troppo efficace.

Tu dici di pescare a Mosca, ninfa, streamer, ecc, in base alle condizioni ambientali e alle risposte del pesce. Trovo che la cosa non faccia una grinza, perchè siamo dei pescatori ed è bene non dimenticarlo mai. Personalmente, ho sempre considerato la Mosca diversa da tutto il resto e, senza volermi ripetere ti rimando a quanto ho già scritto su "Pesca a mosca e surrogati" e nella parte conclusiva di "Ritratto di Angelo Rosorani" a tal proposito. Il mio personale percorso poi, mi ha sempre indirizzato verso le difficoltà e l'ignoto da esplorare, piuttosto che verso le catture numerose e rassicuranti, ma si tratta del mio percorso e non pretendo, nè ne avverto la necessità di essere condiviso in tal senso.

Riguardo alla differenza tra la pesca al tocco con le esche naturali e quella con le ninfe artificiali, non ci vedo nessuna differenza perchè di fatto non c'è. E, visto che in passato ho utilizzato anche la ninfa, per provare e capire, so perfettamente che le esche presentate a radere il fondo sono le più efficaci, perchè il pesce è sul fondo che trascorre la maggior parte della propria esistenza, ed è lì che si alimenta per almeno l'80% della sua dieta. Un temolo o una trota che abboccano ad una ninfa piombata manovrata sul fondo, lo fanno con una voracità superiore rispetto a quando salgono in superficie e il risultato è che spesso si allamano più in profondità. La spiegazione è semplice e naturale; queste ninfe imitano perfettamente una pastura che essi trovano regolarmente, in grande quantità e quando si alimentano in frenesia, con cibo verso cui non nutrono diffidenza, perdono molta della loro prudenza, perchè mangiare 50 ninfe una dietro l'altra, o 51, per loro non fa alcuna differenza. Siamo pescatori e dobbiamo saperlo. E dovremmo saperci comportare di conseguenza, specie se vogliamo continuare a considerarci un pò "più a modo" dei nostri colleghi che impiegano altri modi e attrezzi da pesca. Nessun campanilismo Riccardo, credimi, solo buon senso.

Quando ho scritto che, sostenere che l'utilizzo di piombi, galleggianti, canne lunghe usate al tocco con ninfe piombate o piombatissime, non faciliti e di molto la cattura, offende l'intelligenza umana, ritengo di aver espresso un dato di fatto inconfutabile e non solo un mio pensiero, piuttosto qualcosa di inopinabile. Tuttavia ci tengo a sottolineare che non era riferito a te in particolare, in quanto lo spunto di scrivere questi ultimi 2 articoli, mi è giunto dalla lettura di discussioni frequenti tra gli iscritti al forum di un noto sito di pesca.

Ho riletto con attenzione ciò che ho scritto in merito alla Patagonia e Nuova Zelanda, e ti do atto che articolato così sembra che io sia stato a pescare in Patagonia, cosa non vera. Ho involontariamente sovrapposto due cose diverse. Quello che hai scritto sulla Patagonia risulta anche a me, per qel poco che ho letto. Per la Nuova Zelanda, confermo tutto e aggiungo che ho preso la guida solo la prima volta e per un solo giorno, ma il mio vecchio compare americano, Mike Antonelli, ha sempre ingaggiato e pagato guide, senza le quali catturare trote è molto difficile, talvolta da non credere. Avendone conosciute personalmente più di una, sono piuttosto ferrato in materia e ti posso garantire che oltre a farsi pagare 700/800$ al giorno, fanno loro tutto ciò che dovrebbero invece fare i loro clienti: cercano i pesci con lo sguardo, scelgono l'attrezzatura, le esche che spesso sono due o più, montate in dropper, dicono dove e come lanciare, avvisano dell'abboccata incitando alla ferrata, aiutano nel recupero del pesce che portano a termine con giganteschi guadini, fanno le foto ai clienti con i pesci, che in realtà hanno catturato loro.
La pesca in Nuova Zelanda da soddisfazioni indimenticabili, quando tutte quelle cose le facciamo da soli, e magari in fondo al finale leghiamo una semplice mosca galleggiante, che ci permetterà di vedere una trota, la più grossa della nostra vita, staccarsi dal fondo e andare a ghermirla lentissimamente, come un film emozionantissimo. E' una pesca difficile e impegnativa. Non come quella con guida, che ritengo non degna di un pescatore vero.

In NZ si possono trattenere 1 o 2 pesci al giorno nella quasi totalità delle acque, si possono usare oltre alla Mosca, anche ninfe, streamer, spinning, pesci vivi, ecc. i pescatori locali trattengono con la giusta moderazione, mentre i turisti, ai quali certamente farai riferimento, in genere non lo fanno perchè alloggiando in alberghi e lodges, non saprebbero cosa fare dei pesci. Il fatto che le guide preferiscano i clienti che praticano il no-kill, mi sembra ovvio perchè in base a quanto le paghi ti portano ad insidiare dei pesci che sanno perfettamente dove stazionano, li hanno già fatti catturare ad altri clienti paganti, e li faranno ricatturare ad latri e cosi via. Poi, quando arrivano cienti danarosi che lasciano laute mance, allora li portano a prendere trote di 4/5 kg riservate ai top clients. Ma anche in questi casi il pesce viene considerato come carne da macello, senza troppi scrupoli verso la sua vita e l'ambiente.

Non voglio polemizzare con chi la pensa diversamente da me in merito al no-kill, ma attenzione: la licenza che conseguiamo per poter esercitare la pesca nelle acque interne, si chiama Governativa e viene rilasciata con lo scopo di Autorizzare un'attività di pesca regolamentata, a scopo puramente alimentare e non per diletto!!! L'Italia è un paese abbastanza civile da non consentire la cattura di alcuna specie animale per il solo divertimento, e questo i pescatori se lo devono sempre ricordare. Quando ho espresso il concetto relativo ad una eventuale abrogazione della pesca, mi riferivo ovviamente proprio a questo concetto: siamo liberi di andare oltre i regolamenti che consentono di catturare un tot di prede al giorno, liberi di non portare via i pesci dal fiume se non desideriamo mangiarli, ma se non restiamo attinenti allo spirito che la pesca ha sempre avuto nella storia dell'uomo e dovrebbe sempre continuare ad avere per poter essere sempre considerata un'attività rispettabile, avremo perduto la bussola e perderemmo anche la tanto amata pesca. Sforziamoci di pescare meno e approfondire di più ciò che stiamo facendo.

Sono d'accordo con quanto sostiene Aldo, che saluto, di intensificare l'impegno a realizzare trati ampi di "Bandita di pesca" a scopo di tutela permanente, sorvegliarli e nel tempo spoatarli in zone diverswe, coinvolgendo via via tutto il corso dei fiumi  e torrenti. Non è rimettendo in acqua le trote catturate, che ne faremo nascere delle altre, questo lo fanno anche i garisti e chi pesca le carpe a Roubisienne, all'inglese, ecc. Siamo pescatori, non comportiamoci come "catturatori". E' una categoria differente, ed è peggiore per il fine che, a mio avviso, non giustifica i mezzi.

Un saluto Riccardo
é stato un piacere dialogare con te, continua ad intervenire perchè i tuoi contributi sono validi e arricchiscono il forum.

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 05, 2013, 21:20:03
x heron1,

Anche il mio intervento e stato una mia opinione... (non ero intenzionato a offendere.)

Comunque, sono cinquant'anni che vado a pesca nei fiumi e l'educazione di pesca ricevuta da vecchi pescatori e stata molto di più di un C&R o di un No-Kill, i fiumi erano quelli che sono oggi, solo con qualche pesce in più.

La mia opinione é contraria ai No-Kill.

Donato
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 05, 2013, 22:18:28
X Mauro: ti ringrazio e spero di incontrarti sul fiume   ;D.  Anche solo per dimostrarti quanto il "dato di fatto" sia una tua convinzione, e non una cosa secondo me obbiettiva (non ho mai notato una incidenza maggiore di allamature profonde nella pesca a ninfa rispetto alla secca...è una cosa intrinseca della tecnica, che porta a ferrare non appena si nota l'abboccata...il pesce non fa in tempo ad ingoiare, anzi se gli si lascia il tempo risputa!... a differenza delle esche vive, che vengono assaggiate, assaporate ed ingoiate..anzi, in genere si aspetta proprio tale momento per ferrare...e lo dico con cognizione di causa avendo pescato per 11 anni con le esche naturali prima di dedicarmi esclusivamente alla mosca). Grazie per il rispetto delle opinioni; sappi che pratico (o cerco di praticare correttamente...) un po' tutti gli "stili", non per conseguire "rassicuranti catture", ma bensì proprio per quel "ignoto da esplorare", per capirlo meglio.
Per quanto riguarda la maggiore o uguale efficacia delle pesca a ninfa rispetto alla pesca con esche naturali, posso solo dire che SECONDO ME, a parità di bravura del pescatore, la carne è la carne...  *+-++-
Per quanto riguarda invece la possibilità che i No-kill possano rappresentare un "polmone" per il resto del fiume, posso portare prove e testimonianze. Che poi sia più o meno efficacie di altri provvedimenti, non posso (e non voglio) dimostrarlo. Però per esperienza personale, vi posso dire che chiedere ad una amministrazione (provinciale, comunale...) di farsi dare un tratto di fiume per chiuderlo alla pesca è praticamente un "suicidio"; verrà tolto e riqualificato non appena la prima associazione di pescatori farà un po' di cagnara; per evitare azioni in tal senso può aiutare una collaborazione con università e simili, con la "scusa" di studi, campionamenti et similia...

Per quanto riguarda la licenza di pesca..scusa...ma questo è un dato di fatto..almeno in Toscana, ma credo in tutta Italia...si parla appunto di LICENZA DI PESCA DILETTANTISTICA...non viene fatto riferimento alla sua funzione si sussistenza, considerata eventuale ( e mi viene da dire "per fortuna"...visto lo stato di alcuni fiumi, fare riferimento ad un qualsivoglia scopo alimentare sarebbe molte volte grottesco!!! :-))))) ). Poi ovvio, potendo trattenere, anzi, limitando le catture , si da appunto un limite alla funzione di sussistenza; ma appunto, viene posto un limite al'ingordigia in funzione di limitaare il danno di "spopolamento", non quello di "puntura"... Poi mi trovi d'accordo che alcune tecniche con esche naturali (se non tutte.. le ninfe proprio no, secondo me....) provochino tali danni da allamatura profonda da essere praticamente letali nella maggioranza dei casi. Non per nulla, in alcune riserve turistiche chi pesca con esche naturali puo solo "killare" tutti i pesci catturati, per poi fermarsi raggiunta la quota...

Detto questo, spero ci si incontri presto nella meravigliosa Calabria! Vedrai che davanti ad una buona bottiglia di vino (o ad una schiusa...) , i punti in comune nel nostro modo di pensare saranno più evidenti.

Cordiali Saluti



X donatot;
Secondo me non importa l'anzianità; sicuramente la pesca in acque libere da molte soddisfazioni, più di un no-kill "commerciale". Ma, secondo me, è ingiusto fare di tutta l'erba un fascio ed accomunare realtà gestionali diversissime tra loro. Anche io penso che alcuni no-kill o riserve turistiche siano lontani da quella che per me è "vera pesca"; quindi, semplicemente, scelgo di non frequentarli, e "premiare" (se così si può dire, pagandone volentieri il permesso) quelli meritevoli. Fare di tutto il solito "buglione" è ingiusto per tante realtà che fanno scelte "commercialemente" """sbagliate""", pur di salvaguardare il fiume e l'ecosistema, e a volte proprio con un intento educativo (esempio lamapante è la riconversione del tratto alto della riserva sul torrente Chalamy, in Valle d'Aosta) e si sforzano di sopravvivere con gli scarsi mezzi economici che ne derivano.
Beato te che hai pescato in fiumi più ricchi di quelli di oggi; ti conforterà sapere che, nei tratti liberi, mi ci diverto ( e non solo io)  anche adesso.
La mia opinione è favorevole a quei  "no-kill" dove, dopo una prima fase di assestamento e ricostituzione degli stock e varie classi di età (magari distrutti da precedenti eventi, o semplicemente mai esistiti a causa di diverse condizioni "climatiche", come ad esempio in Sieve, piena di cavedani prima della costruzione di una diga che ha abbattuto la temperatura dell acqua ed impedito la riproduzione degli stessi), si "aiuta" la natura il meno possibile, e solo tramite immissioni di materiale molto giovane e ben selezionato. Se capiti in Toscana avvertimi, ti farei volentieri fare un giro in Sieve; se capiti in estate potresti "beccare" la magica settimana delle mosche di Maggio. Se poi proprio non vuoi "sporcarti le mani", qualche tratto  libero si trova...


Riccardo
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 06, 2013, 17:08:08
Ciao Riccardo
sono d'accordo con te che se avremo occasione di incontrarci di persona, magari seduti a tavola, o in riva all'acqua, le convergenze aumenterebbero. Dopo questa premessa non ho certo intenzione di questionare, però voglio sottolineare che l'autorizzazione all'esercizio della pesca dilettantistica (ovvero non professionale, Licenza tipo B), viene concessa allo scopo di catturare e uccidere i pesci (nel rispetto di epoche di divieto, misure minime e attrezzi usati ed esche impiegate). Dato che ciò non è consentito dalla legge per scopi commerciali, non resta che quello alimentare giacchè, pur se non chiaramente esplicitato dalle norme che spesso risalgono al periodo regio, catturare e uccidere pesci a scopo di divertimento sarebbe quantomeno discutibile. La legge regionale Toscana, prevede l'utilizzo di una canna con o senza mulinello, ma anche della "mazzacchera" e della "bilancia" e francamente non riesco proprio ad immaginare altro scopo che non sia alimentare.
 
Per semplificare le cose, pescare non con l'assillo della cattura da portare a casa, ma senza escludere a priori la possibilità di trattenere alcuni pesci per mangiarseli, lo ritengo eticamente più corretto rispetto all'esercizio della pesca a scopo di divertimento. Si può essere d'accordo oppure no, ma ciò non toglie che solamente lo scopo alimentare può giustificare il fatto di andare a estrarre i pesci dall'acqua, causandogli in ogni caso, stress, ferite a volte serie e, nel tempo e nelle riserve no-kill, anche l'assunzione di comportamenti sempre più lontani dal naturale, come il non fuggire davanti ai pescatori, il non combattere dopo aver subito numerosi agganci agli ami e altrettanti rilasci, ecc.

Tu dici che le riserve no-kill aiutano il ripopolamento dei fiumi nei tratti interessati, io invece obietto che servono ai pescatori per continuare a pescare e catturare tranquillamente, come se i problemi di cui parliamo costantemente non esistessero. In tempi di recessione, si stringe la cinghia ed i pescatori dovrebbero essere tutti compatti e procedere in quest'ottica: accettare di pescare meno e catturare poco o pochissimo, per contribuire a risollevare le sorti dei fiumi. Purtroppo quasi nessuno è disposto a "sacrificarsi" in tal senso; tutti vogliono continuare a pescare come e più di prima, magari a pagamento, con permessi da far lievitare in modo da impedire la "pesca di massa" e favorire solo i pescatori benestanti, che finirebbero per avere interi tratti riservati a loro.
Questo è uno dei motivi per cui il no-kill non è ben visto in Italia e pur sforzandomi non riesco proprio a trovare elementi di dissociazione. Negli USA, dove il no-kill lo hanno sperimentato prima di noi, si sono accorti da tempo che questa pratica non risolve il problema dello spopolamento e snatura il normale comportamento e la rusticità degli animali.
Molti fiumi in quel paese hanno mutato gestione, con misure minime e massime che, tutelando i pesci nelle classi di età più preziose, consentono la cattura e asportazione favorendo il naturale ricambio ittico.

Comunque caro Riccardo, mi piacerebbe confrontarmi con te su un tema a mio avviso centrale. Quasi tutti i pescatori che usano la coda di topo asseriscono che, potendo scegliere di catturare una trota, sceglierebbero di farlo a Mosca, ovvero con la secca. Allora mi chiedo e chiedo a tutti: se pescare a Mosca piace alla maggioranza dei pescatori, perchè invece di proseguire su quella strada cercando di migliorarsi, si sceglie la strada della cattura certa esecitando altri tipi di pesca, nascondendosi contemporaneamente dietro l'alibi dell'attrezzatura e della coda di topo?

Tu Riccardo dici che nella tua carriera di pescatore hai provato tutte le tecniche, per cui ricorderai certamente che esistono alcuni giorni in cui riuscire a catturare una trota o un altro pesce risulta difficile se non impossibile. Allora, se vogliamo pescare a Mosca, cioè a galla quando il pesce sale dal fondo producendo la bollata, perchè non impariamo ad accettare anche i limiti della natura che a volte ci premia e a volte no? Forse tornare a casa senza le catture preventivate, incide sulla nostra autostima?

Se abbiamo deciso di pescare a Mosca, perchè non rimaniamo coerenti alla nostra scelta, senza scorciatoie e furbate? Diventare più bravi si può, basta avere passione e dedicare tempo e impegno in ciò che si fa. Certo, bisogna accettare di incontrare altri colleghi che, a parità di passione saranno sempre più bravi di noi e cattureranno in proporzione di più, perchè hanno maggior talento. Non siamo forse in grado di accettare una cosa del genere? Allora, se così fosse, il nostro problema non sarebbe il no-kill, ma qualcosa di più serio che dovremmo cercare dentro di noi, molto in profondità e senza mentire alla nostra coscienza.

Un vecchio proverbio indiano diceva che, "quanto più piccolo è un uomo, tanto più lungo sarà il suo coltello". Alla stessa stregua, penso che alla bassa statura di un Pescatore a Mosca, corrisponda un aumento della lunghezza della sua canna, delle dimensioni del suo galleggiante (elegantemente chiamato strike indicator), del peso della sua lenza e delle sue esche di profondità.

Un caro saluto

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 06, 2013, 20:50:13
Alle tue domande mi sono già dato risposta , e credo di avertela già più volte descritta.
Forse la mia statura mentale è molto piccola, e da nato nella patria di Pragliola e cresciuto a pane e Devaux, a volte abbandono la via sacra della secca solo per catturare, magari in zone libere che si sono popolate meglio dopo la nascita di tratti no kill in zone più a monte.
Meno male però ci sono maestri di luce che illuminano la via.
Con la speranza di avere la forza di carattere e mentale per ravvedermi

Cordialmente

Una mente tanto semplice, insicura, incoerente, e povera di talento, quanto lunga è la sua canna.

Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 06, 2013, 22:53:50
Ciao Riccardo,

Grazie dell'invito sarà un onore per me conoscere più affondo la Sieva, poiché ci sono stato negli anni 90 precisamente a Londa (Pontassieve) molte volte, nei primi anni della mosca club valdisieva http://img545.[IMMAGINE NON DISPONIBILE SI PREGA GLI AUTORI DI RICARICARE LE IMMAGINI GRAZIE][IMMAGINE NON DISPONIBILE SI PREGA GLI AUTORI DI RICARICARE LE IMMAGINI GRAZIE]/img545/9853/logovaldisieva004.jpg situato sotto il ristorante "da fischio" sul lago di Londa. Con Gianni Diotajuti e Caiani Giacomo e altri che adesso non mi ricordo i nomi.
(https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/proxy.php?request=http%3A%2F%2Fimg24.%5BIMMAGINE+NON+DISPONIBILE+SI+PREGA+GLI+AUTORI+DI+RICARICARE+LE+IMMAGINI+GRAZIE%5D%5BIMMAGINE+NON+DISPONIBILE+SI+PREGA+GLI+AUTORI+DI+RICARICARE+LE+IMMAGINI+GRAZIE%5D%2Fimg24%2F923%2Flogovaldisievanokill.jpg&hash=c64bb43400a4fbc78f1a602768b145cb)

Come si vede nella foto, la scritta sotto la dice lunga... é questo il mio pane quotidiano.

Io sono per la rinascita dei fiumi e della pesca:
https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/empty-t27833.0.html;highlight=irno
I nostri progetti:
https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/empty-t27708.0.html;highlight=irno
https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/empty-t36860.0.html;highlight=irno
E tante altre che sono state fatte fino ad oggi, io lavoro sempre per il fiume, per un ambiente pulito e sano.
Mentre un fiume nasce da noi, un'altro o altri muoiono nella libertà della pesca, si stanno organizzando per sfasciare la tranquillità della pesca... non m'interessa se sono fatti No-Kill o quant'altro, ma ... il modo di gestione che non va per niente... Riccardo, mentre tu dici che da te, si paga il costo per ottenere sorveglianza e pulizia (nei miei progetti IRNO si fa gratis) ma, nei fiumi della mia zona si guarda la cassa. Ecco perché sono contrario...
Un saluto Donato





Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 06, 2013, 23:45:56
X Riccardo
Mi dispiace che ti siano arrivate in questo modo, ma si tratta delle mie convinzioni.
Tu hai le tue, che rispetto, e ciò che ci siamo detti è stato un tentativo di avvicinamento tra appassionati che guardano in direzioni diverse. A volte incontrarsi  a metà strada è meglio che niente.
Un saluto

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 07, 2013, 11:23:52
Restando nel tema:Torrento Irno

Domenica 30 marzo 2013, sotto la pioggia, nella zona di pesca del No-Kill cartesar:
Donato, Marco, Aniello, Michele e Francesco, nel pomeriggio per circa duecento metri si sono dedicati alla pulizia del tratto anche se e poco, perché la pioggia non ci ha permesso di continuare. Abbiamo tolto tutto e di più che poteva essere visivo (buste bottiglie di plastica ferraglia) e tutti i rami che potevano ostacolare la pesca. Grazie per l'attenzione!
(https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/proxy.php?request=http%3A%2F%2Fimg580.%5BIMMAGINE+NON+DISPONIBILE+SI+PREGA+GLI+AUTORI+DI+RICARICARE+LE+IMMAGINI+GRAZIE%5D%5BIMMAGINE+NON+DISPONIBILE+SI+PREGA+GLI+AUTORI+DI+RICARICARE+LE+IMMAGINI+GRAZIE%5D%2Fimg580%2F2921%2Fcpolnewspulizia30marzo2.jpg&hash=fcf1dc07f3fd05efc02ab295127ea6ba)
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 07, 2013, 19:53:14
Se doveste proporre un regolamento per l'esercizio della Pesca a Mosca, come lo scrivereste?
Proviamo ad andare nel pratico, senza dare per scontata la situazione attuale, seguendo la logica anzichè le proprie preferenze e spiegando in maniera convincente il perchè delle proposte.

1) Chiarimento della definizione "Pesca a Mosca"

2) Chiarimento della definizione "Pescatore"

3) Compatibilità tra pesca e tutela dei pesci

4) Risanamento della capacità di autosostentamento di un fiume

5) Rilascio autorizzazioni di pesca e prezzi

6) Definizione tratti specifici per la Pesca a Mosca

Io farei così....

1) La Pesca a Mosca nasce con l'intento di insidiare le trote (e gli altri pesci insettivori, quali temoli, cavedani, ecc.) attraverso l'utilizzo di imitazioni di insetti naturali che, in particolari momenti si vengono a trovare sulla superficie dell'acqua, o appena sotto il film e comunque a profondità zero!

Per riuscire in questo intento, l'uomo ha dovuto inventare una canna e una lenza adatta allo scopo di lanciare esche senza peso, cosa impossibile da effettuare con le attrezzature già in suo possesso. Per verificare la veridicità di questa affermazione, è sufficiente procurarsi una normale canna, fissa o da lancio, di qualsiasi lunghezza e azione e provare a lanciare una mosca legata in punta al filo, senza alcun elemento aggiuntivo (piombi, galleggianti, girelle, ecc.).

Constatata la realtà sopra descritta, non resta che prendere atto del fatto che una Mosca è l'imitazione galleggiante di un insetto acquatico, in una qualunque fase del suo ciclo vitale da "ninfa" a "spent", e per essere lanciata ha bisogno di un'attrezzatura specifica, cioè "da Mosca". La diversità della Pesca a Mosca rispetto alle altre tecniche, consiste nel fatto che queste ultime presuppongono l'utilizzo di esche che affondano, tanto più quanto più vengono piombate, e si propongono al pesce sul fondo anzichè in superficie. Dato che i pesci si alimentano per l'80% circa sul fondo, si può affermare che impiegando tali esche si pratica una pesca tradizionale, efficace e simile ad altre tecniche già esistenti (pesca al tocco e passata)che presuppongono manovre molto simili, ma l'utilizzo di esche naturali. La Pesca a Mosca invece rappresenta una eccezione per il comportamento dei pesci che lasciano il fondo e scalano la superficie, arrivando a fuoriuscire dall'acqua con la bocca, la schiena, la coda o completamente, e nel compiere questo atto producono la bollata, elemento che non esiste in nessun altra delle tecniche di profondità.

Per concludere questo punto, la Mosca è un imitazione sempre galleggiante di un insetto in ogni stadio evolutivo, l'attrezzatura è specifica e non facoltativa, pena l'impossibilità di lanciare, e la bollata è il marchio di fabbrica che identifica la Mosca da tutto il resto.

2) Riporto una definizione integrale del termine Pescatore sportivo.
Chi pratica la pesca sportiva nella sua autenticità e non si pone come unico obiettivo di catturare pesce per nutrirsene ma cerca la sfida nella cattura stessa.

3)  La prova di quanto scritto al rigo 2, consiste anche nel recente diffondersi del No-kill cioè (pesca) senza uccisione e del Catch & Release ovvero cattura e liberamento.

Il "No-Kill" è una particolare regolamentazione adottata specialmente nelle acque cosiddette "a salmonidi" e che prevede che ogni pesce catturato venga rilasciato.

Il "Catch & Release" è il complesso sempre in evoluzione di quegli accorgimenti che, se adottati dal pescatore di superficie, favoriscono la sopravvivenza del pesce catturato e rilasciato. La continua evoluzione dei suddetti accorgimenti è dettata dalla volontà di garantire la sopravvivenza del pesce; attualmente tale garanzia manca in quanto una percentuale non bene identificata delle catture può riportare ferite tali da causarne la morte per via dell'impossibilità ad alimentarsi.

Per quanto riguarda la pesca subacquea essa pur non permettendo il "Catch & Release", offre la possibilità di evitare di catturare le prede che non hanno valore gastronomico o venatorio, ed in ogni caso di selezionare preventivamente le prede di cui effettuare la cattura.

Il vero pescatore sportivo è rispettoso delle leggi che regolano la sua disciplina (misure minime, divieti di pesca, pesci in pericolo estinzione, etc.) e della natura stessa. Per molti pescatori sportivi, in effetti, gioca un ruolo fondamentale nella propria passione l'ambiente di pesca, a volte più della quantità di pescato.
Inoltre esistono degli accorgimenti nelle varie tecniche di pesca sportiva che permettono di selezionare in anticipo le prede da catturare evitando catture indiscriminate e prede sottomisura (ad esempio la misura degli ami, il tipo di esca... e nella pesca in apnea la possibilità di vedere la preda prima di scoccare il tiro per valutare la specie e le dimensioni). Comunque il pescatore sportivo, in quanto tale, non trae profitto economico dalla pesca e non cattura prede di cui poi non si ciba, integrandosi quindi nella catena alimentare che lega tutti gli esseri viventi.

La sintesi di questa descrizione, è a mio avviso perfettamente integrata nenne ultime 3 righe: Comunque il pescatore sportivo, in quanto tale, non trae profitto economico dalla pesca e non cattura prede di cui poi non si ciba, integrandosi quindi nella catena alimentare che lega tutti gli esseri viventi.

Questo non per voler affermare che un Pescatore degno di tale nome debba trattenere, per cibarsene, tutte le sue catture, ma invece per sottolineare che lo scopo alimentare è alla base della Pesca stessa e non può essere contraffatto dal solo gusto di divertirsi. Il buon senso e la "Parsimonia", per quanto riguarda il numero delle catture da ricercare, senza "ansia da prestazione", sono in grado di guidare ognuno di noi verso la giusta direzione e in armonia con l'ambiente.

4) Per raggiungere questo scopo è necessario dare all'ambiente la possibilità e soprattutto il tempo per rimettere a posto le cose che l'uomo ha danneggiato. Dobbiamo quindi accettare l'idea che i pesci ricresceranno e si riprodurranno da soli soltanto lasciandoli in pace e tutelandoli con una rigida sorveglianza e tutela. A questo punto le soluzioni serie possibili sono 2: o si chiude la pesca completamente su tutto il fiume, per un  numero di anni sufficienti a riportare tutte le classi di età dei nostri amici pinnuti nuovamente in auge, oppure non resta che creare delle zone sufficientemente estese e chiuderle alla pesca per anni, e nel tempo spostare fino ad interessare tutta l'asta fluviale. Nel primo caso la natura impiegherebbe meno tempo, ma il sacrificio richiesto ai Pescatori sportivi sarebbe maggiore. Il secondo caso potrebbe essere un compromesso accettabile sia per la natura che per i Pescatori. L'idea di continuare a pescare come se niente fosse, con la sola abitudine di rimettere in acqua i pesci pescati e senza alcuna limitazione nelle catture e nel periodo di tempo dedicato alle catture stesse (no-kill appunto), rappresenta a mio avviso un esempio chiarissimo di egoismo e miopia da parte dei pescatori (il minuscolo in quasto caso è voluto), che definire sportivi è un eufemismo.

5) Un tempo, ormai alcuni decenni fa, esisteva la Licenza di Pesca Governativa cat.B, con la quale si poteva esercitare la pesca in acqua dolce su tutto il territorio nazionale, isole comprese. In diversi tratti dei fiumi e in certi laghi, bisognava già allora munirsi di tesserino Fips, o Fipsas, ma erano ancora eccezioni. Ormai da molti anni per pescare quasi ovunque è necessario dotarsi di tesserini regionali, provinciali, per le acque libere, per i tratti ad esche artificiali, per le zone no-kill, catch & release, ecc. Siamo arrivati al punto tale da essere sommersi da documenti, dai balzelli necessari per acquistarli e se ci dimentichiamo di restituirli entro una certa data, rischiamo di vederci arrivare a casa perfino una bella multa da 50€ in su. E non è concesso protestare e lamentarsi, giacchè è scritto sul libretto che abbiamo pagato, firmato e ritirato.

Questa cosa poi, è tipicamente italiana. Ci chiedono di pagare per un permesso o un tesserino, il cui prezzo comprenderà certamente le spese della carta, la stampa, distribuzione, ecc, ma dopo averli pagati questi pezzi di carta appartengono a noi e perchè dobbiamo restituirli obbligatoriamente se sono nostri? Perchè le amministrazioni che li rilasciano, poi li rivogliono indietro per fini statistici? Beh, non sono contrario alle statistiche, ma esigo 2 cose: di essere messo al corrente degli effetti di tali statistiche, in modo da poterne valutare la reale necessità, e secondo voglio indietro i miei soldi pagati all'atto dell'acquisto di un bene che ad un certo punto mi viene sottratto.

Se vado a pesca all'estero, in moltissimi casi ho la possibilità di acquistare le autorizzazioni necessarie alla pesca in negozi specializzati, ma anche in altri esercizi assai diffusi sul territorio, nonchè on line in qualunque giorno della settimana. Facilissimo e semplicissimo, niente da restituire e le statistiche te le richiedono in seguito tramite posta elettronica. Che cosa ci vorrebbe a esportare anche in Italia tutto ciò? Un unico documento tascabile per pescare ovunque, e che Stato, Regioni e Provincie se la sbrighino tra loro.

Per quanto riguarda i prezzi poi, si è perduto il lume della ragione e questo purtroppo non solo in Italia ma nelle acque famose più frequentate d'Europa. Pagare 50, o centinaia di € al giorno per pescare in tratti di fiume comunque ripopolati ogni anno è una truffa alla quale molti pescatori amano sottostare. E non appartengono tutti alla categoria dei benestanti, no, ci sono anche impiegati e operai che accettano orgogliosi di versare il pesante obolo pur di immergere le loro esche nelle acque dai nomi prestigiosi. Anche se poi, il prestigio risale ormai alla notte dei tempi......

Non per incoraggiare il turismo pescatorio oltreoceano, ma vorrei far presente che per pescare in Nuova Zelanda, ovvero nei migliori fiumi del mondo, occorre spendere la "modesta" (il virgolettato è voluto, per rispetto nei confronti di quei pescatori che fanno fatica a rinnovare la tassa annuale di licenza) somma di 70/80€ per un anno solare!!!

6) Personalmente sono favorevole alla pratica di tutte le tecniche consentite, con esche naturali e artificiali, definendo le zone del fiume in cui possono essere impiegate.
 
La scerei in pace le sorgenti ed i piccoli ruscelli che dovrebbero funzionare da oasi in cui la pesca va interdetta sempre: che senso ha pescare in poche dita d'acqua? Somiglia alla pesca fatta in una fontana o in un acquario. Cominciamo dai torrenti e prendiamo in esame i corsi montani e di fondovalle, sia alpini che appenninici, in cui consentirei la Pesca a Mosca, lo spinning, e la Tecnica della ninfa. Per lo spinning vieterei le ancorette e l'uso di alcune categorie di esche. Per la Mosca pure vieterei alcuni tipi di esche quali la "Chernobil" e simili, che andrebbe utilizzata semmai per il Black e il Luccio. La tecnica della ninfa la consentirei solo con ninfe di qualsiasi taglia, ma o galleggianti oppure costruite con il filo di rame. Niente sfere in tungsteno o altri metalli, niente piombature sulla lenza o code affondanti, niente galleggianti (S-I).

Nei fiumi di fondovalle di certe dimensioni consentirei Mosca, Spinning e Ninfa con la possibilità per  l'ultima di utilizzare anche esche appesantite (entro un certo limite), ma mai il galleggiante, ne altri segnalatori di abboccata. Nei tratti dove insieme alle trote e ai temoli, convivono barbi, cavedani e altri ciprinidi, consentirei anche le esche naturali, tranne bigattini, sangue, limiterei gli impasti e rilancerei le esche quali lombrichi, grilli, formiconi, ecc.

Nelle zone più a valle dove vivono in maggioranza ciprinidi, allargherei alle tecniche "naturali" sempre valutando sulle esche da impiegare.

In ultimo, nelle zone no-kill o catch & release, in cui si dice sia consentita la sola pesca a mosca con coda di topo, interverrei in questo modo: o consentire esclusivamente la Mosca, ovvero esche galleggianti da ninfa a spent e niente di piombato lanciato "a coda di topo", oppure consentirei di utilzzare canne da lancio tradizionali per praticare una tecnica di pesca al tocco p in passata con esche artificiali. Inoltre, se viene consentito l'utilizzo della ninfa piombata e piombatissima, ha più ragione di essere permessa la "moschera" e al pari della ninfa piombata e piombatissima la camolera. Detto per inciso, proibirei ovunque entrambe.

A voi la parola, punto per punto

Un saluto

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Aprile 07, 2013, 21:56:55
1) Chiarimento della definizione "Pesca a Mosca"

Concordo in pieno con la tua definizione.


2) Chiarimento della definizione "Pescatore"

Su questo punto tengo a fare alcune precisazioni:  Sono anni che ormai pratico il no-kill per le ragioni in precedenza esposte. La pesca a mosca secca me ne dà la possibilità poiché la preda viene punta in parti prive di centri nervosi  e con l'utilizzo di ami senza ardiglione si evita anche di manipolarla.
Considero comunque sportivo chi porta a casa alcune prede, nel rispetto delle regole e della natura, per cibarsene e non per esibirle come trofeo.

3) Compatibilità tra pesca e tutela dei pesci

Per quanto detto sopra, il C&R effettuato con tutte le cautele, assieme ad una moderata pressione nell'azione di pesca, a mio parere, può dare buoni risultati in relazione alla tutela della fauna.

4) Risanamento della capacità di autosostentamento di un fiume

Sono favorevole al "Fermo Biologico" sia che interessi tratti di fiume a rotazione, sia la chiusura dell'intero bacino. Lo dico per esperienza diretta: in Calabria molti corsi d'acqua ricadono, per tratti più o meno estesi, nell'area di parchi nazionali (Pollino, Sila, Aspromonte e Angitola) dove vige il divieto assoluto di caccia e pesca. I risultati sono soddisfacenti.

5) Rilascio autorizzazioni di pesca e prezzi

Non ho esperienze dirette di bacini dati in concessione a privati. Sono  per le zone libere con fauna selvatica.  se si realizzasse il "Fermo Biologico" come detto sopra, ma con una buona gestione da parte degli enti locali, sarei ben propenso a pagare qualcosa di più, oltre alla licenza governativa, a favore di una sorveglianza più adeguata.

6) Definizione tratti specifici per la Pesca a Mosca

In merito a questo punto credo che la risposta sia intrinseca in quelle date nei punti precedenti.


p.s. Le mie uscite di pesca le faccio quasi sempre insieme agli amici del gruppo PAM&PAM Giovanni e Donato Cosentino, il nostro motto è : Se peschiamo festeggiamo con prodotti calabresi e Cirò, se facciamo cappotto ci consoliamo con Cirò e prodotti calabresi.  ;D  ;D
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 07, 2013, 22:10:55
Dimenticavo un punto importante, i limiti di cattura e detenzione.

Limiterei il prelievo a 1/2 pesci, di misura adeguata, solo per il consumo personale. Le misure minime andranno stabilite in base alle caratteristiche del corso d'acqua e all'accrescimento ittico conseguente. Questi pesci detenibili per scopo alimentare, non potranno superare un limite stagionale stabilito sempre in base alla capacità di autosostentamento del corso d'acqua. In ogni giornata di pesca, nel momento in cui si sia trattenuto l'ultimo pesce detenibile (il 2°in base al mio esempio), sarà obbligatorio interrompere la pesca e questo rappresenterebbe un ulteriore deterrente al trattenimento dei pesci.

Va stabilito inoltre un limite anche per i pesci che verranno obbligatoriamente (perchè sottomisura) o, volontariamente rilasciati, in maniera tale da evitare che ci siano pescatori che con la scusa "tanto poi li rilascio", trascorrono tutta la giornata di pesca a catturare decine e decine di pesci di ogni taglia.

Qualora si verificassero situazioni tali da mettere a repentaglio la sopravvivenza dei pesci per piene disastrose, siccità prolungata e altri fattori analoghi, non servirà vietare il trattenimento e consentire solo il no-kill, ma andrà chiusa la pesca fino al ripristino di una situazione sostenibile.

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 07, 2013, 22:20:50
Ciao Aldo, volevo farti i complimenti per il vostro motto.
Mi auguro che continuerete ad adottarlo almeno fino al momento in cui scenderò a trovarvi......

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 07, 2013, 22:49:04
Ciao Mauro,

Passai alla pesca a mosca per andare a pesca e, molto spesso la praticavo in zone, dove c'erano tutte le tecniche consentite, non ho avuto mai problemi di fastidi sia di pesca né da parte dei pescatori ... perché ho sempre cercato di andare d'accordo nella pesca.

Nei tuoi punti, si possono condividere ma per quanti di noi siamo d'accordo?

Devi valutare anche chi ha sempre pescato nel fiume sotto casa e gli sta bene così com'é... sono molti specialmente al sud. Non si può privatizzare parte di fiumi confinando a chi ce é nato e cresciuto vicino al fiume e molto spesso hanno terre confinando all'acqua.
Al sud, c'é ne sono molti e molte volte dobbiamo litigare per andare a pesca, poi spiegare l'importanza di tali operazioni potrebbe portare benefici a loro stessi, beh! Dalle mie parti, ti posso già rispondere di cose potrebbero dire ... molti non ti rispondono neanche... agiscono!

Penso, che regione per regione, debbano esserci regole che si possono condividere, prima per quello del posto e poi per i pescatori un più aperto a certi discorsi.

Abbiamo già diverse guerre tra pescatori di questo genere nella nostra zona, per certe storie illegittime di appropriamenti su tratti in diversi fiumi, poi ci mettiamo anche punti d'intesa sulla pesca, no... perché non capiscono che cosa sono, perché non gli interessa.

Comunque, in via generale, condivido ciò che hai scritto.  C’é da limare qualcosa sui pagamenti nei No-Kill.

Io penso che sia ora e, affinché ci siano ancora zone con trote selvatiche, di andare a scoprire di quante sono cattive. calabria
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Aprile 08, 2013, 13:00:21
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Ciao Aldo, volevo farti i complimenti per il vostro motto.
Mi auguro che continuerete ad adottarlo almeno fino al momento in cui scenderò a trovarvi......

Mauro

Un motto è per sempre! Ti aspettiamo!   (https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/Smileys/piombo/36_1_11.gif) (https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/Smileys/piombo/36_1_11.gif)
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 08, 2013, 22:06:32
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Ciao Aldo, volevo farti i complimenti per il vostro motto.
Mi auguro che continuerete ad adottarlo almeno fino al momento in cui scenderò a trovarvi......

Mauro

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Cosa festeggiate ?....
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 09, 2013, 23:00:52
Ritorno sul no-kill.
In questo forum e anche in altri, si sono espressi pescatori che sono favorevoli a questo tipo di gestione, esprimono la convinzione che essa sia appropriata e addirittura apporti benefici al fiume e alla propria capacità di autosostentamento.

Anche su questi temi mi sento di dissentire completamente, e cercherò di argomentare in maniera chiara.

Generalmente i tratti no-kill vengono istituiti in zone del fiume seriamente depauperate da tempo, con il progetto di riqualificarle e rilanciarle. Sostanzialmente avviene una perimetrazione del tratto, che in seguito sarà consistentemente ripopolato con trote in abbondanza, anche di grossa taglia. L'effetto sembra garantito, in quanto il riscoprire zone fino a poco tempo prima prive di pesce, improvvisamente così ben popolate, risulta emotivamente accattivante.

Peccato che nessuno parli mai di alcuni elementi fondamentali, ma "politicamente" molto scomodi e che si preferisce sottacere. Quasi tutti i tratti no-kill vengono ripopolati con trote provenienti da allevamenti che non producono animali di elevata qualità, nè tantomeno del medesimo ceppo genetico di origine.
Ripopolare costa e bisogna fare i conti con i budget di cui si dispone, senza badare troppo ai particolari; seguendo questo principio in parecchi casi ci si trova a pescare in branchi di trote di qualità approssimativa, di ceppi diversi e mescolati, che già di per se non costituiscono un buon viatico.

Nessuno poi spiega che un certo numero di quei pesci, moriranno ogni anno per varie ragioni (un pò come avviene negli allevamenti, così come in natura) e dovranno essere rimpiazzati per mantenere costante la popolazione del no-kill. Questa percentuale di mortalità è destinata a crescere per effetto delle continue e ripetute catture che le trote saranno costrette a subire durante tutto l'arco della stagione. I danni procurati per la eccessiva manipolazione, lo stress causato dal combattimento, le pause fori dall'acqua per le fotografie e le riprese video, le misurazioni, le sempre più numerose e spesso cruente slamature, ecc, incidono molto più di quanto siamo portati a credere e causeranno la morte di una percentuale di pesci talvolta assai rilevante.

La convinzione poi che i tratti no-kill favoriscano la nascita e la crescita di altre trote, in considerazione del fatto che il regolamento obblighi i pescatori al rilascio di tutte le prede, è assolutamente fantasiosa in quanto i pesci inizialmente seminati, possono vantare una capacità riproduttiva molto scarsa, o addirittura nulla. Non penserete mica che tutte le trote Fario che vedete, catturate e rilasciate, siano per definizione fertili? Magari fosse.....In realtà la maggior parte delle Fario in circolazione, sono ormai sterili come le Iridee, con poche eccezioni, per cui.......

Per onestà di cronaca, voglio citare una realtà che ho avuto modo di conoscere personalmente e che costituisce una eccezione (e spero vivamente di non sbagliarmi a sostenerlo), ma proprio perchè tale, non rappresenta che un campione limitato e, per la legge dei grandi numeri, purtroppo trascurabile. SVA, Società Valorizzazione Abetone, che produce un ceppo di Fario Mediterranea abbastanza pura, con cui ripopola alcune acque della provincia di Modena e vende ad altre province. Possiede un incubatoio da decenni e ciò è una buona cosa. Voglio specificare però, che nelle riserve della SVA date in concessione a gruppi privati di pescatori, non c'è un regolamento no-kill, e le regole sono stabilite secondo altre logiche tra le quali esiste il prelievo controllato a garanzia di una maggiore qualità.

Come SVA esistono altre (poche) situazioni che producono avannotti di qualità che genereranno trote assolutamente fertili, ma attenzione che i problemi non mancano neanche in queste "oasi".

Si, perchè un'altra cosa che non sento, nè leggo, mai riportare, è che anche gli animali ( e tra questi pure i pesci) capaci di riprodursi hanno bisogno di condizioni ottimali, o quantomeno favorevoli, per riuscirvi con successo. Piene improvvise e rovinose, periodi di siccità prolungati, bracconaggio, altre forme di predazione, elementi di disturbo che impediscono, o inibiscono, la riproduzione. La pesca sportiva, specialmente in regime di no-kill privo di limitazione delle catture e senza un ricambio biologico, impatta in maniera sensibile con la capacità autoriproduttiva, per cui considerare che basta seminare trote fertili in un tratto aperto alla pesca no-kill, e sentirsi certi che si autososterrà è pleonastico.

Un altro esempio che conosco personalmente è l'impianto ittiogenico di Borgo Cerreto in Valnerina. Anche lì si producono avannotti e uova embrionate e il famoso tratto no-kill del Nera sottostante, ha beneficiato dei prodotti di questa struttura. Prima del1994, anno in cui fu varato il ko-kill, la taglia media delle trote era ridicola e in pochissimo tempo fu più che raddoppiata, con effetti evidenti anche nei tratti liberi a monte e a valle del tratto. Oggi, dopo quasi 20 anni, il tratto stesso è irriconoscibile rispetto ad una decina di anni fa, e nelle zone libere a valle e a monte la realtà è peggiorata tantissimo, rare eccezioni a parte. Eppure si continuano a incontrare numerosissime trotelle  lunghe poco più di un fiammifero, che indurrebbero a credere ad una favolosa riproduzione naturale.

In realtà, si tratta d'altro. La Provincia di Perugia, che vendeva gli avannotti ad altri enti, stanca di non riscuotere da anni i propri crediti, ha deciso di seminare i propri prodotti nelle proprie acque: Amen.

Un saluto

Mauro





Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 10, 2013, 00:42:25
Mauro,

Il fatto che le trote pronto pesca ... sono ibride, ciò non vuol dire che si devono per forza torturare, esclusivamente tutti i giorni ... le trote destinate a non riprodursi, fra qualche anno porteranno la pesca a non stop come nei laghetti a pagamento.

Mi ricordo quando ero ragazzo, gli stivali da pesca arrivavano al ginocchio e si cercava di pescare solo, dove si poteva farla. Molte trote, si sono salvate e tante non hanno subito lo stress della puntura, oggi con stivali aggiornatissimi che prima cosa non permetta lo stress del caldo al pescatore, ma favorisce allo stesso, di andare a stanare la preda nella tana ... tutto questo e previsto nei regolamenti dei No-Kill.

Non sto discutendo per abolire i No-Kill, ma a modificarli nel loro sistema, regolamenti più efficaci ... e fatti per pescatori con la”P” maiuscola.
 
Pescatori, dove nei posti di pesca non ci sono regole se li inventano loro " il rispetto per l'animale".

L'anno scorso, nel No-Kill del fiume Sangro per esempio; permettano alla gente di farsi anche il bagno e di prendere il sole in costume ... cos'è il progresso della pesca moderna. Andiamo! La pesca a mosca sta voltando pagina sempre in peggio da come me la fatto conoscere i pescatori con la "P" maiuscola.

Beh! Mi metterò affacciato per guardare dove vogliono arrivare questi che favoriscono i No-Kill solo per soddisfare l'istinto di pesca che dura affinché le trote non spariscano tutte.

Tanto per mettere a conoscenza di come l'ho pensato quando passai alla pesca a mosca. Cercai subito di collegarmi con una associazione di pesca e passai direttamente alla FIPSAS per dare una mano per favorire l'incremento dei pesci nei fiumi nella mia provincia. Dopo tantissimi consulti si arrivò alla conclusione... per i ripopolamenti nella gestione, al posto di mettere materiale pronto pesca, ma quello di passare a ripopolare con avannotti e uova in scatolette.
 
Così sì ha avuto fiumi pieni di pesci e di tutte le taglie, senza togliere la pesca a nessuno per un certo numero di anni ... pescando solo con la licenza, il tesserino della gestione e il tesserino di prelievo giornaliere.

Ciao.



Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 10, 2013, 10:40:05
Il viale della pesca nel fiume Sele ...

possiamo dire anche:
viale del tramonto se viene gestito come No-Kill
Il fiume Sele, quello visto in foto ... distese di acque per vari Km e in estate, con le acque abbassate si possono pescare le trote dappertutto e sopratutto con il coup du soir.
(https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/proxy.php?request=http%3A%2F%2Fimg27.%5BIMMAGINE+NON+DISPONIBILE+SI+PREGA+GLI+AUTORI+DI+RICARICARE+LE+IMMAGINI+GRAZIE%5D%5BIMMAGINE+NON+DISPONIBILE+SI+PREGA+GLI+AUTORI+DI+RICARICARE+LE+IMMAGINI+GRAZIE%5D%2Fimg27%2F2078%2Fiononkill500.jpg&hash=75dfc56beb9efa7006a6a406b76b87a8)
Come ho detto prima, anche se ci sono le acque abbassate, sconsiglio camminarci dentro ... come si fa adesso per il 90% nei No-Kill. Prima di tutto, in queste zone così ampie se si cammina dentro, il pesce che sta dappertutto si spaventa facilmente e comunque gli distruggete l'alimentazione!

Ci sono i guadi per attraversare il fiume e raccomando di stare sulla riva se volete catturare qualcosa ... lasciate che la trota si presenta a voi sottoforma di bollata di un’Imago spent oppure di Sedge che saltella per spiccare il volo.

Questi sono i momenti migliori in pieno giorno ... mentre la sera, dopo l'ultima schiusa d'insetti "coup du soir", appena fatto buio e meglio stare in casa per lasciare alla trota lo spazio necessario di libertà.

Secondo me la pesca, alla vecchia maniera e un qualcosa di più per la pesca. Pensateci sopra!
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 10, 2013, 18:45:34
Ciao Donato
io non ho potuto conoscere i fiumi delle tue parti quando ancora erano bellissimi, ricchi di trote e poveri di pescatori, ma più volte ti ho letto mentre li descrivevi con dovizia di particolari e tanta malinconia.

Dobbiamo fare i conti con la realtà quotidiana, che ovunque ha spazzato via i bei tempi che furono. Sono d'accordo con te che stiamo procedendo verso il degrado, non solo dei fiumi e dell'ambiente circostante, ma anche e soprattutto della pesca a mosca e delle forme di gestione oggi così in voga.

Purtroppo dietro le richieste dei pescatori, che pretendono di poter pescare e catturare ad ogni uscita come se avessero firmato un contratto, c'è il mercato, con le sue regole ciniche e con i propri obiettivi, lontani anni luce dalle esigenze del fiume, della Pesca a Mosca vera e dei Pescatori Autentici, sempre meno numerosi. E' il mercato e chi lo governa a impedire quei cambiamenti che in tanti auspichiamo.

Concordo pure sul fatto che bisognerebbe pescare (e imporre di farlo per regolamento) a piede asciutto quasi sempre, con alcuni guadi consentiti, così da non disturbare troppo fiumi e pesci. Io limiterei l'uso degli stivali più lunghi, pantaloni e waders, a determinati ambienti fluviali che lo richiedano per cartteristiche e portata, e, al limite, in condizioni di livelli particolarmente alti negli altri ambienti. Bisogna che i pescatori imparino a pescare senza scorciatoie e furbate, e questo dovrebbe valere per tutti, con eccezioni particolari (anziani claudicanti, disabili, ecc) da gestire in maniera opportuna.

Credo che anche Fips, Fipsas, e altre Associazioni, anche se non sempre e non dappertutto, debbano assumersi le loro responsabilità, e dovremmo farlo anche noi pescatori, tutti. Solo così sarà possibile ripartire con progetti di gestione diversi, moderni e orientati in direzione dei fiumi e dei pescatori.

Un saluto

Mauro

Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 10, 2013, 20:16:39
Ciao Mauro,

Il Sele & Tanagro non è morto ancora, si mantengono ancora bene. Quelli che ne parlano male, sono i novizi anche vecchi, quelli che non sanno come si pesca in questi fiumi.

La malinconia non é dovuta dai fiumi, ma dalla gente che si sta dando da fare per allontanare parte di pescatori che vuole pescare con i vecchi sistemi. Da quello che ho sentito per il Sele & Tanagro, ne vogliono fare tutti No-Kill e sono quattro gatti contro tremila pescatori che frequentano i fiumi con i vecchi sistemi.

Comunque, a me! Poco interessa ... x fare le mie pescate, trovo sempre dove andare e, se proprio é impossibile farlo non mi creo nessun problema. Ho pescato tutto una vita è che oggi, quasi mi sono scocciato, se non fosse per gli amici che mi vogliono con loro a pesca.

Rimango sempre che i No-Kill, dividono la pesca e pescatori ... migliori sono le riserve chiuse con divieto assoluto di pesca é riserve aperte con tanti regolamenti.

Ciao Donato



Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^GIOVANNI^ - Aprile 11, 2013, 15:43:29
non ho esperienze in merito a tratti no kill, vado a divertirmi nei torrenti calabresi quando posso e anche se avessimo quei tratti li eviterei tranquillamente, primo perchè non me lo potrei permettere, secondo preferisco l’avventura, la ricerca del luogo, nei no kill mi sembrerebbe quasi scontato, personalmente riesco anche a cappottare serenamente e a fine giornata fantastico già la prossima uscita,
pratico il no kill da quando sono passato alla PAM, dalle mie parti ancora molti prelevano più del consentito, lo considero un mio piccolo contributo o forse non ho più il coraggio di togliela per sempre dal suo ambiente
secondo me i fiumi andrebbero lasciati liberi, investendo più sui controlli, per meglio proteggerli dalla piaga del bracconaggio e inquinamento, sarei d'accordo alla chiusura di tratti al di fuori del parco nazionale per alcuni periodi a rotazione,
la natura sa reagire se lasciata tranquilla
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 11, 2013, 17:36:14
Caro Giovanni, possiamo contarci ... siamo già ... due  (https://www.calabriapescaonline.it/home/forum/Smileys/piombo/36_1_11.gif) a pensarla uguale.

Presto ti verrò a trovare per una bella pescata ... vicino a quel ponticello famoso..

ciao a presto Donato
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 11, 2013, 19:11:13
X Giovanni

Ciao Giovanni, il tuo intervento sottolinea divrsi temi, tutti importanti e assolutamente condivisibili.
Mi rallegro per lo spirito che ti anima come Pescatore: complimenti.

X Donato

Con me siamo già in 3

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 17, 2013, 19:43:03
Notizie interessanti da conoscere, per tutti i pescatori, e in particolare per i praticanti del no-kill assoluto.

Studi condotti negli USA dal 1992 al 2003, sulle trote Iridee (Oncorhynchus mykiss), hanno evidenziato che un pesce catturato dopo un combattimento della durata di 10 minuti, può conservare un tasso di sopravvivenza dell’88%, ma questo dato scende al 62% qualora l’animale venisse esposto all’aria per 30 secondi. Un’esposizione all’aria di 60 secondi, fa precipitare il tasso di sopravvivenza al 28%.

La riproduzione indebolisce i pesci in maniera vistosa e occorre molto tempo e nutrimento per riacquistare le forze. Catturare pesci debilitati aumenta in maniera esponenziale il rischio di morte. La stanchezza determina condizioni di intensa acidosi, in seguito al rilascio di protoni nel fluido extra cellulare che abbassano il Ph, provocano un forte aumento dell’acido lattico accumulato nel sangue e quando l’animale viene estratto dall’acqua, il “respirare”aria provoca la riduzione di ossigeno e l’aumento di anidride carbonica che inducono gravi complicazioni cardiache, portando spesso al decesso.

I pescatori che praticano il no-kill assoluto, assumono la convinzione che tutti i pesci da loro catturati e in seguito rilasciati, sopravviveranno all’esperienza, probabilmente perché una volta liberati li vedono nuotare lontano, apparentemente illesi. Tuttavia la ricerca indica che la maggiore percentuale di mortalità si verifica qualche tempo dopo il rilascio, a causa di lesioni procurate dalla cattura, e/o da pratiche di reimmissione inappropriate. L’impatto della mortalità causata dalla diffusione del “catch & release”, ha indirizzato oltre 118 test e studi che si sono succeduti dal 2000 al 2003 nello stato dell’Ontario, coinvolgendo circa 120.000 pesci e i risultati hanno permesso di determinare un tasso di mortalità medio del 16,2%, percentuale tutt’altro che trascurabile.

Vogliamo parlarne un po’?

Mauro




Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 17, 2013, 23:02:16
Ciao Mauro,

Ottima notizia ! queste, devono aprire un poco gli occhi su ciò che si fa ... nei No-Kill.

Senza saperlo, sono dieci anni che non porto più il guadino, slamo tutto in acqua se mi è possibile... oppure taglio il filo. Mentre poche volte le trote, nel dibattersi sì attorcigliano intorno al filo e, in questo caso sono costrette ad aiutarle per liberarle.

Comunque, sono sempre più convinto ... dei No-Kill, non aiutano proprio la pesca e l'ambiente.
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 18, 2013, 09:18:22
Potresti mettere un link allo studio che citi?
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 18, 2013, 20:22:40
Ciao Donato
per ridurre al minimo i danni procurati al pesce, bisogna slamarlo in acqua sufficientemente profonda e senza toccarlo ne estrarlo dall'acqua. Il modo migliore è quello di utilizzare l'apicale della canna come slamatore e in alternativa usare il guadino mantenendo il pesce in acqua e slamarlo sempre senza toccarlo, ne estrarlo. Qualora l'estrazione risultasse complicata, bisogna sempre evitare di armeggiare in bocca al pesce e tagliare immediatamente il filo vicino alla mosca. Si fa presto a dire che i pesci vengono liberati senza danni perchè agganciati superficialmente, in realtà un certo numero di animali si ritrovano l'amo conficcato nell'esofago o nelle branchie, e in questi casi la mortalità cresce notevolmente.

Gli studi che ho citato infatti, attribuiscono in questi casi una mortalità media del 41%, percentuale che raggiungeva il 65% nei casi di estrazione dell'amo, che infligge al pesce lesioni e shock fortissimi. Il 39%dei pesci osservati durante i test, sono stati capaci di liberarsi spontaneamente degli ami, mentre soltanto l'11,5% di quelli in cui si è proceduto alla rimozione dalle parti vitali, sono sopravvissuti. Il sanguinamento è purtroppo assai frequente nei casi di agganci nelle branchie ed esofago; nei test è emerso che solo l'1% degli agganci in bocca determinano il sanguinamento, contro il 48% di quelli in gola e del 50% nelle branchie. La mortalità causata dal sanguinamento si è attestata al 52,8%, contro il 6,5% riscontrato negli animali che non sanguinavano. Le percentuali di mortalità, crescono in maniera rilevante con l'aumento della temperatura dell'acqua.

Gli studi conducono a risultanze ben note, come l'indirizzo a utilizzare esche artificiali, ami con ardiglione schiacciato o senza, l'uso di guadini con reti senza nodi, evitare manipolazioni prolungate, ecc. Ma suggeriscono anche di rilasciare subito il pesce, senza perdere ulteriore tempo per fotografarlo ed evitare di pescare in condizioni di temperature estreme (troppo calde o il contrario), e francamente non mi è mai capitato di osservare il rispetto di queste sane abitudini nei pescatori incontrati sul fiume. Mi capita invece di assistere sovente a scene in cui i pesci sono tenuti a lungo nei guadini a rete siliconica, per poterli fotografare in varie pose e angolazioni, operazioni chirurgiche prolungate per recuperare a tutti i costi la mosca e cambi di ruolo tra pescatore e fotografo nel caso di catture di animali di misura oltre la media. In quest'ultimo caso il pesce viene maneggiato e fotografato per il doppio del tempo.

Consideriamo poi che il pesce che ci apprestiamo a liberare, potrebbe essere stato catturato di recente, e magari verrà ricatturato nuovamente a breve, cosa frequente nei no-kill, e tutti questi "incontri" con pescatori no-kill, non fanno che ridurre sempre di più la possibilità di sopravvivenza delle trote e degli altri pesci. E' per tutti questi motivi che sostengo che tutti i pescatori dovrebbero sottostare a limiti severi del numero delle catture consentite, di qualsiasi taglia, e non solo ai limiti di prelievo imposti. In virtù di questo, trovo che coloro i quali ritengono che la pesca sia solo un divertimento e i pesci i protagonisti a indurre tale piacere, e che devono essere in ogni caso tutti rilasciati, dovrebbero limitarsi in misura maggiore rispetto ai pescatori che, nel rispetto delle norme e dei regolamenti, considerano anche la possibilità di trattenere qualche pesce ogni tanto, per mangiarselo, in conformità con l'attività predatoria della pesca.

Mauro

Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 18, 2013, 20:56:10


X heron1

Ciao, non saprei neanche come chiamarti e ciò mi dispiace in quanto penso che anche una discussione telematica, potrebbe essere più piacevole e proficua abbassando ognuno le proprie barriere. Ti chiedo cortesemente di citare il tuo nome e la zona dove abiti, (io mi chiamo Mauro Nini, vivo a Roma e frequento le poche acque dignitose della regione, spingendomi spesso anche in Valnerina), personalmente mi sentirei maggiormente a mio agio leggere un nome concreto ed un luogo di appartenenza d'Italia, piuttosto che il nick che usi e che mi da la sgradevole sensazione di rivolgermi a nessuno. Te lo dico con la massima serenità e, successivamente, sarò lieto di indicarti il link che chiedi.

Un saluto

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 19, 2013, 00:40:43
Ciao Mauro,

Prima di tutto, ti faccio i miei complimenti x, il modo di esporre la realtà, che purtroppo a noi pescatori sfuggono ... pensiamo troppo a noi stessi e non su quello che possiamo produrre...

Se vogliamo vedere le vecchie tecniche ancora in uso, ti do ragiona, fare ingoiare esche e amo al pesce, su questo sì e, ti do ragione su quello che dici... e facile rovinare organi vitale dei pesci.

Comunque nella pesca con la mosca, a parte il periodo prolungato di una slamatura e anche per una foto ricordo ... sulla cattura l’amo non e dannoso perché il 95% è conficcato nei labbri della trota e poche volte sulla lingua e qui che bisogna fare molto attenzione nella slamatura.

Detto questo, se vogliamo vedere e analizzare tutto ... per non commettere errori... io penso che lo stress lo subbiamo noi e non i pesci.

Comunque, sto provvedendo di amputare l’amo in pesca.

Ciao.
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 19, 2013, 14:31:17
X mauro:....Mi chiamo Riccardo, e lo dovresti sapere per quante volte ho firmato (Postato il: Aprile 05, 2013, 22:18:28 - Postato il: Aprile 05, 2013, 14:38:40), in questa stessa discussione, i miei pareri in risposta a tue affermazioni, anche dopo la sensazione sgradevole datami dalle tue repliche sulla inferiorità psicologica di chi pesca (anche) a ninfa  ;D ; come dovresti sapere appunto dai miei precedenti messaggi, anche rivolti appunto direttamente a certe tue inserzioni, sono di Firenze, dove lavoravo in un negozio di pesca, e pesco spesso sulla Sieve, compreso il suo no-kill che ho portato ad esempio, .....
Ora, non pretendo di essere ricordato, visto che non scrivo molto e non ho ne occhi azzurri ne tacco 12 cm, però... se poi tu dovessi ancora avere, per l'ennesima volta, da affrontare una questione personale col sottoscritto, ti prego di affrontarla per via di posta privata, in maniera da non intasare il forum. E cmq, sappi che sono informazioni che ti concedo senza essere obbligato da alcun regolamento; ci sono forum in cui è obbligatorio usare come nickname nome_cognome; questo non è il caso.

Sono informazioni sufficienti perchè tu ti senta libero di darmi un link esplicativo sullo studio che citi?

Ciao

 ;D

Riccardo
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 19, 2013, 18:10:44
Ciao Riccardo

adesso mi ricordo benissimo di te, ma solo perchè hai indicato il tuo nome in quanto come ti dicevo, non sono avvezzo a discutere seminascosto da un nick. Puoi crederci o meno, ma quando il mio cellulare squilla per la chiamata di un numero che mi appare privato, nemmeno rispondo, fosse anche il Papa.

Noto che le nostre discussioni precedenti ti hanno lasciato un pò di ruvido addosso, e mi dispiace, ma sono i limiti del parlarsi attraverso una tastiera (come già avevo scritto). D'altro canto non mi sembra che ti stia ponendo nella maniera più appropriata nei miei confronti e nella discussione aperta; non è che scrivendo chi sei e di dove sei, mi fai un favore personale, di cui francamente non ho necessità, e riguardo al link che richiedi, se decidessi di sintonizzarmi sulla tua stessa frequenza potrei elegantemente dirti di andartelo a cercare sul web, non trovi?

Avrei piacere di leggerti nuovamente, indipendentemente dalle tue idee e posizioni che posso non condividere ma non significa che non le trovi interessanti. Questo è il link: http://www.mnr.gov.on.ca/stdprod....125.pdf

Mauro



 
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 19, 2013, 23:02:01
Mauro: ebbastaaaa!!!
Hai fatto TU una domanda, ed io TI ho dato informazioni che TU e solo TU mi hai chiesto.. ci voleva molto a scrivere solo il link?!? Diamoci un taglio suvvia...
Quanto alla mia maniera di pormi, se permetti, IO non ho dato del minorato psicologico a nessuno. Quindi, se mi permetti dall'alto della tua arte, io preferisco rimanere sulla mia frequenza, ruvida forse, educata di certo, ma offensiva mai. Se la chiami mancanza di eleganza, sono contento!
Buona serata e grazie per il link

P.S:= potevi anche non darmelo,vero, ma come non lo davi a me lo celavi agli altri!!!! E se non sbaglio sui forum si condividono informazioni. Ancora grazie

P.P.S:= il link rimanda ad un sito generico, comunque; dà pagina non trovata... ma forse sono imbranato io!
Però la parte "..." la trovo strana... ma ribadisco..sono imbranato io...
Forse ti riferivi a questo??

http://www.mnr.gov.on.ca/stdprodconsume/groups/lr/@mnr/@letsfish/documents/document/228125.pdf

Se dovesse interessare propongo anche la lettura di questo articolo: purtroppo parla di pesca con esche naturali, se non ricordo male, ma può dare buonoi spunti essendo abbastanza moderno nell'approccio (a mio giudizio).
Buona notte

http://www.fisheries.go.th/library/app/images/NorthAmericanJournalofFisheriesManagement/North%20American%20Journal%20of%20Fisheries%20Management.December%202012.33.1.pdf

Già che ci sono ne condivido altri, decisamente più attinenti: scusate il metodo "pollicino", ma è dovuto al disordine nell'arciviazione.. :-/

http://digitalcommons.unl.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1071&context=ncfwrustaff
http://nativefishsociety.org/wp-content/uploads/Meka-2004.influence-of-hook-type.pdf

Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 20, 2013, 08:03:38
Ragazzi !!
Voglio ricordarvi il regolamento del forum: Sì possono usare solo i link che portano all'interno del forum...
grazie per l'attenzione..
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: ^FLY^ - Aprile 20, 2013, 09:17:35
Non sei autorizzato a visualizzare i link. Registati o effettua Login
Ragazzi !!
Voglio ricordarvi il regolamento del forum: Sì possono usare solo i link che portano all'interno del forum...
grazie per l'attenzione..

Donato, i link inseriti da Mauro e da Riccardo portano ad articoli di ricerche che possono essere utili ad utenti interessati agli argomenti, non contengono pubblicità e quindi possono essere inseriti.

La cosa che mi dispiace è che, come capita di sovente, non si riesce a discutere pacatamente su argomenti molto interessanti. Trovo normale che ognuno abbia le proprie convinzioni e che le difenda. Purtroppo, come ha già fatto notare Mauro, quando si esprime un concetto scrivendolo non sempre si interpreta nel modo giusto.

Conosco Mauro e posso affermare che non ha mai guardato gli altri pescatori "dall'alto della sua arte",  Lui ha una sua concezione della pesca a mosca e la esprime senza, però, porsi su un piedistallo e guardare gli altri dall'alto in basso.

Per il bene del forum, della pesca a mosca e soprattutto per la diffusione di questa tecnica, che potenzialmente rimane comunque la meno cruenta e la più rispettosa della natura, Vi prego di evitare scontri personali.

Aldo.
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 20, 2013, 11:07:08
Scusa Aldo, per i link, va bene così come dici...

Il discorso No-Kill, tu non lo vedi, perché da te é ancora lontano da ogni pensiero. Da noi invece va di moda! Questo non va per niente bene, perché i posti migliori di pesca e sopratutto a chi pratica la pesca a mosca, questi posti si chiamano No-Kill con tanto di permesso molti costosi.

Se i No-Kill, fossero tratti che possono servire a zone di frega, senza la pesca... per me, vanno benissimo.
Se i No-Kill, fossero zone dove si pesca senza prelievo ... per me, vanno benissimo, purché non ci sia pagamento.

Potrei continuare ancora ... ma, forse tu sai già, come vanno certe situazioni, anche se non le vivo.

Comunque, non sto battagliando o ribattere niente a nessuno, ma solo a dire la mia in queste situazioni di disastro nella pesca e, proprio per questo motivo, ho da dire moltissimo.

Io come pescatore, rivoglio gli spazi che c'erano prima ... con pesce o senza pesce, perché a pesca non si va per catturare per forza e, anche un motivo per stare in un ambiente pulito per respirare aria migliore e, se questo bisogna pagare per averlo ... allora siamo finiti.

Ciao ... fammi sapere la neve in montagna come va!
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 20, 2013, 13:48:30
Mi scuso con tutti se pare che mi sia lasciato troppo trascinare, ma leggere che qualcuno decreta l'inferiorità mentale e psicologica di una persona solo perchè pesca in modo diverso da Lui mi fa intasare la vena; forse perchè memore di troppi Soloni incontrati in passato, qui a Firenze.
Prometto in futuro di fare finta di non leggere certe affermazioni, e semmai di rispondervi solo per posta privata. Sono sicuro che Mauro non intendesse esattamente ciò che ha scritto, benchè si sia mostrato decisamente esperto nello scrivere. So benissimo che si ricorda che tutti noi pescatori, e non solo a mosca, si sia un po' tutti nella stessa "barca", e so benissimo che, leggendo i dati citati, si sia reso conto che la pesca a nìnfa non mostra percentuali di allamatura profonda diversi dalla pesca a secca; in attesa ovviamente di studi scentifici che dimostrino il contrario.

A tutti, buon fine settimana.

Coordiali saluti

Riccardo
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 21, 2013, 12:50:27
X Aldo

Tranquillo Aldo che non ho intenzione di creare scontri con Riccardo, e penso che non o voglia nemmeno lui. Però per rispetto e chiarezza certe cose vanno argomentate senza girarci attorno

X Riccardo

Non ho interesse a scontrarmi con te, ma ti vedo molto in difficoltà dato che oltre a non aver mai risposto ai numerosi quesiti che ti ho più volte chiaramente rivolto in vari interventi (basta andarseli a rileggere, può farlo chiunque), tenti di attribuirmi cose che non ho mai scritto e che sono solo il frutto di tue conclusioni personali. Questo tipo di atteggiamento, è tipico di chi non avendo risposte (e tu non ne hai prodotta nessuna) cerca di "buttarla in caciara" tentando la strada delle illazioni. "Inferiorità mentale e psicologica", "minorato psicologico" e "dall'alto della tua arte", li trovi scritti solamente nei tuoi interventi, non nei miei o in quelli di coloro che hanno postato.

Io non ho mai avuto bisogno di utilizzare questi mezzi, preferisco argomentazioni chiare e dati di fatto, che risultano certamente più apprezzabili per chi voglia leggere qualcosa di costruttivo.

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 21, 2013, 14:46:06

Egregio sig. Mauro....Cito:

"Se abbiamo deciso di pescare a Mosca, perchè non rimaniamo coerenti alla nostra scelta, senza scorciatoie e furbate? Diventare più bravi si può, basta avere passione e dedicare tempo e impegno in ciò che si fa. Certo, bisogna accettare di incontrare altri colleghi che, a parità di passione saranno sempre più bravi di noi e cattureranno in proporzione di più, perchè hanno maggior talento. Non siamo forse in grado di accettare una cosa del genere? Allora, se così fosse, il nostro problema non sarebbe il no-kill, ma qualcosa di più serio che dovremmo cercare dentro di noi, molto in profondità e senza mentire alla nostra coscienza.

Un vecchio proverbio indiano diceva che, "quanto più piccolo è un uomo, tanto più lungo sarà il suo coltello". Alla stessa stregua, penso che alla bassa statura di un Pescatore a Mosca, corrisponda un aumento della lunghezza della sua canna, delle dimensioni del suo galleggiante (elegantemente chiamato strike indicator), del peso della sua lenza e delle sue esche di profondità.
"

Lei ha parlato di bassa statura, di scarsa bravura, e di problemi "seri" "dentro" non io!
La invito a rileggere...

E le ho risposto a quasi tutte le domande (tralasciando la definizione di pescatore a mosca e compagnia bella,...dopo le sue precedenti risposte, ho sentito prorpio il bisogno di sorvolare...); vi è chiara ( e neanche tanto sintetica..non ho il dono della sintesi e me ne scuso) traccia sul forum delle mie risposte; che la invito a rileggere.
Ciò dimostra che quanto ad argomenti, sono ben fornito; e anche quanto ad educazione.
In politica ed al bar, quando non si ha argomenti validi la si butta in caciara offendendo l'interlocutore ...ed IO non lo ho fatto, MAI!


Scritto questo.. la inviito nuovamente a non usare il forum per i messaggi personali.


Distinti saluti

Riccardo
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: mauronini - Aprile 21, 2013, 23:33:08
Riccardo, ti lascio volentieri l'ultima parola, ne hai più bisogno di me. Chi ha letto, o vorrà farlo, saprà trarre le proprie considerazioni.
Andiamo avanti che è meglio

Mauro
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: heron1 - Aprile 22, 2013, 09:23:54
La ringrazio.

Distinti Saluti
Titolo: Re: IL NO KILL IN ITALIA - di Mauro Nini -
Inserito da: donatot - Aprile 22, 2013, 10:11:12
Ecco ! parliamo dei No-Kill in Italia:

Ho letto un poco in uno dei forum, dove ci sono solo "pescatori con la mosca", perché la ricerca la fatta, attraversa la riga di ricerca di Google (NO KILL IN ITALIA) é ho trovato il forum. Dopo aperto il link dato da google, anche se era datato 2009, cmq, il succo é lo stesso, che c'era da leggere: c'è chi lo vuole e chi no! E tre o quattro a discuterne del (NO KILL IN ITALIA).

Ora, dico che possono essere anche di più che lo vogliono sto No-Kill... ma, sono sempre pochissimi a praticarlo.

Riflettendo anche, specialmente più a nord della Campania, dove i NK s'incominciano a trovarli, sempre più numerosi e più ne sono... sempre con meno di frequentatori di pesca a mosca. Perché succede: prima per  i costi... 20€ il giorno e 100€ all'anno x ogni No-Kill che si deve frequentare ... ma, chi ci va!
 
Se uno fa una riflessione, nella propria zona ... quanti PAM c’è e, quanti ci pescano e devono solo pescare nella loro zona, perché se vogliono spostarsi ci voglio altri €/orini, perche considerando i costi delle spese di viaggio oggi ... quanti sono disposti a viaggiare ... diciamo … una volta a settimana!!

Nella mia zona, da un paio di anni e stato fatto un No-Kill solo pesca a mosca, un tratto da lungo: 9 km di fiume per gruppo di pescatori quanto le dite delle mani e con la speranza che ci siano altri ad andarci. Cosa é successo ... la guerra tra pescatori locali e ne sono tremila circa ... dico: ma si può fare questo!! Ditelo voi!

Oggi tutto questo si chiama anzi si vantano... dicono che hanno creato una realtà di pesca... bella roba!

Arrivato a questo punto, serve o non servono queste REALTA'.