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BEACHLEGERING & BEACHLEDGERING / Re: Ma Che Pesce è?
« il: Aprile 01, 2017, 12:30:34 »
Solitamente, con il mare mosso, cambiano le condizioni e gli assetti. Se consideriamo che la visibilità in acqua si riduce considerevolmente possiamo e dobbiamo alzare i diametri dei calamenti e accorciarli, se vogliamo restare in pesca. Negli ambienti in cui pesco, spesso, cadono orate su terminali destinati ad altri pesci, in short rovesciato. Le esche più comuni, con cui accadono queste "magie", sono i calamari a pezzi e a striscioline e le seppie. Destinate a spigole e saraghi, non vengono disdegnate dalle orate di taglia media (fino a 3 Kg di peso). I periodi migliori sono da febbraio ad aprile su spot misti.
Per il discorso del pesce in foto, è sicuramente un'orata allo stato giovanile.
Sui 600 grammi dichiarati resto un po scettico, la foto non rende giustizia. Piccino anche l'altro pesce nel secchio. Nulla di personale.

saluti


2
Un esemplare di squalo capopiatto (Hexanchus griseus il nome scientifico) si è spiaggiato a Sant'Angelo d'Ischia. Curiosità tra i pescatori e gli abitanti della frazione del comune di Serrara Fontana. L'animale, lungo oltre due metri, potrebbe essere rimasto vittima di una coffa di profondità: presentava infatti un amo tra le fauci. Non è da escludere che siano stati gli stessi pescatori a liberarlo, dopo aver constatato che si trattava di uno squalo, peraltro di grosse dimensioni. Diffusi in tutto il mondo, gli squali capopiatto - non rari sui versanti tirrenici - non sono ritenuti pericolosi per l'uomo. La carcassa, in stato di decomposizione, è stata rimossa e trasferita, sotto il coordinamento della Guardia Costiera di Ischia, alla stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, dove un esame autoptico accerterà le cause del decesso. Qualche ora prima, peraltro, la carcassa di una tartaruga marina, una "caretta caretta", era stata ritrovata sulla spiaggia di San Pietro, a Ischia.

FONTE: repubblica.it

3
BENVENUTI su CALABRIA PESCA ON LINE / Re: Benvenuto Paco8325
« il: Gennaio 14, 2015, 19:31:05 »
Benvenuto Paco 

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Le tecniche di pesca diventano via via più invasive e distruttive man mano che il pescato “utile” diminuisce in quantità: ecco che parliamo di pesca a strascico, di rigetti e dell’utilizzo di tecniche ancor più micidiali come veleni e esplosivi. Queste tecniche, universalmente riconosciute come devastanti, sono considerate fuorilegge e vengono già punite, ma controllare tutto non sempre è possibile, soprattutto quando si parla di navi-industria che, tra l’altro, hanno precise “consegne commerciali” in stock ittici da consegnare.

Le tecniche di pesca illegale mettono a rischio la vita di specie in via d’estinzione e, nel Mediterraneo, in particolare di tartarughe marine e delfini, tutelati dal WWF. La pesca a strascico è un tipo di pesca che viene fatta con reti a cui vengono agganciati pesi imponenti che trasportano le reti stesse verso il fondo dell’oceano. Alle reti sono attaccate anche delle ruote, così mentre la nave si muove, le reti rastrellano tutto ciò che incontrano sul loro cammino; se consideriamo che alcune di esse hanno una “bocca” grande quanto un campo da rugby e che il peso schiaccia il fondo marino distruggendo gli habitat di molte specie – e anche formazioni uniche come i coralli e simili – possiamo già avere un’idea dell’impatto che queste mostruosità hanno sull’ambiente marino. Una volta tirate in secco le reti, ciò che non serve viene spesso ributtato in mare, magari già morto: ecco il fenomeno dei rigetti, di cui sono spesso vittime gli animali in via di estinzione (che in alcuni casi costituiscono anche l’80-90% del pescato).

Un recente rapporto del WWF ha sottolineato come, di media, il rigetto si attesti su ben il 40% del pescato, con uno spreco, un impoverimento dei mari e un danno all’ambiente enormi e incalcolabili, considerando anche che in tutto il globo ogni anno le navi industriali producono milioni di tonnellate di rigetti. Anche i veleni e gli esplosivi sono causa della morte di numerose specie marine in via di estinzione, non essendo selettivi, e aggravano il problema della pesca intensiva tanto quanto la “pesca fantasma”, cioè le reti abbandonate in mare in cui si impigliano tantissimi animali che muoiono per asfissia.

Ogni anno, ben 40.000 tartarughe marine e migliaia di delfini muoiono a causa delle reti da pesca e del degrado delle coste, che influisce sulla capacità di nidificazione delle tartarughe. Per salvaguardare queste due meravigliose specie in via d’estinzione, però, possiamo fare qualcosa: il programma adozioni WWF offre di prendersi cura di un cucciolo di una specie animale in via di estinzione; fra le 17 specie proposte figurano anche le tartarughe marine e i delfini. Grazie all’adozione sarà possibile sostenere i Centri di Recupero WWF che accolgono e curano delfini e tartarughe feriti, e ricevere, in base alla scelta fra le tre possibilità di adozione, anche un peluche dell’animale che si è deciso di salvare.

FONTE: greenews.info

5
NOTIZIE AGONISMO MANIFESTAZIONI TROFEI / Catalogo DAIWA 2015 ENG
« il: Gennaio 13, 2015, 17:20:36 »
[issu]0/10922085[/issu]

Mulinelli, canne, accessori e abbigliamento tecnico per la pesca in acqua dolce e mare

Catalogo DAIWA 2015 in lingua inglese

6
NOTIZIE AGONISMO MANIFESTAZIONI TROFEI / Catalogo P-LINE 2015 ENG
« il: Gennaio 13, 2015, 17:15:08 »
[issu]0/10921936[/issu]

Trecciati, Fluorocarbon, Nylon e Accessori per la pesca in acqua dolce e mare

Catalogo P-LINE 2015 in lingua inglese

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“C’è una balena in probabile difficoltà perché non si muove”: questa la segnalazione pervenuta stamattina, alle 08.00 circa, sul numero blu di emergenza 1530 della capitaneria di porto di Livorno, da parte di un pescatore professionale della marineria livornese, in attività di pesca in una zona di mare distante mezzo miglio dalla diga della Vegliaia del porto labronico. Immediatamente, dalla sala operativa è stata disposta l’uscita per l’invio in zona della motovedetta Cp 609. Una volta sul posto, verificato che il cetaceo, un esemplare di circa 15 metri, era privo di vita, il personale della Guardia Costiera ha provveduto ad effettuare dei rilievi fotografici, che sono stati inviati agli esperti scientifici dell’Arpat per un primo esame.

I tecnici dell’agenzia regionale hanno comunicato che si tratta di una giovane balenottera comune di sesso maschile, riservandosi di verificare sul posto ulteriori elementi. E’ stata pertanto messa a loro disposizione un’altra motovedetta, la Cp 2089. Dal sopralluogo è emerso che l’esemplare è deceduto da circa 7/10 giorni ed è stata riscontrata l’assenza di lesioni riconducibili all’impatto con un’unità navale. Attualmente, la balenottera si trova alla deriva e le condizioni meteo marine stanno provocando uno spostamento a nord, verso il litorale tra Tirrenia e Marina di Pisa. La Capitaneria di Porto, per motivi di sicurezza della navigazione, ha emanato un avviso ai naviganti ed ha attivato contatti con il Consorzio Lamma della Regione per effettuare una previsione sulla zona di un eventuale spiaggiamento.

FONTE: meteoweb.eu

Terremoti in Grecia: scossa magnitudo 4.7 al largo del Peloponneso

Una scossa di terremoto di intensita’ pari a 4,7 gradi sulla scala Richter e’ stata registrata alle 13:19 locali (le 12:19 in Italia) nel tratto di mare antistante la regione di Laconia, nel Sud del Peloponneso. Secondo i sismografi dell’Istituto di Geodinamica dell’Universita’ di Atene, l’epicentro del sisma e’ stato localizzato a 42 km dalla citta’ di Gytheion e l’ipocentro a 27 chilometri di profondita’. Al momento non si segnalano danni a persone o cose.

FONTE: meteoweb.eu

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Proroga di un altro anno (sino al 31 Dicembre 2015) delle comunicazioni sull'esercizio della pesca sportiva e ricreativa in mare.

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Articolo unico

1. La validità delle comunicazioni in scadenza nel corrente anno, effettuate ai sensi dell’art. 1, comma 1, del decreto ministeriale 6 dicembre 2010, è prorogata al 31 dicembre 2015.

2. Le comunicazioni di cui all’art. 1, comma 1, del decreto ministeriale 6 dicembre 2010 sono obbligatorie, altresì, ai fini dell’esercizio dell’attività di pesca da terra e hanno validità sino al 31 dicembre 2015;

3. Restano ferme ed invariate tutte le altre diposizioni contenute nel decreto ministeriale 6 dicembre 2010;

Il presente decreto è immediatamente efficace e viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.


Maurizio Mattina



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[issu]0/9484911[/issu]

Canne, mulinelli, accessori e buffetteria per la pesca dei predatori di acqua dolce e salata

Catalogo CINNETIC 2015 in lingua inglese

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Nell’agosto 2014 ai biologi dello Stranding Response Team del Virginia Aquarium and Marine Science Center è stato segnalato uno strano avvistamento nell’Elizabeth River, un affluente molto trafficato della baia di Chesapeake. Si trattava di una giovane femmina di balenottera boreale lunga più di 13 metri, che nuotava lungo il fiume ben lontana dalle profonde acque dell’Atlantico dove questa specie, minacciata secondo la Lista Rossa IUCN, si trova normalmente.

“Si trovava al posto sbagliato nel momento sbagliato”, commenta la coordinatrice delle attività di ricerca dell’acquario, Susan Barco. La balenottera appariva disorientata. Barco e i suoi colleghi l’hanno seguita per diversi giorni, cercando di proteggerla dallo scontrarsi con un’imbarcazione, un’eventualità che le sarebbe stata fatale. Nonostante tutti questi sforzi la balenottera è stata trovata morta pochi giorni più tardi.


Fotografia per concessione del Virginia Aquarium & Marine Science Center

La necropsia ha rivelato che l’animale aveva ingoiato un pezzo di plastica nera rigida, che aveva lacerato il suo stomaco impedendole di nutrirsi. La balenottera indebolita era anche stata colpita
da un’imbarcazione, scontro che le aveva fratturato una vertebra. “È stata una morte dolorosa e decisamente molto lunga”, commenta Barco.

Il frammento che ha causato la morte è stato identificato come un pezzo della custodia di un DVD. Molto probabilmente il mammifero lo ha ingoiato mentre cercava cibo in superficie. “Mi intristisce molto che un pezzo di plastica che non è stato buttato via nel modo corretto abbia finito per uccidere una balenottera”, continua. “Una morte che si poteva evitare”.

L’ingestione di plastica è un problema molto grave per gli animali marini, in particolare gli uccelli e le tartarughe che spesso confondono quei rifiuti per cibo. Il materiale non è digeribile perciò può ostruire lo stomaco o l’intestino portando l’animale a morire di fame. Mentre aumenta la quantità di rifiuti presente in mare, aumenta anche il rischio che corrono tutti i suoi abitanti.

Le balene muoiono di fame con la pancia piena di spazzatura

Ad aggravare il problema c’è il fatto che gli scienziati stanno ancora cercando di capire quale sia il vero impatto sui cetacei dei detriti presenti in mare. Uno studio del 2014 ha riportato che l’ingestione di rifiuti è stata confermata in oltre il 56% delle specie di cetacei, arrivando a una percentuale del 31% degli animali in alcune popolazioni particolarmente colpite.

“Le balene che finiscono spiaggiate sono solamente una piccola percentuale di quelle che muoiono”, spiega Frances Gulland, ricercatrice capo al Marine Mammal Center di Susalito, in California. I capodogli sono particolarmente suscettibili all’ingestione di frammenti di plastica; li scambiano per calamari, la loro preda principale. “Ogni capodoglio al quale mi sia capitato di fare la necropsia aveva dentro lo stomaco un sacco di reti e di pezzi di plastica”, racconta.

Il caso più estremo che Gulland ha incontrato nella sua carriera risale al 2008, con due capodogli spiaggiati lungo la costa settentrionale della California con gli stomaci pieni di reti da pesca, corde e spazzatura di plastica. Uno dei due aveva lo stomaco aperto e l’altro era emaciato, segno che non aveva potuto nutrirsi per un certo tempo. In entrambi i casi i rifiuti ingeriti sono stati fatali.

La varietà e l’età di alcuni pezzi di plastica hanno suggerito che fossero stati accumulati nel corso di svariati anni. Secondo Gulland, che ha condotto la necropsia, una delle balene aveva almeno 180 chilogrammi di plastica dentro lo stomaco. “Sono lentamente morte di stenti”, commenta la ricercatrice, “era la prima volta che mi capitava di vedere una balena morta perché aveva mangiato rifiuti”.

Blair Mase, coordinatrice del programma della NOAA Fisheries Southeast che si occupa dello spiaggiamento dei mammiferi, racconta che il numero di balene e delfini che vengono seriamente danneggiati dai rifiuti marini sta aumentando. Nonostante le statistiche possano ingannare, Mase ricorda almeno 35 spiaggiamenti di tursiopi tra il 2002 e il 2013 dovuti proprio all’ingestione di spazzatura.

Ma i detriti in superficie non sono gli unici colpevoli. Le balene grigie si nutrono sul fondale oceanico e inavvertitamente ingeriscono anche i rifiuti insieme a piccoli organismi come gli anfipodi. Nel 2010 John Calambokidis, biologo della Cascadia Research di Olympia, Washington, ha assistito agli esami condotti su una balena grigia morta che si era spiaggiata vicino a Seattle. I detriti trovati in questo maschio di oltre 11 metri comprendevano più di 20 sacchetti di plastica, piccoli asciugamani, guanti chirurgici, un paio di pantaloni di tuta, nastro adesivo e una pallina da golf. “Era la rappresentazione drammatica del livello del nostro impatto sull’ambiente marino”, conclude Calambokidis.

di Isabelle Groc
per nationalgeographic.it

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Marina Militare e Dipartimento della Protezione Civile insieme nella tutela dell’ambiente, si impegnano a studiare e sviluppare un dispositivo per le bonifiche delle acque marine da rifiuti solidi e liquidi: è quanto stabilisce l’accordo firmato da Franco Gabrielli, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, e Giuseppe De Giorgi, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare.

S.a.u.r.o – Sea Antipollution Unit for Rapid Off-shore drainage, questo il nome del dispositivo – è stato brevettato dal Dipartimento della Protezione Civile, spiega una nota della Marina militare, ed è stato ideato per contribuire a rendere più semplici le operazioni di recupero di inquinanti e rifiuti dispersi in mare, essendo in grado di separare e recuperare sia rifiuti solidi (plastiche) sia liquidi (oli), anche contemporaneamente.

Marina Militare e Dipartimento della Protezione civile hanno già testato il sistema a dicembre presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare a Roma, utilizzando un modello realizzato dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze in scala 1:50 e montato su un modello di nave rimorchiatore della stessa scala, solitamente usato in assistenza alle piattaforme petrolifere.

Il sistema, appare piuttosto semplice dal punto di vista tecnologico e realizzabile con costi contenuti, sia molto versatile, tanto da poter essere utilizzato da diversi modelli di nave, e in grado di recuperare materiali di varie dimensioni, da particelle sub-millimetriche fino a oggetti misurabili in metri, non solo in superficie ma anche ad alcuni metri di profondità. Può essere utilizzato in condizioni meteomarine avverse e a velocità superiori a quelle dei normali skimmer.

Il Dipartimento della Protezione Civile e la Marina Militare, con l’accordo firmato, si pongono l’obiettivo di individuare le possibili applicazioni per trovare la soluzione più efficace a risolvere il problema dell’inquinamento marino, che ogni giorno mostra le sue negative conseguenze non solo sulla flora e la fauna marina, ma anche, conseguentemente, sulla popolazione.

FONTE: meteoweb.eu

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BENVENUTI su CALABRIA PESCA ON LINE / Re: Benvenuto francescor51
« il: Gennaio 12, 2015, 14:39:29 »
Benvenuto Francesco 

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[issu]0/10893669[/issu]

Canne, mulinelli e accessori per la pesca in acqua dolce e salata

Catalogo Shakespeare 2015 in lingua inglese

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NOTIZIE AGONISMO MANIFESTAZIONI TROFEI / Catalogo SPORTEX 2015 ENG
« il: Gennaio 12, 2015, 01:18:24 »
[issu]0/10893642[/issu]

Canne, borsetteria e abbigliamento tecnico per la pesca in acqua dolce e mare

Catalogo SPORTEX 2015 in lingua inglese


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NOTIZIE E SEGNALAZIONI / AVVISO AI CONSUMATORI
« il: Gennaio 11, 2015, 11:51:22 »
Sale fino Italkali richiamato da Coop: troppo piombo nel cartoncino della confezione. Ritirati 2 lotti. Rischio limitato

La catena di supermercati Coop ha ritirato dagli scaffali le confezioni di sale fino Italkali da 1 kg e ha invitato i consumatori a non consumare il prodotto, a causa della non conformità dell’imballaggio. Secondo le nostre fonti l’Arpa del Lazio ha riscontrato nel cartone utilizzato per la confezione un eccesso di piombo e questo ha determinato il ritiro del prodotto.

I due lotti oggetto del ritiro e dell’avviso ai consumatori sono stati distribuiti nei supermercati Coop situati in: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Repubblica di San Marino, Marche, Abruzzo, Puglia e Basilicata.

Da un punto di vista sanitario si tratta di una non conformità dei materiali a contatto con gli alimenti e non del sale. Il  problema dell’imballaggio non comporta effetti immediati sulla salute e per certi versi è simile alla questione  dei cartoni per pizza da asporto realizzati con cellulosa non vergine.
I riferimenti sono

Sale fino di Sicilia più Iodio Italkali confezione da 1 kg

lotti interessati
RL 21064328    
RL 21064344  




di Sara Rossi per ilfattoalimentare.it

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BENVENUTI su CALABRIA PESCA ON LINE / Re: Benvenuto die.diego
« il: Gennaio 11, 2015, 11:46:33 »
Benvenuto Diego 

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PESCA IN APNEA / Catalogo MARES 2015 ITA
« il: Gennaio 10, 2015, 18:46:46 »
[issu]0/10876874[/issu]

Pinne, mute e accessori in neoprene, fucili pneumatici e ad elastico, tubi respiratori e strumentazione per la pesca subacquea.

Catalogo MARES 2015 in lingua italiana

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NOTIZIE AGONISMO MANIFESTAZIONI TROFEI / Catalogo COLMIC 2015 ITA
« il: Gennaio 10, 2015, 18:34:04 »
[issu]0/10791474[/issu]

Canne mulinelli, accessori, abbigliamento tecnico, buffetteria e artificiali per la pesca il acqua dolce e mare.

Catalogo COLMIC 2015 in lingua italiana

19
[issu]0/10810675[/issu]

Canne, mulinelli, accessori e buffetteria per la pesca in acqua dolce e mare

Catalogo TRABUCCO 2015 in lingua italiana




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Un giovane catanese di 21 anni si era vantato dell'impresa sui social ma è stato denunciato dalle autorità marittime.

Un ragazzo siciliano di 21 anni era riuscito a catturare diversi esemplari di pesce spada così aveva pensato di girare un video dell’impresa pubblicandolo poi su facebook e vantandosene sui social network. Il video ha ottenuto migliaia di visualizzazioni, ma ha attirato anche l’attenzione delle autorità che ora hanno denunciato il giovane con l’accusa di istigazione a delinquere e apologia del reato di uccisione di animali. Come accertato dall’Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, nel Catanese, in coordinamento con la Direzione Marittima di Catania, infatti, la pesca del 21enne era completamente illegale perché realizzata con il palangaro, metodo vietato da anni. Le indagini iniziate nel mese di novembre, a seguito della pubblicazione del filmato, inoltre hanno constatato che molti dei pesci erano al di sotto della taglia minima consentita. La legge infatti non vieta in assoluto la pesca di pesce spada ma non può essere esercitata con i palangari e deve rispettare la disciplina delle taglie minime, che permette ai pesci di raggiungere l’età riproduttiva prima della cattura. Infine la quantità massima pescabile dai pescatori non professionisti è di un solo esemplare al giorno.

FONTE: fanpage.it


Tartaruga marina trovata morta a Tropea, l’ottava in due anni

VIBO VALENTIA. Una giovane tartaruga della specie protetta Caretta-caretta, di circa 3 anni, è stata rinvenuta priva di vita sul litorale di Tropea, in provincia di Vibo Valentia, e precisamente sulla spiaggia di località Marina di Rocca Nettuno, in prossimità dell’arenile denominato Passo Cavaliere. Sul posto, oltre agli uomini della Capitaneria di porto di Vibo Marina, anche l’unità operativa veterinaria dell’Asp di Vibo Valentia che ha ordinato per ragioni di tutela della salute pubblica l’immediata distruzione della carcassa. Il sindaco di Tropea, Giuseppe Rodolico, ha quindi disposto con apposita ordinanza l’interramento dell’animale in un terreno di proprietà comunale ad una profondità di almeno 80 centimetri con spargimento preventivo nella buca di calce viva. Quello odierno è l’ottavo rinvenimento lungo la costa vibonese, in appena due anni, di una tartaruga morta, spesso a causa della pesca illegale. Nell’aprile dello scorso anno nella stessa spiaggia era stata trovata un’altra tartaruga priva di vita e precedentemente anche un delfino.

FONTE: giornaledicalabria.it

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