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PESCA CON LA MOSCA / A Pam con Eugenio e Signora
« il: Luglio 01, 2014, 19:47:26 »
L’ultima telefonata di Giovanni arriva verso le 19:00 di sabato  << Allora… tutto a posto? Ci incontriamo domani al primo ponte? (Il primo ponte è un luogo scelto perché adatto a Eugenio che è in convalescenza dopo un piccolo intervento e alla sua signora che ci onorerà della sua presenza)>>. Risposta << Si tutto OK, arriveremo verso le 9:00 /9:30>>
Sapevo già che Giovanni e Donato sarebbero stati sul posto già all’alba.
Eugenio e signora arrivano sotto casa verso le 8:30 di domenica mattina (loro vengono da Schiavonea), il tempo dei saluti e del trasbordo dell’attrezzatura dalla loro macchina alla mia e si parte.
Dopo circa un’ora di macchina arriviamo a destinazione. Conosco la Sila come le mie tasche ma, a scanso di amnesie, i due hanno pensato bene di mettere un po’ di segnaletica:



Ci aspettavamo di trovare due pescatori muniti di stivali o waders.. ecco quello che si presenta alla nostra vista:



La mia prima considerazione è “Gente senza pudore”… sono certo che una bottiglia di vino già è sparita.

La giornata è stupenda, proviamo ad andare in pesca:
I torrenti silani sono sempre generosi sia come bellezza che come pescosità.




Le catture sono state numerose, Giovanni si è specializzato nella fotografia e riesce a catturare anche il momento della ferrata.







Ormai si è fatta una certa ora e il presidente decide che è il momento della pam rossa. Non si può assolutamente disubbidire e tutti ci avviamo verso la postazione:


Eugenio da una mano in cucina



Tutti a tavola... e mi fermo qui.......




Stupenda giornata, ottima compagnia, Giovanni e Donato? Se non ci fossero bisognerebbe inventarli.

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PESCA CON LA MOSCA / Report Fotografico di una mattinata a PAM
« il: Giugno 22, 2014, 17:38:13 »
Mattinata a PAM con VittorioC

Nessun commento... le immagini sono eloquenti...  calabria






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La pesca con la mosca artificiale, oltre ad attrarre per la sua spettacolarità, stimola il pescatore alla osservazione attenta di tutto quello che avviene nell’ecosistema fiume.

Giovanni, infettato  irrimediabilmente dal virus della “PAM”, è diventato un attento osservatore dei fenomeni che avvengono sul fiume e con la sua fotocamera si sofferma spesso a immortalarli, rinunciando spesso e volentieri all’attività di pesca.

Non poteva certo rimanere indifferente al fenomeno della schiusa di Oligoneuriella Rhenana osservata di sera sul fiume AMATO di Catanzaro. Al momento ha scattato alcune foto, ma alla sera successiva è tornato sul fiume attrezzato per poter filmare l’evento.




La schiusa dell’ Oligoneuriella Rhenana  si può osservare nelle calde serate estive  e per la sua scarsa diffusione e per le particolari modalità di schiusa suscita sempre una forte attrazione, si tratta  di un’effimera di buone dimensioni, di colore grigio molto chiaro tendente al bianco sporco, dalle abitudine strettamente crepuscolari si muove a sciami composti da centinaia di individui con volo veloce spesso radente l’acqua paragonabile a nessun altro genere di effimera.

Nell’Oligoneuriella Rhenana è praticamente assente il momento di emergente/dun con il caratteristico passaggio in acqua.

La comparsa di questa mosca nel cielo è tanto improvvisa quanto di breve durata e ciò che stupisce è l’eccezionale numero di insetti che sembrano venire dal nulla e nel nulla poi scomparire.




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PESCA FORUM BAR / Buon Compleanno VittorioC e SURFMASTER76
« il: Maggio 07, 2014, 00:00:27 »
Buon Compleanno ad entrambi  


Vittorio AUGURI per gli "anta"  ti aspetto alle 8:00 per il caffè    

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Sebbene eravamo in contatto sul forum di Calabria Pesca on Line da un bel po’, ci siamo conosciuti personalmente nel 2011 in occasione del raduno estivo di CPOL sulla spiaggia di Gizzeria. Allora Giampiero faceva parte della TLT Academy di cui è stato uno dei fondatori assieme a Roberto Pragliola. Nel novembre dello stesso anno toccò a noi fargli visita al Trofeo Bisenzio a Prato. In quella occasione lo vedemmo esibirsi in vasca e ci rendemmo conto di cosa fosse veramente il lancio con attrezzatura leggera. Ci vide estasiati e ci promise che in un modo o nell’altro ci saremmo rivisti in Calabria.

La settimana scorsa ha mantenuto la promessa approfittando del lungo ponte del 25 Aprile.

Per due giornate intere si è messo a nostra disposizione sul fiume Savuto. Non ci siamo fatti sfuggire questa ghiotta opportunità e lui con molta pazienza e disponibilità ha curato uno per uno gli intervenuti. Osservando ognuno di noi ne ha individuato i difetti e ha assegnato semplici esercizi per correggerli.

Oltre alla sua abilità tecnica ( vederlo in azione è un piacere, fa sembrare semplici cose che semplici non sono), ha il dono di una didattica fatta di cose semplici comprensibili a tutti. Nell’arco dei due giorni, per tutti, si sono registrati  miglioramenti inimmaginabili. Ora sta a noi continuare concentrandoci sui suoi suggerimenti ed esercitandoci fino ad acquisire una memoria muscolare che ci permetta di eseguire al meglio i lanci.

Abbiamo avuto anche il piacere di avere con noi l’amico Donato Tedesco che ha dato una grossa mano.














Come da tradizione ma sopratutto da statuto del Gruppo PAM&PAM Calabria era d'obbligo eseguire anche la tecnica della PAM rossa.









Un fine settimana meraviglioso e proficuo, Grazie GIAMPIERO e a presto  

p.s. seguiranno altre foto....




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PESCA FORUM BAR / BUon Compleanno Cuccosan
« il: Aprile 24, 2014, 11:45:32 »
Buon Compleanno 

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PESCA CON LA MOSCA / Con la mosca in un torrente della Sila Greca
« il: Aprile 13, 2014, 12:33:17 »
Avevo chiesto ad un amico informazioni su un torrente che scorre nei pressi del suo paese, ci mancavo da molto tempo. La risposta è stata: andiamoci insieme. Presto fatto... ci siamo messi d'accordo per ieri...

La giornata è buona, il posto è bellissimo, le acque cristalline. La sensazione è che sarà una bella giornata!

I nostri torrenti non tradiscono mai!







Vittorio intento a ferrare la sua prima trota della giornata


Alcune foto delle numerose trote catturate e subito rilasciate:









Un fuori programma... salvataggio di due rane in fase di accoppiamento finite nelle fauci di una natrice


Unica nota stonata l'assenza del presidente e del vice del gruppo PAM&PAM.

La PAM rossa è stata organizzata da Vittorio... un paio di panini a testa con mortadella e qualche birra  ;D

Però è stata lo stesso una splendida giornata!   calabria


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PESCA CON LA MOSCA / PAM imprevista - con cappotto -
« il: Febbraio 26, 2014, 18:08:02 »
Ieri sera ore21:00 serie di messaggi sulla chat tra me e Vittorio... Sei libero domani?  -  Si  - Andiamo a fare due lanci a cavedani? (ancora la trota e chiusa) - Certo - Alle 9:00 sotto casa mia? - OK -

La giornata è bella, sapevamo già di trovare acqua alta e fredda, ma la voglia di uscire a sgranchirci dopo un lungo inverno è troppo forte.

Eccoci sul posto









Come previsto, acqua alta fredda e veloce,




Ci proviamo ma senza successo,

e mentre Vittorio insiste io mi dedico alla ricognizione del posto. Devo, poi, fare rapporto al Presidente del gruppo PAM&PAM

Sono stato fortunato a trovare quello che cecavo, il presidente sarà certamente contento!








 Dulcis in fundo   ;D




Ma anche:




Cappotto a parte tutto perfetto. A tempi migliori!!

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PESCA CON LA MOSCA / Un susseguirsi di emozioni
« il: Febbraio 22, 2014, 11:00:16 »
UN SUSSEGUIRSI DI EMOZIONI

Il rumore del torrente,
Il cinguettio degli uccelli,
Il ronzio delle api,
La voce del vento,



Il profumo dell’erba fresca calpestata,
Le mille scintille di un raggio di sole che si rifrange nell’acqua,
Una schiusa di effimere,



L’attenta scelta dell’artificiale costruito la sera prima pensando a questo momento,
Un improvviso rumore che rompe il ritmo delle correnti -  la bollata -,



L’armonioso volteggio di una coda di topo,
La posa silenziosa e precisa della lenza,



Una esplosione sulla superfice dell’acqua,
La delicata ferrata,



Le accelerazioni delle pulsazioni cardiache,
Una breve ma intensa lotta,
Il recupero delicato della  preda,
La soddisfacente emozione  nel  ridarle la libertà.




COSA VUOI DI PIU' DALLA VITA?

p.s. Astenersi dal dare risposte ovvie tipo "un Lucano"  ;D ;D

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La richiesta del rilascio della licenza di pesca acque interne e/o rinnovo, adesso si deve fare on line connettendosi al seguente indirizzo:

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COSTRUZIONE MOSCHE ARTIFICIALI / IDEA PER PAREGGIA PELO
« il: Gennaio 14, 2014, 11:00:49 »
Non costa nulla, dovete solo pregare qualche amico cacciatore che vi fornisca qualche bossolo esploso.

Tagliatelo opportunamente a misura e il gioco è fatto:




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PESCA FORUM BAR / Addio NELSON MANDELA!
« il: Dicembre 06, 2013, 10:30:55 »


Addio ad un grande, un gigante della storia.

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PESCA CON LA MOSCA / Alcune foto di fine stagione
« il: Novembre 19, 2013, 09:27:31 »
Fine stagione 2013
























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Se qualcuno ha voglia e pazienza di leggere, propongo qualcosa su cui riflettere:

L’INTERVENTO DI MAURO RASPINI ALLA CONFERENZA DI ASCOLI PICENO “2° FLY MEETING” 28-29 Settembre 2013

SLIDE 1 – La DISSOLUZIONE della Pesca a Mosca
 
Ringrazio tutti anticipatamente. Mi è stato chiesto di dire la mia sulla “Evoluzione della Pesca a Mosca e sue DEGENERAZIONI”. Più elegantemente se vogliamo, preferirei parlare di “DECADIMENTO CULTURALE”, che per certi versi è un sostantivo ancora più grave. Più grave perché questo si riflette pesantemente anche su un altro aspetto fondamentale, quello da cui ogni pescatore, indipendentemente dalla tecnica che utilizza, non si dovrebbe esimere dal mettere al primo posto in assoluto, cioè la “CORRETTA” fruizione e gestione dei fiumi. Se ho citato anche questo aspetto è perché i temi sono indissolubili, ed i Pescatori a Mosca hanno oggi più che mai una grossa responsabilità.
 
1)      Il DECADIMENTO CULTURALE sta dissolvendo il Pescatore a Mosca come lo abbiamo sempre conosciuto.
2)      Il DECADIMENTO CULTURALE si ripercuote PESANTEMENTE sulla gestione dei fiumi.
 
SLIDE 2 – RADICI
 
Bella occasione per citare due righe da un mio lavoro del passato a cui tengo moltissimo perché è davvero per questo che IO ho cominciato io a Pescare con la Mosca :   “… tutto cominciò durante una primavera di molti anni fa, quando Scott, passeggiando in riva al fiume, si fermò ad osservare uno sconosciuto che disegnava leziosi arabeschi in aria con una strana lenza. Scott doveva imparare, come sempre, tutto e subito di quel mondo che si rivelerà affascinante,  in simbiosi con l’universo degli organismi acquatici, fatto di minuscole perfezioni artificiali, di regole non scritte, di uno scopo non apparente visto che il pesce veniva accuratamente rilasciato. Scott può dire di avere iniziato a costruire mosche artificiali prima ancora di imparare a farle volteggiare in aria e sull’acqua, e a distanza di anni il morsetto da costruzione rimane per lui il luogo di meditazione preferito.”
 
SLIDE 3 – I 3 PUNTI FONDAMENTALI
 
La frase poetica che vi ho appena letto contiene dal mio punto di vista il tutto. La Pesca con la Mosca è fatta SEMPLICEMENTE di 3 cose.
 
1)      La bellezza del lancio e l’armonia che esso contiene e che è necessaria, che è necessario fare propria.
2)       Le “mosche artificiali”, quelle che imitano gli “insetti” del fiume.
3)      Noi stessi! Cosa andiamo cercando fra i rivoli della corrente? O meglio, perché peschiamo o vorremmo Pescare con la Mosca?
 
Oggi chi decide di avvicinarsi a questo fantastico mondo ha possibilità pressoché infinite, eventi, club, riviste, scuole di lancio o costruzione e se a questo aggiungiamo le potenzialità del WEB siamo per assurdo di fronte AL VERO PROBLEMA, sapere o potere DISTINGUERE dove stanno le vere radici della nostra passione. In altre parole, soprattutto per il NEOFITA è difficile distinguere la QUALITA’ dalle STUPIDAGGINI. Soprattutto nel WEB. La logica del TUTTO E SUBITO, emblema del NOSTRO TEMPO, è il peggior nemico in ogni forma di attività umana. Il mondo del WEB 2.0 ha forse la responsabilità più grossa. Il mio mentore mi disse, “Bene, hai un entusiasmo formidabile, fra 4 o 5 anni potrai dire di essere un Pescatore con la Mosca”. 4 o 5 anni e non 4 o 5 giorni.
 
 
SLIDE 4 – IL LANCIO – LA SFIDA PRIMARIA
 
Il concetto della pesca a mosca è sempre stato quello di riuscire a proiettare a distanze importanti delle esche che in pratica sono senza peso. Esche che se lanciate a mani nude stenterebbero ad arrivare ai 20/30 cm di distanza, mentre noi vorremmo che arrivassero a 20 o 30 metri. Ovviamente queste sono distanze al limite, quelle effettive di pesca si aggirano mediamente dai 10 ai 18 metri. Queste esche imitano gli insetti di cui i pesci sono soliti cibarsi, e che, più o meno, hanno lo stesso peso.
 
SLIDE 5 – IL LANCIO – LA SFIDA PRIMARIA
 
È in questo aspetto che la pesca a mosca è diversa da tutte le altre tecniche, avendo la capacità di far raggiungere a queste esche leggerissime le distanze accennate con la possibilità che queste si comportino, sopra o sotto l’acqua, più o meno come si comportano gli insetti, almeno relativamente ai sensi del pesce. Galleggiando in deriva con la corrente, oppure affondando lentamente come un insetto travolto dalle correnti.
In tutte le altre tecniche di lancio il peso che consente la proiezione di una esca  è sempre concentrato in piombi pinzati lungo la lenza, oppure è l’esca stessa ad avere il peso necessario.
 
SLIDE 6 – IL LANCIO – LA SFIDA PRIMARIA
 
Nella pesca a mosca le cose funzionano in modo differente, il peso è ripartito lungo tutto il corpo della lenza, la quale per forza di cose mostrerà un diametro ed una consistenza assai superiore a qualunque filo di nylon, non solo, ma la maggior parte delle lenze sono costruite in modo di avere un peso specifico inferiore a quello dell’acqua, e questo ovviamente permette loro di galleggiare.
Anche l’azione di queste lenze è diversa, poiché la distanza di lancio dovrà essere raggiunta facendo volteggiare questo particolare “cordino”, chiamato coda di topo in Italia efly line in tutti gli altri paesi, come una sorta di frusta la cui impugnatura è in realtà una canna di flessibilità studiata, di lunghezza media fra i 2 e i 3 metri.
L’abilità che caratterizza il pescatore a mosca e rende questa disciplina spettacolare è proprio quella di far volteggiare avanti ed indietro questa lunga lenza, fino al raggiungimento della distanza di lancio voluta.
 
SLIDE 7 –  OSSERVARE – FOTO PASTURAZIONE
 
Oltre a quello spettacolare esiste un altro lato, meno appariscente, ma di grande fascino. Il pescatore a mosca non forza mai nulla del fiume, non richiama i pesci pasturando con del cibo innaturale, ma cerca di capire lungo le rive del fiume quale cibo in quel momento la natura sta rendendo disponibile ai pesci.
 
SLIDE 8 –  INDAGARE – FOTO INSETTO IN SCHIUSA
 
Tutti sappiamo che i substrati di fiumi e torrenti ospitano tante specie di insetti ed invertebrati acquatici, in particolare molti di questi insetti da acquatici diverranno aericoli, infatti dopo una serie di metamorfosi saliranno in superficie per sfarfallare, involarsi, riprodurre e ricadere in acqua. E’ il fiume che il pescatore a mosca deve indagare. Una volta individuato un insetto preda dei pesci, il Pescatore a Mosca cercherà di costruirne una imitazione di simile peso e consistenza, il resto lo sapete già, dovrà legarlo al finale e lanciarlo ai pesci facendo volteggiare la sua lunga lenza.
 
 
SLIDE 9 – RADICI– VALSESIANA E TENKARA
 
Da che mondo è mondo, questi sono i fulcri sui quali basa la pesca a mosca. Che si parli degli scritti di Eliano, della nostra Valsesiana o della giapponese Tenkara oggi tanto di moda, la pesca a mosca è sempre una tecnica che basa la sua efficacia sul lancio di esche leggerissime, proiettate con l’ausilio di un peso ripartito lungo tutta la lenza. Anche se la parte terminale al quale è legata l’imitazione sarà ovviamente in nylon di diametro decrescente.
Tutti noi che ci siamo avvicinati alla pesca a mosca, lo abbiamo certamente fatto perchè attratti da questo raffinato ed elegante sistema. È difficile osservare un pescatore a mosca in azione e restare indifferenti al curioso spettacolo.
 
 
SLIDE 10 –  I NEOFITI
 
Io non posso sapere oggi come i neofiti vedono la pesca a mosca, ma io, i miei amici, tutti i vecchi pescatori con i quali ho parlato, tutti i pescatori di ogni luogo del mondo che ho conosciuto, intendiamo per pesca con la mosca artificiale esattamente le cose descritte, che, oltre che semplici concettualmente, mi sembrano assolutamente inequivocabili.
 
SLIDE 11 –  I NEOFITI
 
 
Non solo, ma qualunque libro leggiate su questo argomento, che sia scritto da personaggi AUTOREVOLI del passato come Halford, West, Ronalds, De Boisset o Theodore Gordon, o AUTOREVOLI contemporanei come Darrel Martin, Charles Jardine, Taff Price, Mario Riccardi, Piero Lumini, Raffaele de Rosa, Luciano Tosi oppure Norman Mc Lean o Thomas McGUane, per fare un salto nella letteratura narrativa, ma tantissimi altri, la lista potrebbe essere lunghissima, io stesso posseggo 250 volumi, definirà sempre e comunque la pesca a mosca nel modo descritto.
 
SLIDE 12 –  BIZZARRO FENOMENO
 
Oggi sta accadendo un bizzarro fenomeno. Per tre secoli la pesca a mosca si è distinta e sempre più allontanata da tutte le altre tecniche di pesca in funzione delle abilità intrinseche che richiede e della cultura biologica che in un certo qual modo impone agli appassionati, che devono diventare un po’ entomologi ed un po’ etologi. Fino a pochissimo tempo fa, considerata universalmente al vertice delle discipline alieutiche, sembra attualmente oggetto di un’inquietante forma di degrado o come più elegantemente ho cercato di definirlo “Decadimento Culturale”. Vuoi perchè al mondo d’oggi la cultura si sta banalizzando. Per rendere disponibili alle masse dei contesti fino a pochi anni fa prerogativa di persone di istruzione superiore, anziché evolvere la conoscenza, la si superficializza e banalizza, così nella disciplina alieutica svariati aspetti tipici di sistemi di pesca più volgari stanno degradando l’essenza stessa della pesca a mosca. Parlo sia di TECNICA che di ARTIFICIALI.
 
SLIDE 13 –  ESASPERAZIONE DELLE COMPETIZIONI 
 
Nella società dei consumi, l’esasperazione delle competizioni sportive ad alta tecnologia (Formula 1, Ciclismo, Tennis, Sci…) rappresentano il fulcro di prodotti di “largo consumo” perchè usati dai campioni. Nonostante il pescatore dichiari di anelare una sorta di ritorno alla natura, in realtà finisce per replicare le regole della società meccanizzata. Dal mondo dei pescatori a mosca un tempo le gare di pesca e le riserve turistiche erano viste come aberrazioni, oggi invece le gare di pesca fanno scuola e le riserve turistiche e i tratti di pesca facilitata (dalle immissioni di salmonidi d’allevamento) stanno sostituendo gli ambienti naturali, a loro volta abbandonati al degrado, al bracconaggio e all’antropizzazione dei moderni business (vedi ad esempio le centraline).
SLIDE 14 –  LE GARE DI PESCA A MOSCA
 
Le gare di pesca ci hanno regalato la pesca alla polacca o ninfa ceca. Con questa tecnica dalla pesca a mosca sono scomparsi:  il volteggio, sostituito da un ribaltamento della lenza verso monte; la coda di topo, sostituita da un monofilo di nylon, sufficiente a ribaltare la lenza a monte; la canna da mosca, sostituita da una “canna da mosca” di lunghezza ed azione anomala; la cultura entomologica, sostituita da 2 o 3 modelli di ninfe appesantite, niente più insetti emergenti o derivanti in superficie, non parliamo poi di “secca”. Già, appesantite al punto da poterle ribaltare a monte in funzione esclusiva del proprio peso. Ma ancora più brutta è la scomparsa della “distanza di pesca”, l’affascinante conflitto che il pescatore a mosca ha con sé stesso e con la propria abilità di lancio.
 
SLIDE 15 –  LE RISERVE TURISTICHE
 
Con le “Riserve Turistiche” identifico le riserve turistiche propriamente dette, gestite con criteri PRONTA PESCA, ma anche tutti i tratti a gestione speciale o No Kill che dir si voglia, non sono sempre immuni da questo. Spesso l’obiettivo primario non è sempre quello di almeno “cercare” di ripristinare le caratteristiche naturali dell’ambiente. Questi scenari si sono dimostrati maleficamente apprezzati da una inaspettata percentuale di pescatori a mosca, pescatori che non hanno scrupoli nel trovarsi gomito a gomito lanciando a ripetizione “mosche” che imitano il mangime degli allevamenti, oppure fianco a fianco pescano alla polacca con lo stesso ritmo e la stessa cadenza, e la stessa ninfa appesantita in modo innaturale.
 
SLIDE 16 –  LA NINFA CECA O POLACCA
 
Oggi il pescatore che si avvicina per la prima volta alla pesca a mosca rischia di interpretarla solo come “pesca alla polacca”, e anche se dopo qualche esperienza apprende le verità sul sistema, è probabile che continui a pensare che, a parte la mosca secca, la ninfa alla polacca sia l’unica tecnica per pescare con la ninfa, in verità rappresenta solo una sua aberrazione. La vera pesca a ninfa è molto simile alla pesca a secca, sia nel volteggio che nell’approccio al pesce. Si può pescare a ninfa ad ogni distanza possibile e ad ogni livello della colonna d’acqua e ad ogni profondità. Tecniche che richiedono una abilità di lancio ancora più evoluta, un forte senso dell’acqua e l’evoluzione delle percezioni tattili trasmesse dalla deriva della ninfa attraverso la controllata tensione della lenza.
 
 
 
SLIDE 17 –  LA NINFA CECA O POLACCA
Infatti questa falsificazione della pesca a mosca portata dalla ninfa ceca, mettendo alla portata di tutti una tecnica facilitata, ma a brevissima distanza, impedisce l’evoluzione del pescatore verso quelle tecniche di pesca più difficili in assoluto, quali la pesca a ninfa appesantita a distanze estreme con attrezzature medie e pesanti, vertice estremo del sistema classico, vero segreto per la cattura dei veri trofei.
 
SLIDE 18 – LA NINFA CECA O POLACCA
Che questa tecnica di pesca con ninfe appesantite a razzolare sui fondali a pochi metri dal pescatore sia produttiva non può essere messo in dubbio, in ambienti veri con trote selvatiche o rinselvatichite ha scarso successo per forza di cose, invece è particolarmente efficace coi temoli, che è ben più facile avvicinare delle timidissime fario selvatiche, leste a fuggire alla minima perturbazione ambientale, ed ancor più efficace ovviamente negli ambienti ripopolati a bella posta.
 
 
 
SLIDE 19 – PERCHE’ PESCARE A MOSCA ?
 
Ma allora perché pescare a mosca? Vi sono altre tecniche ben più efficaci della pesca a mosca, come la pesca al tocco, che è la versione originale della pesca alla polacca, nella quale si è sostituita l’esca naturale con quella finta. Chi pesca a mosca sa di ricercare un sistema più raffinato, più elegante, più difficile, tecnicamente e culturalmente più evoluto, ed è sempre stato così, almeno fino ad oggi.
 
 
SLIDE 20 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – LA SUBLIMAZIONE ALIEUTICA
 
A differenza di tutte le altre tecniche di pesca infatti la pesca a mosca è caratterizzata da un universo a sé: quello relativo alla capacità di realizzare in proprio le esche, le piccole, leggere ed eteree imitazioni degli insetti e degli invertebrati predati dai pesci, il che presuppone e NON PUO’ PRESCINDERE da una base di conoscenze entomologiche. A dire il vero adesso anche nello Spinning si assiste a questo, ed infatti GUARDA CASO questo ha costituito una grande evoluzione anche CULTURALE fra i suoi appassionati. Per il Pescatore a Mosca il massimo della soddisfazione deriva dal catturare un pesce con l’imitazione costruita in proprio, invece di utilizzare i modelli proposti dal commercio.
L’abilità necessaria a realizzare imitazioni di insetti va naturalmente appresa, occorre che un pescatore più esperto istruisca il neofita, oppure che questi cerchi nei libri i piccoli segreti ed i trucchi del flytyer, come si definisce in lingua inglese il costruttore di mosche artificiali.
 
SLIDE 21 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – FOTO TAVOLO DA COSTRUZIONE
 
Chi trova nella pesca a mosca una vera passione scopre ben presto l’irresistibile attrazione di questa disciplina incredibilmente intrigante, capace di inchiodarti per ore ed ore davanti ad un morsetto, tra piume d’uccelli, filati colorati, peli animali e libri di entomologia, con negli occhi l’immagine di un insetto che deriva sul filo della corrente e nella mente la combinazione di piume e peli più adatta a rappresentarlo con la massima semplicità e verosimiglianza possibile. Ecco perché è importante conoscere gli insetti che nascono dalle acque: per poterli rappresentare ed offrirli al pesce, quali irresistibili icone simboli della nostra passione e della nostra creatività. E quando il pesce, aggredendoli, abboccherà, conferirà loro un pizzico di vita, ed a noi l’illusione di averla creata, anche se solo per un istante.
 
SLIDE 22 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – FOTO PELLET
 
Perché ridursi a pescare in fiume ed in torrente con questi artificiali? Perché la cattura ad ogni costo, a questo costo? Perché allora e di nuovo Pescare con la Mosca? Quale è lo scopo?
 
 
SLIDE 23 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – MOSE’ DI MICHELANGELO
 
Siamo portatori di un privilegio. Michelangelo Buonarroti, contemplando il suo Mosè al termine delle ultime rifiniture e stupito egli stesso dal realismo delle sue forme, percuotendo col martello il ginocchio della statua esclamò “Perché non parli?”. Il suo desiderio era che “Prendesse VITA”. Un pesce che ghermisce le nostre imitazioni le scambia per vere, quindi gli conferisce la vita, un desiderio precluso anche al sommo artista. Questo è un privilegio incommensurabile di cui siamo o possiamo essere portatori.
 
 
 
SLIDE 24 –  LE MOSCHE ARTIFICIALI – TEMPIO GREGO E GIOCONDA
 
Costruire mosche è un’arte. Personalmente accosto la costruzione delle mosche artificiali alla pittura ed alla architettura e, come ogni artista, è più che legittimo che un costruttore senta la necessità di esprimersi in un modo che appaghi la propria sensibilità, sia dal punto di vista estetico che da quello pratico, strutturale e funzionale. Si tratta quindi di un cammino evolutivo nel quale, come in qualsiasi forma di arte, diventa inevitabile un processo di astrazione che in definitiva costituisce lo stile personale, in questo caso “Stile di Costruzione”. Ma dietro a questo ci DEVE essere della sostanza! In qualunque forma di arte però non si può prescindere dalla cultura del passato, dai contesti storici in cui le conoscenze si sono sviluppate e le tecniche si sono evolute. Quindi occorre anche conoscere “le mosche create dai grandi pescatori del passato. Questo è quello che stiamo ancora una volta perdendo in nome della SUPERFICIALITA’ e della BANALIZZAZIONE, e questo NON DEVE accadere. Il valore della memoria storica in termini di mosche artificiali significa soprattutto “accumulo” di icone ed esperienze non sviluppabili personalmente nello spazio temporale di una singola vita. Alquanto presuntuoso non tenerne conto!
 
SLIDE 25 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – PAESAGGIO E ASTRATTO DI KANDISKY
 
 
E’ quindi e solo con una base storica e culturale vera che la creatività acquista un senso, o meglio “è resa realmente possibile”. La “creatività”, quella al morsetto, diventa il frutto della personale esperienza, ma “deve contenere” anche il passato. Rubando una frase al grande artista, scrittore e designer Bruno Munari “… il prodotto della creatività nasce da relazioni che il pensiero fa con ciò che conosce… questa sarà più o meno fervida se l’individuo avrà più o meno la possibilità di fare relazioni. Un individuo di cultura limitata non potrà mai avere una grande creatività”. Infatti sempre rubando da Munari “…esistono due tipi di novità, una per l’individuo ed una novità assoluta”. MOLTI SEMBRANO ESSERE  IN PREDA  AD UNA SORTA DI DELIRIO : L’INVENZIONE A QUALUNQUE COSTO !!!
Infine aggiungo io, tornado alle mosche, ben vengano le “novità per se stessi” se frutto di un cammino personale, ma prima di metterle o pretendere che vengano messe su di una “rivista di pesca” occorrerebbe… una verifica !! Quanti scrivono “…pur di farlo…” e quanti “… condizionamenti sbagliati possono indurre in chi si avvicina timidamente a questo mondo? “.
Ho letto di EMERGENTI di Stone Fly CON TANTO DI CONSIGLI DI UTILIZZO IN PESCA !!! Ma gli editori VERIFICANO quello che pubblicano? In passato le RIVISTE o le PUBBLICAZIONI erano poche e gli AUTORI FAMOSI E CERTIFICATI !!! Oggi? Proliferazione a dismisura, di tutto e di più, soprattutto nel WEB, a costo ZERO pur di apparire! E la qualità? Il NEOFITA che per la prima volta legge di quale improbabile VERITA’ si appropria?
Tornando al parallelismo con la pittura, il pittore non si può esimere dal conoscere la tecnica, ed il realismo ne è la massima espressione, ma un’opera pittorica è tale anche quando riesce a cogliere e trasmettere senza necessariamente la dovizia dei particolari. L’astrazione è infatti la componente essenziale del percorso di numerosi grandi pittori, gli storici paesaggi naturalistici di Vasilij Kandinskij si dissolvono con il passare degli anni, tela dopo tela, in solo macchie e striature di colore contrastanti. Il pittore spoglia, elimina i particolari fino a far rimanere solo quelli per lui significativi, ma che da soli riescono comunque a dare senso e sensazione del tutto. Questa è semplicemente la descrizione di una “Mosca Artificiale” come deve essere fatta. Un tantino diverso dall’improvvisarsi “pittori” con quattro macchie su una tela al primo tentativo o “costruttori” ed attaccare un ciuffo disordinato di CDC ad un amo con tanto di didascalia “imitazione di Ecdyonurus venosus”. Nessuno nega che poi i pesci li catturi, occorre anche vedere però quali, come e soprattutto quando. Ed infine, perché comunque sminuire e banalizzare l’essenza vera della nostra passione?
 
 
 
SLIDE 26 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – FOTO INSETTO METAMORFOSI
 
 
La verità è scritta sempre in libri polverosi. Il “libro polveroso” che amo di più, dove ho trovato l’essenza dell’essenza, la “Pesca con la Mosca” è il The Way Of a Trout With a Fly (1921) del grandissimo George Edward MacKenzie Skues, nato a St. Johns in Nuova Scozia il 13 Agosto 1858. Fra le pagine di questo capolavoro di tecnica e tattica ma soprattutto di attenta osservazione della natura si legge “… supponiamo per un attimo che tutta la conoscenza di secoli venga cancellata, e che il pescatore si sieda al tavolo da costruzione senza nessun riferimento al passato ed al sistema di costruzione delle mosche. Come si potrebbe evolvere?  Credo che la prima cosa sarebbe cercare di capire quali appetiti ed emozioni portano le trote a prendere una mosca artificiale, e concluderebbe sicuramente che i motivi sono (1) Fame (2) Capriccio (3) Curiosità (4) Istinto Predatorio. Per i motivi 2, 3 e 4 egli evolverebbe certamente delle Mosche di Fantasia, e queste potrebbero essere addirittura del tutto differenti da quelle conosciute fino ad oggi, ma sicuramente molto colorate ed attive nel movimento. Per il motivo (1) ed occasionalmente per il (2) egli farebbe certamente prima uno studio sugli insetti di cui le trote si nutrono in un particolare momento e poi tratterrebbe esemplari di queste catturati a metà ed alla fine dello sfarfallamento e ne analizzerebbe lo stomaco. Egli troverebbe che il 95 per cento delle Effimere sono state ghermite prima che le loro ali fossero dischiuse completamente e sarebbe oltremodo difficile se non impossibile cercare di imitarle correttamente sull’amo. Potrebbe quindi costruire imitazioni galleggianti da utilizzare in speciali occasioni, ma l’alternativa più percorribile sarebbe allora quella di imitare lo stadio immediatamente precedente, che è quello della ninfa. Nel periodo precedente lo sfarfallamento le ninfe si muovono e si spostano in grande numero anche presso la superficie…”
 
SLIDE 27 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – FOTO INSETTO METAMORFOSI
 
Credo che raramente sia stata fatta una sintesi così significativa della realtà e di quelle che in fondo sono le opportunità che si possono presentare a chi impugna una canna da mosca. Che la pesca in sfarfallamento ne sia la massima espressione è superfluo venga sottolineato, anche se personalmente gli accosto quasi alla pari la pesca con la ninfa a vista a condizione che l’acqua sia semplicemente cristallina. Ma il motivo per cui ho riportato questo brano è un altro ed e contenuto nel “… il 95 per cento delle Effimere sono state ghermite prima che le loro ali fossero dischiuse completamente e sarebbe oltremodo difficile se non impossibile cercare di imitarle correttamente sull’amo.” Il processo evolutivo ha reso oggi possibile questa opportunità, i materiali da costruzione moderni consentono di potersi cimentare nella imitazione di stadi vitali e nell’impiego di artificiali ritenuti dal punto di vista pratico quasi impossibili da realizzare in passato. Per fare questo occorre ancora una volta NON BANALIZZARE il sistema, occorre PORTARE PROFONDO RISPETTO al passato.
 
 
SLIDE 28 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – FOTO CRIPPLE
 
 
E’ appena il caso di sottolineare che siamo di fronte senza mezzi termini ad una svolta epocale, la possibilità di sviscerare con le nostre imitazioni di insetti in transizione il nucleo essenziale della Pesca con la Mosca durante gli sfarfallamenti, dichiarato a chiare lettere anche dal grande G.E.M. Skues ed elevare quindi la sfida al massimo livello possibile. Siamo quindi ed ancora una volta di fronte ad un privilegio, precluso per loro stessa ammissione anche ai grandi del passato come lui.
 
Questa è la pesca a mosca, ed è forse solo qui che è possibile aggiungere forse qualcosa di nuovo. Il resto è già stato tutto scritto, occorre avere solo il desiderio di conoscerlo.
 
Cosa sta accadendo oggi? Si cerca di banalizzare il tutto ! Perché sminuire la seconda componente fondamentale della nostra affascinante passione?
 
 
SLIDE 29 – LE MOSCHE ARTIFICIALI – FOTO BOLLATA
 
È quindi un piccolo miracolo visionario quello che il pescatore a mosca cerca nell’abboccata di un pesce dai puntini rossi o dalla grande pinna colorata, un miracolo che richiede un livello di creatività artistica assimilabile a qualunque forma di arte l’uomo abbia cercato di perseguire. Perché sminuire o banalizzare tutto questo?
 
 
 
SLIDE 30 – NOI STESSI – FOTO TROTINA PATAGONIA
 
Lo scopo, alla fin fine, è sempre quello: una cattura che soddisfi la nostra passione e che renda conto della nostra abilità e che ci ricolleghi alla natura. Ecco perché una sola trota che abbocca ha un significato illimitato: una cattura sancisce un’infinita comunione col mondo naturale, col fiume, con la vita. Una trota che prende il nostro piccolo insetto finto soddisfa infiniti parametri che non si limitano solo all’abilità del volteggio, alla conoscenza dei segreti del fiume, alla capacità di rappresentare con perizia le piccole, magiche creature che appaiono d’incanto dalle acque, essa sancisce il rito ancestrale che ha consentito alla specie umana di evolvere, e di celebrare il suo più profondo rapporto con quella natura dalla quale proviene. Ed è qui che la pesca a mosca si distingue soprattutto: un’unica cattura ne vale cento come ne vale mille, perché non ha senso catturare a ripetizione pesci su pesci senza percepire il significato di ciascuno di quei singoli atti, come non ha senso accendere mille ceri per quantificare la forza di una fede.
 
SLIDE 31 – NOI STESSI  – FOTO RILASCIO PATAGONIA
 
Ecco, io sono fatto così, e pesco con la Mosca perché in essa ho trovato quello che andavo cercando fra i rivoli della corrente, ci ho ritrovato il mio modo di essere e di vedere la vita. E’ stato come “infilarmi” dentro ad un fiume per indagarne i perchè e la meravigliosa e affascinante vita che contiene e di cui “il pesce” è una delle tante componenti, se volete “Archetipo junghiano della ricerca del sé”. Allora ho anche fissato in immagini gli insetti e le loro metamorfosi, nel momento più sublime in cui secondo me andrebbero imitati, l’unico modo per entrare a far parte realmente di quell’insondabile scenario, dove nell’istante fra “bollata” e “ferrata” è racchiuso tutto quello che andiamo cercando. Dura solo un attimo, ma è in quello che il fiume si ferma ed è il paesaggio che comincia a scorrere.
 
SLIDE 32 – NOI STESSI – FOTO FERRATA PATAGONIA
 
E’ in quel momento privilegiato che il fiume può essere osservato nitidamente. La cattura certo ci appaga perché ci dà questa straordinaria possibilità, ma non sarà mai quindi il numero ma il “come”. Anche l’attesa fa parte dello scenario, è inevitabile quanto necessaria, essa “deve” accadere per dare valore al tutto. L’attesa….. sarà IN essa che faremo le nostre scelte, osservando, indagando, perfezionando forse proprio in “attesa” questa volta del “mostro”. Quel “mostro” non è “il pesce mostruosamente grande”, ma un bel “…sano cappotto” che a me piace definire onorevole sconfitta! Non dimenticate mai che anche nelle favole per bambini se vuoi il tesoro devi prima passare per il “mostro” ed ucciderlo, solo dopo tutti vivranno felici e contenti.
 
SLIDE 33 – NOI STESSI – IL MOSTRO – NINFA UROBOURUS
 
E’ liberarsi da questo che è difficile. “Ai miei tempi”, chi “arrivava” alla Pesca con la Mosca, era perchè stava cercando qualcosa di altro. Non ritengo possibile iniziare a pescare facendolo “a mosca”. Sono le certe incertezze o le incerte certezze il motivo per cui siamo ancora qui. No! Da pollo quale mi considero ancora, e lo considero un privilegio, non voglio citarvi i miei mentori, ma ho avuto la fortuna di avere tutti quelli “importanti” e che oggi non sono sotto la luce dei riflettori, anzi la “rifuggono” , ma vengono a pesca anche sotto casa mia “rigorosamente in incognito”. Lo stesso vale per i libri “polverosi”, ne ho più di 250. La mia libreria è cresciuta con me, e la sua sintesi è in 10 anni di lavoro che si chiamano  “The Fly”, cavolo, come facevo a non dirlo?
 
SLIDE 34 – NOI STESSI – L’ESSENZA
 
Ecco, Io sono fatto così, e vi lascio con una mia poesia :
 
            L’essenza
 
            Quella sera sulla piana l’acqua correva bassa e lentissima,
un cristallo dove si specchiavano i primi segni di un autunno precoce.
            Un filo di nebbia sospeso sulla corrente sembrava dividere il giorno dal crepuscolo ormai imminente, ma anche me dal resto del mondo.
Immerso fino alla vita nell’elemento liquido, mi sentivo al tempo stesso in simbiosi e intruso di quell’atmosfera ancestrale.
I pesci cominciarono numerosi a disegnare i loro cerchi sull’acqua, evanescenti effimere si stavano schiudendo alla loro breve vita aerea.
Nel passato di anni trascorsi sui fiumi, avevo raffinato per questo scenario tecnica ed artificiali fino alla perfezione.
Poche cose al mondo hanno la capacità di rendere interminabile un istante, “Bollata… Ferrata”.
E’ in quell’istante che il fiume si ferma ed è il paesaggio che comincia a scorrere, allora e solo allora il fiume può essere osservato nitidamente, privilegio di pochi eletti.
 
Quella sera avevo in mano la mia vecchia canna di legno ed i mondo intero.
 
Troppa filosofia? FILOSOFIA significa “Amore per la Conoscenza”.
 
SLIDE 35 – GRAZIE A TUTTI
 
Se non avessimo perso di vista tutto questo, e qui parlo di PESCATORI CON LA MOSCA, magari ci avvicineremmo al fiume con spirito diverso e anche le “GESTIONI” sarebbero “DIVERSE”. Se volete, visto che il mio destino personale SEMBRA essere ormai legato indissolubilmente anche a quello del TWT, cosa che NON AMO più di tanto, e visto che ho citato nella prima parte le RISERVE NO KILL e la TWT è una di queste, vi farei vedere volentieri una altra presentazione, quella del CONVEGNO DI CARMAGNOLA dello scorso anno. Altra mezz’ora ? Ovvio no, ma se avete voglia di parlarne, disponibilissimo sempre. C’è una strana abitudine in ITALIA, quella di fare CRITICHE GRATUITE, ma quando si tratta di CONFRONTARSI SERIAMENTE tutti diventano improvvisamente LATITANTI.
 
Vi giuro che ci giorni in cui mi chiedo se abbia un senso ancora fare quello che ho fatto ad esempio anche oggi qui, mettendoci da parte mia e dal mio punto di vista un grande impegno, senza ovviamente la presunzione che di debba per forza pensarla come me. GRAZIE A TUTTI.

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PESCA CON LA MOSCA / DUE ORFANELLI a PAM
« il: Settembre 15, 2013, 18:10:44 »
Sono ormai alcuni mesi che il Presidente e il Vice presidente del gruppo PAM&PAM Calabria ci hanno abbandonato al nostro destino, ci sentiamo come due orfanelli spaesati. Loro si fanno i fatti propri come due genitori snaturati.  ;D

Guardate come sono combinati entrambi:


Noi però non ci perdiamo d'animo e cerchiamo di fare del nostro meglio. La Sila è sempre stupenda ma si mostra un po' triste ai nostri occhi, ci manca la PAM (quella rossa), ci abbiamo pure provato ma non siamo allo stesso livello dei nostri Superiori, abbiamo ancora tanto da imparare!   calabria3

Un po' di foto dei luoghi e di qualche preda di oggi:











E' vero che non mangiamo più come una volta, ma tutto questo DIGIUNO non ci farà male?  

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PESCA CON LA MOSCA / Qualche ora a pam con VittorioC
« il: Settembre 04, 2013, 18:36:10 »
Finite le ferie e ritornati a Cosenza, con Vittorio ci siamo messi al morsetto per costruire alcuni artificiali di nuova concezione, roba top secret,  ;D  l'autore mi ha imposto di non divulgarli.  ;D

Finita la costruzione non rimane altro che provarli. Abbiamo deciso di effettuare l'operazione questa mattina. Alle 8:00 Vittorio è sotto casa, carichiamo l'attrezzatura, facciamo una ricca colazione al bar di fronte e via alla volta del torrente.
In macchina Vittorio mi fa: ti porto in un torrente bello ampio dove ci divertiremo a lanciare... "LE ULTIME PAROLE FAMOSE". Le prime buche erano davvero molto belle


Inizia a lanciare Vittorio e subito ferra la prima trota


Il recupero


Bella fario



Vittorio col suo trofeo


Si risale un po', qualche altra buca con altre catture e poi si entra letteralmente nella giungla. Il torrente è incassato tra due pareti a strapiombo colonizzate da ogni tipo di vegetazione, la fanno da padrone i rovi ricchi di grosse more mature. Si prosegue come "Guastatori" con la speranza di trovare un posto più aperto, dobbiamo recidere rami, liane, spine per poter proseguire. Raramente tentiamo un lancio ma puntualmente arrediamo i rami con le nostre belle mosche variopinte. Dopo un centinaio di metri proseguendo nel greto, unico  modo per risalire, ci arrendiamo e percorriamo il greto del torrente in senso inverso.

Una grossa consolazione è stata constatare che il torrente è pieno zeppo di trote anche di grossa taglia. In ogni buca che abbiamo attraversato nel risalirlo si vedevano sfrecciare delle grosse sagome scure sui trenta quaranta centimetri e anche oltre.

Questo significa che quel tratto non è altro che un grosso serbatoio di fauna che alimenterà anche la parte più a valle dove è più agevole lanciare.

p.s. Vittorio è riuscito a fare un breve video di una sua cattura con una videocamerina appesa al suo petto (vedi foto). Certamente lo inserirà.

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PESCA CON LA MOSCA / Le fario del Taurach (di Mauro Nini)
« il: Settembre 01, 2013, 11:13:31 »
Ringrazio Mauro per l'apporto che da al nostro forum con i suoi magnifici articoli/racconti. Questo mi è arrivato alcuni giorni fa, non ho potuto inserirlo prima in quanto ero fuori sede (in ferie), lo faccio adesso e ne approfitto per fare gli auguri all'autore che proprio ieri ha compiuto gli anni.
Ciao Mauro e buon compleanno.
Aldo.         





                         
Le fario del Taurach

Avevo scoperto il torrente Taurach in maniera casuale, mentre consultavo un catalogo. La presentazione proposta era talmente essenziale da risultare piuttosto scarna e le immagini a corredo erano ridotte a due sole foto, di dimensioni ridotte e poco nitide. Il prezzo richiesto era fin troppo conveniente e si riferiva al soggiorno di una settimana con trattamento di mezza pensione, permessi di pesca inclusi e uso gratuito di tutti i servizi dell’Hotel. L’offerta così bassa e l’opportunità di “scoprire”una zona nuova mi fecero scattare la molla, tuttavia una sensazione di sottile diffidenza mi accompagnò fino al mio arrivo a Untertauern. Invece andò bene e fu amore a prima vista, tanto che ci tornai per diversi anni di fila allo Zur Post della Famiglia Kholmayr; si stava talmente bene da desiderare ogni volta una replica per l’anno successivo. Il luogo è idilliaco, la struttura alberghiera risalente al ‘400 conserva un fascino discreto e i Kholmayr in fatto di ospitalità la sanno lunga, da generazioni. Ampie camere pulite, cibo ottimo e abbondante con molti alimenti di produzione propria e in più la possibilità di pescare gratuitamente nel Turach.




 Ricordo che la prima volta che lo vidi non mi fece una grande impressione; pensai che fosse si bellino, ma anche popolato esclusivamente da trotelle di 25 cm. Lo pescai lo stesso pomeriggio del mio arrivo, uscendo dalla camera con già la canna montata e la mosca appesa in fondo al finale. Pensavo che avrei fatto solamente pochi lanci, per cui avevo provveduto ad ingrassare la mia Rosorani parachute direttamente in camera, senza portarmi dietro nient’altro; in questo modo contavo di rimanere sul torrente non più di mezz’ora, per non alterare i delicati “equilibri famigliari”di allora. Lo raggiunsi a piedi e quando mi trovai a superare il lago Furstenbrunn , decisi di scendere per una decina di minuti ancora prima di iniziare la pesca. Mi dovetti ricredere rispetto alle iniziali previsioni e trascorsi oltre 2 ore a lanciare e catturare trote fario ed iridee fino a 45 cm circa. La scelta della mosca fu azzeccata, non tanto per lo stadio imitativo, piuttosto per la proverbiale robustezza del montaggio ideato dal mio amico Angelo Rosorani,  che resistette eroicamente agli attacchi ripetuti e violenti, specie delle iridee. Le acque del Taurach brulicavano di pesci anche di grossa taglia, forse troppo per i miei gusti.




Fino a circa 25 anni addietro  il torrente era stato un paradiso sconosciuto alle masse di pescatori italiani; pur scorrendo poco lontano dall’albergo, attraversava una vallata in buona parte tortuosa, ricoperta da boschi e con pochi e scomodi accessi all’acqua. Era popolato da fario autoctone bellissime e “arricchito”da semine controllate di iridee e salmerini di buona qualità. La pesca sportiva non era certo la leva economica sulla quale poggiava l’attività dei Kholmayr ed i pescatori che lo frequentavano erano pochi, ma affezionati. Poi la Famiglia decise di investire somme considerevoli  e nei terreni di sua proprietà che circondano tutta la zona, costruì un parco dedicato principalmente alle famiglie e ai loro bambini, campi da tennis e calcio, un laghetto di pesca sportiva, una piscina estiva all’aperto adiacente ad un’area recintata con cervi e caprioli e due piccole ma fornite locande dove mangiare e bere a qualsiasi ora del giorno. Per rendere il posto ancora più fruibile, fu costruita una strada sterrata che costeggia il corso d’acqua fin quasi alla sua confluenza nel fiume Enns, consentendo così il transito giornaliero a decine e decine di ciclisti, corridori e pedoni. Il lago sportivo si alimenta con salmonidi, allevati direttamente in buche scavate nel terreno adiacente dove vengono allocati animali della stessa classe di età; da quelle contenenti avannotti, fino ad arrivare ai “riproduttori”. Il continuo ripopolamento si rende necessario per rimpiazzare i pesci catturati, che vengono regolarmente trattenuti e pagati dai clienti, ed è divenuto da subito una attività economica importante per la Famiglia, che a fronte di prezzi di soggiorno assolutamente sostenibili, ha posto in essere una serie di attività accessorie in grado di incrementare i considerevolmente i propri ricavi. Purtroppo anche la gestione della pesca nel Taurach ha finito per ricalcare questo modello e, specialmente nei tratti più vicini all’Hotel, la maggior parte dei pesci che vivono nelle sue acque sono frutto delle costanti immissioni di trote e salmerini di taglia considerevole. Furono due pescatori lombardi, incontrati in uno dei tanti soggiorni, che frequentavano il posto da molti anni e avevano assistito all’improvviso ed inevitabile declino, a raccontarmi come era il Taurach un tempo. Nonostante ciò ci tornai altre volte e l’ultima me la ricordo per il tempo sempre piovoso e per un aneddoto.




Amo la pesca in torrente, e quando sono sul Taurach mi piace camminare a lungo sulla strada che lo costeggia per buona parte del suo corso; di tanto in tanto mi fermo in punti particolari meno accessibili e provo a dare la caccia alle ultime vecchie fario rimaste. E’ una ricerca la mia, orientata al singolo esemplare, molto cammino, pochi lanci e meno pesci ancora. Un approccio non certo consigliato per chi ha bisogno di nutrire la propria passione attraverso numerose catture di pesci di taglia, ma condivisibile da coloro che hanno raggiunto una fase nella quale la parsimonia arricchisce ogni gesto. Una buona trota individuata, attaccata e infine catturata in questo contesto, sa donarmi emozioni e stimoli impareggiabili.
 Quella volta mi ero fermato in un tratto molto attraente racchiuso tra due zone caratterizzate da una forte pendenza con massi notevoli e qualche salto d’acqua spettacolare. Li invece erano presenti correnti abbastanza moderate, cinte da una vegetazione a tratti rigogliosa che creava più di qualche ostacolo, e ai margini delle rive infrascate  si percepiva la concreta possibilità di fare incontri interessanti. Fu quella percezione a farmi indugiare oltremodo in questo tratto; ci avevo pescato abbastanza e potevo allontanarmi alla ricerca di un altro posto simile, ma non lo feci. Qualcosa mi stava interiormente convincendo a restare ed io la assecondavo. Feci qualche lancio, posando la mia mosca in un punto dove da un momento all’altro una trota sarebbe potuta salire con convinzione a prenderla, per portarsela con se giù nel fondo di quella buca che era il suo regno. Non accadde nulla, ma continuai a provare. Sostituii la mia mosca con un altro artificiale imitante un grosso coleottero nero, e, dopo aver fatto trascorrere qualche altro minuto, lo lanciai nello stesso punto. Al terzo passaggio, scorsi un ombra scura che dal fondo si era affacciata furtivamente per un istante prima di dissolversi. Aspettai ancora un poco prima di abbozzare un ulteriore tentativo, e prima che il coleottero potesse iniziare a dragare una trota lo assalì con furia ed io la ferrai. Ne ebbi ragione in fretta, dato che poteva essere sui 30 centimetri, e altrettanto rapidamente la rimisi in acqua, ma non poteva essere lei. L’ombra che aveva fatto capolino doveva appartenere ad un pesce più grande, sensibilmente più grande, ed io sentivo che sarei potuto rimanere nel torrente anche fino a sera pur di vederlo.




Trascorse del tempo, durante il quale provai ad attaccare la buca da posizioni diverse e ancora una volta vidi comparire quell’ombra, anche se per un frammento tanto infinitesimale da farmi pensare ad un abbaglio. Quando mi accorsi che stavo su quel pesce da quasi due ore, decisi di provare un lancio a scendere, che mi avrebbe consentito una manovra più ampia e convincente. L’esca si posò nel punto voluto, ribaltai a monte la coda e l’ombra si manifestò in maniera più marcata del solito, arrivando fino alla superficie a prendersi il coleottero. Ferrai energicamente e avvertii subito di averla agganciata bene, ma mi resi anche conto che si trattava di una bomba di cui avevo acceso la miccia. Saltò più volte contorcendosi in una nuvola di spruzzi ed io ammiravo il nero cupo del suo dorso, deformarsi rapidamente per poi riacquisire la sua selvatica imponenza. Nella sua difesa c’erano vigore, bellezza e ferocia, e quando la uccisi, dopo averla tratta a riva non senza difficoltà, quegli stessi elementi parevano non averla abbandonata e le donavano un aspetto magnifico.  Raramente trattengo un pesce e quando mi capita vivo l’evento come un rituale che deve assumere il suo pieno significato, senza trascurare alcuna delle sue componenti primordiali. Mi spostai con la mia preda in un fosso laterale, e con il coltello iniziai a pulirla; constatai che aveva mangiato e nel suo stomaco, oltre ad un certo numero di portasassi, c’era uno scazzone intero ancora non digerito. Dalle sponde del torrente staccai un paio di quelle grandi foglie verdi, che con gli amici chiamiamo “orecchie di elefante”, e ci avvolsi il pesce per mantenerlo fino al mio ritorno in albergo. Il rituale si era consumato e prevedeva la cessazione della pesca, almeno per quel giorno. Non si trattava di compensare in qualche modo il fatto di aver sottratto un pesce dal fiume; quando un orso uccide un salmone non ne avverte il rimorso, ma smette di pescare e va da qualche parte a mangiarselo in pace. Raggiunsi la macchina dopo aver risalito la strada che usciva dal bosco, e prima di chiudere lo sportello guardai intensamente la valle sotto di me, in cui sinuoso scorreva il Taurach. Da una casa vicina un rivolo di fumo grigio fuoriusciva dal grosso comignolo e dalla grande stalla adiacente, la brezza trasportava forti odori di animali e fieno. Avviai il motore, ma prima di muovermi risposi al cordiale saluto della Signora che si era affacciata all’esterno e mi aveva rivolto un caloroso “Petri Heil”.

Mauro Nini

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PESCA CON LA MOSCA / PAM - in avanscoperta -
« il: Luglio 12, 2013, 17:34:46 »
" Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita... "

Non sono impazzito! ;D Il riferimento al Sommo Poeta calza a pennello e vi spiego il perché:

Giorni fa, in una riunione del gruppo PAM&PAM il mio collega (socio ordinario) Vittorio C. fece cenno ad un torrente a suo dire molto bello. Lo aveva visitato alcuni anni fa e quindi non ne conosceva le condizioni odierne. Il Presidente Donatoc col suo vice Giovanni presero subito la palla in balzo e ci intimarono di andare in avanscoperta per individuare i posti idonei ad eventuali "pit-stop" e sopratutto idonei alla PAM (rossa) pena l'espulsione immediata dal gruppo

Da obbedienti soci siamo partiti alla volta del torrente ed ecco come ci appare il panorama dalla piazzola in cui dobbiamo lasciare la macchina:


Da lì ad arrivare al torrente c'è ancora un bel po di strada, ma che dico strada! Sentieri talmente scoscesi che solo Capre, Mufloni, ecc. si trovano a proprio agio. Ad un certo punto anche il sentiero sparisce in mezzo a spine ortiche e arbusti di ogni genere (ecco la "selva oscura"). Per fortuna Vittorio, che aveva qualche ricordo del posto, si era portato una specie di forbici e con queste ci siamo fatti faticosamente strada. Alla fine le mie braccia, lacerate dalle spine, sembravano quelle di un Cristo in croce. Una volta attraversata la "selva oscura" si spalanca davanti ai nostri occhi non la porta dell'inferno, ma un vero e proprio paradiso:




Non ci siamo dimenticati delle intimazioni dei capi ai quali farò rapporto in altra sede, però abbiamo pensato anche ad impegnare la mattinata in maniera produttiva per noi:








Potevamo ancora catturare tanto ma abbiamo deciso di evitare ulteriori punture e stress ai nostri amici pinnuti.

Se pur consci di quello che ci aspettava per ritornare alla macchina ( per il sottoscritto, con parecchie primavere alle spalle, è stata una fatica immane) nel nostro animo eravamo felici e soddisfatti di aver trascorso qualche ora in mezzo a cotanta NATURA.

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PESCA CON LA MOSCA / Giornata senza la PAM (rossa)
« il: Giugno 23, 2013, 18:32:08 »
L'appuntamento con Eugenio è alle 7:30 nei pressi di Camigliatello silano, lui sale dalla parte ionica mentre Vittorio ed io da Cosenza. La giornata è bella, l'aria è frizzante con un profumo balsamico di conifere. Le acque del fiume sono cristalline ci sono buone schiuse di insetti e le trote bollano in continuazione. Si va in pesca

Eugenio con una sua canna di bambù di sette piedi inizia a pescare:




Non sono bravo come GIOVANNI con la fotocamera comunque le immagini rendono l'idea del posto.

Anche Vittorio con la sua attrezzatura nuova di zecca inizia la sua azione:


Eccolo nel momento del suo battesimo (la sua prima trota pescata a mosca con l'attrezzatura nuova):



Rilascio:


La mattinata prosegue nel migliore dei modi, le catture, anche se non di taglia, sono numerose.

 Purtroppo, verso le 12:30 affiora qualche momento di criticità, l'immagine la dice lunga:


Nello stomaco c'è solo la colazione mattutina e quindi si accusa qualche calo di zuccheri  ;D

All'improvviso sentiamo una voce che dice: sbrigatevi che siamo pronti!!


Affrettiamo il passo ma giunti sul posto notiamo che è deserto.

Era solo un MIRAGGIO collettivo dovuto al calo di zuccheri.

Avevamo  dimenticato che Giovanni e Donato ci hanno dato buca all'ultimo memento lasciandoci in balia dei crampi di stomaco.

Ma non finisce qui! E non è una promessa ma una MINACCIA!!

60
PESCA CON LA MOSCA / Ospiti sul Lao per il gruppo PAM&PAM
« il: Giugno 18, 2013, 17:13:57 »
Domenica 16 c.m. il gruppo Calabria PAM&PAM ha avuto il piacere di ricevere la gradita visita di alcuni amici. Teatro dell'incontro il sempre splendido fiume Lao.

I primi a raggiungere il Gruppo sono stati gli amici campani: Antonio Vitolo, Donato Tedesco e Maurizio Petti,

 

Poi è la volta di Eugenio Tonelli e Signora:


Eugenio ha portato le sue creazioni in bamboo e, con una certa "avidità", tutti ci siamo apprestati a provarle:



Donato, dietro richiesta di Eugenio, fa da istruttore alla signora Rosanna:



Arriva il momento di mostrare ognuno le sue creazioni:





Qualcuno sceglie la mosca per andare a pescare:


Sul fiume:



Purtroppo le acque erano alte e con molta corrente, poco adatte alla pesca con mosca secca.
Nonostante ciò i maestri Donato e Antonio sono riusciti a pescare alcune belle trote.

Dopo aver apprezzato le opere di Eugenio, ammirato le imitazioni di Donato ed Antonio, provato a fare qualche lancio nel fiume, lo stomaco di tutti inizia a reclamare per cui ci si dirige verso il luogo deputato per il pranzo.

Di questa fase non possiedo immagini, Giovanni non me le ha mandate, non so se per pudore o perché vuole essere lui ad inserirle  calabria3  Vi posso solo dire che il Presidente e cuoco del gruppo Donato Cosentino si è superato cucinando sul posto: penne con sugo di salsiccia, poi guanciale, pancetta, salsiccia arrostita sulla piastra. Sul tavolo erano presenti alcune vaschette di olive verdi schiacciate e di olive nere, le mozzarelle di bufala portate dagli amici campani, l'immancabile vino di produzione catanzarese e alcuni dolci campani offerti da Donato Tedesco per festeggiare la nascita del suo nipotino ( il piccolo e futuro pam Donatino).

Verso le 17:00 Eugenio e Signora decidono di rientrare a casa,(il viaggio è piuttosto lungo).

Il resto del gruppo, non contento di quello che aveva già in corpo, sulla strada del ritorno si ferma al solito bar di Marcellina per finire la giornata con qualche birra fresca e rustici vari:


Tutto in barba al colesterolo, ai trigliceridi e acidi urici vari  ;D


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