APPROCCIO (GRADUALE) AL SURFCASTING

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Autore Topic: APPROCCIO (GRADUALE) AL SURFCASTING  (Letto 3646 volte)

^OLTREMARE^

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il: Maggio 12, 2010, 14:08:18
Ciao ragazzi,
Prendo spunto dalle recenti considerazioni che ha fatto Roberto (Nonnoroby) sul surfcasting e così mi sono deciso a mettere nero su bianco alcuni cupi pensieri che mi frullano in testa da parecchio tempo.
Da quando navigo in questo Forum ho cercato di mettercela tutta per tentare di sollevare un po’ d’interesse intorno al Surfcasting. Qualche effetto spero di averlo sortito in quanto so che alcuni di voi hanno apprezzato i miei post ed i miei interventi e mi auguro anche di essere stato d’aiuto e di aver dato qualche utile suggerimento. Altri hanno concretizzato sia come attrezzature che come tecnica e spirito. Nonostante ciò ho l’impressione che il riscontro concreto a questa disciplina sia davvero minimo. Pochissimi sono i report, a prescindere dai risultati, di battute a surfcasting, specie sulle meravigliose coste della nostra amata Calabria, eppure i riscontri in altre discipline sono più che lusinghieri, almeno nelle stagioni propizie. Non vi nascondo che ciò mi provoca un po’ di sconforto.
Ho cercato di spremere le meningi su questo aspetto, ho riletto i miei articoli cercando di estraniarmi e, facendo autocritica, ho cercato di trovare quali potessero essere le pecche del mio contributo attraverso CPOL. Ne ho dedotto che le motivazioni di questo scarso attecchimento, a mio modo di vedere, sono plurime e complesse e, da parte mia, è forse  mancata una certa “gradualità” nell’approccio a questa disciplina. Ho detto più volte che la prima cosa che spinge un vero surfcaster a misurarsi con le forze della natura è la passione. Ma la passione, se non è intrinseca, bisogna trasmetterla, inculcarla e farla crescere. Questo può avvenire, il più delle volte, a piccoli passi, un po’ alla volta, passando da un gradino all’altro senza fare il passo più lungo della gamba. Quando si hanno i primi contatti con questa disciplina, il più delle volte si va a sbattere contro situazioni e condizioni elevate all’ennesima potenza. Il neofita sente dire che occorrono attrezzature particolarmente tecniche e costose, che bisogna combattere contro pioggia, vento, freddo ed onde gigantesche, che bisogna essere ottimi lanciatori, che i risultati sono spesso avari ecc. Insomma, un muro di “superlativi”  ed un insieme di aspetti negativi che  induce a tagliare immediatamente la corda e rifugiarsi in tecniche più rilassanti. Ciò è vero, il surfcasting, quello autentico è fatto di queste cose ed a volte anche concomitanti ma nessuno di noi, nemmeno il più navigato degli Scer, si è buttato a capofitto, fin dalla prima volta, nell’occhio del ciclone, armato di tutto punto. L’esperienza si accumula e si realizza per gradi con il tempo così come con il tempo si forgia il proprio carattere piscatorio. Mi rendo conto che trasmettere delle sensazioni attraverso la tastiera di un pc è impresa assai ardua e che certi stati d’animo possono essere vissuti solo in prima persona attraverso il contatto diretto con il mare. Quello che mi da fiducia comunque è il fatto che la passione per la pesca ci accomuna tutti e ciò rappresenta la base di partenza indispensabile per la successiva maturazione. Ho comunque notato con piacere che tanti “bravi ragazzi” cominciano a prepararsi al “salto” nella maniera più appropriata, a piccoli passi senza strafare, partendo magari dalla conoscenza dell’attrezzatura specifica. Il mio non vuol essere altro che un invito ad approcciare questa disciplina con gradualità, iniziando dal gradino più basso, da quelle situazioni che magari non sono inquadrabili come vere condizioni da surf ma che rappresentano una prima evoluzione della pesca a fondo a mare calmo. Mi riferisco alle condizioni di scaduta, mare appena mosso o inizio di mareggiata. Sono condizioni affrontabili da tutti con attrezzature non specifiche ed esasperatamente tecniche ma provviste già di un certo nerbo. Bisogna cominciare con il discostarsi dalla tranquillità e sicurezza che trasmette il mare piatto. Cerchiamo per un momento di pensare che più il mare si muove e più si muovono le sue creature. Il mio discorso forse può essere travisato ma chiarisco subito che non sto dicendo che possiamo fare surfcasting con mare appena increspato, con ametto del 10 e pezzetto di arenicola. Intendo dire che possiamo partire con una telescopica di un certo range di potenza ed avventurarci in condizioni di mare abbastanza sostenuto. Come dicevo prima, nessuno di noi è nato “imparato”. Il misurarsi con le difficoltà degli elementi fa scattare quell’istinto di competizione insito nella natura umana. E se le prime volte avremo vinto la nostra battaglia con una condizione di scaduta, sono più che sicuro che la nostra indole ci spronerà a misurarci, le volte successive, con situazioni via via più sostenute fino a raggiungere il nostro limite personale. Tutto questo percorso naturalmente passa attraverso un perfezionamento delle nostre doti tecniche e della nostra attrezzatura. Personalmente sono più che convinto che certe condizioni non si possano affrontare senza un’attrezzatura specifica ed una profonda conoscenza dei meccanismi acquatici. Questo presuppone una gestualità e manualità più che collaudate, la capacità di configurare la nostra attrezzatura ed i nostri schemi di pesca a quello che ci sta davanti. Saremo poi noi stessi ad accorgerci quando è arrivato il momento di salire al gradino successivo. Ci sarà qualcosa dentro di noi che ci farà capire che la nostra telescopica non sarà più all’altezza e avremo bisogno di qualcosa di più. Quando ti avvicini al mare e, prima ancora di vederlo, ti sale l’adrenalina semplicemente sentendo il boato delle onde anziché la timida risacca, quando torni a casa con il secchio vuoto ma con il sorriso sulle labbra perché hai comunque saputo tener testa alla vigorosità degli elementi, vuol dire che qualche segmento del tuo dna è configurato per questa disciplina. Con ciò, beninteso, non è mia intenzione sminuire o surclassare le altre tecniche di pesca a fondo. Queste sono solo mie considerazioni e sensazioni, frutto di esperienze che ho vissuto e continuo a vivere in prima persona. Forse io ho avuto la fortuna di sentire da subito il richiamo delle onde, senza mezzi termini o compromessi ma anch’io ho dovuto fare la gavetta in fatto di attrezzature, gestione delle stesse, strategie ed approcci e vi posso garantire che non mi sento assolutamente arrivato ma sempre pronto a nuovi stimoli e conoscenze, finché l’adrenalina non si sarà completamente esaurita nel mio corpo.
Alla prossima
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ivo

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Risposta #1 il: Maggio 12, 2010, 15:30:06
Complimenti Nicola bell'articolo hai reso perfettamente l'idea


POGGINO

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Risposta #2 il: Maggio 12, 2010, 15:41:59
complimenti nicola post chiaro il messaggiò è arrivato forte e chiaro!!!!     ;D


tiburon88

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Risposta #3 il: Maggio 12, 2010, 16:28:01
Cio che dici oltremare lo riscontro giorno per giorno....quando trovo mare piatto quasi sono assalito dallo sconforto..nonostante sia acerbo in materia e anche grazie a questo forum ed a questi topic che ogni giorno cresco e mi confronto con mare formato e condizioni piu impervie...

adesso aspettiamo solo qualche grossa cattura... che gratifichi l' animo e, perchè no, il portafoglio in quanto da quando pratico questa disciplina le mie tasche sono improvvisamente vacanti...

Ma continuiamo fieri cercando di "infettare" altri alla pratica della pesca ed al rispetto del mare..
I lOvE FiShInG!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

StOp AlLe ReTi AbUsIvE!!!!!!!!!!!!!

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Danny88

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Risposta #4 il: Maggio 12, 2010, 16:41:06
Per amare e praticare il surf non si può essere dei semplici pescatori passatempo...deve scoccare la scintilla della passione...se c'è quella, poco importa se vento pioggia e freddo ti travolgono. è una tecnica che è e resterà la meno diffusa nel campo della pesca (e non parlo di Paf), per il semplice luogo comune "ma chi mo fa fà!".....Saluti!
DaNNy88


^NONNOROBY^

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Risposta #5 il: Maggio 12, 2010, 19:16:10
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Ciao ragazzi,
Prendo spunto dalle recenti considerazioni che ha fatto Roberto (Nonnoroby) sul surfcasting e così mi sono deciso a mettere nero su bianco alcuni cupi pensieri che mi frullano in testa da parecchio tempo.[...]
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etfreaky*

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Risposta #6 il: Maggio 12, 2010, 20:52:12
Complimenti, bellissima riflessione su questo sport...
Spero, un giorno, di riuscire a toglierti un pò di sconforto....  calabria
La pesca è la metafora della vita... stai seduto senza far nulla aspettando che succeda qualcosa.
Ma non succede mai nulla.


^DRAYCON^

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Risposta #7 il: Maggio 12, 2010, 21:25:35
Complimenti Oltremare per il tuo report! Davvero molto interessante!
Su quel che dici mi trovi perfettamente d'accordo! Come è stato detto e confermato sui vari post, il surf casting è una delle discipline di pesca più impervie e impegnative che ci siano! Non si tratta solo di andare a pescare, mettere l'esca e lanciare, anche riferendoci ad attrezzature adatte e specifiche! Ma fare surf casting significa appunto affrontare temperature rigide, vento forte e pioggia gelida che ti congela la faccia! Detto così non sembra neanche un granchè ma provate ad immaginare, arrivare in spiaggia tremolante del freddo, con naso, orecchie e mani che non te lesenti più.. legare ami, lenze, innescare esche, attendere un'abbocata (se arriva) con queste condizioni.. Non è per nulla semplice!
Proprio per questo motivo, specie per quei giovani pescatori autodidatti, che non hanno nessuno in famiglia che pratichi la pesca ecc, sono del parere che prima di affrontare una battuta di surf casting, è indispensabile farsi le ossa con discipline più semplici come il beachlegering e/o la pesca a fondo! Non so se ti ricordi Nicola, ma avevamo già affrontato questo argomento in passato insieme a te e a Nonnoroby!
Infatti nel surf casting, o almeno in tutte le discipline da pesca, specie quelle praticate dalla spiaggia, ci
sono tanti di quei fattori indispensabili e cruciali che un buon pescatore deve sapere, senza le quali il pesce
lo si prende solo con la fortuna! Proprio per questo è importante imparare tutti questi fattori, che non si fermano al semplice lancio, a saper fare i nodi, a saper innescare una qualsiasi esca, ecc ecc, per poi porsi
ad affrontare condizioni estreme come quelle del surf casting! Certo, alla fin fine non è detto che uno non
riesca ad imparare lo stesso, ma sarebbe come mettere un pilota novellino ad affrontare una gara di Formula1! Quello che voglio dire, in parole povere, e di partire dall'ABC per arrivare nel migliore dei modi all'XYZ, e non mi stancherò mai dirlo! Strafare, a volte, può portare a enormi delusioni tanto da abbandonare la pesca!  Imaginate un principiante che si mette a pescare con condizioni da cani con in mano una ripartita, non riesce a lanciare, non riesce a caricare bene la canna (sempre che sappia cosa voglia dire), usa piombi non adatti,  così come lenze, calamenti ecc. Si ritroverà a dare da mangiare ai pesci, ad aggiustare interminabili grovigli e parrucche, senza poi contare che se ne dovrà rientrare a casa con il secchio vuto, con un febrone da cavallo e il portafoglio vuoto! Secondo voi come prenderà la cosa? E' importante invece che un buon pescatore, vada ad  affrontare tali situazioni difficili con un buon bagaglio culturale e soprattutto pratico! Non dico che anche  avendoli subito si diventa esperti, ma è già un buon punto di partenza, che può aiutare parecchio a fare ottimi  progressi! Spero di non avervi annoiato, ma ci tenevo a dire queste cose!!
Vivo la vita a un'uscita di pesca alla volta! Non mi importa ne dove, ne quando, ne come! A ogni uscita di pesca, sono un'uomo libero!


eagle78

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Risposta #8 il: Maggio 13, 2010, 14:21:59
Oltremare hai perfettamente ragione il cammino è lungo e la strada è difficile, il SC è una disciplina particolare e non si improvvisa come a volte puoi fare con un altro tipo di pesca.
Inoltre presuppone conoscenze tecniche di base e soprattutto costanza e dedizione e non arrendersi mai difronte agli innumerevoli cappotti che riceveremo, sia da neofiti che esperti.
Nessuno è nato imparato e nessuno è arrivato,c'è sempre tanto da imparare, e questo lo si ottiene solo sul campo e concordo pienamente sul fatto di fare le cose per gradi, anche perchè credo che ci voglia tanto tempo per capire e conoscere il mare,inteso in senso lato raggruppando tutti i fattori da considerare per una battuta a SC, trovare tutti gli accorgimenti giusti che ci permettano di effettuare la nostra battuta nel modo giusto e proficuo


^SURFMASTER76^

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Risposta #9 il: Maggio 13, 2010, 15:54:18
Ciao Nicola,
mentre leggevo il tuo articolo, andavo a ritroso con la mente tornando per un momento alle origini del mio approccio con il mare e di conseguenza con la pesca a surf, ed ho rivisto quel ragazzo entusiasta di andare al mare "ad ogni costo" anche quando solo un PAZZO sarebbe uscito di casa. Come diceva una vecchia canzone del mitico Adriano, "Quel ragazzo ne ha fatta di strada ...", e di gavetta aggiungerei io, gavetta che continua tutt'oggi. Infatti, se ben ricordi, l'anno scorso a Dicembre seguendo i tuoi preziosissimi consigli ho acquistato la mia prima rip di cui vado veramente fiero. Ora il mio obiettivo è quello di migliorare la mia tecnica di lancio, iniziando ad angolare gradualmente il mio side, sino a raggiungere il ground.
Piccoli passi, ma grande passione ...
Secondo me, porsi piccoli obiettivi da raggiungere poco alla volta è la chiave per non mollare questa stupenda disciplina!!!

 


^OLTREMARE^

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Risposta #10 il: Maggio 14, 2010, 09:49:17
Carissimi, grazie dei complimenti ma soprattutto grazie per le testimonianze. Ciò mi solleva parecchio.
Non vi dico quante volte agli inizi ho sbattuto la canna per terra perchè il tutto non era all'altezza di quello che dovevo affrontare, ma un pò alla volta sono riuscito a prendere in mano le redini nella maggior parte delle situazioni. Passione e perseveranza ed il surf è alla portata di tutti 
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eagle78

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Risposta #11 il: Maggio 14, 2010, 10:37:16
OLTREMAREA grazie a te sia per la disponibilità a darci spiegazioni su ogni argomento, sia per i tanti consigli che ci dai che sono veramente preziosi nell'affrontare le nostre battute di pesca e per capire tante cose a cui ci si arriva solo con tanta esperienza


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Risposta #12 il: Maggio 14, 2010, 10:46:15
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Non vi dico quante volte agli inizi ho sbattuto la canna per terra perchè il tutto non era all'altezza di quello che dovevo affrontare [...]
A chi lo dici!
Quello che mi ha aiutato molto (e che vorrei consigliare a chi sta iniziando) è stato il fatto che le prime 5-6 volte sono andato a pesca con almeno un compagno (anche lui alle prime armi).
Impacciati entrambi, il primo che trovava una soluzione la suggeriva all'altro ed in questo modo è stato più facile affrontare quelle prime buie notti, dove anche le cose più semplici diventavano difficili.
Suggerisco inoltre di non vergognarsi a portarsi dietro la lampada a gas, fedele amica per sgarbugliare micidiali parrucche che agli inizi sono abbastanza frequenti (e non solo per quello....)
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^OLTREMARE^

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Risposta #13 il: Maggio 14, 2010, 12:54:59
Hai perfettamente ragione Roberto. La presenza di uno o più amici spesse volte diventa indispensabile e diventa l'unico rimedio per gli inevitabili abbassamenti di morale. Sapere che accanto a noi c'è qualcuno, ci fa superare quei momenti di defaillance che in certe condizioni (buio, freddo, vento ecc.) altrimenti ci costringerebbero a smontare la baracca anzitempo.
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