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Come noto, la canna bolognese ha avuto origine nelle acque interne e la sua ideazione è dovuta all’esigenza di poter pescare qualche decina di metri più avanti di quanto non consentisse la canna fissa. Ben presto, però, ci si è resi conto di altre potenzialità di cui era dotata la bolognese, quale per esempio quella del mulinello che, cedendo filo durante il combattimento, consentiva l’utilizzo di fili più sottili, con la conseguenza di un maggior numero di catture; non solo, ma il mulinello consentiva finalmente di poter avvicinare a portata di guadino anche quelle prede di taglia che con la fissa andavano inesorabilmente perse. Dati questi vantaggi, ben presto la bolognese prese il sopravvento sulla canna fissa, oggi utilizzata solo da pochi irriducibili appassionati.

Non so se i primi pescatori ad utilizzare la bolognese in mare furono gli stessi  pescatori di acque interne, oppure se i pescatori di mare presero in prestito da loro questa tecnica di pesca, fatto sta che nel giro di pochissimi anni la pesca con la bolognese in mare crebbe in modo esponenziale ed attualmente è tra le tecniche di pesca più praticate, per le grandi emozioni che riesce a regalare: spigole, orate, saraghi, mormore sono solo alcune delle numerosissime specie insidiabili con questa canna, e con taglie di tutto rispetto.

Non è però sufficiente prendere una bolognese in mano per assicurarsi queste grandi emozioni, in quanto è necessario trovare l’occasione più opportuna e, ove questa non esista, è necessario crearsela. Di queste occasioni, le più fondamentali di tutte sono le condizioni meteo marine e di conseguenza gli spot adatti alla bolognese: in mare aperto, un mare mosso o molto mosso, con onde frontali o latero-frontali, mentre può rivelarsi come mare ideale per la pesca a fondo, al contrario si mani come il peggior mare affrontabile con la bolognese, anzi, diciamolo pure, come un mare assolutamente non affrontabile con la bolognese: la bordata delle onde trascinano inesorabilmente avanti e indietro il terminale che, non essendo ancorato al fondo, finisce inesorabilmente spiaggiato o arroccato  in un lasso di tempo brevissimo.

Non c’è alcuna soluzione a questo problema, ne un galleggiante più pesante, ne un galleggiante di forma speciale, ne una zavorra particolare, ne una canna più lunga, ne un filo caratteristico: il nostro terminale viene trascinato via inesorabilmente. Insistere nel pescare in queste condizioni significa solo una perdita di tempo ed una più che probabile incavolatura.

La giornata di pesca è dunque persa? Si, se il nostro spot è una spiaggia lineare priva di anse, insenature, scogliere o comunque ripari su cui eventualmente spostarci, per tentare almeno di pescare in trattenuta. E’ comunque un tentativo di non perdere la giornata, perché resta sempre il problema dell’effettiva efficacia di un altro elemento fondamentale della pesca con la bolognese: la pasturazione. Se infatti riusciamo comunque a trattenere il terminale per evitare il suo spiaggiamento o arroccamento, la stessa cosa non possiamo fare con la pastura, che se ne va a ramengo e formerà una zona di pascolo al di fuori della portata del nostro amo. Possiamo sempre evitare di pasturare, sperando che sotto la nostra postazione arrivi qualche pesce, ma per lo più una cattura in queste condizioni è solo occasionale e fortuita.

La pesca con la bolognese in mare aperto è quindi fortemente vincolata alle condizioni meteo marine e alla conformazione dello spot. Ho classificato la pesca dalla spiaggia all’ultimo posto proprio per questi vincoli, ed ancora peggio è la pesca da una scogliera lineare perché oltre allo spiaggiamento c’è il sicuro arroccamento. Per pescare da questi spot è fondamentale un mare calmo o poco mosso, o comunque un mare che non si presenti con onde frontali: fatta in queste condizioni, la pesca con la bolognese dalla spiaggia o dalla scogliera può regalare quelle forti emozioni di cui ho accennato all’inizio.

Ci sono però delle postazioni dalle quali la pesca con la bolognese è sempre fattibile a prescindere dalle condizioni meteo marine e, per certi versi, molto più appagante della pesca in mare aperto, in quanto è molto, ma molto più gestibile l’azione di richiamo della pastura, con la quale possiamo creare una zona di pascolo ‘artificiale’ proprio sotto il nostro galleggiante. I porti, i porticcioli, i canali di acqua salmastra, le lagune, i massi frangiflutto al riparo delle bordate delle onde, le scogliere che formano un’ansa riparata ed i pontili dotati di bracci che consentono di pescare con le spalle alle onde rappresentano il ‘regno’ della bolognese. Se la nostra postazione è poi sopraelevata di 1-2 mt sul livello dell’acqua, i vantaggi sono anche maggiori, in quanto ci consente una migliore manovrabilità della canna ed una miglior gestione della pastura.
 
Perché questi spot sono da preferire a quelli sulla spiaggia?

La risposta è semplice se esaminiamo da vicino la struttura di questa canna. La bolognese è fondamentalmente una canna fissa dotata di anelli passafilo e mulinello, che anche se ne estendono la potenzialità, tuttavia non ne modificano la concezione di base. Pertanto la bolognese, come la canna fissa, ha un ristretto raggio d’azione, anche se molto meno limitato della fissa (il cui il raggio d’azione è forzatamente legato alla lunghezza della canna).
La bolognese quindi non è una canna da ‘lancio’, quanto piuttosto una canna da ‘calata’, esattamente come la fissa, e come tale deve essere considerata, se vogliamo trarne il maggior profitto: se nel nostro spot è necessario raggiungere distanze superiori ai 15-20 mt, passiamo decisamente ad una canna inglese, studiata appositamente per il ‘lancio’ del galleggiante e quindi più adatta a queste distanze.

In parole povere, non deve essere la bolognese ad andare a cercarsi il pesce, quanto piuttosto il contrario, e cioè è il pesce che deve andare a cercarsi la bolognese. E’ pretendere troppo? Può darsi, ma è uno dei principi fondamentali su cui si basa la pesca con la bolognese e ne fa la sua fortuna. Ma come convincere il pesce a cercarsi la bolognese? Semplice, applicando lo stesso criterio utilizzato per la canna fissa, ovvero usando la pasturazione.

Nella pesca con la canna fissa, e di conseguenza con la bolognese, è talmente fondamentale la pastura che, se per caso la dimentichiamo a casa, la nostra giornata di pesca rischia di trasformarsi in un solenne cappotto, in catture occasionali, in un molto probabile mal di fegato e sicuramente in una noia mortale. La pastura non va lanciata a caso, ma vanno studiati attentamente il percorso della corrente e la sua entità. Il percorso ideale è quello che porta dalla nostra postazione al largo, in linea retta od obliqua; più problematica è una direzione laterale (a destra o a sinistra della nostra postazione), in modo particolare se siamo affiancati da altri pescatori. L’entità ideale è una corrente debole ma costante, la quale consente il depositarsi della pastura a breve distanza dalla postazione e quindi la formazione della zona di pascolo sotto il nostro galleggiante.

Queste due condizioni (corrente debole e percorso rettilineo) sono quelle che nel 90% dei casi sono in grado di regalarci quelle forti emozioni che andiamo ricercando. Ho detto prima che la bolognese è una canna da ‘calata’ e non da ‘lancio’, per cui la calata dell’esca è meglio farla tenendo con una mano la canna parallela all’acqua e con l’altra mano l’esca, che facciamo cadere sotto i nostri piedi: sarà poi compito della corrente trascinarsi l’esca in zona di pascolo. Poco prima, o subito dopo, facciamo cadere nello stesso punto anche la pastura che, a sua volta trascinata lentamente dalla corrente, andrà a formare poco più in là la zona di pascolo. Finché direzione ed intensità della corrente restano costanti, è più proficuo pasturare sempre in questo modo.

Se dobbiamo superare un ostacolo nelle vicinanze, è molto meglio farlo (anziché frustare la canna) impostando come punto di partenza quello appena visto: tenendo con una mano la canna parallela all’acqua e con l’altra mano l’esca, solleviamo con decisione la punta della canna verso l’alto mollando contemporaneamente l’esca; il terminale acquista un abbrivio che gli consente di superare agevolmente l’ostacolo. In questo modo il rischio di aggrovigliare il lungo bracciolo sul tratto di lenza retrostante è molto meno frequente che frustando la canna.

Se siamo fortunati, queste condizioni costanti possono perdurare anche per svariate ore, in modo particolare se il nostro spot non si trova in mare aperto.
In mare aperto le condizioni possono mutare anche repentinamente, per cui bisogna adattarsi ad esse, tenendo presente che la pasturazione deve avvenire sempre a monte della corrente: più la corrente è forte, più bisogna risalire a monte. Il lanciare la pastura direttamente sul galleggiante è sempre un errore anche in caso di corrente debole, perché prima di raggiungere la profondità ideale la pastura avrà già percorso un tratto superficiale, col rischio di formare un’altra zona di pascolo non più a portata del galleggiante.

Altra tecnica vincente della bolognese è quella di utilizzare terminali i più leggeri possibile, come quelli che si usano con la canna fissa, appunto: 1 o 2 gr sono la portata ideale dei galleggianti, categoricamente da bolognese e non inglesi, per non far perdere ai terminali quella fluidità con cui si riesce a superare la diffidenza anche dei pesci più smaliziati. Un lungo bracciolo di 150-200 cm, completamente nudo e quindi privo anche della pur minima zavorra, svolazza in acqua in modo naturale alla stessa stregua della pastura, per cui la stessa esca viene scambiata come un bocconcino naturale in balia della corrente,  e perciò aggredito senza sospetti.

In definitiva, raramente resteremo delusi dalla bolognese se la utilizziamo in modo corretto, in condizioni meteo marine idonee e negli spot ad essa adatti. Se analizziamo attentamente un cappotto con la bolognese, sicuramente scopriremo di non aver rispettato uno o più di questi tre parametri.
 
Se vogliamo praticare una pesca col galleggiante che non rientra nei precisi canoni della bolognese, c’è sempre un’alternativa, ovvero la pesca all’inglese. Ma questo è un altro discorso…

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Essendomi capitati tra le mani alcuni opuscoli (in dotazione alle Aree Marine Protette) che riguardano la pesca amatoriale, pubblico alcuni screenshots che potrebbero tornarci utili.

1.   PESCA SPORTIVA – PERMESSO GRATUITO

Questa è la Comunicazione di Servizio rilasciata dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) a cui fa capo anche la regolamentazione della Pesca Sportiva e Ricreativa:



La comunicazione integrale può essere visualizzata qui:
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Questo è il Decreto Ministeriale che proroga la scadenza del tesserino:
 



La Comunicazione di Servizio spiega i motivi per cui è richiesta, da parte dei pescatori amatoriali, la trasmissione al MIPAAF di esercitare la pesca ricreativa e prosegue con la descrizione generica del meccanismo che consente di fare questa trasmissione. Naturalmente questa trasmissione dovrà essere fatta solo da parte di coloro che non l’hanno  già fatta nel passato.

Nota:
-   la trasmissione può essere fatta anche in modo indiretto tramite l’Associazione Sportiva a cui siamo eventualmente iscritti , tramite qualche negoziante compiacente o tramite l’ausilio di una persona competente
-   chi già è iscritto al MIPAAF non può ripetere la trasmissione, in quanto i suoi dati sono già memorizzati nel sito. Può al massimo loggarsi al sito (digitando gli stessi dati di account eMail e password con cui si era iscritto nel passato) per richiedere un duplicato del tesserino, o per correggere i dati, se furono digitati sbagliati.

Chi ancora non aveva fatto la comunicazione di esercitare la pesca amatoriale al MIPAAF, e vuole farlo adesso procedendo da se,  deve possedere un account eMail e la relativa password, da inserire nell’apposito modulo di registrazione al sito del Ministero. Questo modulo serve solo per registrarsi al sito, e non per ottenere il tesserino: infatti, una volta registrati, il MIPAAF invierà al nostro account eMail un link che ci collegherà ad un modulo specifico in cui dovremo inserire i nostri dati completi (Nome, Cognome, Indirizzo, CF, tipo di pesca esercitato, ecc.). Una volta completato questo modulo, verrà creato un file PDF che contiene il nostro ‘tesserino’. Sarà poi nostro compito scaricare questo file e stamparci il suo contenuto. Il foglio che contiene la stampa dovrà essere conservato intero ed esibito alle autorità competenti, se ci viene richiesto.

Come registrarsi al sito MIPAAF (solo da parte dei nuovi iscritti)

Digitare questo link:

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Appare la pagina COMUNICAZIONE DI ESERCIZIO DELLA PESCA SPORTIVA E RICREATIVA, che riporta la Comunicazione di servizio vista prima:
 


Far scorrere tutta la pagina verso il basso sino a quando non appare il link APPLICAZIONE PESCA SPORTIVA – PERMESSO GRATUITO:
 


Dopo aver cliccato sul link, appare la pagina che contiene il modulo per registrarsi sul sito del Ministero:



Dopo aver compilato il modulo e spuntata la casella in basso “Acconsento al trattamento dei miei dati personali……”, cliccare sul pulsante ISCRIVITI.
In breve tempo verrà inviata al nostro account eMail una comunicazione del MIPAAF ed il link da cliccare per accedere al modulo da compilare per ottenere il tesserino. Sarà sufficiente seguire tutte le indicazioni a video e stamparci finalmente il nostro tesserino.

Come ristamparci il tesserino (o modificare eventuali dati errati)

La procedura è molto semplice: digitiamo lo stesso link che si usa per la registrazione:

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In alto alla pagina clicchiamo sulla voce “Se sei già registrato, fai login qui”
 


Nella pagina che si apre, inserire l’Username e la Password che utilizzammo per registrarci sul MIPAAF:
 


Dopo aver cliccato su ENTRA, appare la pagina che contiene il nostro Permesso Gratuito (basta farla scorrere  verso il basso):
 


Sulla sinistra c’è la colonna dei Menù, ma per la sola ristampa è sufficiente cliccare sul link giallo “Pesca sportiva – permesso gratuito”. Appare la pagina per la STAMPA:
 


Cliccando su STAMPA, ci viene proposto di aprire il file PDF con il nostro lettore PDF predefinito oppure di salvare il file: scegliamo di salvarlo, così lo avremo sempre a disposizione.
Aprire quindi il file PDF e mandarlo in stampa. Se non abbiamo una stampante, salviamolo su un PenDrive e facciamocelo stampare da un amico.

2.   TABELLA AGGIORNATA DELLE MISURE MINIME DEI PESCI PIU’ COMUNI, CROSTACEI E MOLLUSCHI
 





3.   GUIDA RAPIDA PER LA PESCA SPORTIVA E DILETTANTISTICA NEI MARI ITALIANI








Di qualsiasi lunghezza…..




Di lunghezza inferiore a …..















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Il puntale sciogli parrucca è il compagno fedele di chi usa i mulinelli rotanti.

Molti penseranno che non vale la pena sprecare del tempo a prepararsi un accessorio che si trova in commercio per due soldi, ma non saranno sicuramente queste considerazioni a far desistere l’appassionato del fai da te. Inoltre un puntale completamente in metallo ha tutto un altro aspetto rispetto a quelli commerciali che hanno il manico in plastica (purtroppo qui le immagini non rendono giustizia al look reale del puntale).

Occorrente:
-   Vecchio rasoio Gillette modello Sensor.
-   Spezzone di tondino di acciaio inox diametro 6 mm
-   Morsa da banco
-   Mola da banco
-   Seghetto da ferro
-   Tela smeriglio a grana sottilissima
-   Stick di colla a caldo siliconica
-   Cordoncino sottile ma robusto

Preparazione:

Il rasoio da utilizzare è il rasoio Gillette modello Sensor



1. Stringere tra le ganasce della morsa la testa del rasoio ma senza esagerare (si potrebbe rovinare il manico…). Segare il rasoio lungo la linea di taglio indicata in figura. Sembra un’operazione facile, in realtà è resa difficoltosa dal fatto che non potendo stringere bene le ganasce, la lama non scorre agevolmente sulla sottile lamina dì acciaio.…



2. Con un paio di pinze o tenaglie sfilare lo stecco di acciaio che si trova all'interno del manico del rasoio. Occorre una certa forza perché lo stecco è affogato nell'anima di plastica e ha delle scanalature che ne favoriscono la presa
 


3. Infilare sino in fondo al manico del rasoio lo spezzone di tondino di acciaio inox. La parte che ne fuoriesce deve avere una lunghezza di 5 cm (segare via la parte eccedente)
 


4. Con la mola da banco fare la punta allo spezzone di acciaio inox
 


5. Con la tela smeriglio raffinare la punta appena fatta per renderla la più omogenea  e la più appuntita possibile, poi scaldare con una candela lo stick di colla a caldo e cospargerne abbondantemente tutta la parte dello spezzone di acciaio inox che va inserito nel manico del rasoio



6. Adesso infilare nel manico del rasoio lo spezzone di acciaio sino in fondo, facendo pressione per favorire la presa del collante. Attendere un minutino che la colla, raffreddandosi, solidifichi. Tutta la colla eccedente fuoriuscita dal manico potrà essere asportata facilmente con le dita e le unghie.
Ora date qualche stretto giro di cordoncino sul manico come indicato in figura, sia per rafforzare la tenuta tra 'collo' del rasoio e spezzone di acciaio, sia per rendere più armonico lo 'stacco' tra 'collo' e spezzone di acciaio
 


7. Questo è il lavoro finito. L’immagine non rende giustizia al puntale, che ha un aspetto molto gradevole.




Volendo, potete costruire una custodia in cuoio per il puntale che all'occorrenza può essere appesa alla cintura.

Come manico andrebbe benissimo anche il modello Contour, ma non possedendone neanche un esemplare non so se la struttura interna sia ‘vuota’ come quella del Sensor. Se lo è, anche il Contour è un ottimo manico per il puntale.
 

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BEACHLEGERING & BEACHLEDGERING / Affiliamo le armi...
« il: Marzo 17, 2014, 12:01:49 »
....per non farci trovare impreparati alla tenzone!

Il mese di Aprile, come ben sanno gli appassionati di beach ledgering, è il mese clou delle mormore, che si avvicinano numerose alla costa e raggiungono taglie di tutto rispetto (mediamente dai 600 ai 900 gr).
Ovviamente, come tutto nella pesca, nulla è dato per scontato, per cui Aprile va considerato come mese 'centrale' su cui imperniare la nostra attenzione, giacché in alcuni anni mi è capitato di imbattermi in un anticipo di stagione (da metà Marzo), come pure in un posticipo (da metà Aprile). In ogni caso il mese di Aprile è indicato, in tutto il Mediterraneo, come il mese ideale da dedicare a questo tipo di pesca.

Tipo di pesca: notturna
Condizioni meteo marine ideali: mare calmo o poco mosso, leggera brezza frontale
Attrezzatura: ultraleggera. Per chi se lo può permettere, l'attrezzatura dovrebbe essere di qualità superiore, ma trattandosi di pesca ultra leggera si può scendere anche a compromessi. Dove non bisogna lesinare è sulla qualità dei fili, che dato il loro sottilissimo diametro devono essere di qualità eccelsa.
   - Canna ideale: canna specifica da beach ledgering classico, dotata di due vettini intercambiabili 25-50 gr e 50-100 gr. In questa categoria spicca la Italcanna Dreaming, che pare creata appositamente per questo tipo di pesca. La sua versatilità ci consente di passare da zavorre da 30 gr a zavorre da 80 gr senza avvertire significativi cambiamenti comportamentali nell'azione (naturalmente cambiando i vettini), la qualcosa ci consente di non variare l'assetto che impostiamo al nostro lancio above.
   - Canna alternativa: canna mono vetta dal cimino morbido ma dal corpo rigido. Su questo tipo di canne il cimino ideale è quello in nylon (fibra di vetro), perché anche se sottoposto a tensione in fase di attesa è in grado di segnalare anche la più timida abboccata. Sulle canne mono vetta è più difficile trovare un range molto ampio che sia anche realmente valido (p.e. da 30 gr a 120 gr), per cui è meglio ricorrere a canne con un range più contenuto (30-60 gr, oppure 60-120 gr).
   - Mulinello ideale: mulinello di taglia 4000-5000, dal peso molto contenuto, possibilmente con bobina conica per facilitare la fuoriuscita del filo. Indispensabile in dotazione la seconda bobina, per poter adeguare il diametro del filo all'azione di pesca (p.e. una bobina per lo 0.18 ed una per lo 0.23).
   - Diametri del filo in bobina: personalmente utilizzo questi diametri (uno per bobina): 0.18 e 0.23. Ottimi i fili conici, che vanno però ricercati tra quelli con un range ristretto (p.e. 0.18-0.40, 0.23-0.50), per non creare troppa sproporzione tra diametro base e sezione shock leader.
   - Shock leader: indispensabile per diametri della madre così sottili, in modo particolare se si utilizza il pasturatore per sfarinati o macinati. Personalmente utilizzo un multi fibra del diametro 0.10, adatto a tutte le circostanza. Se in nylon, non eccedo oltre i rapporti 0.18/0.40 e 0.23/0.50
   - Trave: naturalmente identico allo shock leader.
   - Snodi: di dimensioni le più contenute possibili. Ideali i Fast Connector della Stonfo.
   - Bracciolo: per quanto il mare lo consenta, usare il long arm (150-180 cm sono sufficienti), con diametri proporzionati alla madre: 0.18/0.14 (o anche 0.18/0.12), 0.23/0.18 (o anche 0.23/0.16). In questo tipo di pesca ho notato un ottimo comportamento della montatura genovese ed  in certe circostanze ha funzionato ottimamente il pater noster con braccioli da 15/20 cm, anche in condizioni di mare calmo.
   - Ami: quasi d'obbligo gli ami modello Aberdeen, dato che l'esca ideale è il verme, N.10 max. N.8. Ami dal gambo corto, invece, per i bigattini, misura N.12/14.
   - Zavorra: piombi da 30 a max. 90 gr. La miglior azione di pesca si ottiene quando le condizioni del mare consentono una zavorra da 60 gr. Come forme vanno bene quelle ogivali, sferiche e a saponetta.
   - Pasturatore: non obbligatorio ma utilissimo. Il più diffuso è quello da bigattini, ma sono altrettanto validi quelli per sfarinati e per macinati. Il contenuto del pasturatore non è legato al tipo di esca: i bigattini vanno benissimo anche se non si usano come esca, come pure gli sfarinati o i macinati.
Col pasturatore è indispensabile centrare il più possibile sempre lo stesso bersaglio, in modo che la sua azione sia efficace e non controproducente.
   - Esca: l'esca principe per la pesca alle mormore sono gli anellidi, tra i quali spicca l'arenicola purtroppo non sempre reperibile e dal costo elevato. Seguono a ruota tremolina, coreano, americano, saltarello, muriddu, verme di rimini o qualsiasi altro tipo di verme reperibile presso il negoziante.
Ideale per i pescatori della Sardegna è il tremoligione, la miglior esca in assoluto da me sperimentata, da prenotare con largo anticipo presso il proprio negoziante.
Valida alternativa sono il bibi di piccole dimensioni ed il cannolicchio sgusciato. In alcune circostanze funziona benissimo anche il micro filetto di sardina.
Ultimi, ma non ultimi, i bigattini, che richiedono però una preventiva pasturazione che deve poi mantenersi costante per tutto l'arco della battuta.
   - Treppiede: da preferire ai picchetti. Se si è soliti pescare con una sola coppia di canne sono di un'utilità estrema, ancor di più se dotato di serbidora.
   - Fondale: sabbioso/fangoso, meglio se con presenza di posidonie non però troppo fitte che ostacolerebbero la pesca. Da evitare fondali misto/rocciosi se c'è il pericolo di arroccamento della zavorra, perché la rottura della madre è quasi assicurata anche con l'utilizzo di sganci rapidi più o meno validi in altre discipline di pesca.

Trattandosi di pesca notturna, servono starlight, lampade frontali e/o altre fonti luminose.

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SURFCASTING / Surf casting, che passione!
« il: Novembre 12, 2013, 14:35:00 »
Che cos’è il surf casting? - Il significato letterale del lemma è semplicissimo: lancio tra le onde.  Questo significa che non si può parlare di surf casting se non ci sono le onde, e che quindi è una disciplina di pesca a fondo che si pratica con mare mosso o molto mosso.
 
Il surf casting è praticabile quasi esclusivamente dalla spiaggia, su fondale sabbioso e con rada presenza di scogli sommersi e/o di folta vegetazione, in quanto si basa sullo sconvolgimento che subisce il fondale per effetto delle onde che fa affiorare la microfauna che in condizioni di mare calmo vive sommersa sotto la coltre sabbiosa. Più precisamente, il surf casting si basa proprio sul forte richiamo che la microfauna ‘scoperchiata’ esercita sui grufulatori, che a loro volta rappresentano un richiamo per i predatori. Il teatro in cui si svolge la scena del surf casting è ben preciso: la coltre sabbiosa. Sabbia sotto i nostri piedi (la spiaggia) e ancora sabbia nel fondo marino (la zona di pascolo).

Sotto la coltre sabbiosa del fondale vive una moltitudine di organismi di cui si nutrono i pesci: durante l'estate proviamo ad immergerci con maschera e boccaglio anche a breve profondità, rivoltiamo due o tre manate di sabbia e restiamo in attesa di vedere il risultato. Noteremo di aver portato in superficie alcune telline e qualche vermetto. Immediatamente vedremo avvicinarsi incuriositi i granchietti, microscopiche mormorette, piccolissime tracine e trigliette. Raccogliamo qualche tellina e spappoliamola con le dita: il gruppetto di piccoli pescetti si avventa su quel cibo inaspettato. Giriamo lo sguardo attorno e vediamo avvicinarsi una spigoletta un po’ più grande, a sua volta attirata da tutto quel movimento. Più si avvicina e più si fanno guardinghi i piccoli pescetti, che hanno riconosciuto nella spigoletta un pesce predatore con cui magari dovranno fare i conti tra qualche mese.

La nostra è stata solo una piccola azione, avendo rivoltato poche manate di sabbia. Ebbene, provate ad immaginare questa azione moltiplicata per mille, per diecimila, per milioni, per miliardi di manate. Provate cioè ad immaginare questa azione di rivoltamento del fondo marino fatta per tutto il fronte dall'impetuoso infrangersi delle onde che, spinte dal vento, stravolgono il fondale scoperchiando un'enorme quantità di organismi che, da quel momento, restano in balia delle immancabili correnti che accompagnano l’evento e che li trascinano via secondo direzioni ben precise, facendoli accumulare in zone altrettanto ben precise (accumuli detritici ed organici). Inizia a formarsi la così detta catena alimentare, formata cioè da quegli organismi, dai piccoli pesci richiamati da essi e dai pesci più grandi a loro volta richiamati da quella moltitudine di pesci più piccoli, che rappresentano anch'essi un pasto succulento. In queste condizioni meteo marine, i pesci vengono richiamati sotto costa anche da distanze considerevoli, consapevoli che quella è l'occasione che aspettavano da tempo per sfamarsi con facilità. Queste zone di pascolo possono formarsi già a pochi metri dalla riva, come possono formarsi anche ad un centinaio di metri di distanza, anche a 120-130 mt, a seconda della conformazione del fondale.

La stagione invernale è la stagione più propizia per praticare il surf casting, perché è durante l’inverno che si ha la maggior frequenza nella  formazione di venti impetuosi, che a loro volta danno origine alle onde, che a loro volta rivoltano il fondale mettendo allo scoperto gli organismi sepolti sotto la sabbia. Più o meno a metà novembre cominciano a delinearsi le prime condizioni tipiche del surf casting: freddo, forte vento, pioggia, onde impetuose, distanze dalla riva da raggiungere. Occorrono zavorre pesanti e di foggia particolare perché l'impianto pescante non venga sputato a riva nel giro di pochi minuti. Ma per lanciare zavorre pesanti occorrono canne robuste e di ottima qualità: comincia quindi anche la prima selezione sul nostro tipo di canne.

Ma ancora non basta: bisogna perforare il muro di vento frontale o latero-frontale per arrivare con il nostro piombo piramidale da 2 etti a quei fatidici 100 mt in cui quel giorno si è formata la zona di pascolo. Ci tentiamo con il nostro side, ma non riusciamo a superare i 70 mt. Ci ricordiamo allora di aver sentito parlare di un lancio chiamato ground, tentiamo di farlo, ma le cose sono addirittura peggiorate, non essendo queste canne nate per questo tipo di lancio. Forse bisogna forzare di più.... Indietreggiammo la zavorra a ore 15 e forziamo maggiormente il lancio... Patatrack! La nostra telescopica da 250 € è andata in pezzi! Solo allora ci ricordiamo di aver letto da qualche altra parte che le telescopiche non sono adatte al lancio ground, che per fare questo tipo di lancio ci vogliono le canne a ripartizione di sezioni. Ma noi non le abbiamo mai volute comprare, ritenendole superflue ed eccessive, oppure abbiamo valutato di non essere in grado di gestirle, oppure non disponevamo di un budget sufficiente. A testa china, elencando tutta una serie di imprecazioni, cominciamo mestamente a sbaraccare con la solenne promessa di mandare il surf casting a farsi benedire una volta per tutte.
 
Ma può capitarci anche dell’altro, per far toccare il fondo al nostro morale: abbiamo la giusta attrezzatura, siamo in grado di utilizzarla al meglio, raggiungiamo la lunga distanza di pascolo... ma le ore passano inesorabili senza vedere un'abboccata. Intanto il freddo si fa sempre più pungente, qualche goccia gelata si infiltra nella nostra cerata e ci cola lungo la schiena, il vento soffia inesorabile. Ci rifugiamo sotto la nostra tenda, in attesa... niente! Ci andrà meglio domani, ci diciamo mentre raccogliamo la nostra attrezzatura con una certa stizza. Ma l'indomani la stessa storia: due saraghi da 300 gr in tutta la notte. Ed il giorno successivo ancora nulla. La frustrazione ci assale, non siamo più invogliati ad andare a surf casting nei giorni successivi, ci disaffezioniamo sempre di più, sino a quando non pubblichiamo il nostro annuncio: Occasione! Svendesi canne da surf casting come nuove causa inutilizzo.

"Ma questi sono casi limite!", penserete. Può d’arsi, ma nei tanti anni che ho trascorso a pesca, di questi casi limite ne ho visto veramente tanti. Il fatto è che molti si avvicinano al surf casting senza accettarne la filosofia, della quale fanno parte anche i cappotti, che possono essere altrettanto numerosi dei successi, se non di più.

Come riconoscere gli spot fruttiferi – Abbiamo detto all’inizio che surf casting significa letteralmente lancio tra le onde e quindi configura un tipo di pesca che si effettua con mare mosso o molto mosso, tanto che non si può parlare di pesca a surf casting se non ci sono le onde. Pertanto sembrerebbe che sia sufficiente che il nostro mare sia bello mosso per buttarci dentro l’esca e portarci a casa una preda da sogno. Magari fosse così semplice! La realtà è invece molto complicata ed è necessario uno studio preventivo assai approfondito per sapere dove lanciare l’esca che ci dia la possibilità di una resa proficua.

Quando ai surfcaster viene chiesto qual è il segreto del loro successo, la risposta che danno è sempre univoca: bisogna saper leggere il mare, in quanto è proprio questo il ‘segreto’ che il più delle volte riesce a trasformare un probabile cappotto in un successo. Questa lettura non è sempre facile e scontata, certe condizioni sono difficili da interpretare anche da parte dei più esperti, però molte situazioni si presentano ripetitive e quindi è più facile immagazzinarle come esperienze positive o negative, che ci aiutano a capire se è meglio insistere in quella battuta di pesca oppure se è meglio raccogliere la nostra attrezzatura e tentare in un altro giorno.
 
Il punto da cui partire è il vento che, nei nostri mari, è l’unica causa a provocare le onde, dato che nel Mediterraneo l’influenza della marea nella formazione del moto ondoso è nulla. Il vento sospinge la parte superficiale dell’acqua che, per attrito con la parte sottostante, assume un moto rotatorio e si innalza formando l’onda. Osservando un’onda dall’esterno si ha l’illusione ottica che ci sia uno spostamento longitudinale di una massa d’acqua, mentre in realtà c’è solo il suo innalzamento, cioè un’onda si limita a sollevarsi e ad abbassarsi ma senza avanzare: è solo questo continuo abbassarsi ed innalzarsi dell’onda che da l’impressione che essa avanzi. Quella che avanza, in realtà, non è una massa d’acqua, ma solo l’enorme energia sprigionata da questo movimento di su e giù.
 
Quando la massa d’acqua si solleva forma la cresta dell’onda, quando si abbassa forma la gola (o incavo) dell’onda: la distanza tra cresta e gola indica l’altezza dell’onda, mentre la distanza tra una cresta e quella successiva indica la larghezza dell’onda. Altezza e larghezza dell’onda saranno tanto maggiori quanto maggiore è la forza del vento, con la differenza che l’altezza è comunque limitata ad una decina di metri, mentre la larghezza può essere anche di centinaia di metri
 


Nel Mediterraneo, per misurare la forza del vento si usa la scala graduata di Beaufort, la cui gradazione va dal grado 0 (che corrisponde ad una velocità del vento praticamente nulla o al massimo di 1 km all’ora), al grado 12 (che corrisponde ad una velocità del vento superiore ai 118 km all’ora, definita uragano):



mentre per misurare la forza del mare si usa la scala Douglas, da cui si desume l’altezza delle onde. In questa scala, un mare forza 0 corrisponde ad un’altezza d’onda di 0 metri, mentre un mare forza 9 corrisponde ad un’altezza d’onda di oltre 14 metri:
 


Seguendo i bollettini metereologici e/o i bollettini ai naviganti, possiamo informarci sulle condizioni del mare prima di intraprendere, per esempio, un lungo viaggio sino alla costa che potrebbe rivelarsi inutile se le condizioni del mare non sono quelle adatte al surf casting, perché magari troppo calme o, al contrario, troppo mosse. Sarebbe del tutto inutile affrontare un lungo viaggio se il bollettino ci annuncia, per esempio, un mare forza 5 o superiore, che renderebbe di fatto impossibile qualsiasi tipo di pesca, mentre un mare sino a forza 2 potrebbe suggerirci che magari è meglio predisporre una battuta a beach ledgering che a surf casting.

Se abitiamo invece vicino al mare, possiamo sempre cercare di sfruttare la nostra giornata libera da dedicare alla pesca recandoci in spiaggia per osservare in loco quale tipo di pesca le condizioni del mare ci suggeriscono di fare, mediante una valutazione ‘ad occhio’ basata sulla nostra esperienza o, ancora meglio, adottando il sistema empirico ma assai efficace di misurare il tempo che intercorre tra un’onda e l’altra che infrangono sulla battigia. Ci posizioniamo in riva al mare ed osservando l’orologio contiamo il numero di onde che infrangono sotto i nostri piedi nell’arco di un minuto:
·   da 1 a 5 onde al minuto: indice di mare calmo, molto più adatto al beach ledgering che al surf casting.
·   da 5 a 12 onde al minuto: indice di mare poco mosso o mosso. Se si tratta della fase montante del mare, questo potrebbe essere già buono per dedicarci al surf casting, in quanto il fondale sta già iniziando a smuoversi; se invece si tratta di scaduta inoltrata l’attività dei pesci potrebbe essersi già esaurita da tempo ed il fondo comincia a richiudersi. Se arriviamo al nostro spot con il mare in queste condizioni, già che siamo sul posto conviene comunque tentare la pesca con una generica attrezzatura da fondo.
·   da 12 a 18 onde al minuto: indice di mare mosso o molto mosso. Questo è il mare ideale per praticare il surf casting in quanto i pesci sono al massimo della loro attività. Se il mare è in fase di scaduta, ci troviamo nelle migliori condizioni per pescare con maggior proficuità con attrezzatura specifica da surf casting.
·   Oltre le 18 onde al minuto: indice di mare agitato. In questo caso la corrente primaria (vedi più avanti) non solo è troppo forte per i pesci, ma anche per la nostra lenza, che non potrebbe essere trattenuta ‘in pesca’ neanche dai piombi più ancoranti e pesanti che la nostra canna è in grado di lanciare.
A questo proposito c’è da notare che se lanciassimo in acqua un piombino di anche solo 5 gr, ma non collegato ad alcuna lenza, questo leggerissimo piombino non verrebbe scalzato dal fondo neanche dal mare più agitato (ci vorrebbe un maremoto).
Se invece lanciassimo in acqua un piombo, anche pesantissimo e ancorante, ma collegato ad una lenza, questo verrebbe scalzato dal fondo perché trascinato via dall’apparato formato da lenza madre e calamento a cui è collegato, in quanto è proprio questo apparato a subire l’influsso della violentissima corrente primaria che se lo trascina a terra: la pressione esercitata dalla corrente sulla lenza è tale che il piombo viene scalzato via dal fondo, anche se è molto pesante e/o di foggia ancorante (piramidale, spike e similari). Ma anche se l’apparato restasse comunque in pesca, c’è sempre la possibilità che la violenza delle correnti sia tale da non consentire ai pesci di permanere in zona.

Può essere interessante introdurre a questo punto anche la rosa dei venti, in quanto è un vento che soffia ortogonalmente alla nostra costa che da origine alle onde che ci interessano per la pesca
 


Supponiamo di trovarci su una spiaggia esposta a ovest (osservando la figura: PONENTE, W, 270°) e con un forte vento che soffia dal mare verso la nostra direzione: le onde saranno tanto più grosse quanto più il vento soffia frontale (da PONENTE), ma non sarebbero molto meno grosse anche se soffiasse da MAESTRALE o da LIBECCIO.
Se invece il vento provenisse da est, alle nostre spalle (LEVANTE, E, 90°), sotto costa non avremo formazione di onde, che si formerebbero invece al largo e con direzione opposta alla costa, e quindi con significato praticamente nullo per il surf casting, in quanto il mare davanti a noi sarebbe piatto.

Le coste italiane sono più o meno sottoposte a venti costanti, per esempio in Sardegna si ha la prevalenza del Maestrale, per cui, anche se in modo molto approssimativo, le coste sarde in cui si presentano più frequentemente le condizioni da surf casting sono quelle che vanno da Ovest (W, ponente) a Nord-Est (NE, grecale), cioè le coste comprese tra il 4° e il 1° quadrante.
 
In mare aperto privo di ostacoli il moto ondoso consiste in un continuo innalzamento ed abbassamento della massa d’acqua ed il moto di ‘sali e scendi’ risulta regolare perché l’altezza del fondale è superiore all’altezza dell’onda. Quando la cresta dell’onda si abbassa e si trasforma in gola dell’onda, la massa d’acqua che compone la cresta, abbassandosi, produce un impatto tremendo sulla massa d’acqua ad essa sottostante, impatto però che non crea conseguenze in quanto il fondale è ancora alto.
In prossimità della costa, invece, a causa del fondale che comincia ad abbassarsi, le conseguenze di questo impatto tremendo si fanno sentire eccome, ed esattamente nel punto in cui l’altezza del fondale diventa pari all’altezza dell’onda, la massa d’acqua della cresta che si abbassa per trasformarsi in gola va ad impattare potentemente direttamente sul fondale, in quanto non c’è un cuscinetto intermedio di altra acqua come avviene al largo.

Questo tremendo impatto di massa d’acqua direttamente sul fondale produce due fenomeni contestuali:
-   il primo è che il moto ondoso regolare di ‘sali e scendi’ si frange (cioè si rompe), dando origine a quello che viene chiamato frangente:  cioè il movimento di sali e scendi della massa d’acqua si trasforma in un movimento di avanzamento di questa massa
-   il secondo, che è poi quello che maggiormente ci interessa dal punto di vista piscatorio, è che il fondale sabbioso viene squarciato, aperto, dilaniato dall’impatto, liberando in questo modo i preziosi micro organismi che custodiva gelosamente trasformandoli in pasto succulento per i pesci.
Il frangente che avanza è la parte a noi visibile del fenomeno e crea la così detta corrente primaria che spinge la massa superficiale dell’acqua (che può avere uno spessore da una decina sino ad un centinaio di centimetri) dal mare verso la costa. Sotto la corrente primaria si forma contemporaneamente un’altra corrente, di quasi pari intensità ma di senso contrario, che spinge la massa d’acqua sottostante dalla costa verso il largo, chiamata corrente secondaria. Questo ‘risucchio’ non lo vediamo (se non nell’ultimissimo tratto a ridosso della battigia), ma lo sentiremmo in tutta la sua potenza se lanciassimo una lenza a pochi metri davanti a noi.
 


Il frangente e le sue correnti contribuiscono massimamente ad agevolare l’efficacia che assume il secondo fenomeno dell’impatto tra onda e fondale, che come abbiamo visto rende possibile lo scoperchiamento della coltre sabbiosa sotto cui vivono gli organismi che daranno origine alla catena alimentare sulla quale si fonda il surf casting, come vedremo poco più avanti.
 
Se il fondale si mantiene basso sino a lunga distanza dalla riva (p.e. 100 – 120 mt, coste laziali e adriatiche), l’onda frange a quella lunga distanza da riva, mentre può frangere a breve distanza (p.e. 40 – 50 mt, coste liguri e sarde) se il fondale inizia ad abbassarsi solo a quella breve distanza. Nel primo caso si parla di spiagge a bassa energia, nel secondo caso si parla di spiagge ad alta energia. L’energia, come abbiamo detto, è quella che:
-   al largo viene sviluppata dal moto di sali e scendi della massa d’acqua, e che non influenza direttamente l’attività della pesca
-   in prossimità della costa viene sviluppata dal frangersi delle onde, che trasformano il movimento di sali e scendi in un movimento di avanzamento della massa d’acqua.
L’energia sviluppata dal movimento di avanzamento della massa d’acqua è quella che maggiormente influenza la nostra azione di pesca, in quanto da origine alla formazione di due potenti correnti che si sviluppano contemporaneamente ma con verso opposto: la corrente primaria, superficiale, che sospinge la massa d’acqua dal mare verso la riva, e la corrente secondaria,  in profondità, che sospinge invece la massa d’acqua sottostante in senso opposto, ovvero da riva verso il largo (da notare che la corrente secondaria cessa di esistere subito dietro il punto in cui ha avuto origine la corrente primaria, in pratica subito dietro il frangente):
 


La corrente secondaria ha un’importanza fondamentale nella pesca a surf casting: il fondale sabbioso, scavato dall’impatto dell’onda, mette allo scoperto gli organismi che vivono sotto la coltre sabbiosa e che vengono trascinati inizialmente dalla corrente primaria verso riva, poi la corrente secondaria ‘risucchia’ questi organismi, insieme ad altri detriti, trascinandoli e depositandoli dietro il frangente, punto in cui cessa il suo effetto. La zona in cui questi organismi, insieme ai detriti, vengono depositati, sarà la zona fondamentale in cui lanciare le nostre esche, in quanto sarà quella in cui andranno a cibarsi i pinnuti, ovverossia sarà la zona di pascolo in cui avrà origine la catena alimentare.

La compattezza del fondale può presentarsi con una consistenza del tutto uniforme oppure con consistenze differenti anche tra zone ravvicinate. In un fondale molto compatto (con una consistenza ‘dura’) l’onda, impattandoci sopra,  da origine ad un unico frangente (il frangente forma un fronte unico), e ciò è abbastanza riconoscibile osservando non solo il mare ma anche la battigia, che presenta un andamento rettilineo e regolare parallelamente al mare. Un frangente a fronte unico non è un buon indice di pescosità: un fondo duro e molto compatto, a parte che viene scalfitto in modo insignificante dal frangente, non rappresenta certamente un habitat ideale per gli organismi che vivono sotto la coltre sabbiosa, pertanto potrà pure formarsi un deposito detritico ma che sarà in ogni caso poverissimo di organismi
 


Quando un fondale si presenta invece con zone con compattezza ‘molle’ è molto facile che gli organismi lo scelgano come habitat ideale. Le onde, quando vi impattano e ne sconvolgono la coltre sabbiosa, scoperchiano questi organismi che, per effetto della corrente secondaria, saranno trascinati in quel punto in cui formeranno l’accumulo detritico che darà origine alla zona di pascolo. Anche questo fenomeno è abbastanza riconoscibile osservando il mare, ma lo è ancora di più osservando la battigia, che non conserverà più un andamento rettilineo e regolare parallelamente alla spiaggia ma mostrerà rientranze o protuberanze (punte) a seconda delle zone più o meno ‘molli’ del fondale antistante. Le punte della battigia (che si protendono anche sotto la superficie dell’acqua verso il largo) si formano perché la zona a loro antistante è composta da sabbia più compatta che risente di meno dell’impatto dell’onda, mentre le rientranze sono dovute al fatto che la zona ad esse antistante è composta da un fondale sabbioso molle che viene scavato dall’acqua che defluisce dalla riva verso il largo creando un avvallamento perpendicolare alla spiaggia. Questo avvallamento prende il nome di canalone perpendicolare. Il fondo del canalone viene continuamente smosso per tutta la sua lunghezza, mettendo allo scoperto gli organismi che, finché non saranno trascinati definitivamente dalla corrente secondaria in zona di pascolo, rimangono sballottati per tutta la lunghezza del canale che in questo modo diventa esso stesso un forte richiamo per i grufulatori. Guardando il mare, il canalone si può individuare facilmente in quanto la sua superficie acquea è piuttosto calma rispetto a quella dei suoi lati, nei quali è invece abbastanza turbolenta, ed il colore è più scuro perché li l’acqua è più profonda. In pratica, è come se si conformasse un ‘vialone d’acqua’ che dalla riva conduce al largo. Guardando la battigia, il canalone è più facilmente individuabile in quanto la riva presenta una rientranza di solito delimitata da due punte    



Quanto visto finora sulla conformazione di uno spot ideale  è il più semplice da interpretare ed individuare: se tutti gli spot fossero così, la nostra attività di surfcaster sarebbe alquanto facile e comoda.
Ma se il nostro spot non si presenta con queste caratteristiche, vuol quindi dire che non è adatto per il surf casting? Assolutamente no, perché uno spot adatto potrebbe presentarsi anche con variazioni molto differenti. Vediamo come individuarli.
Intanto è bene sapere che la compattezza di un fondale è data dalla granulometria della sua sabbia. Ovviamente una spiaggia ciottolosa o ghiaiosa è la più facilmente individuabile tra quelle non certamente ideali per la pesca a fondo, ma esaminando da vicino le dimensioni dei granelli di sabbia possiamo imparare a distinguere un fondale che almeno teoricamente potrebbe rivelarsi più fruttuoso di un altro. Questa è una scala che misura la granulometria di una spiaggia (cioè la grossezza dei singoli granelli) che ci consente di definire se la sabbia è fine, media o grossa:

Misura         Aspetto
> 256 mm..........   Blocchi     
64–256 mm   .......   Ciottoli     
32–64 mm..........   Ghiaia molto grossa     
16–32 mm.........   Ghiaia grossa     
8–16 mm...........   Ghiaia media     
4–8 mm.............   Ghiaia fine     
2–4 mm............. Ghiaia molto fine     
1–2 mm.............   Sabbia molto grossa     
½–1 mm............   Sabbia grossa     
¼–½ mm...........   Sabbia media     
125–250 µm.......   Sabbia fine     
62.5–125 µm......   Sabbia molto fine

Più la sabbia è fine, più facilmente viene scelta dagli organismi come loro habitat. Inoltre la granulometria ci aiuta a capire anche l’altezza del fondale e come questo digradi dalla riva verso il largo: più la sabbia è sottile, più il fondale degrada dolcemente verso il largo, tanto da potersi configurare una distanza significativa per la pesca, per esempio, dopo 100 – 120 mt dalla riva, perché è li che vengono depositati i detriti e gli organismi. Pertanto più è sottile la sabbia, più lontano da riva si forma il primo frangente (e più lontano da riva si forma la zona di pascolo). Queste sono le così dette spiagge a bassa energia. Viceversa, più aumenta la granulometria della sabbia, più il fondale degrada decisamente, tanto che si possono avere distanze significative per la pesca, per esempio, già a 50 – 60 mt dalla riva. Queste ultime sono quelle che vengono definite spiagge ad alta energia.
Ciò non significa che una spiaggia ad alta energia sia più proficua piscatoriamente rispetto ad una a bassa energia, significa solamente che nel primo caso dobbiamo cercare di depositare le nostre esche a 100 – 120 mt dalla riva e nel secondo caso a distanze più facilmente raggiungibili.
E’ però differente l’energia che si forma (creata dalla corrente primaria e secondaria), per cui per esempio nel primo caso il peso del piombo da utilizzare dovrà essere sufficiente a trascinare il calamento sino a 100 – 120 mt (poniamo 150 gr), mentre nel secondo caso tale grammatura, più che sufficiente a raggiungere la breve distanza, potrebbe invece rivelarsi insufficiente a trattenere il calamento in zona di pascolo, in cui è magari necessario un piombo piramidale da 200 gr per contrastare la maggiore energia sviluppata dalle correnti.

Altri elementi che contribuiscono alla formazione di un habitat ideale sono la vicinanza della foce di un fiume, sia per il risaputo richiamo dell’acqua dolce che per l’apporto di fanghiglia o di altri elementi organici da cui molti organismi che vivono sotto la sabbia traggono nutrimento. Anche la presenza di praterie di posidonia è indice di habitat di organismi tra i loro steli, benché quando le posidonie sono fitte non agevolano certamente l’azione di pesca.

La struttura del fondale può dare origini ad altre configurazioni di cui dobbiamo tenere conto, per individuare uno spot ancora adatto al surf casting. Tra queste, per esempio, riveste un’importanza fondamentale la presenza di canaloni trasversali (o canaloni paralleli), cioè quei canaloni che si formano non perpendicolarmente alla spiaggia ma parallelamente ad essa. Anche in questi canaloni si formano zone di pascolo molto interessanti, per cui è bene saperli individuare per poterli intercettare con il nostro calamento. Sono riconoscibili sia perché la loro superficie è meno turbolenta di quella della zona che li precede e li segue e sia perché il colore dell’acqua è più scuro in quanto la profondità è maggiore (i bassi fondali presentano un colore più chiaro)
 

(Foto gentilmente offerta da Google Immagini)



Nell’immagine, A1 + A2 rappresenta il primo frangente che si forma quando l’onda impatta col fondale (cioè quando l’altezza dell’onda è pari all’altezza del fondale). Il frangente è diviso in due fronti (A1 e A2) dal canalone perpendicolare B (che in questo caso non arriva sino alla battigia) e che prende il nome di finestra. C1 e C2 sono canaloni paralleli alla spiaggia: C1 più lontano dalla riva, C2 più vicino alla riva.
La presenza dei canaloni paralleli al di qua del primo frangente fa si che la corrente secondaria non trasporti i detriti e gli organismi sino a subito dietro il frangente, ma li depositi direttamente nei canaloni paralleli, data la loro maggiore profondità e minore turbolenza. La finestra rappresenta il punto di ingresso dei pesci che vanno a cibarsi nei canaloni paralleli. Da tener presente che nei canaloni paralleli si forma un terza corrente che, a seconda della direzione da cui spira il vento, si muove nei canaloni da sinistra a destra o viceversa. Ammettiamo che viaggi da sinistra a destra: siccome il pesce mangia contro corrente, è molto più probabile che il pesce stazioni sulla destra in attesa che la corrente gli trascini il cibo ‘direttamente in bocca’… Disponendo di tre canne, una andrebbe lanciata nel punto B, una nel punto C2 e la terza nel punto C1. Disponendo di due, una andrebbe lanciata nel punto C2 e l’altra nel punto C1, oppure nel punto B e C1 oppure nel punto B e C2. In pratica, nel corso della battuta, andrebbero sondati tutti e tre i settori B, C1 e C2.

Un’altra conformazione del fondale potrebbe essere data dai rialzi di dune di sabbia più compatta parallele alla battigia, sulle quali frange l’onda, senza che per questo sia presente tra le dune un canalone parallelo
 


Nell’immagine, B1+B2+B3+B4+B5 rappresentano dune di sabbia parallele alla battigia e A1+A2+A3+A4+A5 i relativi frangenti che infrangono su di esse. Questa situazione è abbastanza complicata sia per una inferiore quantità di sabbia ‘molle’ a disposizione degli organismi, sia per il compito di trascinamento della corrente secondaria che viene ostacolato dalle dune e sia per la formazione di ulteriori correnti trasversali create dall’impatto delle onde sulle dune. Il punto migliore è rappresentato in questo caso dall’eventuale presenza di una finestra. Vanno sondati più punti durante l’azione di pesca.

L’influenza della marea sul surf casting – Questo è un argomento molto delicato, in quanto sono molto diversi i pareri dei surfcaster sull’effettiva influenza che può avere la marea in questo tipo di pesca. Personalmente mi limito ad esprimere il mio parere in base alle mia effettiva esperienza. La marea non è altro che l’innalzarsi e l’abbassarsi del livello del mare causato sia dalla forza centrifuga creata dalla rotazione terrestre sia, soprattutto, dall’attrazione esercitata sulla massa d’acqua dai corpi celesti che ruotano intorno alla Terra, dei quali la Luna, essendo il corpo celeste più vicino ad essa, ha la prevalenza. La massa d’acqua viene attirata dalla Luna nella propria direzione, per cui si avrà un innalzamento del livello del mare sulle coste che in quel momento si trovano più ‘vicine’ alla luna ed un conseguente abbassamento del livello sulle coste che si trovano esattamente contrapposte. A causa della rotazione della Luna intorno alla Terra si avrà, in un determinato momento, un’inversione del fenomeno per cui le coste che prima si trovavano ad essere le più vicine alla Luna si troveranno ad essere le più lontane, e viceversa, e quindi dall’alta marea queste coste passeranno alla bassa marea. Questo ciclo si ripete con tempi ben precisi ed il passaggio dalla massima di marea a quello di minima avviene ogni 6 ore circa.

Negli oceani, i dislivelli creati dalla marea possono essere talmente elevati che una marea ‘montante’ può avanzare con una carica di energia talmente prorompente da riuscire a scoperchiare dalla coltre sabbiosa i micro organismi che formeranno la catena alimentare, mentre nel Mediterraneo i dislivelli di marea sono talmente contenuti e così scarichi di energia che il loro apporto è più che altro quello di sospingere acqua ‘fresca’ ed organismi già scoperchiati verso la costa, piuttosto che quello di scoperchiarli dalla coltre sabbiosa.
Nelle mie battute di surf casting non ho mai notato differenze significative sulla frequenza delle catture o sulla mole delle prede, ma fosse anche solo per scaramanzia non nuoce certamente tenere in considerazione anche l’aspetto della marea. Almeno teoricamente, quella che influenza favorevolmente la pesca è l’alta marea, e precisamente il suo effetto inizia 2 ore prima della massima e dura per altre 2 ore dopo il picco.

Le zone migliori per il surf casting -  Dopo aver visto le varie combinazioni di fondali davanti alla nostra postazione possiamo tentare di stilare una classifica delle zone che, almeno teoricamente, dovrebbero dare i migliori risultati.
Intanto, quando arriviamo al nostro spot, la prima cosa da fare ancor prima di scaricare dalle nostre spalle zaino e attrezzatura, è quella di metterci a leggere il mare, cioè osservare i fenomeni descritti in precedenza per stabilire se il fondale davanti a noi può regalarci una battuta fruttifera o solo un solenne cappotto. Quello che ho notato in tanti anni di pesca è che non tutti i pescatori hanno voglia di farlo (la loro smania è quella di armare le canne e lanciare il più presto possibile), non tutti vanno al di là di una lettura superficiale e ben pochi trovano il coraggio di camminare lungo la battigia alla ricerca di una postazione migliore (che può trovarsi anche a centinaia di metri dal punto di arrivo, senza contare: a destra o a sinistra?). Se a questo aggiungiamo la muraglia di vento gelido che rende oltremodo difficoltoso il lancio non solo a distanza ma anche nella giusta direzione e che la nostra attrezzatura non è assolutamente in grado di affrontare la situazione, ecco che dopo poche uscite molti pescatori rinunciano al surf casting per dedicarsi ad una pesca a fondo molto meno stressante. In genere, questi pescatori sono quelli che, dopo aver acquistato un libro sul surf casting, saltano a piè pari i capitoli che riguardano gli argomenti che abbiamo appena trattato per passare direttamente a quelli che trattano i calamenti, le esche e le attrezzature perché sono più facili da assimilare ed attuare.

Quando arriviamo al nostro spot, i più fortunati di noi sono quelli che hanno l’opportunità di osservare il fondale da una postazione sopraelevata, quale per esempio una duna di sabbia. Come detto precedentemente, prima di scaricare l’attrezzatura cominciamo ad osservare anzitutto  la conformazione della battigia per vedere se presenta punte e rientranze, poi osserviamo l’acqua per individuare la presenza di canaloni e finestre e stabilire la locazione della presumibile zona di pascolo formata dai serpentoni detritici paralleli alla spiaggia.

Scendendo dalla duna verso la riva, osserviamo la granulometria della sabbia, scrutandone anche la superficie per vedere se e quali organismi la mareggiata vi ha ‘sputato’ sopra (bibi, arselle, cannolicchi, anche se i soli gusci vuoti, pezzetti di calamaro e di seppia, ecc.).

La miglior lettura del mare riusciamo a farla in piena luce del sole, ma se abbiamo deciso di fare una battuta notturna è sempre meglio arrivare in spiaggia prima che inizi il tramonto, perché al buio la superficie del mare ci apparirà come una massa scura omogenea in cui al massimo riusciremo a distinguere i frangenti più vicini. Possiamo azzardarci di arrivare a buio pesto se già conoscuiamo a perfezione lo spot.

La postazione migliore sarà quella il cui fondale presenti un canalone perpendicolare e/o uno o più canaloni paralleli, con una granulometria della sabbia tra fine e media. Se le nostre attrezzature non sono adeguate, oppure le nostre doti balistiche non sono ancora a punto, sono da preferire le presumibili zone di pascolo che si formano a breve distanza dalla riva, perché più facilmente raggiungibili, e quindi senza perdere il nostro tempo in inutili quanto frustranti tentativi di raggiungere punti che la nostra attrezzatura e/o la nostra tecnica non ci consente.

Se i canaloni sono già occupati da altri pescatori, possiamo sempre tentare dalle punte, non lanciando però dritti (le punte si inoltrano anche dentro l’acqua) ma piuttosto ai fianchi delle punte stesse.

Se non riusciamo a raggiungere il primo frangente (o, meglio, qualche metro oltre il primo frangente) perché troppo distante, possiamo sempre lanciare in quello successivo più vicino alla spiaggia.

Prima di collegare il calamento allo shock leader, saggiamo il fondale con il solo piombo per stabilire se si tratta di un fondo aperto oppure chiuso.  Nel fondo aperto il piombo tende ad affondare e avremo più difficoltà durante il suo recupero, mentre in un fondo chiuso il piombo tenderà a saltellare e viene recuperato più facilmente. Un fondo aperto indica che l’impatto dell’onda è riuscito a smuovere il fondale ed è molto probabile che sotto la coltre sabbiosa ci sia l’habitat degli organismi, ed il fatto che sia ancora aperto indica che gli organismi sono ancora in sospensione.

Dobbiamo poi stabilire la direzione della corrente o delle correnti laterali che, contrariamente alla primaria e secondaria, non hanno direzioni fisse ma variabili: il nostro lancio dovrà avvenire a monte di queste correnti in quanto il pesce mangia contro corrente, se lanciamo troppo a valle il pesce potrebbe già essere risalito a monte per anticipare la ‘concorrenza’.

La vicinanza di una foce, se non ha sporcato molto l’acqua con fanghiglia o detriti in sospensione, è un ottimo richiamo per il continuo apporto di nutrimento organico che, finché resta in sospensione, funge da forte richiamo (in seguito, quando le condizioni del mare si calmeranno, queste sostanze organiche si depositeranno e di esse si nutriranno anche gli organismi sepolti, per cui le zone nei pressi di una foce diventano l’habitat ideale per questi organismi, che vi si insediano numerosi).

Altri buoni spot sono rappresentati dai fondali misti, in cui sono presenti rocce ricoperte di vegetazione o praterie di posidonia, giacché la presenza di vegetazione, in entrambi i casi, cela al suo interno microrganismi vari che danno origine alla catena alimentare. Ovviamente la pesca fatta in queste zone è molto più difficoltosa per la probabilità di incagli, ma se lo spot è fruttuoso vale la pena di utilizzare il sistema del piombo a perdere. Se riusciamo comunque ad intravedere una zona sabbiosa tra le rocce e le posidonie, possiamo indirizzare in quel punto i nostri lanci riducendo al minimo gli incagli.

Se le condizioni del mare sono proibitive per i nostri piombi più pesanti, lo sono anche per i pesci che cercheranno posti più riparati per nutrirsi. Uno di questi posti potrebbe essere una baia in cui l’onda va ad infrangersi sui promontori che la formano, mentre il mare al suo interno si mantiene relativamente calmo o comunque affrontabile con la nostra attrezzatura.

In qualsiasi situazione ci si trovi, se notiamo che la nostra battuta sta rischiando di trasformarsi in un cappotto, non dobbiamo mai darci per vinti ma giocarci tutte le carte a nostra disposizione: allungare od accorciare i braccioli, variare i calamenti (long arm, short arm, pater noster…), variare l’esca, disporre l’esca diversamente... Il surfcaster, anche se difficilmente accetta la resa incondizionata, è tuttavia riuscito a forgiarsi un carattere che gli consente di accettare la sconfitta con serenità, per cui quando raccoglie la sua attrezzatura dopo un cappotto, nella sua mente non sta meditando di mandare al diavolo il surf casting, quanto piuttosto sta già iniziando ad escogitare una strategia migliore per la sua prossima battuta.
Se invece sentiamo di non essere in grado di affrontare tutte le avversità che si presentano a surf casting, allora è meglio cambiare decisamente tipo di pesca se non vogliamo che ci venga l’ulcera.


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PESCA FORUM BAR / La pesca non è una scienza esatta
« il: Agosto 19, 2013, 10:14:28 »
Al contrario della matematica, dove 2+2 darà sempre 4.

Ci siamo talmente specializzati nello studio dell'andamento delle condizioni metereologiche da fare concorrenza ai più qualificati addetti del settore. Siamo diventati talmente bravi da poter preventivare il giorno esatto in cui organizzare la nostra battuta di pesca con precisione assoluta, tanto da concordare per quel giorno un permesso con il nostro datore di lavoro. Sicuri del nostro successo, ci presentiamo puntualissimi allo spot che con tanta cura abbiamo selezionato tra i più indicati.

Abbiamo preparato la nostra attrezzatura con cura maniacale, abbiamo controllato e ricontrollato più volte sia l'attrezzatura che il contenuto del nostro zaino, la nostra esca è freschissima e vitale: con calma svolgiamo le nostre canne, non c’è fretta, perché il successo è assicurato dai nostri approfonditi studi. Lanciamo le nostre esche e ci mettiamo vigili in attesa, perché le prime abboccate non tarderanno ad arrivare. Osserviamo il mare, presenta proprio le condizioni ideali che avevamo preventivato, il vento è proprio quello, la marea è quasi al suo culmine. Il nostro sguardo passa ai cimini, perché da un momento all’altro segnaleranno le prime mangiate…

Ma le ore passano inesorabili senza avvertire la minima toccata. Cominciamo a ripassare mentalmente gli studi fatti a tavolino nei giorni precedenti per cercare di capire dove abbiamo fatto l’eventuale errore, ma non ne troviamo, ed infatti le condizioni meteo-marine dello spot sono esattamente quelle preventivate. Ricontrolliamo più volte le nostre esche, ma sono perfettamente vitali come al momento dell’innesco. Ma perché il pesce non mangia? Eppure abbiamo eseguito con scrupolo ogni minimo dettaglio, i nostri studi sono stati perfetti. Allora, perché?

Semplice: perché la pesca non è una scienza esatta. In questa attività, la casualità si ritaglia una fetta di riguardo.

Uno dei tanti giorni che io ed i miei amici e compagni di pesca ci trovavamo sul nostro solito pontile in attesa che arrivasse l'ora fatidica per insidiare la spigola, notammo un ragazzo sui 15-16 anni che, lentamente e a sguardo chino, procedeva lungo la banchina chinandosi ogni tanto a raccattare qualcosa. Lo guardammo distrattamente, anche perché di per se il fatto non aveva alcunché di rilevante. Lo vedemmo dirigersi verso il fondo del pontile e sedersi sul bordo della banchina e da quel momento non badammo più a lui.
 
Il tramonto stava per arrivare e cominciammo a rovistare nei nostri zaini per selezionare quella lenza che nel pomeriggio, a casa, avevamo ripreparato con cura sostituendo l’amo con uno nuovo di zecca e ripassando ogni centimetro del filo alla ricerca della anche pur minima sbavatura. Dopo di che ci mettemmo a sezionare con precisione chirurgica le nostre freschissime sardine in tocchetti adatti ai nostri ami.
 
Il sole era tramontato da neanche mezz’ora che dal fondo del pontile arrivò ad altissima voce la richiesta concitata: <<Coppo! Coppo!>>. Era, questa, la parola chiave con la quale tutti i frequentatori del pontile, per consuetudine, chiedevano l’intervento col ‘coppo’ (guadino) di qualche altro pescatore per guadinare la preda, quando questa era di una certa mole (erano tempi in cui ci si dava ancora una mano l’un con l’altro, pur conoscendosi anche solo di vista…). La richiesta di aiuto proveniva dal ragazzo di prima, che doveva aver agganciato un bel pesce perché quelli di taglia media venivano semplicemente sollevati di peso.
Si precipitò il più vicino di noi, che in breve guadinò una spigola sui 3 kg. Come sempre accadeva in questi casi, facemmo capannello intorno al ragazzo per congratularci con lui (ed anche per 'spiare' come aveva preparato il terminale, anche se del tutto inutile, perché allora tutti gli 'spigolari' preparavano il terminale in modo del tutto identico, però non si sapeva mai...). Dopo aver osservato la lenza, ci guardammo in faccia basiti: quel ragazzo aveva preparato una decina di metri di lenza... annodando tra loro vari spezzoni e spezzoncini di nylon, vi aveva legato un amo arrugginito ed aveva escato una testa rinsecchita di sardina, tutto quanto raccattato sul pontile. Come piombo aveva legato un piccolo sasso!

Per quella sera fu l’unica spigola a saltar fuori. Quando, al momento di andarcene, il mio amico Osvaldo terminò di riavvolgere la lenza nel sughero, all'improvviso la lanciò violentemente in acqua accompagnandola con un sonoro <<Ma vaff'an.....>>.

Eh, si, la pesca non è decisamente una scienza esatta… calabria

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BEACHLEGERING & BEACHLEDGERING / Terminali per Beach ledgering
« il: Agosto 18, 2013, 11:26:37 »
Terminali per il Beach Ledgering

Il Beach Ledgering è una branca della PAF (Pesca a Fondo) che si caratterizza per la leggerezza di tutto l’impianto pescante: canne, mulinelli, fili, terminali e zavorre.

E’ risaputo che nella pesca a fondo i braccioli sottili sono soggetti ad ingarbugliarsi più facilmente rispetto a quelli di maggior diametro ed è per questo che i pescatori si sono sempre ingegnati  a studiare marchingegni che diminuissero almeno in parte questa fastidiosa seccatura. Poi, come sempre accade, anche i produttori di articoli da pesca si sono dati da fare per immettere sul mercato congegni utilissimi allo scopo ed oggi possiamo usufruire di una sfilza di accessori davvero notevole.

Nella preparazione dei terminali che segue ho preso in considerazione solo i più comuni, ma chi fosse interessato ad approfondire l’argomento non ha che da sfogliare i cataloghi dei tanti produttori di accessori, tra i quali primeggia l’italiana Stonfo.
 
Questi terminali si possono benissimo utilizzare anche nella pesca a fondo generica, naturalmente variando diametri dei fili e dimensione degli accessori, tenendo però presente che più le condizioni  meteo-marine si avvicinano a quelle estreme, meno dobbiamo fare ricorso a questo tipo di mezzi sussidiari, dato l’aumento del diametro dei fili.

Intanto, a Beach Ledgering, ci danno una grossa mano.

Ho voluto distinguere la pesca a beach ledgering tra Ultra leggera, da praticarsi con mare calmo o poco mosso e fondale libero da ostacoli che potrebbero danneggiare i sottilissimi fili, e Leggera, da praticarsi con mare più ‘allegretto’ ma comunque rientrante tra i limiti di questa disciplina (dopo i quali si sconfina nella PAF generica).

Questa è una lista dei fili:
 


Nelle Fig. 2 e 3 ho elencato alcuni accessori:
 

 



Nelle Fig. 4 e 5 ho illustrato la preparazione di alcuni snodi:
 

 



Nella Fig.6 è illustrata la sagomatura della guaina termosensibile, molto utile nella funzione di salvanodo. La sagomatura va fatta prima di inserire il nylon nella guaina, perché in caso contrario il calore lo danneggerebbe. Come fonte di calore suggerisco la candela, in quanto più pratica e veloce del phon, specialmente se si devono preparare in serie questi accessori per terminali. Se siamo costretti a fare questo lavoro sul luogo di pesca (in caso di un’emergenza), possiamo utilizzare un accendino. Un’alternativa alla guaina termosensibile come salvanodo è data dal conetto siliconico o in gomma:
 



Se non troviamo o non vogliamo usare le apposite spiraline (‘mollette di stop’) della Stonfo, possiamo creare i ‘nodini di stop’ (nodini di fermo) degli snodi usando un filo cerato, un filo interdentale, un filo robusto da ricamo, un cordino per aggiustare le reti, uno spezzone di multifibra. Nella fig. sotto è illustrato il metodo per creare il nodino di fermo:


 


Le Fig. 8, 9, 10,11,12 e 13 illustrano la preparazione di alcuni calamenti:
 

 

 

 

 

 



Le fig. seguenti illustrano la preparazione del ‘Rosario’, che serve per alleggerire ulteriormente l’apparato pescante se si ha a che fare con prede diffidenti o svogliate. Il rosario è composto da una serie di perline e di spezzoni da 1 cm di guaina di filo elettrico che si alternano per una lunghezza totale di 10 > 15 cm:
 

 



Si può anche fare a meno del trave. Per esempio, quello sotto è uno dei calamenti che preferisco:
 



Anche se non è obbligatorio usarlo, il pasturatore rappresenta il beach ledgering più classico e risulta spesso la carta vincente quando i nostri spot cominciano a regalarci poco. L’allestimento della Fig. sotto è quello che preferisco per il pasturatore da bigattini:
 



I pasturatori, sia da bigattini che da sfarinati e macinati, possono essere collegati alla lenza anche mediante un anti-tangle oppure usati a fondo lenza al posto del piombo fisso.

Il peso del piombo, sia fisso che scorrevole, va dal minimo sostenibile (p.e. 10 gr) ad un massimo di 90 gr. Se siamo costretti a superare i 90 gr, teniamo presente che abbiamo sconfinato dal beach ledgering alla pesca a fondo generica. Anche se ai fini pratici cambia poco, è bene comunque sapere che oltre quella soglia siamo fuori dal beach ledgering.... e dobbiamo specificare che stiamo praticando pesca a fondo generica calabria

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Manuale: Pesca con la bolognese in mare - Estratto

La versione integrale del manuale si trova anche sotto forma di file PDF (cioè di documento che contiene sia testo che immagini) che può essere:

-   Consultato direttamente online e sfogliabile come se fosse un libro da questo Link:
        
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-   Oppure scaricato sul proprio computer se qualcuno desidera archiviarlo.

In questo secondo caso, per poterlo leggere, è necessario che sul proprio computer sia installato un programma che consenta di leggere i file PDF, scaricabile gratuitamente da Internet: Adobe Reader,  PDF X-Change Viewer, Nitro PDF Reader, Foxit Reader, ecc. Una volta installato il programma, è sufficiente un doppio click sul file PDF per aprirlo.
Link per il download:

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Pesca con la bolognese in mare - Estratto

Il manuale è suddivviso in 14 capitoli e a 12 di essi è dedicato un post a se stante per renderlo più facilmente consultabile.

Contenuti:

1. Prefazione
2. Considerazioni da tener presenti
3. Le canne
4. I mulinelli
5. I fili
6. Gli ami
7. I galleggianti
8. Accessori indispensabili
9. Calamenti
10. La cassetta dei ricambi
11. L’importanza delle correnti e della pasturazione
12. Le esche
13. Gli spot
14. F.A.Q.

Prefazione

Come vuole la tradizione, l’origine della canna bolognese con gli anelli ha visto la luce nella provincia emiliana nel primo dopoguerra per mano di due negozianti di articoli da pesca bolognesi, Vigarani e Paolucci, grandi appassionati di pesca. I due pescatori bolognesi ebbero l’idea di applicare gli anelli ad una canna ad innesti in bambù, di lunghezza attorno ai quattro metri. Gli anelli erano di filo metallico e la sede del mulinello era costituita da due ghiere in ottone: l’attrezzo era ovviamente pesante se valutato con i criteri di oggi, ma consentiva di pescare in un raggio d’azione impensabile con la canna fissa. Se è possibile fare un raffronto fra le canne ed i mulinelli, già da allora questi ultimi erano molto più evoluti perché esistevano ottimi modelli nati per lo spinning, che potevano essere utilizzati tranquillamente sulla bolognese. Da allora le canne bolognesi si sono evolute massimamente grazie all’evoluzione dei materiali: prima l’arrivo del fiberglass, poi l’impatto del poliestere (fenolico) ed infine la rivoluzione del carbonio hanno consentito la produzione di attrezzi sempre più leggeri e rigidi, maneggevoli e resistenti. Le prime bolognesi di quattro metri si appoggiavano all’inguine durante la passata, tanto erano pesanti, mentre oggi si pesca con la massima disinvoltura con le otto metri per una giornata intera tenendo la canna in mano.
 
Come tante altre discipline nate in acque interne, anche la pesca con la bolognese prese la via del mare, dapprima timidamente e poi sempre con maggior intensità sino a diventare uno dei metodi di pesca maggiormente praticati dai pescatori italiani, in quanto in termini di quantità e di qualità di catture ben poco ha da invidiare ai più tradizionali metodi di pesca a fondo. Ci sono persino pescatori che in tutta la loro vita praticano esclusivamente la pesca con la bolognese.

Considerazioni da tener presenti

Affinché la pesca con la bolognese dia i suoi migliori risultati (o anche semplicemente perché dia qualche risultato), non si può prescindere da due elementi fondamentali rappresentati dalla corretta pasturazione (brumeggio) dello spot e dalla presenza di correnti della giusta consistenza. In mancanza dell’una e/o delle altre, la possibilità di allamare qualche pesce è puramente casuale, discontinua o addirittura assente: rischiamo di trascorrere una giornata a pesca veramente frustrante, noiosa e piena di insofferenza, come se stessimo pescando nella nostra vasca da bagno piena solo… d’acqua.

Dopo una giornata buca, istintivamente siamo portati a pensare che ormai in mare non ci siano più pesci (ed indubbiamente il nostro mare si è impoverito in modo pauroso), ma al 90% questo accade perché non abbiamo pasturato, oppure abbiamo pasturato in modo non corretto, oppure il mare è assolutamente piatto, senza un filo di corrente che faccia fluttuare almeno un pochino la nostra esca, o ancora stiamo pescando ad un’altezza dal fondo non idonea a quelle determinate condizioni meteomarine del momento.
Naturalmente possiamo incappare in giornate negative anche se abbiamo operato secondo tutte le regole, ma questo accade non perché non ci siano più pesci in mare, ma semplicemente perché quel giorno, in quello spot, i pesci non ne vogliono assolutamente sentire di mangiare, magari perché i venti o le correnti non sono adatti, o magari perché circolano in zona predatori che li tengono in tana, o semplicemente perché… non è sempre !

Se incappiamo in una di queste giornate, non sarebbe male riportare sul nostro calendario o nella nostra agenda un report delle condizioni che abbiamo trovato quel giorno e fare tesoro di questa esperienza negativa per evitare di incappare negli stessi errori nella nostra futura battuta di pesca. Se arrivati nel nostro spot le ritroviamo identiche, inutile perdere tempo con tentativi: ci programmiamo da subito una battuta di pesca in un altro spot, ma senza demoralizzarci, anzi caricandoci di un rinnovato entusiasmo.

La pesca con la bolognese e la pesca all’inglese sono, per molti versi, molto simili. La differenza fondamentale è che la pesca con la bolognese da la sua miglior resa a breve distanza dalla nostra postazione ed in condizioni di mare calmo o poco mosso, con correnti deboli o non molto sostenute. In tutte le altre condizioni in cui sia necessario ottenere maggiori distanze dalla nostra postazione e con condizioni più ‘allegre’ di mare e correnti, è meglio fare la pesca all’inglese.
Se non conosciamo quali condizioni ci aspettano nel nostro spot, sarebbe sempre meglio portarsi dietro sia la canna bolognese che quella inglese, per poi utilizzare quella più adatta alle condizioni che troveremo.

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SURFCASTING / Manuale di Surfcasting
« il: Aprile 30, 2013, 18:40:18 »
Per chi fosse interessato, comunico di aver pubblicato un nuovo tutorial intitolato Surfcasting.

Questo è il link per consultare il manuale online senza la necessità di scaricarlo:
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Questo è il link per scaricarlo in formato PDF:
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Questo è il link per scaricarlo in formato CHM:
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(il formato .chm è quello in cui sono scritti gli 'help' della maggior parte dei software ed ha il vantaggio di condensare in pagine continue i contenuti di uno stesso argomento. I file .chm si aprono con un semplice doppio click sul file stesso).
Nota: per poterlo caricare su CPOL, ho dovuto comprimere il file in formato .rar, pertanto, una volta scaricato il file "Surfcasting [CHM].rar", bisogna decomprimerlo per ottenere il file "Surfcasting [CHM]". Per decomprimerlo si può usare il programma "7zip" o un qualsiasi altro programma di decompressione (WinZip, WinRar, ecc.).



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Agli ultimi campionati mondiali di long casting il belga Danny Moeskops si è classificato solo secondo.
Primo si è classificato il sardo Alessio Massa, nuova figura emergente del long casting italiano (già vincitore del campionato italiano 2012 ad Alghero). Una bella soddisfazione!







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PESCA & FAI DA TE AUTOCOSTRUZIONE / Tripode alternativo
« il: Ottobre 25, 2012, 09:39:54 »
Tripode alternativo

Per chi bada più alla sostanza che alla forma propongo questo tripode alternativo che, pur non avendo un look accattivante come quelli commerciali, ne ha tuttavia le stesse funzionalità, con il vantaggio di poter essere costruito facilmente da chiunque abbia un po’ di manualità con il  ‘fai da te’.

Il tripode finito si presenta così:

Immagine non disponibile

Nota: tutte le immagini non sono volutamente in scala per mettere in risalto i particolari più piccoli. Inoltre, non potendo postare immagini troppo grandi, le stesse sembrano schiacciate verso il basso, per cui il tripode ha, in figura, un'immagine più 'panciuta' mentre in realtà è slanciato.

Procuriamoci questo materiale in alluminio:

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Preparazione delle fascette

Dal lamierino ritagliare 4 strisce larghe 2 cm e alte 10 cm:

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Preparazione delle staffe

Con le strisce di alluminio cominciamo col creare due staffe a forma di U.
 
Appoggiamo il centro di una striscia di alluminio su uno dei due tubi col diametro di 2 cm e diamogli una forma ad U. Facciamo in modo che i braccetti della U abbiano la stessa lunghezza. La distanza tra i braccetti sarà ovviamente di 2 cm.

Allo stesso modo creiamo anche una seconda staffa:

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Su ogni braccetto di entrambe le staffe dobbiamo fare 1 foro del diametro di 4 mm.  Stabiliamo in quale punto dell’asta fare questo foro: sovrapponiamo i due tubetti del diametro di 1 cm e li teniamo strettamente uniti con un pezzo di carta gommata, come da figura:

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Il tubetto lungo 5 cm ha la sola funzione di distanziatore e non farà parte del tripode.

Blocchiamo i due tubetti così uniti nella morsa in posizione perfettamente orizzontale e appoggiamoci sopra la staffa sino a quando la curva della medesima non va a battere sul tubetto superiore.
Con una mano teniamo in posizione la staffa sui tubetti, mentre con l’altra tracciamo un segno con un pennarello esattamente al centro del braccetto della staffa, come mostrato in figura (il segno è quello di colore giallo): il punto esatto in cui tracciare il segno deve corrispondere anche al centro del tubetto. Il centro del tubetto si trova esattamente lungo la linea che nel disegno è stata tracciata di colore blu (nella realtà, o ve la tracciate veramente con pennarello e righello, oppure potete anche solo immaginarla…):

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Fatto il segno, voltiamo la staffa dall’altro lato e facciamo l’identico lavoro anche sull’altro braccetto.

Togliamo questa prima staffa e mettiamo la seconda staffa che ci eravamo preparati in precedenza: anche sulla seconda staffa facciamo lo stesso identico lavoro.

Adesso, con una punta da 4 mm, foriamo le staffe esattamente nei 4 punti contrassegnati.
Mettiamo le staffe in morsa e foriamole:

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Ricordarsi di voltare la staffa anche dall’altra parte per forare anche l’altro braccetto, e ricordarsi anche di fare lo stesso lavoro sulla seconda staffa.

Funzione del tubetto col diametro da 1 cm, lungo 15 cm

Adesso dobbiamo forare il tubetto che ha il diametro di 1 cm e lungo 15 cm. Anche questo foro dovrà avere il diametro di 4 mm.

Nota: il tubetto ha la lunghezza di 15 cm per consentirci di lavorare meglio. A lavoro completamente terminato lo accorceremo alla giusta lunghezza.

La funzione di questo tubetto è quella di perno per consentire alle gambe del tripode sia di aprirsi e chiudersi lateralmente, sia di spostarsi avanti e indietro: funzionerà cioè da snodo allo stesso modo dei tripodi commerciali, anche se concepito in modo diverso.

Blocchiamo il tubetto nella morsa in posizione perfettamente orizzontale e mettiamoci sopra la staffa così come da figura: posizioniamo la staffa lasciando sporgere 2 cm di tubetto, ed il foro della staffa dovrà coincidere con il centro del tubetto, contrassegnato in figura dalla solita linea blu.

Facendo passare la punta del pennarello attraverso il foro della staffa, facciamo un segno sul tubetto per indicare il punto in cui forarlo. Dopo di che posizioniamo meglio il tubetto in morsa per facilitare il lavoro e con una punta da 4 mm facciamo un foro passante da parte a parte: è importante che il trapano venga posizionato in modo perfettamente perpendicolare sul tubetto, in modo che il foro che viene fuori dall’altra parte sia posizionato alla stessa distanza
 
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Congiungiamo staffa e tubetto infilando un bulloncino da 4 mm. Il dado non va però stretto troppo per permettere alla staffa di basculare sul tubetto.

Nota: siccome il tubetto ha un diametro di 1 cm, mentre i braccetti delle staffe sono distanti 2 cm, il tubetto ha un ‘gioco’ di mezzo cm per parte. Eliminiamo questo gioco inserendo degli spessori larghi mezzo cm da una parte e dall’altra del tubetto. Se non troviamo degli spessori della larghezza esatta, usiamo tante rondelle quante necessarie ad eliminare il gioco.
 
La curva della staffa, battendo sul tubetto, porrà un limite all’angolo di apertura della gamba, come è giusto che sia:

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Per il momento sul tubetto facciamo un solo un buco per una sola staffa: il buco per la seconda staffa lo faremo più avanti, in quanto per questo secondo buco è necessario prendere le giuste misure dopo aver fatto una determinata operazione (vedi più avanti).

Preparazione delle gambe del tripode

Adesso prepariamo le ‘teste’ di tutte e tre le gambe del tripode:
 
     • in ‘testa’ a tutte e tre le gambe tracciamo con pennarello e righello una linea su un lato delle gambe ad 1 cm dal bordo
     • tiriamo la stessa linea anche sul lato opposto di ciascuna gamba, sempre ad 1 cm dal bordo
     • con un seghetto ritagliamo un solco rasentando gli spigoli sino ad arrivare alla linea (durante questa operazione, controlliamo di non superare la linea anche sul lato opposto)
     • il solco, a fine lavoro, avrà una profondità di 1 cm e una larghezza di quasi 2 cm
Anche se non appare nel disegno, l’operazione di taglio va fatta nella morsa

Facciamo questo lavoro sulla ‘testa’ di tutte e tre le gambe.

Nota: dopo aver fatto i tagli laterali, asportiamo il pezzettino di alluminio con un paio di pinze. Muovendo le pinze avanti e indietro, il pezzeto si surriscalda alla base e si stacca. Eliminare eventuali sbavature con una lima

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Montaggio delle staffe

Dopo aver eseguito i tagli, mettiamo momentaneamente da parte la gamba centrale e la gamba destra, e lavoriamo sulla gamba sinistra. Sulla testa di questa gamba montiamo la staffa già pronta (cioè quella con il tubetto imbullonato).

     • Nella staffa già pronta (cioè con il tubetto già imbullonato) uniamo con la carta gommata il tubetto da 5 cm sotto quello della staffa (di 15 cm)
     • Inseriamo la staffa sulla testa scavata della gamba, facendo battere il tubetto da 5 cm sul bordo inferiore del solco
     • Con carta gommata fissiamo la parte inferiore della staffa alla gamba. Mettiamo la gamba in morsa e facciamo due fori da 4 mm come mostrato in figura
     • Infiliamo nei fori due bulloncini da 4 mm e fissiamo la staffa alla gamba
     • Leviamo il tubetto da 5 cm: nella parte superiore della staffa ed in quella inferiore si sono formate due luci di 1 cm cadauna, che consentiranno alla staffa di basculare

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Visuale della gamba pronta:

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Proprietà delle gambe laterali

La gamba sinistra è basculante sul tubetto di alluminio: questo le consente di essere aperta verso sinistra e richiusa in posizione verticale. Quando sarà montata la gamba centrale, la gamba sinistra, in posizione di riposo, andrà a battere sulla gamba centrale (vedi la prima immagine del tutorial).

Il tubetto di alluminio, che andrà infilato nella gamba centrale (vedi la prima immagine del tutorial e più avanti), consentirà alla gamba di muoversi avanti e indietro: in pratica, grazie alla staffa e al tubetto, la gamba potrà essere posizionata in postazione di lavoro.

Ovviamente anche la gamba destra, quando la prepareremo, avrà le stesse identiche proprietà.

Quando il lavoro sarà terminato al completo, la gamba centrale sarà portata in avanti e le gambe laterali saranno portate indietro e lateralmente, assumendo la posizione classica del tripode in fase di lavoro. Col tripode in fase di riposo, tutte e tre le gambe saranno richiamate al centro, come avviene in tutti  i tripodi.

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Preparazione della gamba centrale

Mettere il tubetto della gamba sinistra in posizione esattamente orizzontale. Misurare adesso l’esatta distanza che intercorre tra il centro del tubetto e la base della gamba. Questa distanza va riportata esattamente uguale sulla gamba centrale, dove faremo un segno con il pennarello (nota: anche se sbagliamo questa distanza di qualche millimetro, non ha molta importanza in quanto riporteremo all’altezza parificata tutte e tre le gambe con l’inserimento dei piedi di legno nelle loro basi, vedi l’immagine all’inizio del tutorial).

Dopo aver segnato il punto esatto con il pennarello, vi facciamo un foro passante del diametro di 1 cm con una punta da trapano da 10 mm, cioè lo stesso diametro del tubetto che dovrà passare all’interno di questo foro:

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Sulla parte bassa della gamba, a 15 cm dalla sua base, facciamo un solco della profondità di 1 cm e della larghezza di 2 cm (seguendo la stessa procedura vista per il solco della testa): questo solco serve ad alloggiare il tubo di alluminio del diametro di 2 mm e della lunghezza di 30 cm (sul quale monteremo i bicchieri porta canna).

Mettiamo adesso il centro del tubo di alluminio lungo 40 cm dentro il solco scavato sulla testa della gamba. Su questo tubo monteremo le forcelle reggi canna.

Siccome il solco ha la profondità di 1 cm, il tubo sporgerà di 1 cm al di sopra del solco: questo è voluto in quanto, quando monteremo la fascetta per bloccare il tubo stesso, questa avrà una presa maggiore bloccando saldamente il tubo alla gamba.

Montaggio del tubo porta forcelle

Posizioniamo una fascetta sulla gamba come da figura ed avvolgiamola intorno al tubo sino a formare una staffa. Per poter forare con facilità, rendiamo solidali staffa e gamba con un pezzo di carta gommata, quindi mettiamo la gamba in morsa e facciamo 2 fori del diametro di 4 mm.

Inseriamo nei fori 2 bulloncini da 4 mm e fissiamo la staffa alla gamba. Nella parte superiore della staffa mettiamo una vite autofilettante per impedire che il tubo possa ruotare su se stesso:

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Montaggio del tubo porta bicchieri

Montiamo adesso il tubo reggi bicchieri, seguendo le indicazioni in figura. La staffa per fissare il tubo alla gamba, mostrato in figura, è un'alternativa alla fascetta di alluminio, se riusciamo a trovarla già pronta. In caso contrario, usiamo una delle fascette che avevamo preparato all'inizio. Anche qui avvitiamo una vite autofilettante per impedire al tubo di ruotare su se stesso :

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Montaggio di forcelle e bicchieri

Adesso montiamo le forcelle ed i bicchieri nei due tubi appena fissati.

Come forcelle possiamo acquistare da un ferramenta o da un supermercato due porta scope murali. Ne esistono di diversi tipi, io ho scelto quello in figura:

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I bicchieri possiamo ricavarceli da un tubo in PVC arancione (il più robusto) del diametro di 40 mm, mentre le staffe reggi bicchieri è meglio che siano in acciaio anziché in alluminio: possiamo sagomare un listello di acciaio e forarlo, oppure possiamo acquistarlo già pronto:

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Questo è l’aspetto finito della gamba centrale:

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Preparazione della gamba destra del tripode

La preparazione della gamba destra del tripode differisce da quella della gamba sinistra solo perché non ha un proprio tubetto su cui basculare, ma deve usare quello che è già montato sulla gamba sinistra.

Ricordiamoci di aver già preparato la staffa anche per la gamba destra, staffa in cui abbiamo già fatto i fori contrapposti necessari per imbullonarla al tubetto da 15 cm. Se abbiamo operato bene, le due staffe saranno perfettamente identiche, pertanto basterà affiancarle per segnare col pennarello sulla staffa destra le esatte posizioni in cui fare i fori per imbullonarla alla gamba (basta quindi clonarle).
Per poterla clonare smontiamo completamente la staffa sinistra e affianchiamola esattamente alla staffa destra: con un pennarello riportiamo sulla staffa destra i punti in cui fare i due fori necessari per imbullonarla alla gamba:

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Montaggio della staffa sulla gamba destra

Adesso dobbiamo fare i fori anche sulla gamba: usiamo lo stesso sistema di clonazione visto per le staffe, affiancando gamba sinistra e gamba destra e riportando col pennarello sulla gamba destra la posizione dei fori che sono su quella sinistra. Per fare un lavoro perfetto, teniamo unite le due gambe con carta gommata. Dopo aver fatto i segni su un lato, voltiamo le gambe e facciamo i segni anche sul lato opposto

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Tracciati i segni, facciamo i due fori passanti da parte a parte sulla gamba destra con una punta da 4 mm ed imbulloniamo la staffa alla gamba (rimarranno liberi i fori contrapposti in alto, riservati al tubetto).

Intanto rimontiamo completamente la staffa sinistra esattamente com’era prima (compreso tubetto e distanziatori)

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Montaggio delle gambe laterali sulla gamba centrale

Infiliamo il tubetto della gamba sinistra dentro l’apposito foro della gamba centrale e ravviciniamo le due gambe mantenendo tra loro una distanza di 1,5 cm: mettiamo tra le due gambe un distanziatore dello spessore di 1,5 cm (p.e. un listellino di legno lungo una trentina di cm) e teniamo unite le gambe con un pezzo di carta gommata:

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Infiliamo adesso la gamba destra dentro il tubetto, facendo in modo che il foro della staffa coincida esattamente con il centro del tubetto.

Anche qui facciamo un’operazione già vista, cioè inseriamo tra la gamba centrale e la gamba destra un listellino di legno lungo una trentina di cm e dello spessore di 1,5 cm, tenendo unite le due gambe con della carta gommata:

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Controlliamo visivamente la simmetria dell’insieme e foriamo il tubetto da parte a parte facendo passare la punta da 4 mm attraverso il foro della staffa. Quindi imbulloniamo la staffa destra al tubetto, ricordandoci di inserire anche qui dei distanziatori come abbiamo fatto con la staffa sinistra.

Montaggio delle copiglie

Con i distanziatori abbiamo evitato il gioco del tubetto dentro le staffe, ora dobbiamo anche evitare il gioco del tubetto a sinistra e a destra della gamba centrale: è sufficiente infilare nel tubetto due coppiglie che rasentino la gamba centrale.
Per inserire le coppiglie dobbiamo chiaramente forare il tubetto: per lavorare bene col trapano, segniamo col pennarello i punti in cui fare i fori (a sinistra e a destra della gamba centrale), sfiliamo la gamba sinistra (a cui è già imbullonato il tubetto) e mettiamola in morsa. Il diametro dei fori dovrà ovviamente essere adeguato al diametro dello copiglie.
Nonostante le copiglie, il tubetto sarò sempre in grado di ruotare per muovere le gambe avanti e indietro.

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Accorciamo adesso a 2 cm la parte del braccetto che fuoriesce dalla staffa di destra.

Limitatore dell'angolo di apertura delle gambe laterali all'indietro

L'angolo di apertura laterale delle gambe verso sinistra e verso destra è limitato dalla battuta della curva della staffa sul tubetto. Possiamo limitare anche l'angolo di apertura all'indietro avvitando nella gamba centrale due viti autofilettanti su cui andranno a battere le copiglie. Verifichiamo l'angolo massimo di apertura che preferiamo (mettendo il tripode in posizione di lavoro) e di conseguenza avvitiamo le viti nel punto in cui verranno a battuta con le copiglie.

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Montaggio dei piedi sulle gambe

Facciamo infine l’ultimo lavoro: infiliamo nella base di tutte e tre le gambe dei paletti di legno appuntiti. L'ingresso dei paletti nelle gambe dovrà essere leggermente forzoso, in modo che i paletti rimangono ben solidali con le gambe. In ogni caso, per maggior sicurezza, pratichiamo un piccolo foro in ogni gamba ed avvitiamoci una vite

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Ho revisionato completamente il topic Non sei autorizzato a visualizzare i link. Registati o effettua Login.
Sono state migliorate le immagini ed ampliate le descrizioni della costruzione, che la rendono molto più semplice.

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Caratteristiche tecniche dei mulinelli SHIMANO

Le sottostanti caratteristiche tecniche sono presenti sui mulinelli della Shimano e ci possono aiutare nella scelta dei modelli più adatti al nostro tipo di pesca.
Chiaramente non sono tutte presenti contemporaneamente nello stesso modello: per sapere quali caratteristiche presenta ciascun modello dovete consultare il Catalogo Shimano 2013, che potete scaricare da qui:

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Sul catalogo sono indicati anche i tipi di pesca suggeriti per ciascun modello e sono riportati anche i prezzi di listino (ce n’è per tutte le tasche).

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Per tutti coloro che fossero interessati è disponibile la nuova guida "PESCA CON LA BOLOGNESE IN MARE", in formato PDF, illustrata con numerosissimi disegni esplicativi.

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La guida è scaricabile da qui:

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PESCA FORUM BAR / Immagini cancellate
« il: Ottobre 14, 2012, 02:56:01 »
Mentre stavo facendo la consueta manutenzione al mio archivio personale di immagini su ImageShack, sempre stracarico, ho compiuto inavvertitamente un'operazione errata che purtroppo mi ha cancellato una grandissima parte delle immagini archiviate, con la conseguente sparizione delle medesime dai miei post su CPOL e su altri siti di informatica a cui sono iscritto...
Chiedo scusa a tutti quanti per questo disastroso disguido e mi prendo l'impegno di ripristinare le immagini a cominciare dai post più importanti. Il lavoro è abbastanza lungo e richiederà un bel po' di tempo.

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Posto questo topic in questa sezione in quanto la ritengo più idonea per l'argomento trattato più di quanto lo possa essere la sezione "PESCA DALLA BARCA", molto più specializzata e specifica. Infatti, pur trattandosi di pesca dalla barca, si avvicina di più ad una 'Tecnica di pesca', in quanto praticabile anche da moli e pontili.

Scrissi questo articolo alcuni anni fa e lo ripropongo per chi si è iscritto da poco a CPOL e non ha avuto modo di leggerlo o rintracciarlo quando fu pubblicato. Lo ripropongo perché due settimane fa mio consuocero mi ha prestato la sua barchetta ed ho potuto constatare che funziona tutt’ora alla grande. E’ un metodo rivolto alla cattura di grossi esemplari di spigole e orate, anche se ovviamente non potranno mancare le catture di altri tipi di pesce.

Lo spot.
 
Lo spot ideale è costituito da un fondale che va dai 2 ai 4 mt ricoperto di posidonie, ma il punto ideale è rintracciare tra di esse uno spiazzo ricoperto da 'erbetta' bassa (tipo prato verde) che abbia un'estensione con un diametro di almeno 30 mt su cui far adagiare le nostre esche: noi ci ormeggeremo esattamente al centro, quindi potremo lanciare le nostre esche intorno alla barca in un raggio di 15 mt. Chiaramente la radura potrà avere anche un'estensione maggiore o minore. Siccome la ricerca della radura potrebbe richiedere anche molto tempo, sarebbe meglio affidare la ricerca e la battuta a due giornate differenti. Se siete fortunati e la rintracciate in mattinata, potrete dedicarvi alla pesca già a partire da quello stesso primissimo pomeriggio (questo tipo di pesca l’ho sempre fatto a partire da subito dopo pranzo sino al tramonto inoltrato). Una volta rintracciata la radura, sarà sufficiente calare un segnale esattamente al centro (un piccolo contenitore di plastica unito ad una zavorra qualsiasi con un pezzo di sagola).

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La barca.
 
Per questioni di praticità sarebbe meglio utilizzare una piccola barchetta a remi, ma con l’importantissima prerogativa di essere molto stabile, in modo da starci agevolmente anche in piedi e di muoverci da prua a poppa senza correre il rischio di perdere l’equilibrio per un eccessivo rollio.

- Dotazioni di bordo: 2 piccole ancore ad ombrello e 50 mt di sagola

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Attrezzatura da pesca.

     -   200 mt di nylon diametro 0.50 mm suddiviso in 4 spezzoni da 50 mt ciascuno
     -   4 sugheroni avvolgilenza cm 30x15x2 in cui avvolgere i 50 mt di nylon
     -   Ami beak misure varie (N. 2, N.2/0, N.4/0)
     -   Elastici grossi (tipo quelli verdi)

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Esca e pastura.
 
     -   Esca: sardine e trigliette freschissime.
     -   Pastura: miscela di sarda macinata, semola, olio di sardina e formaggio pecorino grattugiato (opzionale: latte scaduto o in scadenza). E acqua.

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Prepariamoci alla pesca.
 
La prima cosa da fare è di cospargere un pizzico di sale fine sulle sardine (perché si rassodino), metterle in appositi contenitori di plastica insieme alle trigliette e quindi tenerle in frigo. Subito a seguire mettiamo i panetti refrigeranti nel congelatore e (proprio per non dimenticarcene) mettiamo in bella vista la borsa frigo, un guadino a manico corto e la nassa portapesci per mantenere vive le prede durante la battuta (di cui ne tratterremo solo una, mentre libereremo tutte le altre). La borsa frigo eviterà di far sfaldare l’esca per il calore e, perché no, di tenere in fresco qualche bottiglia d’acqua ed un panino imbottito.

Prepariamo poi la pastura, che una volta pronta esporremo al sole per qualche ora in modo che fermenti acquistando un ‘profumino’ al limite del voltastomaco. Dopo aver acquistato un secchiello di sarda macinata (volendo la si può preparare anche da se), 2 kg di semola ordinaria, un flacone di olio di sardina e 3 etti di formaggio pecorino stagionato grattugiato, procuriamoci un ex contenitore di idropittura bonificato da 15 lt o altro contenitore equivalente e misceliamoci con cura all’interno gli ingredienti sopra citati dosando l’acqua in modo che il pastone diventi semiliquido (se disponiamo di latte scaduto o in scadenza, ancora meglio). Per miscelare usiamo dapprima un bastone (all’inizio l’impasto è un po’ tosto da miscelare) e poi un mestolo in metallo che abbiamo fatto sparire misteriosamente dalla cucina, che ci servirà in seguito anche per spargere la pastura tutto intorno alla barca. Chiudiamo il contenitore e mettiamolo al sole. Il numero dei contenitori di pastura che possiamo preparare dipende esclusivamente dalle nostre tasche (con i prezzi oggi saliti alle stelle, anche la pastura, come l’esca, sta diventando un lusso).

Quindi dedichiamoci alla preparazione delle lenze, che richiede ben poco tempo. Avvolgiamo in ciascuno dei 4 sugheroni 50 mt di lenza, leghiamo l’amo (uno diverso per ogni lenza) e appuntiamolo sul sughero, mettiamo di traverso al sughero uno dei grossi elastici ed infiliamo i sugheroni in uno zainetto insieme ad una cassetta contenente ami, forbici e quant’altro riteniamo ci possa servire a pesca. Sulla lenza non va inserito alcun piombo, l’esca calerà lentamente sul fondo senza l’ausilio di alcun tipo di zavorra, ma se proprio ci tenete metteteci un piombino scorrevole da 10/20 gr, non di più.

Mettiamo a bordo della nostra barchetta un piccolo contenitore di plastica a cui avremo legato un pezzo di sagola (o di lenza) ed un piombo (o una pietra) e mettiamoci alla ricerca della nostra ‘prateria’. Questa potrebbe trovarsi già a poche decine di metri dalla riva come ad un centinaio, dipende dalla conformazione del fondale. Come profondità è meglio tenersi tra i 2 ed i 4 mt, più che sufficienti per non mostrarci invasivi e troppo visibili alle prede ed utili per intervenire in modo molto più rapido qualora dovessimo disormeggiarci per inseguire il nostro sugherone trascinato via dalla nostra bestiolina (vedi più avanti). Trovato il punto giusto tra le posidonie, stabiliamone il centro e proprio in quel punto caliamo il nostro segnale. Vi suggerisco di prendervi dei punti di riferimento a terra che vi agevolino a rintracciare più facilmente il punto per eventuali battute successive: se infatti lasciate il segnale, questo al 99,99% vi verrà portato via oppure la volta successiva potreste trovarci in pesca… un’altra barchetta. Se per rintracciare il punto ci abbiamo impiegato solo la mattina, la giornata di pesca è salva: c’è infatti a disposizione tutto il pomeriggio e volendo tutta la notte (se già non vi siete stufati di stare tutta la sera in barca…).

In azione.

Carichiamo sulla nostra barca tutto l’occorrente, che fortunatamente non è molto. Non dimentichiamoci di portarci dietro qualche litro d’acqua da bere, specialmente in questo periodo. Puntiamo la prua al segnale e 20 mt prima di raggiungerlo mettiamo la prua esattamente contro vento (se dovesse esserci) e caliamo la nostra prima ancora. Superiamo quindi il segnale e dopo 20 mt caliamo la seconda ancora: entrambe le ancore sono legate alle estremità dell’unica sagola. Riportiamoci sul segnale, che recupereremo, e tendiamo con forza la sagola, a prua e a poppa, in modo da bloccare quanto più possibile la barca in modo che scarrocci il meno possibile a sinistra e a destra: più sta ferma nella postazione centrale, meglio riusciremo a pescare.

Una volta ancorata bene la barca a prua e a poppa, facciamoci coraggio e scoperchiamo il contenitore della pastura, magari tappandoci il naso. Diamo una rimescolata all’impasto e cominciamo a lanciarne qualche mestolata tutto intorno alla barca. Da questo momento in avanti possiamo precedere con la massima calma, non dimenticando che in barca, specialmente se piccola, tutto deve essere disposto nel massimo ordine.

Procediamo al taglio della sardina, che va tagliata (a seconda della grandezza dell’amo) in 3, 4, 5 o 6 pezzi (non si spreca nulla, in quanto si usa anche la testa e la coda)
 
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La triglietta va invece innescata intera a mò di verme, facendo passare la punta dell’amo dalla bocca e facendola fuoriuscire dalla coda

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Svolgiamo quindi sul pagliolo una ventina di metri di lenza dal primo sugherone, inneschiamo un pezzo di sardina o una triglia e lanciamola a sinistra della barca in direzione della prua. Recuperiamo dal pagliolo l’eventuale lenza eccedente riavvolgendola nel sugherone, facciamo alla lenza un’asola lasca (sia per poterla sciogliere facilmente, sia perché non diventi un nodo morto, pericoloso), infiliamoci l’elastico a ‘bocca di lupo’ e poi infiliamo l’altra estremità dell’elastico nello scalmo o in qualche bitta di cui è dotata la barca. L’elastico favorirà l’autoferrata e sarà un ottimo ammortizzatore delle testate delle bestioline. Posizioniamo il sugherone in modo che non ci stia tra i piedi.

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Procediamo in questo modo anche per le altre tre lenze: due lanciate a sinistra della barca e due lanciate a destra (rispettivamente due verso la poppa e due verso la prua). Una di queste lenze la terremo in mano. Non ci resta che attendere pazientemente, pasturando di tanto in tanto.

Ho accennato più sopra all’ ‘inseguimento’ del sugherone: capita, a volte, che la bestiolina dia una testata talmente potente da far fuoriuscire l’elastico dello scalmo e far volare letteralmente il sugherone in aria, per poi trascinarselo con furia sotto il pelo dell’acqua. Per nostra fortuna scene simili a quelle de “Lo Squalo” appartengono solo al film, mentre nel nostro caso il sugherone riaffiora già dopo qualche decina di metri e resta immobile: la nostra bestiolina è talmente spossata che può essere salpata perfino a mano senza l’ausilio del guadino… Resta sempre la scocciatura di doversi disormeggiare dopo aver recuperato in fretta le altre lenze, ma vi assicuro che ne vale davvero la pena...

Questo tipo di pesca può essere fatto durante tutto l’anno, ma io preferivo farla nella stagione estiva-autunnale, quando le condizioni del mare non mi ‘frullavano’ come uno zabaione. Due settimane fa ho avuto la fortuna di rivivere quelle indimenticabili emozioni.



 

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LA SPIGOLA / Pesca alla spigola con la triglia
« il: Luglio 25, 2012, 12:19:19 »
In questo periodo abbondano le triglie di fango, preda molto gradita alla spigola. Sono abbondanti anche sui banconi del mercato ittico, per cui sono facilmente reperibili. Acquistiamo una decina, scegliendole di taglia piccola (diciamo quanto un dito). Le useremo come esca nella pesca a fondo.
Per l'innesco usiamo un amo che sia più corto della triglia di un 2 cm, ma che abbia una curvatura molto tondeggiante (quasi un semicerchio), per favorire l'innesco. La triglia va infatti escata allo stesso modo di un verme, facendo passare la punta dell'amo dalla bocca e facendola fuoriuscire dalla coda



Questa è un'operazione molto delicata, in quanto le carni della triglia sono fragilissime e potrebbero lacerarsi durante l'innesco, per cui facciamola con calma. L'innesco descritto è il più facile, ma se riuscite a fare il contrario senza sfasciare la triglia (cioè punta dell'amo a partire dalla coda e sua fuoriuscita dalla bocca) è meglio.
Sempre per la delicatezza delle sue carni, non facciamo mai un lancio potente quanto piuttosto 'accompagnato', usando piombi leggeri scorrevoli sulla madre (da 0.35 a 0.50 mm di diametro, a seconda della taglia media delle spigole segnalate nello spot).
Condizioni del mare: calmo o poco mosso.
Nota: anche se la preda più probabile è la spigola, può abboccare qualsiasi tipo di pesce, tra i quali anche l'orata ed il sarago.

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1. TABELLA DELLE MISURE MINIME DEI PESCI

La sottostante tabella delle misure minime dei pesci riporta tre tipi di misure:
- Misura minima di legge: è quella considerata minima per legge
- Misura minima dichiarata dalla FIPSAS: è quella minima valida per le gare di pesca (con esclusione del surf casting)
- Misura minima SURF CASTING: è quella minima valida per le gare di surf casting

Le misure minime del SURF CASTING, per alcune specie, sono le più restrittive. Sarebbe opportuno che tutti i pescatori amatoriali si attenessero alle misure minime del Surf Casting anche al di fuori delle competizioni sportive, in quanto quelle della FIPSAS sono, in alcuni casi, troppo tolleranti, mentre quelle di legge, per la stragrande maggioranza dei casi, sono al di fuori di qualsiasi logica, vista la lunghezza che molte specie possono raggiungere in età adulta

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2. LICENZA DI PESCA IN MARE

Attualmente non è previsto alcun tipo di licenza per la pesca amatoriale in mare.
E' stato abolito anche il decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che imponeva la dichiarazione di praticare la pesca amatoriale ed il possesso del relativo tesserino.




3. ATTREZZATURA CONSENTITA

Le attrezzature da pesca vengono stabilite attraverso:
    Legge n° 963 del 14 luglio 1965
    D.P.R. n° 639 del 2-10-1968

Esercizio della pesca subacquea sportiva
La pesca subacquea sportiva è consentita soltanto in apnea senza l'uso di apparecchi ausiliari di respirazione. Di questi ultimi è consentita l'utilizzazione solo per finalità diverse dalla pesca.
Il pescatore sportivo subacqueo non può raccogliere coralli, molluschi e crostacei.

Attrezzi individuali e non individuali consentiti per la pesca sportiva
Gli attrezzi individuali e non individuali consentiti per la pesca sportiva sono:
    coppo o bilancia;
    giacchio o rezzaglio o sparviero;
    lenze fisse quali canne a non piú di tre ami, lenze morte, bolentini, correntine a non piú di sei ami,      
    lenze per cefalopodi, rastrelli da usarsi a piedi;
    lenze a traino di superficie e di fondo e filaccioni;
    nattelli per la pesca in superficie, fucile subacqueo, fiocina a mano, canna per cefalopodi;
    parangali fissi o derivanti; nasse.

Limitazioni d'uso degli attrezzi
L'uso degli attrezzi per la pesca sportiva è soggetto alle seguenti limitazioni:
    non possono essere utilizzate bilance di lato superiore a 6 metri;
    non può essere utilizzato giacchio o rezzaglio o sparviero di perimetro superiore a 16 metri;
    non possono essere usate piú di 5 canne per ogni pescatore sportivo;
    il numero degli ami dei parangali complessivamente calati da ciascuna imbarcazione non deve essere
    superiore a 200 qualunque sia il numero delle persone presenti a bordo;
    non possono essere calate da ciascuna imbarcazione piú di due nasse qualunque sia il numero delle
    persone presenti a bordo;
    è vietato l'uso di fonti luminose ad eccezione della torcia utilizzata nell'esercizio della pesca
    subacquea. Nell'esercizio della pesca con la fiocina è consentito l'uso di una lampada.

Limitazioni di cattura
Il pescatore sportivo non può catturare giornalmente pesci, molluschi e crostacei in quantità superiore a 5 Kg complessivi salvo il caso di pesce singolo di peso superiore. Non può essere catturato giornalmente piú di un esemplare di cernia a qualunque specie appartenga.
Inoltre per quanto riguarda il riccio di mare, la sua pesca è consentita esclusivamente in apnea e solo da Gennaio ad Aprile e da Luglio a dicembre. Il pescatore sportivo non può raccogliere più di cinquanta esemplari al giorno.


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SEGNALAZIONI DAL WEB / Palamito a vela? Roba da museo...
« il: Marzo 04, 2012, 18:37:34 »
Vento contrario? Mare impossibile? Macché... Con questo sistema nulla ci può fermare

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E il barchino da riva? Mettiamo anche quello nel museo

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PESCI & CATTURE / COME POSTARE IN QUESTA SEZIONE
« il: Marzo 04, 2012, 11:25:40 »
COME POSTARE NELLA SEZIONE PESCI & CATTURE

E' in corso il restyling di Calabria Pesca Online, che renderà il nostro Forum ancora più bello, più ordinato e più fruibile da parte di tutti gli iscritti.
La ristrutturazione comporta la diminuzione del numero dei post di ciascuno di noi, in quanto si sta procedendo alla cancellazione di tutti i complimenti che non sono stati espressi con il pulsante COMPLIMENTI, come da Regolamento.
In particolare è stata ristruttura completamente la sezione PESCI & CATTURE, nella quale ora possono coesistere due tipi di topic:
a) i topic ufficiali
b) i topic personali

1. I topic ufficiali (che possono essere creati solo dai Moderatori) hanno la funzione di Gallerie delle catture. La struttura di questi topic è la seguente:

[Disciplina di pesca] CATTURE (Anno)

Per esempio:

[SPINNING] CATTURE 2012/2013
[PESCA CON IL VIVO E TELEFERICA] CATTURE 2012-2013
[INGLESE E BOLOGNESE] CATTURE 2012-2013


e così via.

Questi Topic/Galleria dovranno contenere esclusivamente la Scheda Cattura, che dovrà avere una struttura simile a questa:


Preda: .........
Località: ........
Data e orario: ........
Attrezzatura: canna: ........, mulinello:........, artificiale........., ecc.
Lenza madre: ........,  galleggiante gr.: ......., finale ........, amo n°: ......., ecc.
Esca: ........
Fase lunare: ........
Marea: ........
Condizioni meteo/marine: ........
Brevi note: ........

Per il report cliccare sul LINK .......(inserire il link al report del thread "personale")



Come si può desumere dalla scheda, il report dovrà essere fatto solo sui thread personali.

Nei topic/galleria non sarà tollerato nessun tipo di commento: si potranno fare solo i complimenti mediante l'apposito tasto.
Qualsiasi commento verrà cancellato all'istante dai Moderatori senza che questi ne diano preavviso ne pubblico ne privato.

2. Parallelamente ai topic/galleria, ogni utente potrà crearsi un proprio topic personale sulle catture, in cui può replicare la Scheda Cattura inserita nel topic/galleria (basta un semplice copia/incolla), oppure limitarsi solo a stilare un report e mettere il link alla Scheda Cattura del topic ufficiale.

Sarebbe opportuno che il topic personale avesse come titolo "Le catture di (nickname)". Per esempio:
Le catture di Giovanni 28
Le catture di Francesco 126
e così via.

Chiaramente basta aprire un unico topic personale in cui inserire tutte le proprie catture.

I visitatori dei topic personali che vogliono fare i complimenti possono farlo solo tramite l'apposito tasto, e sarebbe opportuno che si astenessero da qualsiasi commento che non sia di carattere tecnico, per una forma di rispetto verso l'utente che ha aperto il suo topic personale.
Qualsiasi tipo di complimento espresso in modo diverso sarà cancellato senza che il moderatore ne dia preavviso ne privatamente ne pubblicamente, come pure verranno cancellati i commenti banali.
Onorate le catture dei vostri amici e colleghi contribuendo a mantenere ordinati e puliti i loro topic non postando commenti o richieste che non abbiano un contenuto tecnico.
Un topic privo di commenti inutili e di richieste non conformi alla cattura lo rendono più fruibile da parte di tutti.

L'utente che posta le proprie catture dovrà farlo seguendo il Non sei autorizzato a visualizzare i link. Registati o effettua Login. Tutte le foto non conformi al Regolamento verranno cancellate senza che il moderatore ne dia preavviso ne privatamente ne pubblicamente.

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